Le tre dottoresse dell’ospedale di Ravenna sospese dal lavoro per dieci mesi per decisione del tribunale – nell’ambito dell’inchiesta della polizia per falso ideologico su certificati che impedivano a cittadini stranieri irregolari di essere traferiti nei centri per il rimpatrio – hanno fatto ricorso chiedendo una misura cautelare più blanda. Lo si apprende dalla lettura dell’edizione odierna, 27 marzo, del quotidiano locale Il Resto del Carlino. La sospensione era stata disposta dal giudice per le indagini preliminari (Gip) il 12 marzo e ieri scadeva il termine per il ricorso al tribunale del Riesame.
Per altri cinque colleghi sotto indagine – tutti del reparto di Malattie infettive – il giudice aveva decisa una misura più leggera: possono continuare a lavorare, ma per dieci mesi non possono certificare le idoneità per i Cpr. Loro non hanno fatto opposizione contro l’ordinanza, come riportato nei giorni scorsi dal quotidiano Il Corriere Romagna, considerato anche che già il datore di lavoro, l’Ausl Romagna, aveva dato disposizioni interne per esonerare quei medici indagati dall’attività di certificazione. Per tutti e otto i medici la procura aveva chiesto un anno di interdizione dalla professione.
Il gip aveva accolto la versione dell’accusa condividendo che gli indagati avessero agito per ragioni ideologiche, ma violando la legge. Non tutti i medici presentano lo stesso profilo di coinvolgimento nell’indagine: c’è chi ha firmato un solo certificato ritenuto e chi undici.



