giovedì
26 Febbraio 2026
non solo musica

Festival di Sanremo, le pagelle delle 30 canzoni in gara: dal 10 di Ditonellapiaga allo 0 per Fedez

Un giudizio senza tirare in ballo paragoni scomodi con il passato o, peggio ancora, con la musica che succede fuori da Sanremo

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Le pagelle sono a cura di Francesco Farabegoli, cesenate trapiantato a Ravenna, scrive o ha scritto su riviste culturali come Vice, Rumore, Esquire, Prismo, Il tascabile, Not.

Quelle che seguono sono le pagelle della prima serata di Sanremo e contemplano tutto quello che a me interessa di Sanremo, ovvero le canzoni in gara. Tutto il resto, quello che ci sta intorno, per qualche motivo mi infastidisce. Mi danno fastidio i comici, le polemiche sui comici, i presentatori, i coconduttori, le coconduttrici, le questioni politiche, i momenti patetici. Mi danno fastidio anche gli ospiti musicali fuori gara.

Qualche anno fa erano venuti a suonare i Depeche Mode a promuovere Memento Mori, il loro miglior disco da vent’anni a questa parte o giù di lì; per tutto il tempo fissavo lo schermo chiedendomi quando avrebbero smesso di annoiarmi. Per dire. Una cosa che a conti fatti potremmo chiamare “la magia del Festival”, che ovviamente non è sempre e non è solo magia bianca.

Le pagelle delle canzoni seguono questo assunto fondamentale: utilizzerò l’intero spettro di voti, da 0 a 10, perché Sanremo si giudica solo sulla base di se stesso e senza tirare in ballo paragoni scomodi con il passato o, peggio ancora, con la musica che succede fuori da Sanremo. I voti ovviamente sono espressi su base personale, e il pezzo è firmato – nel caso non siate d’accordo, è colpa mia.

DITONELLAPIAGA ha una base techno pazzesca che ricorda vagamente lo skit Radio Super Energia alla fine della prima canzone di The Shape Of Punk To Come dei Refused, con un testo forsennato in cui non si capisce nulla: in tutta onestà, se è mai successo che la prima canzone in gara abbia spaccato in una maniera così clamorosa, io non me lo ricordo. 10.

MICHELE BRAVI sale sul palco e dà l’idea che in quel momento dentro di lui stia succedendo Inside Out 2, e che se non stesse succedendo la canzone che canta sarebbe molto diversa. Non so se sperarlo o temerlo. Questa versione è abbastanza tremenda, ma ha un sentore vagamente weird che comunque non la fa passare inosservata. 5 d’incoraggiamento per Michele.

La canzone di SAYF è con tutta probabilità la peggior cosa producibile dalla musica italiana in relazione alle premesse culturali da cui parte. Nel senso: tutte le volte che la musica italiana è stata a un bivio e ha scelto la strada sbagliata, la somma di queste scelte ha creato le premesse perché Sayf potesse venire a cantare quest’anno la sua canzone a Sanremo. Nota a margine: i riferimenti al calcio nelle canzoni fanno SCHIFO, voglio dire, non è che me la puoi menare per tutta la vita perché una volta sono stato felice quando l’Italia ha segnato o cosa. Voto 2, monnezza assoluta. Plausibile finisca in alta classifica.

MARA SATTEI è con ogni probabilità una brava cantante ma trovo difficile concentrarmi sui suoi pezzi, un po’ perché quelli che porta a Sanremo sono sanremate relativamente anonime, ma soprattutto perché come tutti sanno il suo nome vero è Sara Mattei, e quando mi viene in mente non riesco a farci pace, intendo, con l’idea che qualcuno possa scegliere un nome d’arte così. Immaginatevi se il nostro direttore firmasse i pezzi a nome Muca Lanservisi. Voto 5.

Poi l’ordine di apparizione della prima serata, per qualche motivo, ha deciso di mettere in fila qualche artista appartenente alla categoria Bravo Ma Non Si Applica.
DARGEN D’AMICO è quello che fa più male: ha dalla sua parte di essere sempre credibile, sempre adatto, sempre divertente e sempre sopra il livello di quello che succede attorno a lui, e quindi parte avvantaggiato – ma poi dall’altra parte soffre il peso del pronostico e in tutta franchezza si schianta con quello che, giriamoci attorno quanto vogliamo, ad oggi è il peggior pezzo che ha portato a Sanremo. Un 4 molto sofferto per me.
ARISA soffre dello stesso problema, anche perché in ordine di apparizione sul palco nella prima serata è la prima persona che canta davvero bene; poi però parliamo di una che nella maggior parte dei casi è andata a Sanremo con una canzone memorabile e quest’anno la sua canzone secondo me non lo è. 5.
Il discorso è abbastanza simile per LUCHÈ, che comunque insomma i Co’Sang e tutteccose, ma con lui inizia una lunga e sofferta teoria sanremese di rapper o wannabe-rapper che hanno letto qualche articolo sul fatto che l’hip hop in America è in crisi commerciale (sarà, boh) e quindi come dicono a Roma tanto vale cacà in giro, pezzo difficile da accettare in relazione a uno a cui hai pagato dei dischi fisici. 5.

Spiace dire invece che TOMMASO PARADISO, uno degli artisti che odio di più e in maniera assolutamente irragionevole, ha trovato un grandioso mix tra essere se stesso (piacione, insopportabile, tronfi o e molto capace con le melodie) e funzionare alla grande sul palco di Sanremo – non è impossibile che alla fine del programma stia in cinquina, anzi. 7.

ELETTRA LAMBORGHINI ha un pezzo in cui a un certo punto pensi “gioca a fare la Carrà” e letteralmente un secondo dopo nel testo dice “viva viva viva la Carrà”, appello che mi sento di sottoscrivere. Solo che Raffaella Carrà è Raffaella Carrà ed Elettra Lamborghini è Elettra Lamborghini. 4.

PATTY PRAVO ha questo modo di cantare simile a quello che avevano i Black Flag epoca Rollins e Fiorella Mannoia: arriva con la voce un decimo di secondo dopo la musica. Il pezzo non funziona, è la classica cosa che ogni anno a Sanremo devono arrivare artisti di settant’anni con pezzi improbabili, a rappresentare qualcosa che nessuno sa bene cosa sia; ma lei ha una mimica abbastanza incredibile, sembra che l’abbiano ricostruita per metà con delle parti meccaniche tipo il primo Terminator. 7.

Di SAMURAI JAY (sempre linea urban but also l’hip hop in America è in crisi vedrai che non dura) non posso lamentare alcun vero difetto e nessun vero pregio, per dirla tutta mi sono totalmente scordato di come suoni il suo pezzo, il che è abbastanza grave considerato che sto scrivendo mentre lui non ha ancora finito di esibirsi. 3.

RAF sale sul palco con una certa nonchalance, come se fosse una cosa assolutamente normale che Raf sia sul palco di questo Sanremo. La canzone a detta di tutti è debolissima, e in effetti sembra non ingranare mai. E poi d’improvviso mentre lo stai ascoltando è come se fossi in un episodio del vangelo di Luca e ti sembra di vedere scorrere intorno a lui tutta la musica che v’era e che verrà. Si piazzerà basso, ma farà un Sanremo gigantesco. 9.

Piacevolmente convinto da J-AX, anche lui straconvinto che ci siano i margini per rifare Cowboy Carter in Italia, e forse a ragione. E insomma, pezzo con svolta country. Mentre cantava ho sentito il bisogno di togliermi le palle degli occhi con le dita dei piedi, ma dal punto di vista del potenziale radiofonico è tranquillamente in top 5, e questo varrà pure qualcosa. Voto 6.

FULMINACCI a questo giro sembra nelle condizioni di potersi portare a casa la coppa, in una maniera un po’ Diodato: gigioneggia senza strafare con un pezzo che obiettivamente c’è, proietta sicurezza e non mena il torrone. A Sanremo funziona chi fa meglio la cosa che fanno tutti, o chi fa bene una cosa che non fa nessuno. Ha tanto potenziale. 8. Appioppo un voto simile a LEVANTE, che non è decisamente nella mia top ten, ma le va comunque riconosciuto di aver portato il miglior pezzo che Levante abbia mai portato a Sanremo. 7.

FEDEZ/MARCO MASINI arrivano proprio quando inizio a sospettare di essere di manica troppo larga. Non ho nessun problema con Masini, ok, diciamo che ha scritto qualche testo problematico, ma tutto sommato è un personaggio ok. Ma ogni volta che Fedez sale sul palco di Sanremo mi viene da rimpiangere il Fedez del Sanremo precedente, e se vi ricordate la canzone che aveva portato l’anno scorso capite a che livello di odio sono arrivato. Se non ve la ricordate, meglio per voi: in ogni caso ci tengo a dire che nel testo della parte cantata da Fedez compare la parola “Fedez”. 0.

ERMAL META sarebbe anche lui un voto molto basso, ma beneficia comunque dell’effetto di cantare subito dopo a loro due e in qualche modo si eleva fino a un 4 che è comunque incoraggiante.

SERENA BRANCALE canta un pezzo sulla mamma, pigia peso sul pedale dell’emotivo, piange alla fine. Con cose come questa si può tranquillamente vincere il Festival, e qui c’è la solita questione emotiva, che lo scorso anno (per capire il livello) circondava la canzone di Cristicchi – è bello? è un ricatto? Ognuno decide per sé. Io decido che per me è un 4.

NAYT ha un pezzo così sanremese che sembra l’abbiano pescato da un cestino del loggione; tutte le edizioni sono piene di questa gente che in premessa sembra aver fatto esattamente quello che serve per piazzarsi alti e in atto serve solo a riempire il minutaggio. Gli metto 5 perché penso che poi c’è il pezzo di

EDDIE BROCK, una cosa un po’ alla Alfa chiusa per nulla a caso con un assolo leccatissimo di chitarra. Per un momento penso che forse Eddie Brock sia peggio di Fedez, ma va detto che Fedez la mia antipatia se l’è guadagnata sul campo e invece Eddie Brock ha ancora il potenziale di sparire per sempre dal mio radar. 1.

SAL DA VINCI canta con quell’intensità supercharged e una partecipazione del pubblico che, anche questo in fondo è un cliché sanremese, pare che qualcuno lo consideri una colonna portante della musica italiana. Non so. Comunque nell’ambito del neomelodico sanremese si è pure ascoltato di peggio e quindi 6. Quando dico “si è ascoltato di peggio” mi riferisco a ENRICO NIGIOTTI, mozione Nayt ma senza Eddie Brock a farlo risplendere, un 4 politico.

MALIKA AYANE è stile puro, incastrato in una canzone che si aggrega a un revival funk di cui non so niente ma pare essere in pienissimo corso (vedi anche Dargen e altri in gara). Fa parte del batch di pezzi meno papabili per i piani altissimi, tra quelli che Malika Ayane ha portato a Sanremo, ma si è esibita in mezzo a gente al cui confronto, francamente, sembrava di stare ad ascoltare Ella Fitzgerald. 8.

Non so cosa mi abbia convinto alla vigilia del festival (forse le pagelle dei preascolti) che TREDICI PIETRO avesse del potenziale. All’atto pratico condivide il destino degli altri nepo in gara, LEO GASSMAN e LDA/ADA7EVEN, e cioè insomma se vieni da una famiglia di artisti importanti devi fare come minimo la rivoluzione sul palco. Sono disposto a dar loro un 10 tondo, ma devono dividerselo in tre.

Rimangono CHIELLO, un altro della mozione Nigiotti/Nayt, anche lui un bel 5, voto che mi sento di assegnare anche al FRANCESCO RENGA più Francesco Renga che si possa immaginare.

Mi sono piaciuti tanto COLOMBRE & MARIA ANTONIETTA, che hanno il coraggio di togliersi dall’alternative ad ogni costo e inserirsi in un cluster coppia pop un po’ Coma Cose, Noemi/Carl Brave, eccetera. Non so se arriveranno alti ma in radio dovrebbero passare tanto. 8.

Mi sono tenuto per ultime le BAMBOLE DI PEZZA, una band che ho sempre odiato e che è evidentemente andata a Sanremo a portare la temibilissima quota rock, quella roba di suonare un pezzo tamarrissimo in partenza e ammazzato dagli archi. E per qualche ragione, magari era tardi e avevo le difese abbassate, o magari è stato l’urlo della cantante alla fine, ma sta di fatto che mi sono arrivate addosso con la forza di un camion e non posso far finta di no. 8.

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