martedì
31 Marzo 2026
Bagnacavallo

Incendio al calzaturificio: presunto movente in una eredità, chiesto il carcere per tre indagati

Secondo l'accusa è stata una ritorsione portata avanti dall'ex compagna dello zio della titolare per un appartamento

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Da subito erano emersi elementi chiari a sostegno della natura dolosa dell’incendio divampato al calzaturificio Emanuela di Bagnacavallo nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2025 (danni per circa mezzo milione di euro) e dopo quattro mesi la procura di Ravenna ha chiesto la custodia cautelare in carcere per tre persone. Gli indagati sono una coppia residente a Fusignano, una 41enne e un 48enne, e un 42enne domiciliato in provincia di Pesaro-Urbino. Secondo la ricostruzione dell’accusa si è trattato di una ritorsione contro la proprietaria dell’impresa per una questione di eredità contesa. La notizia è riportata dall’edizione odierna, 31 marzo, del quotidiano Il Corriere Romagna.

Le telecamere di videosorveglianza di altre aziende nella zona artigianale hanno ripreso i movimenti di alcune persone a volto coperto: l’auto usata per raggiungere lo stabilimento in via Tarroni è risultata riconducibile alla 41enne di Fusignano, ex compagna dello zio della titolare del calzaturificio, defunto. Tra la 41enne ora indagata e la proprietà del calzaturificio è in corso una causa civile sulle ultime volontà dell’uomo. Quest’ultimo avrebbe infatti lasciato in eredità alla nipote e al fratello l’appartamento nel quale la donna continuava a vivere. E così, secondo la procura, la 41enne avrebbe pianificato l’incendio insieme al nuovo compagno e un loro conoscente.

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