Un’indagine della procura della Repubblica a Ravenna ipotizza il reato di falso ideologico per otto medici dell’ospedale cittadino per i certificati che hanno stabilito l’incompatibilità di alcune persone straniere con la detenzione nei centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), interrompendo quindi le procedure delle autorità che miravano all’espulsione di stranieri dall’Italia. A undici giorni dalle perquisizioni della polizia nel reparto di Malattie infettive dove lavorano tutti gli indagati, i medici e le mediche scelgono di commentare la vicenda tramite una nota scritta inviata alla stampa: «Tutti i dati clinici riportati nei certificati redatti corrispondono al vero: nessuna falsità è ravvisabile nelle certificazioni».
La nota è firmata dagli avvocati che tutelano gli indagati: Carlo Alberto Baruzzi, Francesca Cancellaro, Sonia Lama, Marco Martines, Maria Elena Monaco, Maria Virgilio. «I nostri assistiti non ci stanno a passare per delinquenti e falsificatori. Ciascuno rivendica di essersi attenuto scrupolosamente alla cornice procedurale. Parimenti, essi hanno agito nel pieno rispetto del codice di deontologia medica, che impone al sanitario di fondare le proprie determinazioni unicamente su criteri scientifici e clinici, agendo in scienza e coscienza e ponendo al centro la tutela della salute e della dignità della persona assistita».
L’indagine, secondo quanto riportato dai quotidiani locali, prende in esame il periodo tra settembre 2024 e gennaio 2026: su un totale di 64 persone straniere in attesa di espulsione, 34 sono risultate inidonee ad essere accompagnati in un Cpr, 10 hanno rifiutato la visita venendo rimessi in libertà e 20 invece sono stati accompagnati ai centri.
I professionisti sottolineano un aspetto specifico a volte passato in secondo piano nei commenti sulla vicenda da parte di politici, anche di livello nazionale: «Le conclusioni di incompatibilità alla permanenza nel Cpr costituiscono valutazioni tecnico-professionali che possono eventualmente risultare non coincidenti con le esigenze di ordine pubblico o con finalità di gestione amministrativa dei flussi migratori, ma tali esigenze restano ontologicamente estranee alla funzione sanitaria e non possono condizionare l’autonomia del giudizio medico».
Viene poi ricordato che il coinvolgimento dei sanitari nella procedura è stabilito dalla direttiva del ministero dell’Interno del 2022 (la cosiddetta direttiva Lamorgese): valutazione sanitaria volta a verificare la sussistenza di condizioni patologiche o di vulnerabilità incompatibili con la detenzione amministrativa. «Il nostro ordinamento riconosce che la certificazione medica debba essere resa in piena autonomia professionale, sulla base di criteri esclusivamente clinici, e che l’autorità di pubblica sicurezza si limiti a richiedere l’accertamento sanitario, senza interferire nel merito della valutazione sanitaria, ne diversamente potrebbe essere».
Il flash mob organizzato all'ospedale di Ravenna in solidarietà ai medici indagati



