“Le radici e il sogno”, fra dialetto romagnolo e messa in scena

Tre incontri per il progetto di Ravenna Teatro alla ricerca delle “parole fatte in casa”

Nevio Spadoni

Il poeta e drammaturgo Nevio Spadoni (foto Daniele Ferroni)

Il progetto “Le radici e il sogno” è un percorso che interseca dialetto romagnolo e teatro presentato dal Consorzio di cooperative sociali Solco Ravenna e Ravenna Teatro, frutto di una collaborazione iniziata circa un anno fa con due progetti teatrali, Inferno e Odiséa. Nulla nasce dal caso, ma da una vicinanza “fisica” delle due cooperative: confinanti sono infatti, in via di Roma a Ravenna, gli edifici che ospitano la Casa Residenza Anziani Garibaldi-Zarabbini, gestita dal Solco insieme alle sue associate Asscor e Corif, e la chiesa di Santa Chiara, diventata cavallerizza e infine, oggi, teatro Rasi, che ospita le due compagnie fondatrici di Ravenna Teatro (il Teatro delle Albe e la compagnia Drammatico Vegetale).
L’utilizzo del dialetto “come lingua di scena” è da sempre uno dei punti cardine della poetica del Teatro delle Albe/Ravenna Teatro ed è stato l’innesco per la collaborazione con Il Solco.
Grazie inoltre alla relazione con Nevio Spadoni – poeta e scrittore ravennate, nonché profondo conoscitore della tradizione romagnola – si daranno vita a tre distinti appuntamenti con il fine didattico di favorire l’interesse e la conoscenza di questo ancora vitale idioma locale.

Il primo appuntamento sarà lunedì 18 febbraio alle ore 15.30 alla sala Mandiaye Ndiaye del teatro Rasi dove Nevio Spadoni terrà una conversazione sulla storia del dialetto romagnolo nella poesia e nel teatro italiano dal 1900 a oggi.

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Roberto Magnani

Roberto Magnani (foto Enrico Fedrigoli)

Il 20 febbraio alle ore 15.30 alla Casa di riposo Tarlazzi Zarabbini di Cotignola, il Teatro delle Albe presenta Odiséa, nella lettura selvatica di Tonino Guerra, con la traduzione di Giuseppe Bellosi, la cura di Marco Martinelli, la produzione di Ravenna Teatro. Lo spettacolo – nato dall’esigenza del giovane attore Roberto Magnani di uno scavo quotidiano nella poesia e dalla voglia di affinare l’uso del dialetto come “lingua di scena”, cardine irrinunciabile della poetica del Teatro delle Albe – più che un semplice reading è una sorta di esercizio lirico in cui l’afflato ultralocale di una lingua terrosa come il dialetto della Romagna più folle e immaginifica, si fa universale.

Nell’ultima serata è previsto un omaggio alla lunga carriera del poeta Nevio Spadoni, al Teatro Rasi il 17 aprile, alle 19 in occasione della pubblicazione della sua nuova opera, Tutto il teatro (Società Editrice “Il Ponte Vecchio” 2019). Durante la serata si alterneranno sul palco studiosi della lingua romagnola e gli attori che hanno portato in scena le liriche del poeta ravennate.

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