Un’indagine antidroga condotta dalla polizia a Ravenna ha portato all’arresto di 14 persone che abitualmente spacciavano in strada nelle zone tra stazione ferroviaria, giardini Speyer e vie limitrofe. I primi arresti sono stati eseguiti al mattino del 25 febbraio e gli ultimi nel pomeriggio di ieri, 26 febbraio, nel corso dell’operazione che ha schierato un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine nel quartiere di viale Farini, con il supporto di un elicottero per cogliere l’eventuale allontanamento delle persone ricercate dalla zona.
Le persone arrestate hanno precedenti penali e di polizia (in particolare in materia di sostanze stupefacenti), sono 13 uomini e una donna, tutti di età inferiore ai 30 anni, tutti stranieri e quasi tutti (tranne un paio) in regola con le norme sull’immigrazione (nessuno di loro figura tra i migranti coinvolti nell’indagine sui medici per i cosiddetti certificati anti-rimpatrio). Ai 14 indagati sono contestate 73 cessioni di droga e 105 violazioni di carattere penale per l’inosservanza delle misure di allontanamento emesse dall’autorità di pubblica sicurezza. Nella mattinata odierna in tribunale a Ravenna le udienze di convalida: per nove persone verrà chiesta la custodia cautelare in carcere, gli altri restano a piede libero.
L’inchiesta è partita all’inizio di dicembre 2025. In tre mesi le videocamere di sorveglianza della rete pubblica (oltre ad alcune aggiuntive installate apposta) e gli appostamenti in borghese (fermandoi consumatori dopo l’acquisto) hanno consentito agli investigatori della squadra mobile di documentare i 73 episodi di spaccio, quasi sempre fumo (da cui il nome dell’operazione “Smoke Corner”).
In nessuno dei casi c’è stato l’arresto in flagranza. La particolarità dell’operazione, infatti, è stata la scelta investigativa (pm Lucrezia Ciriello) di ricorrere allo strumento del cosiddetto arresto differito (legge 146/2006) in modo da avere un quadro più ampio della condotta dei pusher e mostrare la non occasionalità dell’attività di spaccio così da andare oltre la soglia del fatto singolo di lieve entità.
L’attività della polizia non si è concentrata sulla ricostruzione della rete di spaccio o dei canali di approvvigionamento: «Non era quello il cuore dell’indagine – ha spiegato il capo della Mobile, Paolo Verdecchia, in un incontro con i giornalisti –. Lo scopo era individuare le persone ricorrenti che portavano avanti il microspaccio per strada come attività abituale».
Il questore Gianpaolo Patruno rivolge le sue scuse alla cittadinanza che ha dovuto subire i disagi della chiusura del quartiere stazione: «Ci dispiace aver interrotto la routine dei ravennati, ma era un’operazione necessaria per la conclusione di un’indagine che crediamo serva al contrasto del microspaccio. Non pensiamo di aver debellato il fenomeno, ma crediamo di aver dato una risposta in quella che è considerata la zona calda della città».
E proprio su quest’ultimo aspetto, il dirigente degli uffici di viale Berlinguer ha voluto parlare con chiarezza: «Se guardiamo alle statistiche della nostra attività non emerge un aumento della delittuosità in quel quartiere, ma se la cittadinanza ha la percezione di non sentirsi sicura in quella zona, credo che noi abbiamo il dovere di intervenire per fare il possibile. E mi auguro anche accanto alle nostre attività di prevenzione e repressione arrivi anche l’intervento di altri soggetti, come il Comune, per aumentare la qualità dell’ambiente nel quartiere. Lo sfalcio dei prati, la cura dei giardini, una migliore illuminazione: con il sindaco c’è un rapporto costante».
Durante i mesi dell’indagine, sono state emesse dal questore diverse misure di prevenzione nei confronti di persone che frequentano abitualmente l’area (anche non coinvolti in questa specifica indagine): in particolare dieci misure di divieto di accesso e stazionamento nella zona e negli esercizi pubblici del quartiere e sei divieti di ritorno nel comune di Ravenna.



