Unione con Rimini e Forlì-Cesena? No, grazie: la Camera di Commercio va con Ferrara

L’ente economico ravennate ha scartato l’unione della Romagna: chimica, agroalimentare e arte i punti in comune con la città estense

CAMCOMM

La sede della Camera di Commercio a Ravenna in viale Farini

La Camera di Commercio di Ravenna ha deciso di non fondersi con quella della Romagna, dove sono confluite Rimini e Forlì-Cesena, ma ha guardato a nord, preferendo Ferrara. L’8 agosto scorso il ministero per lo Sviluppo Economico ha firmato il decreto che dà il via al processo di fusione. Un primo passo a cui seguiranno altri tecnici e burocratici. Per vederlo completo, questa la previsione della segretaria della Camera di Commercio ravennate Maria Cristina Venturelli, servirà almeno un anno. A voler essere ottimisti, in altre parole, a fine 2018 sarà insediato il consiglio camerale di Ravenna-Ferrara.

Venturelli

La segretaria Venturelli

La scelta di sposare il territorio estense era stata molto criticata, anche a livello politico. Molte perplessità erano state espresse, ad esempio, dai repubblicani. A far pendere la bilancia dalla parte ferrarese, come spiegato a suo tempo, è stata la convergenza su alcune tematiche: polo chimico-energetico, filiera agroalimentare, economia del mare, logistica. Settori che contano molte imprese sia a Ferrara sia a Ravenna a cui si aggiunge il fatto di avere come capoluoghi due città d’arte. Inoltre la Camera di Commercio vorrebbe sviluppare il tema dei collegamenti più efficienti verso il Nord Est e l’Europa centrale. Il nuovo ente camerale avrebbe più di 90mila imprese e avrà sede legale a Ravenna, almeno secondo quanto deciso lo scorso gennaio. «Come spiegò a suo tempo il presidente Natalino Gigante – dice Venturelli – non c’erano le condizioni tecniche per un’unione con le Camere di Commercio della Romagna». La porta resta comunque aperta: «Questo è il primo step di un percorso. Il Ministero sta agendo nell’ottica di una razionalizzazione delle Camere di Commercio e non è detto che in futuro i due enti camerali non possano decidere di unirsi». Al momento è più una prospettiva che un progetto.

Tornando alle tempistiche, si è in attesa della pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale e della registrazione alla Corte dei Conti. Si passerà poi alla composizione del nuovo consiglio camerale, composto da 33 membri, che saranno scelti sia in base al numero di imprese fornito dalle associazioni di categoria (che verranno poi controllate) sia in base ad accordi di natura più politica. Infine si nominerà il presidente. A gestire la partita sarà Mauro Giannattasio, nominato commissario dal ministro, al momento segretario della Camera di commercio ferrarese.

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