Nuovi permessi per coltivazione idrocarburi nella Bassa Romagna: «Bomba ambientale»

Legambiente e Possibile contro il via libera per gli impianti “Bagnacavallo” e “San Potito”. Il ministro: «Colpa del Governo precedente…»

San Potito E CotignolaContinua il dibattito dopo il via libera del Ministero dello Sviluppo Economico ai decreti che sanciscono il conferimento della concessione di coltivazione di idrocarburi “Bagnacavallo” e un ulteriore proroga della concessione di coltivazione “San Potito”; entrambe ricadenti nella provincia di Ravenna e che in entrambi i casi vedranno rendere operativi cinque pozzi (di cui tre nuovi ciascuno) di interesse rispettivamente della società “Aleanna Italia” e “Società Padana Energia”.

Legambiente, torna a ricordare la natura geologica fortemente subsidente dell’area della Bassa Romagna e di come l’estrazione di idrocarburi dal sottosuolo, sia un’attività fortemente determinante per l’abbassamento del suolo. «Che l’adempimento sia frutto o meno di un’inerzia decisionale derivante da governi precedenti, poco importa. Quello che dobbiamo fare è il qui e ora, ed è importante che qui e ora si prendano posizioni chiare e decise anche a livello locale, per contrastare lo sviluppo di nuove attività di ricerca e di coltivazione di idrocarburi, nell’entroterra, come in mare», commentano Legambiente Ravenna e Bassa Romagna, che invitano tutti gli amministratori locali «ad avere il coraggio di divenire promotori di una sempre più necessaria transizione energetica, prendendo posizioni di contrasto ad ulteriori attività estrattive, a tutela del territorio e delle comunità che lo abitano».

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«Il territorio della Bassa Romagna – continua la nota dell’associazione –, ha già dato in termini di sfruttamento di risorse energetiche ed è pura follia consentirne un ulteriore sfruttamento da parte di queste società anche in vista delle disposizioni di tutela che propone la “Legge Ravenna”, per contrastare il fenomeno della subsidenza. Pertanto, continuiamo ad augurarci che nuovi permessi ancora in fase di sola prospezione, come quello che interessa l’area “La Stefanina”, che riguarda le zone di Alfonsine, Mezzano e del Ferrarese, non trovino adito alla loro prosecuzione, ponendo per sempre fine a nuove attività estrattive sul territorio».

Sulla stessa linea Andrea Maestri, avvocato ravennate della segreteria nazionale di Possibile. «La concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi Bagnacavallo piove come una bomba ambientale sul territorio con effetti lunghi 20 anni, ossia la durata della concessione. Stesso discorso, sebbene di durata inferiore di 5 anni, è relativo alla coltivazione San Potito. Invece di puntare agli investimenti sulle politiche ambientali, si preferisce seguire le solite logiche di un modello economico dannoso. E che peraltro potrebbe essere facilmente superato: serve solo la volontà politica e un progetto chiaro».

Nei giorni scorsi, dopo un articolo del Fatto Quotidiano, sul tema è intervenuto direttamente anche il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, con alcune precisazioni. «Da quando sono Ministro non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari e mai lo farò. I permessi rilasciati in questi giorni dal Mise – conferma comunque Costa – sono purtroppo il compimento amministrativo obbligato di un sì dato dal ministero dell’Ambiente del precedente governo, cioè di quella cosiddetta sinistra “amica dell’ambiente”».

Contro i nuovi permessi anche l’ex parlamentare ravennate Giovanni Paglia, di Sinistra Italiana. «Ci uniamo all’appello di Legambiente: oggi più che mai è importante che cittadini e amministratori locali si uniscano in una battaglia in difesa dell’ambiente e del territorio. Sinistra Italiana sarà al loro fianco, oggi come ieri».

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