venerdì
06 Marzo 2026
Il romanzo

L’esordio di Lisa Bentini è un’opera dagli equilibri eterei

"Cose che nessuno vede" sovrappone due lutti in un amalgama in cui i ricordi si intrecciano a libri e fotografie

Condividi

Le Cose che nessuno vede di Lisa Bentini sono intrecci, rimandi, collegamenti, costellazioni nello spazio liminare tra la vita e la morte, la memoria famigliare fatta di piccoli episodi e grandi lutti che restano e si tramandano e influenzano la vita di chi è rimasto. Ma il limine è anche quello tra umano e animale, inizio e fine, razionale e sentimentale, fisico e spirituale. Con questo esordio in libreria, Lisa Bentini – ravennate, docente di Lettere che siamo abituati a leggere sulle pagine culturali del Manifesto e su riviste online dove scrive di letteratura – parte dalla sovrapposizione di due lutti, quello recente per l’amato cane Beverly e quello per la Bambina, la zia morta a nove anni, nove anni prima della nascita dell’autrice, di cui Lisa porta il nome.

5580025032La sua è una scrittura attenta, calibrata nel parlarci di presenze immateriali ma che riesce a farsi concreta, quasi tangibile. È un libro fatto di equilibri dove la letteratura e le immagini si alternano alla vita vissuta senza pedanteria e senza forzature, in un amalgama in cui i ricordi personali si intrecciano ai libri letti, alle fotografie attentamente studiate e descritte. Dentro ci sono i dilemmi e le paure di una bambina che cresce in una famiglia amorevole e unita ma su cui aleggia la perdita della Bambina. C’è il senso di colpa di chi è sopravvissuto, il desiderio di trovare un senso a una morte insopportabile, ma c’è anche, forte, il venire al mondo, la maternità come esperienza totalizzante. Anche su questo, Bentini riesce a passare dalla propria esperienza personale alla memoria famigliare, fino a farci letteralmente vedere, pur senza usare immagini, le foto di Eve Arnold e Lisetta Carmi.

E poi c’è il rapporto, si potrebbe dire viscerale, tra uomo e animale, anch’esso raccontato, visto, vissuto da dentro e fuori. Non a caso nel libro, insieme ai nonni, i genitori, Beverly, il compagno Albert e i figli, ci sono Giacometti e Landolfi, Ernaux e Houellebecq, solo per citare alcuni nomi. Infine, c’è un continuo spostamento temporale tra l’oggi e gli anni Sessanta in cui la Bambina è vissuta fino a quel 1969, l’anno dell’allunaggio, l’anno a cui siamo abituati a pensare in chiave mondiale e che qui diventa quello di un dramma familiare.

E se per molte pagine la sensazione è quella di seguire una sorta di libera associazione di idee dell’autrice, in realtà ci accorgiamo che stiamo seguendo un filo preciso che ci porterà a mettere insieme elementi che si rivelano lungo il corso della lettura – fino a che non ci troveremo a parlare con la Bambina, quando l’autrice passa dall’io al tu – e che porterà il libro a una chiusura particolarmente riuscita e non banale.

Il romanzo, edito dall’editore palermitano Kalos, è in libreria dal 27 febbraio e l’autrice lo presenta al Mar di Ravenna sabato 7 marzo alle 16 in dialogo con la drammaturga e attrice di Fanny & Alexander Chiara Lagani.

Condividi
CASA PREMIUM

Spazio agli architetti

Metafisica concreta

Sull’intitolazione dell’ex Piazzale Cilla a Piazza Giorgio de Chirico

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi