sabato
28 Marzo 2026
La recensione

Felice Nittolo e Jessica Ferro si confrontano in Mirabilia

Alla niArt Gallery una mostra che si presenta come una wunderkammer in cui le opere dei due artisti entrano in un equilibrato dialogo formale

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Assecondando una programmazione che propone giovani artisti a confronto col lavoro di Felice Nittolo – mosaicista, artista e responsabile dello spazio espositivo della niArt Gallery di Ravenna – si è da poco inaugurata nello spazio una nuova mostra che propone un’opera del maestro in dialogo con vari lavori di Jessica Ferro (1992).

Mirabilia, questo il titolo della mostra a cura di Giorgia Bergantin, parte dall’idea di presentarsi come una wunderkammer antica che esponeva oggetti naturali diversi provenienti dai regni minerali, vegetali e animali per affascinare gli spettatori e fornire esempi a cui gli artisti del tempo potevano ispirarsi. In pratica, l’idea ripercorre le linee che accomunano tanti scienziati e collezionisti a partire dal Cinquecento – come Ulisse Aldrovandi di Bologna – che riunivano a scopo di studio, ma non di meno di stupore collettivo, scheletri di pesci, uova di struzzo, erbari, gemme e pietre, disegni e creature mummificate nate con abnormità, senza disdegnare animali inesistenti o del tutto fantastici.

Entrando quindi in mostra con questo preambolo si nota come esista un dialogo formale fra la piccola serie Vulva, eseguita da Nittolo nel 2008, con la selezione dei lavori di Ferro, una giovane artista di talento il cui lavoro ha già ottenuto riconoscimenti sia in Italia che all’estero. La serie di Nittolo si compone di piccole teche in cui vengono esposti piccoli esemplari in materiale refrattario in cui la forma naturale dei sessi femminili si dispone come un repertorio archeologico. Lontano da suscitare afflati erotici, i manufatti si allineano come resti anatomici, disponibili allo sguardo con la loro eleganza e perfezione formale. I riccioli di colore ocra possono interdersi come microstrutture anatomiche ma anche come forme nate dalla terra, impastate dalle mani del creatore, pensate come metafore di una matrice creativa primaria.

Le opere entrano in un equilibrato dialogo formale con i lavori di Ferro proprio per la volontà condivisa di analisi, di amore per il dettaglio e la scelta di politezza formale. I temi trattati invece divaricano, perchè Jessica si ispira soprattutto al mondo naturale, alle forme degli insetti, a quelle delle svariate e molteplici speci vegetali o delle classi più dimenticate dei molluschi e dei fossili. Fin da piccola, l’artista manifesta una propensione spiccata per l’arte e dopo gli studi artistici a Bologna, ritorna nei paesaggi del Polesine traendo forti suggestioni da un paesaggio apparentemente calmo, dove la vita non è mai esplosiva ma cantilena la sua cadenza sommessa. Quello che appare vuoto è al contrario ricchissimo di vita, se mai piccola, non appariscente.

L’abitudine ad analizzare i dettagli, le forme più piccole e dimenticate, o almeno meno osservate, la conduce a puntare l’attenzione alle piccole dimensioni di mosche, farfalle, cicale, fossili e piante. Ne vengono indagate le morfologie che si sottopongono a griglie di estrazione di particolari, di processi astrattivi, estensioni dimensionali, ripetizioni o ribaltamenti formali: non si tratta quindi di una replica realista di ciò che viene osservato in natura, quanto di una interpretazione estrattiva di particolari o di interi, processati a livello tecnico e immaginativo. Non a caso l’artista parla di defigurazioni, di apparizioni e sparizioni di figure che giungono al risultato di apparire enigmatiche.

Succede così che gli elementi analizzati – come nel caso delle foglie della bellissima Asteroidea, una pianta dai fiori quasi conturbanti per bellezza – si sottopongono a una ricreazione grafica: può succedere che rimanga l’idea complessiva dell’intero ma anche che ne vengano derivati alcuni particolari. Tutto comunque passa attraverso una griglia creativa ben assestata che dispone gli elementi con grande equilibrio estetico, quasi grafico, utilizzando colori spesso di derivazione naturale.

Caffè o estratti vegetali costituiscono la palette utilizzata da Ferro, che espropia il processo di riproduzione da effetti realistici per giungere a nuovi territori del visibile. Si accentuano così le declinazioni decorative che possiedono le ali di una cicala, le protuberanze di una pianta, i reticoli inquietanti di una falena notturna: le forme ricreate paradossalmente si allontanano dalla fisicità di questi reperti ma allo stesso tempo riconducono alla realtà – e alla bellezza – di questi organismi. L’oscillazione fra vicinanza e allontanamento viene accentuata anche dalla scelta dei supporti – carta di riso, carta oleata o intelaiata –, dagli allestimenti, così come dalle tecniche che Ferro utilizza: la calcografia, le incisioni a rilievo ma anche sperimentazioni con gipsografia e plexigrafia. Tecniche che invece di replicare il visibile portano a esecuzioni raffinate e uniche, realizzate tramite un vero e proprio rituale che procede per gradi.

“Mirabilia”. Jessica Ferro, Felice Nittolo
Fino al 9 maggio – Ravenna, niArt Gallery, via Anastagi 4A/6
Orari: ve 17-19; sa 10.30-12.30 e 17/19
Ingresso libero – per appuntamenti: 338 2791174 oppure mail a niartgalleryravenna@gmail.com

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