Il Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna dal 1° marzo al 3 maggio (inaugurazione sabato 28 febbraio dalle 18) propone l’ultimo evento di un ampio progetto – curato da Claudio Spadoni – che mette in rete cinque importanti musei della Romagna e non solo (Bagnacavallo, Forlì, Santa Sofia e Bologna) nella celebrazione del lavoro di uno dei più importanti pittori italiani del ‘900, Mattia Moreni (1920-1999), artista pavese di nascita, torinese di formazione, ma che dopo lunghi soggiorni parigini ha legato il suo nome al territorio romagnolo, dove ha sempre vissuto dal 1970 in poi.
La mostra a Ravenna – intitolata “Dalla regressione della specie all’umanoide” e curata da Serena Simoni – raccoglie una trentina di grandi opere suddivise in due sezioni per illustrare la produzione dall’inizio degli anni Ottanta e il 1999, anno della scomparsa dell’artista. Segue una terza sezione che presenta un ricco apparato fotografico e documentario a mostrare l’interesse che numerosi critici italiani e internazionali hanno dedicato ai diversi periodi del suo lavoro.
Nella prima sezione – la Regressione della Specie (1983-1995) – sono esposte le opere in cui Moreni si fa testimone del declino umano: l’artista nota come fin dall’inizio del Novecento l’arte abbia spento la capacità creativa dandosi all’elaborazione di forme primitiviste. Lo stile delle opere, volutamente regressivo, è il rovescio della medaglia di un tempo alla deriva, anestetizzato dai mass-media e dal consumismo di massa.
A seguito di questa serie, Moreni inizia l’ultimo ciclo degli Umanoidi (1995-1999), conseguenza naturale della Regressione della Specie. Gli umanoidi della seconda sezione sono figure di uomini con arti atrofizzati e che contengono al loro interno parti computerizzate. Il ciclo ritrae infatti robot in attesa dell’intelligenza artificiale e umanoidi appunto che rimandano agli autoritratti a cui Moreni applica dispositivi, elettrodi e laser, fino all’ibridazione con il computer. La pittura si fa sempre più veloce ma con un controllo pittorico per corrispondere al “pulito, l’eleganza e il distacco dell’età elettronica“. Se si considerano gli sviluppi tecnologici che l’artista non aveva ancora visto – l’attuale invasività di internet e dei social, la mancanza di chiarezza informativa e l’uso delle intelligenze artificiali – non si può che confermare l’attualità di questa ultima serie di Moreni. «Il suo intento è mettere in allerta l’uomo – spiega la curatrice Serena Simoni durante la presentazione della mostra alla stampa – la tecnologia non è di per sé pericolosa ma lo diventa in base a chi la usa e a quale scopo».
«Moreni ha rappresentato l’Italia e l’Europa nel mondo fin quando non ha deciso di isolarsi in una casa a Brisighella, alle Calbane Vecchie – spiega Giuliano Ceccarelli, presidente dell’associazione Mattia -. Qui Mattia osserva la realtà da lontano e teorizza che l’uomo non è più al centro del mondo ma è sostituito da una macchina. La sua visione non è però drammatica, infatti le sue opere sono caratterizzate da un ampio uso del colore a simboleggiare speranza per l’uomo».
«Questo progetto è nato dalla passione e dall’entusiasmo, elementi che in un museo fanno la differenza – conclude Roberto Cantagalli, direttore del Mar -. Per rendere la mostra accessibile a tutti abbiamo ideato dei giochi e laboratori per avvicinare i bambini all’arte, un percorso per i sordomuti e uno per i non vedenti. Si aggiunge anche un metodo di audioguida per seguire il percorso non sempre agevole, vista l’intensità delle opere».
Ingresso 8 euro. Orari: martedì-sabato 9–18; domenica e festivi 10–19; chiuso il lunedì.



