Rifiuti speciali industriali: il 64% di quelli trattati viene da fuori regione

Si è discusso della riqualificazione dell’impianto. Legambiente: «Solo marginalmente interessa il polo ravennate»

RAVENNA 08/05/2004. HERA DISCARICA INCENERITOREIl 64 per cento dei rifiuti speciali trattati dall’impianto che Hera vuole potenziare proviene da fuori regione. Il dato, emerso durante l’istruttoria pubblica di lunedì 3 settembre, preoccupa gli ambientalisti. Solo il 19 per cento è di provenienza locale. «Si tratta di un impianto che solo marginalmente è di pertinenza del polo industriale ravennate», annota Legambiente che ha partecipato all’istruttoria pubblica che si è tenuta in Provincia. Il “revamping” dell’impianto F3 porterebbe la portata da 40mila a 50mila tonnellate annue. Il progetto prevede anche un ammodernamento ed efficientamento del funzionamento del forno e dei sistemi di controllo delle emissioni.

Le associazioni (Legambiente Ravenna, Faenza e Rete Rifiuti Zero) lamentano però come un incremento della portata potrebbe generare un ulteriore conferimento di rifiuti speciali di provenienza esterna alla Regione. «Questo – dicono – anche in vista del fatto, che lo stesso proponente nega ogni possibile incremento della quota di rifiuti urbani trattati, indirizzati al forno». Da un lato si ha quindi la chiusura dell’inceneritore urbano, prevista dal piano regionale dei rifiuti, e il divieto di realizzare nuove discariche in un contesto – quello ravennate – che non brilla per raccolta differenziata.

«Poniamo – aggiungono gli ambientalisti – in forte discussione la possibilità di inviare, in un futuro prossimo, i nostri rifiuti urbani a Forlì, in quanto l’impianto ravennate, tecnicamente capace di smaltire qualsiasi rifiuto compreso gli urbani, è destinato agli speciali di provenienza esterna. Prima di tutto va assicurato lo smaltimento dei propri rifiuti». La necessità è quindi quella di incrementare la quota di differenziata, così da limitare l’impatto sulle località limitrofe.

«Sempre nel merito del revamping – concludono gli ambientalisti – non sono state fornite puntuali e chiare informazioni rispetto ad un possibile incremento assoluto delle emissioni, in particolare di composti organici volatili. Pur considerando interessanti e utili le integrazioni richieste da Arpa, riteniamo che anche le eventuali forme di compensazione richieste, non siano sufficienti alla necessità di diminuire l’impatto ambientale dell’ammodernamento dell’impianto, se non si riducono le quantità massime di rifiuti conferiti. Riteniamo pertanto che l’approvazione della Regione al progetto di revamping debba essere subordinata al mantenimento dell’attuale portata massima dell’impianto di 40 000 ton/anno».

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