L’erosione costiera in Emilia-Romagna nel tratto di una ventina di km compreso tra Lido di Spina (Ferrara) e la foce del fiume Reno (Ravenna) sta divorando il litorale a una velocità stimata di 10-12 metri all’anno. Il fenomeno minaccia non solo l’ecosistema unico della Sacca di Bellocchio (parte del Parco del Delta del Po e patrimonio Unesco), ma espone a rischi immediati infrastrutture strategiche come la strada statale 309 Romea e centri abitati quali Casal Borsetti, Mandriole e Sant’Alberto. È l’allarme che esce dalla riunione di ieri, 9 febbraio, del comitato operativo per la viabilità (Cov) che si è tenuta in prefettura a Ferrara alla presenza delle principali istituzioni e soggetti scientifici competenti per materia.
Il tratto di costa interessato vive una situazione definita particolarmente critica. Dagli anni ’80 a oggi, secondo quanto si legge in una nota pubblicata sul sito della prefettura ferrarese, sono andati perduti circa 300 ettari di territorio con una linea di riva che in alcuni punti è arretrata di 700 metri negli ultimi 70 anni.
«Attualmente, l’unica difesa reale della zona è costituita da un argine privato della società agricola Orsi Mangelli che protegge de facto ampie aree pubbliche e agricole, ma che non è strutturalmente progettato per resistere alla forza diretta delle mareggiate.
Durante la riunione, gli esperti di Ispra (istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e dei servizi geologici hanno fornito un’analisi tecnica approfondita, evidenziando come il fenomeno sia il risultato di una combinazione di fattori:
- subsidenza e innalzamento del mare: l’area soffre di un abbassamento del suolo (3-4 mm/anno) che, unito all’innalzamento del livello marino dovuto ai cambiamenti climatici, crea un abbassamento relativo di circa 6-7 mm annui;
- carenza di sedimenti: il fiume Reno non apporta più sabbia alla costa a causa della regimazione idraulica e della mancanza di piene naturali che un tempo alimentavano il litorale;
- intrusione salina: il cuneo salino sta sterilizzando circa 130 ettari di terreni agricoli e minaccia l’apparato radicale delle pinete storiche.
Dal punto di vista ingegneristico, è emerso un consenso scientifico sulla necessità di superare la logica delle sole “opere rigide“ (scogliere e pennelli), che spesso spostano il problema dell’erosione sulle aree limitrofe.
Gli esperti propongono un approccio integrato che privilegi le “opere morbide”, come il ripascimento dunale e la creazione di depositi di sabbia offshore (“sand motor”), pur riconoscendo la difficoltà nel reperire la materia prima (sedimenti relitti).
L’aspetto economico è stato centrale nel dibattito. Per mettere in sicurezza il solo Poligono militare di Foce Reno è già pronto un progetto da 17 milioni di euro, mentre ulteriori interventi strutturali nell’area del Lido di Spina potrebbero richiedere tra i 13 e i 14 milioni di euro.
È stata sottolineata l’importanza di diversificare le fonti di finanziamento:
- fondi del ministero dell’Ambiente e della Protezione Civile destinati prioritariamente alla difesa dei centri abitati e della pubblica incolumità;
- fondi europei Life Indicati dal direttore del Parco del Delta come opportunità per progetti mirati alla conservazione della biodiversità e alla resilienza climatica;
- ottimizzazione delle risorse grazie alla disponibilità di Ispra per l’uso dei propri dati digitali ad alta definizione per ridurre i costi di pianificazione e modellistica.
La Protezione Civile Regionale ha confermato che sono già stati candidati interventi per oltre 7 milioni di euro per la realizzazione di dune armate e riprofilatura di scogliere esistenti, evidenziando tuttavia come la complessità dell’area richieda una progettazione di altissimo livello per evitare riflessi negativi a nord del litorale.
La riunione si è conclusa con la volontà di non procedere per interventi a spot, ma attraverso una strategia di sistema che veda collaborare Stato, Regione, Comuni e autorità scientifiche. In questo spirito di cooperazione, l’Ispra si è impegnata a elaborare e presentare, entro un arco temporale di 60 giorni, una valutazione tecnica e un’ipotesi progettuale articolata. Tale piano dovrà integrare le competenze di biomonitoraggio, geologia e dinamica costiera per offrire soluzioni sostenibili ed economicamente quantificabili.
All’incontro copresieduto dai prefetti di Ferrara e Ravenna, Massimo Marchesiello e Raffaele Ricciardi, hanno partecipato anche i rappresentanti delle amministrazioni comunali di Comacchio (Ferrara) e Ravenna, dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, di Anas e dei vertici delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco.
Marina Romea



