Riceviamo e pubblichiamo la lettera di uno dei proprietari delle abitazioni coinvolte sabato notte dalla furia del ragazzo salito sul tetto in via Fiume Abbandonato. da dove ha iniziato a scagliare le tegole in strada.
«Sono il proprietario di una delle case coinvolte nell’evento di sabato sera […]. Le abitazioni coinvolte sono diverse, non solo una: alcuni hanno subito danni alla facciata e agli infissi, altri al tetto, altri a veicoli parcheggiati in strada e ancora alla canna fumaria e agli impianti fotovoltaici, nonché danni interni alle abitazioni […] L’unica questione ancora irrisolta è come mai il soggetto sui tetti non si trovasse in uno stato di controllo adeguato, visto che soffriva di una “evidente e grave patologia psichiatrica” e che aveva già manifestato segnali di instabilità – come il lancio di elettrodomestici e arredi fuori dalla sua casa solamente un mese fa […] perché una persona con queste difficoltà è stata lasciata sola?».
«Da persona che conosce le difficoltà e i pericoli che derivano da interventi sulle coperture dei fabbricati – continua la lettera -, voglio ringraziare tutte le donne e gli uomini che, sotto alla propria divisa di appartenenza – vigili del fuoco, polizia, carabinieri, guardia di finanzia e operatori sanitari – hanno fatto il massimo che gli era consentito di fare provando anche vari tentativi di approdo al tetto. Voglio anche ringraziare nello specifico il vigile del fuoco che si è prestato a scortarmi fino all’ingresso di casa mia, permettendomi di riunirmi alla mia famiglia con la quale ero in contatto telefonico dall’esterno da più di due ore. Eh sì, perché forse qualcuno se lo è dimenticato ma dentro a quelle abitazioni che hanno subito il lancio di tegole e tavelle e la distruzione materiale c’erano anche persone, adulti e bambini che hanno subito l’accaduto inermi e senza via di fuga. Nel mio caso la mia compagna e un bimbo di due anni e mezzo che domenica notte ha chiesto la presenza di entrambi i genitori prima di addormentarsi e questa mattina durante la colazione guardandoci ci ha detto «ho avuto paura…». Per questo a tutti quelli che stanno minimizzando l’accaduto, chiedo di rispettare tutte le persone che sono state interessate e danneggiate, che non sono poche. Allo stesso modo mi permetto di evidenziare come a mio avviso possa essere percepito fuori luogo quanto affermato dal nostro Primo Cittadino, con il post pubblicato sulla sua pagina social, nel mescolare due avvenimenti completamente diversi […] Non è comunque concepibile che in pochi istanti una persona già seguita dal Centro di salute mentale possa salire sui tetti delle abitazioni del centro storico di Ravenna e, nelle tre ore successive, devastarle. Noi non siamo politici ai quali rispondere con dei post sui social, ma siamo persone e cittadini che oggi vogliono avere la certezza di poter contare sull’appoggio delle istituzioni e che non vogliono essere lasciati soli nel ricostruire quello che è stato distrutto. Una diversa gestione di certe situazioni di fragilità, non avrebbe probabilmente portato a tanto; anche alla luce del fatto che il soggetto era già noto alle autorità competenti e sotto cura. Qualcuno questa volta dovrà pagare del suo operato e chiedo al Sindaco Barattoni di dare un segnale forte, di dare un colpo di presenza, di interesse e sostegno nei confronti dei suoi cittadini».



