Un bracciante di 32 anni si è amputato un dito con delle forbici da potatura mentre svolgeva dei lavori sugli alberi in campagna e l’azienda che lo impiegava lo avrebbe invitato a raccontare di un incidente domestico e non un infortunio sul lavoro. È lo scenario che ha ricostruito l’Ispettorato del lavoro di Ravenna in una indagine sulla dinamica di un infortunio sul lavoro accaduto nel 2025 a un extracomunitario, dipendente di un’azienda agricola operante nelle campagne della provincia.
Le indagini dell’Ispettorato hanno accertato le responsabilità del datore di lavoro e del responsabile dei lavoratori per la sicurezza per le ipotesi di reato di omissione di soccorso e lesioni personali colpose, aggravate dalla violazione delle norme di prevenzione infortuni, oltre alla omessa formazione del lavoratore.
Nelle prime fasi dell’inchiesta sarebbe emersa, tra l’altro, una situazione al limite dello sfruttamento lavorativo, con braccianti ospitati in promiscuità abitativa, mancato pagamento dei salari, omessa formazione e assenza di formazione nell’utilizzo degli strumenti di lavoro.
Le indagini hanno appurato che l’infortunato sarebbe stato accompagnato al pronto soccorso da un altro cittadino extracomunitario, mentre né il datore di lavoro né l’addetto al primo soccorso dell’azienda agricola si sarebbero attivati per chiamare i soccorsi. Anzi, ci sarebbe stato il tentativo, da parte del datore di lavoro e del responsabile dei lavoratori per la sicurezza, di occultare l’esatta dinamica dell’infortunio invitando l’operaio a dare una versione aggiustata.



