La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per dieci dei dodici indagati nell’inchiesta sull’alluvione che ha colpito Traversara e Boncellino. Le altre due posizioni sono state stralciate in vista di una possibile archiviazione. La richiesta è stata trasmessa all’ufficio del giudice per l’udienza preliminare: si attende ora la data in cui verranno valutate le accuse e potranno costituirsi le eventuali parti offese.
Ne scrivono più nel dettaglio i due quotidiani in edicola oggi (29 marzo).
L’indagine, coordinata dal procuratore capo Daniele Barberini e dal sostituto Francesco Coco, riguarda in particolare l’alluvione dell’autunno 2024, che aveva colpito duramente il territorio lungo il fiume Lamone, dopo i precedenti eventi del maggio 2023. I reati ipotizzati sono disastro colposo e pericolo di disastro.
Secondo l’impostazione accusatoria, oltre alle possibili responsabilità nella gestione del rischio idraulico prima degli eventi, emergerebbero criticità anche negli interventi realizzati successivamente alle prime alluvioni. In particolare, i lavori di ripristino non avrebbero eliminato il rischio di nuovi cedimenti in caso di ulteriori piene.
Gli indagati sono figure apicali, a livello locale e regionale, legate alla Protezione civile, alla gestione del territorio e ai lavori eseguiti lungo il Lamone, oltre a rappresentanti di imprese coinvolte negli interventi.
Le due posizioni avviate verso l’archiviazione sono quelle di Davide Parmeggiani, responsabile della sicurezza territoriale e Protezione civile del distretto Reno, e di Daniela Martini, indicata inizialmente come legale rappresentante della ditta impegnata nei lavori. Per entrambi, la Procura ha ritenuto non sussistenti elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio.
L’inchiesta ha preso impulso anche da una consulenza tecnica affidata a esperti del Politecnico di Milano, che avrebbe evidenziato l’assenza o l’insufficienza di interventi strutturali ritenuti necessari per ridurre il rischio idraulico in alcune aree, già segnalate da tempo come critiche.
Al centro delle verifiche anche la capacità delle opere di contenere eventi di piena: secondo gli accertamenti, la portata che ha provocato l’esondazione del Lamone a Traversara nel settembre 2024 sarebbe stata inferiore ai livelli per cui le infrastrutture dovrebbero normalmente essere progettate.



