Autobus: corsie preferenziali e mezzi elettrici sono la soluzione per il centro

Il piano della mobilità sostenibile prevede anche 63 colonnine per la bigliettazione automatica (oggi sono due). Uno studio dell’Istituto trasporti logistica sul comune di Ravenna mostra che le criticità sono nel forese mentre sui lidi la situazione è migliore. Si punta ad aumentare i passeggeri annui: da 6,6 milioni a 7,3

Autobus 4Duecentocinquatasei chilometri e spicci. Questa è la lunghezza delle tratte che vengono coperte ogni giorno dagli autobus nel comune di Ravenna. Si tratta di un servizio che, secondo una serie di questionari proposti agli utenti e analizzati dall’Istituto trasporti e logistica (Itl), avrebbe ampi margini di miglioramento. Lo scenario del Piano urbano per la mobilità sostenibile (Pums), valido da qui al 2020, ha come obiettivo una maggiore efficienza che passa anche attraverso la tecnologia. Ad esempio i punti automatici per la bigliettazione, oggi appena due (entrambi in stazione a Ravenna) dovrebbero entro il 2020 diventare 65. Non solo: l’idea è quella di aumentare le fermate con pensilina (da 154 a 250) e anche quelle con pannelli che informano l’utenza sull’arrivo dei bus che, da 13, dovrebbero diventare 65. Lo scopo è far crescere i passeggeri trasportati: oggi sono 6,59 milioni in un anno, l’obiettivo è arrivare almeno a 7,25.

La riprogettazione della rete Tpl è “da ritenersi una delle azioni fondamentali” del Pums. Come dichiarato nello stesso piano. Del resto le tratte dei bus sono pressoché invariate da anni e non sono ritenute aderenti alle esigenze dei cittadini che “chiedono di poter usufruire degli innumerevoli servizi primari che si trovano nel centro abitato capoluogo e che non sono previsti in altre parti del territorio”. In particolare il forese – dove le corse sono rade – soffre, per questo “sarà necessario fare sinergia con le risorse e le linee di competenza provinciale per rivisitare il servizio e renderlo più aderente alle esigenze dei molti centri abitati del forese”. L’ipotesi per il centro è quella di utilizzare bus elettrici. Mezzi che abbiano una stazza più piccola di quella attuale e che circolino nella zona che gravita attorno al centro storico mentre altre due tratte ad alta frequentazione (quelle tra il parcheggio scambiatore del Pala De André e del Cinema City) dovrebbero essere servite da autobus più grandi. Il tutto con un aumento delle corsie preferenziali che porti il cittadino a vedere l’autobus come un mezzo più veloce rispetto all’auto per muoversi in città.

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Tra i documenti in mano all’amministrazione e facenti parte del Pums c’è anche lo studio di oltre trecento pagine elaborato dall’Itl a cui si accennava poche righe fa. Studio che parte da un monitoraggio della situazione e che si addentra poi nel dettaglio delle opinioni degli utenti. Emerge ad esempio che – con buona pace dei sostenitori della città a misura di bicicletta – l’84 percento di chi si muove per lavoro per viaggi di durata compresa tra i 16 e i 30 minuti utilizza l’automobile. Uno dei problemi segnalati da chi si sposta in automobile è la mancanza di alternative che si collega con una carenza di trasporto pubblico. Dopo aver analizzato le varie direttrici di traffico, lo studio entra nel dettaglio distinguendo le località del forese e quelle della costa. Nel caso dei paesi del forese, il 67 percento degli intervistati sottolinea che i servizi non presenti nelle località siano raggiungibili solo in auto. Solo il 22 percento delle persone ritiene soddisfacente il trasporto pubblico che serve il proprio paese, il 37 percento lo giudica scarso e il 41 percento “abbastanza soddisfacente” il che – sottolinea lo stesso studio – “lascia intendere come vi siano aspettative non completamente soddisfatte”. Le opinioni cambiano ovviamente da località a località. I più soddisfatti sono i cittadini di Porto Fuori, nessuno di loro giudica “scarsa” l’offerta di bus, ma ci sono paesi in cui questa opinione prevale. I meno contenti sono i cittadini di Conventello, San Bartolo, Campiano, Fosso Ghiaia e Campiano. In questi paesi la bocciatura è netta, con valori che oscillano tra l’80 e il 90 per cento.

Il problema di questi paesi è che – salvo alcuni centri più grandi – la maggior parte dei servizi (scuole, famacie, uffici postali per dirne alcuni) si trova fuori dal paese. Così avere un’auto è una questione di sopravvivenza. La risposta a queste domande nei paesi del forese porta ad una conclusione: la rete di trasporto pubblico è insufficiente secondo chi abita fuori dal centro storico e dai lidi.

Lo studio ha poi analizzato la frequenza di corse e il loro utilizzo. “Sembra complicato migliorare l’accessibilità e ridurre la necessità di utilizzo dell’autovettura nelle frazione del Comune di Ravenna attraverso una semplice intensificazione delle corse del trasporto pubblico, che risulta fondamentalmente calibrato per le attività scolastiche mattutine degli studenti diretti a Ravenna. Una futura (e prevedibile) riorganizzazione delle attività scolastiche verso modelli più flessibili, in termini di collocazione oraria, ad esempio con maggiore e diversificato utilizzo delle fasce orarie pomeridiane, può – già di per sé – complicare ulteriormente la situazione”. Fondamentalmente una rete stradale molto estesa e una bassa densità abitativa nelle frazioni rende molto difficile trovare una soluzione al problema.

Nel litorale la situazione è migliore, anche se molto variegata. La frazione meglio servita è Punta Marina, da cui transitano le linee verso Marina di Ravenna e Lido Adriano. Per questa località c’è il problema della durata del percorso che potrebbe essere accorciata con una linea diretta, attraverso via Bonifica. Oggi però non è possibile, per motivi di sicurezza ma “la pianificazione ha già individuato un intervento atto a rendere la strada percorribile da mezzi del trasporto pubblico, compresa la costruzione di una ciclabile”. L’Itl suggerisce invece di incrementare le corse per i lidi nord (Porto Corsini, Marina Romea e Casal Borsetti). Il problema della scarsità di corse è molto sentito anche a Lido di Dante, Lido di Classe e Lido di Savio anche se in queste due località la presenza di una stazione ferroviaria mitiga il problema.

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