lunedì
09 Febbraio 2026
Legambiente

I dati sull’inquinamento in Italia: Ravenna può ancora adeguarsi agli standard europei dell’agenda 2030

È stato pubblicato il report "Mal'Aria di Città": nel 2025 solo 13 città hanno superato i limiti giornalieri di Pm10 ma, alla luce dei nuovi limiti la situazione è critica

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Lo smog nelle città italiane diminuisce, ma non abbastanza per cambiare davvero rotta: i dati del rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente evidenziano che nel 2025 sono scesi a 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato i limiti giornalieri di Pm10 (50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all’anno), contro i 25 del 2024, i 18 del 2023 e i 29 del 2022.
Nonostante il risultato positivo, l’Italia resta ancora lontana dal rispetto dei parametri europei che entreranno in vigore dal 2030. Si tratta di normative più stringenti che, se applicate ad oggi, metterebbero fuorilegge il 53% delle città per il Pm10, il 73% per il Pm2.5 e il 38% per l’No2. A questo si aggiunge la nuova procedura di infrazione avviata a gennaio 2026 dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico previsto dalla direttiva NeC 2016, che si somma alle tre precedenti per il superamento dei valori limite degli inquinanti atmosferici stabiliti dalla Direttiva Quadro Aria (AQD).
Nei prossimi anni, alla città di Ravenna sarà richiesta un’ulteriore contrazione del -6% del Pm10 e del -26% Pm2.5. Uno scalo possibile secondo l’associazione ambientalista, che inserisce la città tra quelle con una concreta possibilità di adeguamento alle nuove stime. A preoccupare particolarmente i ricercatori infatti è la lentezza con cui molte città stanno riducendo le concentrazioni di inquinanti nel corso degli anni. Le medie quinquennali rilevate da Mal’Aria, evidenziano 33 città a rischio di non raggiungere l’obiettivo con l’attuale ritmo di riduzione: Cremona potrebbe scendere solo a 27 µg/mc, Lodi a 25, Verona a 27, Cagliari a 26. Situazione critica anche per Napoli, Modena, Milano, Pavia, Torino, Vicenza, Palermo e Ragusa (oggi a 28 µg/mc) che potrebbero rimanere tra i 23 e i 27 µg/mc.
Nel confronto tra il 2025 e i dati dell’ultimo report quinquennale di Arpae (2018-2022), si denota infatti un quadro di miglioramento sostanziale: -13% per la concentrazione giornaliera mediata sull’intero anno del particolato PM10, -15% per quella del PM2,5, -19% per quella del biossido di azoto (No2).
Anche nel rispetto del limite giornaliero vigente per la concentrazione del Pm10 la situazione è decisamente positiva: sono diminuiti del 60% i superamenti della soglia di legge.
Anche in questo caso però, la situazione si complica guardando ai limiti cheverranno introdotti dalla nuova direttiva europea.
Ad oggi, 31 stazioni di rilevamento su 43 presenti sul territorio dell’Emilia-Romagna superano il limite di concentrazione media del PM10 (20 µg/mc) che entrerà in vigore nel 2030; 24 stazioni su 43 oltrepassano anche la soglia dei 18 giorni di superamento del limite di concentrazione giornaliera (45 µg/mc).
Solo 2 stazioni su 24 rispettano poi il limite di concentrazione media del PM2,5 (10 µg/mc) e, per quanto riguarda il biossido di azoto (NO2), sono solo 10 stazioni di rilevamento su 47 a non superare il limite. In questo caso si tratta di stazioni della categoria “traffico urbano”.
«I risultati del 2025, tra i più positivi degli ultimi anni, vanno letti alla luce di condizioni meteorologiche favorevoli e della progressiva riduzione delle emissioni dovute al miglioramento tecnologico, non come frutto di politiche strutturali pienamente efficaci – dichiara Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente -. Non possiamo rallentare: nel 2023 le vittime del PM2,5 in Europa sono state circa 238.000, di cui 43.000 italiane, concentrate in pianura padana. Una conta drammatica che ci condanna a restare maglia nera europea. Serve dunque ulteriori sforzi da parte di tutte le forze in gioco per continuare a ridurre l’inquinamento nel nostro Paese. Al governo torniamo a chiedere di rafforzare, e non indebolire, le politiche per la qualità dell’aria: i recenti tagli ai fondi rischiano di compromettere i risultati raggiunti. Adeguarsi ai nuovi parametri è fondamentale per ridurre morti premature e impatti sanitari»
Le proposte di Legambiente per invertire la rotta e raggiungere gli obiettivi europei del 2030 riguardano la mobilità sostenibile (con maggiori investimenti nel trasporto pubblico locale e regionale, più zone a traffico limitato e a basse emissioni), riscaldamento ed edifici (con Low Emission Zone specifiche per il riscaldamento, il superamento progressivamente l’uso della biomassa nei territori più critici, il divieto delle caldaie inquinanti e l’avvio di programmi di riqualificazione energetica). Si parla poi di riduzione delle emissioni industriali, attenzione all’agricoltura e agli allevamenti e  di ripristinare immediatamente i fondi previsti dal decreto Mase del luglio 2024, garantire risorse certe e continuative. Infine, si richiede l’aggiornamento della rete territoriale delle centraline di monitoraggio per coprire anche aree oggi sguarnite e attivare un sistema sensoristico per inquinanti come metano e ammoniaca, che esalano dagli allevamenti e fungono da precursori nella formazione di polveri sottili e ozono.
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