L’indagine della procura di Ravenna salita alla ribalta nazionale in questi giorni (di cui ha scritto per primo il Resto del Carlino in edicola il 13 febbraio) ha portato a perquisizioni non solo nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci ma anche nelle abitazioni e nelle auto di sei medici che risulterebbero indagati. Gli investigatori della Squadra Mobile, su disposizione dei pm Daniele Barberini e Angela Scorza, hanno cercato documentazione e comunicazioni (chat, mail e sms) riconducibili in particolare alla Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) e ad altre associazioni che si impegnano per garantire il diritto all’assistenza sanitaria agli immigrati comunque presenti sul territorio nazionale.
L’inchiesta ipotizza il reato di falso ideologico continuato in concorso. Al centro vi sono le certificazioni mediche necessarie per stabilire l’idoneità di cittadini extracomunitari irregolari a essere ospitati nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) e al successivo rimpatrio. Tali certificati devono attestare l’assenza di patologie incompatibili con la detenzione amministrativa o con il viaggio aereo, incluse malattie infettive che potrebbero impedire l’imbarco per rischio di contagio, nonché eventuali condizioni psichiatriche o cliniche che renderebbero il trasferimento rischioso.
Secondo l’ipotesi investigativa, in diversi casi avvenuti tra maggio 2024 e gennaio 2026 i certificati potrebbero essere stati incompleti o redatti in modo arbitrario nell’attestare l’inidoneità al rimpatrio. Gli inquirenti stanno verificando se linee guida, vademecum o comunicazioni interne tra medici e associazioni abbiano influenzato il rilascio di pareri negativi sull’idoneità al trattenimento nei Cpr o al rimpatrio. Le perquisizioni – scrive sempre il Carlino, in edicola oggi (14 febbraio) – hanno incluso anche l’analisi dei dispositivi informatici e dei telefoni dei medici, con ricerche basate su parole chiave relative a rimpatri, certificazioni e condizioni mediche.
A intervenire sul caso è anche l’ordine dei medici di Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena, ribadendo la necessità di preservare l’autonomia e la responsabilità professionale dei medici.
Secondo i presidenti Gaia Saini, Maurizio Grossi e Michele Gaudio, l’atto medico «non può essere strumentalizzato per finalità di ordine pubblico o di natura politica», poiché ciò ne snaturerebbe il significato e comprometterebbe l’indipendenza della professione. Difendere questa distinzione, sottolineano, significa tutelare sia l’etica medica sia i diritti fondamentali dei pazienti.
Gli Ordini chiariscono inoltre che il medico non autorizza il trattenimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio, ma si limita a certificare, sulla base delle condizioni cliniche rilevate al momento della visita, l’eventuale presenza di incompatibilità sanitarie. «Il parere espresso ha natura esclusivamente tecnica e sanitaria e non può essere utilizzato per legittimare decisioni politiche o amministrative. Il rilascio dei certificati – concludono – è strettamente legato alla tutela della salute del paziente e avviene secondo criteri rigorosamente clinici, senza valutazioni sull’opportunità dei provvedimenti amministrativi connessi al trattenimento o al rimpatrio».
Ancora più critico il sindacato di categoria Anaao Assomed che in una nota «esprime sconcerto e disappunto» per il blitz delle forze dell’ordine in ospedale ancor prima dell’alba. «Fermo restando che ogni Professionista è tenuto al pieno rispetto dei propri doveri e delle norme vigenti – si legge nella nota -, riteniamo doveroso sottolineare come il compito affidato ai colleghi sia particolarmente gravoso e delicato. Si tratta infatti di esprimere
giudizi di idoneità su persone delle quali spesso non sono disponibili dati anamnestici completi e, inoltre, rispetto a trasferimenti verso strutture — i Cpr — di cui il medico certificatore non può conoscere direttamente condizioni di affollamento e caratteristiche igienico-sanitarie, con possibili ripercussioni sulla
salute individuale e collettiva. Le modalità degli accertamenti, assimilabili per impatto operativo a quelle previste per reati violenti o contro la persona, hanno determinato un effetto estremamente pesante sull’Unità Operativa e sui sanitari coinvolti. Nel massimo rispetto dell’operato della Magistratura, riteniamo che gli accertamenti sull’attività del medico — pienamente legittimi — debbano svolgersi nel rispetto del ruolo e della funzione dei Professionisti, evitando strumentalizzazioni, delegittimazioni e pressioni sul sistema sanitario e sui suoi operatori. La gogna mediatica alla quale i Colleghi risultano attualmente esposti, con una condanna anticipata nel tribunale mediatico pur in assenza di una sentenza definitiva, rappresenta una forma di screditamento della Dirigenza Medica che Anaao Assomed Emilia Romagna deplora con fermezza».



