Un uomo straniero di quasi 70 anni è stato ritenuto idoneo, secondo la valutazione di un medico del pronto soccorso di Ravenna, alla detenzione in un centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr), ma meno di 24 ore dopo un medico del Cpr di Milano lo ha ritenuto inidoneo al trattenimento nella struttura. È la vicenda raccontata dall’avvocato Andrea Maestri, esperto di immigrazione che assiste il 70enne, in un post su Facebook: «In 48 ore ho scritto 5 ricorsi».
Secondo il resoconto di Maestri l’anziano è incensurato, in Italia da vent’anni e ora si è visto revocare il permesso di soggiorno con il conseguente decreto di espulsione con accompagnamento alla frontiera. «Per due giorni andirivieni tra questura e aule giudiziarie con poliziotti a scortare una persona incensurata. Hanno provato ad accompagnarlo alla frontiera – dice l’avvocato –, ma il giudice di Pace di Ravenna non ha convalidato l’accompagnamento perché l’uomo ha fatto domanda di asilo. A quel punto volevano portarlo al Cpr come richiedente asilo sottoposto a procedura accelerata».
All’ospedale di Ravenna, nel reparto di Pronto soccorso, è stato sottoposto alla visita necessaria che deve accertare l’idoneità delle condizioni di salute alla permanenza nella struttura (le visite che sono al centro delle indagini sul reparto di Malattie infettive). L’avvocato riassume così il quadro clinico: diabete mellito di tipo II, problemi cardiovascolari con recente angioplastica, malattia oncologica trattata pochi anni fa, pregresso episodio di autolesionismo, globuli bianchi sopra la norma (che possono significare infezione in corso) ma nessun consulto degli infettivologi. Ieri, 18 marzo, dal Cpr di via Corelli nel capoluogo lombardo è stato respinto per non idoneità.
Oggi la sezione immigrazione del tribunale di Bologna ha sospeso in via cautelare la revoca del permesso di soggiorno (da cui è partito tutto) ordinando al questore la restituzione del documento. In aprile nuova udienza dal giudice di pace per chiedere l’annullamento del decreto di espulsione che ora è solo sospeso.
Maestri si interroga su cosa emerga dalla vicenda: «Uno dei due medici si è sbagliato? Oppure hanno ragione entrambi e hanno applicato le loro conoscenze mediche al caso concreto arrivando a conclusioni diverse, entrambe forse plausibili a livello scientifico?».
L’avvocato, in passato deputato con Possibile e consigliere comunale con il Pd, conclude il post con due riflessioni strettamente politiche: «Certe inchieste, condotte in un certo modo e certi processi mediatici in cui si fa scempio della dignità e della riservatezza degli indagati, innocenti fino a sentenza definitiva, finiscono per creare un clima che può condizionare la serenità e la libertà di giudizio dei medici, rendendo il diritto alla salute fragile, incerto, opinabile. La filiera dell’odio contro i migranti è fatta di norme ciniche e disumane che nostro malgrado tutti ci troviamo a gestire con costi umani ed erariali sproporzionati e ingiusti».



