Davide Enia in Classense: «Siamo tutti figli di una traversata in mare»

L’autore siciliano ospite di “Scritture di frontiera”: «Gli accordi dei nostri governi con la Libia sono una vergognosa aberrazione»

Enia

Enia in Sala Muratori con Sivlia Travaglini e Matteo Cavezzali

È stato un incontro dove poetica, letteratura, etica, autobiografia e politica si sono intrecciate in modo quasi inestricabile quello di Davide Enia, in Classense a Ravenna il 18 marzo per la rassegna Scritture di Frontiera, introdotto da Matteo Cavezzali e intervistato da Silvia Travaglini, bibliotecaria. Enia ha raccontato la genesi di un libro “Appunti per un naufragio” (Sellerio) che è in effetti tutte queste cose messe insieme. Un libro tradotto all’estero, che ha vinto premi e che ha riportato il noto attore e autore teatrale sulle scene con lo spettacolo, appunto tratto dal volume, l’Abisso.

E così, proprio mentre una nave di Mediterranea salvava 49 migranti in mare e si dirigeva disobbedendo agli ordini della guardia costiera libica puntando verso Lampedusa, mentre il sindaco di quell’isola dichiarava aperto il porto e il ministro dell’Interno vietava lo sbarco, il pubblico ravennate ha forse potuto capire qualcosa di più di una cronaca che si sta facendo storia con la S maiuscola e che sta avvenendo sotto i nostri occhi. Attraverso i gesti dei sommozzatori, di Vincenzo, che si prende cura dei cadaveri dei naufragi «salvando – dice Enia – l’intera civiltà occidentale». E tutti i presenti si sono trovati di fronte al dilemma cruciale: «Se un uomo sta affogando tu, da che parti stai? Ti butti rischiando di annegare o aspetti sulla riva?». Ed è nel rispondere a questa domanda, suggerisce ancora l’autore, che capiamo come la qualità di un essere umano non stia necessariamente nelle conoscenze, nello studio, nei pilastri su cui abbiamo fondato il Novecento. Altre categorie servono per capire questo nuovo millennio.

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E da Lampedusa, abitata da isolani che conoscono bene la legge del mare per cui chi è in acqua va salvato, forse arrivano le coordinate fondamentali. Quei corpi che arrivano a Lampedusa, dice ancora Enia, sono una narrazione in sé, che racconta di come in Libia le donne vengano violentate e gli uomini brutalmente picchiati e che per questo definisce gli accordi con la Libia stipulati dai nostril governi «una vergognosa aberrazione». Perché in fondo, racconta ancora l’autore siciliano rifacendosi al mito greco di Europa che dall’Africa approda a Creta, «noi siamo tutti figli di una traversata in barca». Applausi scroscianti. Poi, fuori, la cronaca di nuovo che ci parla di una nave che non può attraccare in un porto italiano. E che attende di diventare storia.

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