«Una banca dati per i Neet per riqualificare i giovani che non studiano né lavorano»

I corsi per l’ingresso nel mercato del lavoro sono molti, ma spesso non si raggiunge il numero minimo dei partecipanti. Bergonzoni (Ecipar) propone un database dedicato: «Non troviamo disoccupati in possesso delle competenze trasversali richieste». Confindustria: «È molto difficile individuare addetti nella meccanica, in pochi scelgono gli istituti tecnici»

Novità Formative Nell’offerta Interaziendale A Catalogo 2018Difficile trovare una porta di ingresso al mercato del lavoro più efficiente di un buon corso di formazione. Oltre al classico percorso scolastico, sono tanti gli enti che formano i lavoratori nel tentativo di incrociare la richiesta delle imprese con i profili professionali sul mercato del lavoro. Gli enti di formazione sul territorio sono molti, spesso hanno target diversi e non sempre riescono ad intercettare i giovani e a riempire le classi.

A essere quasi in sovrannumero è però l’Engim. Circa 500 studenti ogni giorno entrano nelle sedi dei corsi che si tengono tra Ravenna e Cesena, la cui dirigente è Rina Giorgetti. È lei a fare il quadro della situazione: «Ci rivolgiamo innanzitutto agli studenti che abbandonano la scuola prima di ottenere il diploma. Giovani che sarebbero pronti per il mercato del lavoro ma che necessitano di un percorso formativo». C’è poi il tema dell’inclusione sociale e delle fragilità. «In quest’ambito ci rientrano gli over 50, le donne con i figli a carico, le persone in difficoltà economica». La porta d’ingresso verso questi corsi sono i centri per l’impiego, a cui è dunque importante iscriversi se si è in cerca di un’occupazione.

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Oltre a giovani e persone in difficoltà economiche, l’Engim prepara al lavoro anche le persone diversamente abili (per le quali le aziende hanno un obbligo di assunzione) e gli stranieri. «Trovare le persone disposte a frequentare i corsi – dice Giorgetti – non è difficile, anzi. Ci sono anche diverse aziende che assumono. Il problema vero è fare arrivare alla fine dei corsi questa utenza, che è molto fragile». Fondamentale è il sostegno della Regione che ha avviato ad esempio il progetto “Just in time” dedicato ai giovani tra i 18 e i 24 anni che non sono riusciti a ottenere il titolo di studio. I corsi dell’Engim sono diversi: agroalimentare; meccanica; cure estetiche; grafica; gestione di punto vendita e operatore del verde, dedicato questo agli adulti e reso possibile grazie all’acquisizione dell’azienda Marani.

A tutt’altra utenza si rivolge Il Sestante, l’ente di formazione di Confindustria Romagna. Il direttore, Enrico Tedaldi, vede il bicchiere mezzo pieno: «La grande difficoltà è trovare addetti alla meccanica, il settore che con la ripresa sta andando meglio ed è tornato ad assumere. Il lato positivo è naturalmente dato dalla buona fase dell’economia, quello negativo dai pochi candidati ad un impiego in questo ambito». I motivi? Per Tedaldi sono almeno tre. Il primo è da ricercare nelle scelte degli studenti dopo le medie: «In pochi scelgono gli Istituti tecnici, preferendo i licei». A questa prima riduzione della platea si aggiunge un aumento congiunturale dei posti di lavoro: «Fortunatamente si torna ad assumere, così le persone disposte a frequentare i corsi sono meno. Inoltre le aziende molto spesso non hanno il tempo di aspettare i mesi necessari per la formazione e preferiscono avviare i progetti con personale giovane, assunto come apprendista, anche senza esperienza». Il terzo fattore della scarsità di iscritti, secondo Tedaldi, è dato dall’aumento della stessa offerta formativa: «Con la crisi i corsi si sono moltiplicati, così si fatica a raggiungere il numero minimo necessario. Noi stessi abbiamo avviato, dopo averlo rimandato per alcune settimane, solo pochi giorni fa il percorso dedicato all’automazione».

Formazione 9Difficile trovare studenti anche per Ecipar, l’ente di formazione della Cna. La situazione è illustrata dal direttore Flavio Bergonzoni: «In questo momento mettiamo a disposizione dei disoccupati corsi professionalizzanti fondati sull’impegno delle aziende ad assumere – spiega -. Per questi corsi finanziati dalla Regione Emilia Romagna, che portano all’ inserimento in azienda, purtroppo non troviamo disoccupati in possesso delle competenze trasversali richieste dalle imprese per candidarsi alle selezioni, a cui far seguire il necessario approfondimento specialistico. I giovani diplomati, specialmente di indirizzo tecnico, riescono molto spesso ad entrare al lavoro dopo il diploma e quindi cerchiamo i Neet– giovani che non studiano e non lavorano censiti dalle statistiche – ma al momento non riusciamo ad entrare in contatto con loro».

Sono giovani che, dopo il diploma, hanno provato gli studi universitari o percorsi di inserimento al lavoro, senza ottenere i risultati sperati, assumibili in Italia con i contratti di apprendistato, dopo periodi di formazione in aula o in tirocinio. «Oggi ho partecipato al convegno di presentazione dell’Agenzia per il Lavoro costituita da Cna ed Ecipar a livello regionale – dice Bergonzoni – e sono intervenuto per chiedere alle Istituzioni presenti se si possa prevedere un’anagrafe completa di tutti coloro che non studiano, perché dobbiamo fare in modo di raggiungere tutti i Neet e gli altri disoccupati perché conoscano le opportunità che offriamo per entrare al lavoro, a partire dai corsi di formazione finanziati». Perché il nodo è tutto qui: c’è la formazione, ci sono le imprese disposte ad assumere, mancano i candidati adeguati. E poi ci sono anche le opportunità di Alta Formazione offerte dall’Its, il percorso formativo biennale che porta alla qualifica di impiantista per le reti energetiche e che consente anche a persone diplomate più mature che hanno perso il lavoro di riqualificarsi ottenendo un titolo molto ricercato sul mercato del lavoro. «Si tratta di una grande opportunità per entrare in azienda in ruoli tecnici con prospettive di carriera importanti – riprende Bergonzoni – e di recente mi è capitato di proporla personalmente a due giovani diplomati Neet, uno disoccupato, l’altro fuori corso all’Università, che hanno preferito non sfruttarla e aspettare». Allora, secondo Bergonzoni, emerge una prima urgenza: in attesa di un’anagrafe pubblica che permetta di collegare chi ha bisogno di lavoro con le opportunità, è necessario che le famiglie, gli educatori, gli insegnanti, gli specialisti di orientamento professionale facciano comprendere ai giovani che non si può stare ad aspettare l’occasione perfetta, ma occorre cogliere al volo ogni opportunità disponibile per rendersi autonomi attraverso il lavoro.

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