Cresco cambia: si cerca un partner per la gestione. Obiettivo: ampliare la domanda

La sede traslocherà in un altro spazio ma rimarrà sempre nel quartiere Sant’Agata. Uffici non più riservati alle sole industrie della cultura

CrescocoworkingIl 31 dicembre prossimo il coworking Cresco, promosso dal Comune di Ravenna, traslocherà nel quartiere Sant’Agata spostandosi di poco nella stessa strada. Ma sarà l’occasione per entrare nella seconda fase della sua vita, con un nuovo modello organizzativo che si mostri “più flessibile alla domanda e meno limitativo nell’offerta”. Per farlo il Comune cercherà un partner a cui affidare la gestione degli spazi e i lavori necessari nei nuovi uffici, sempre in via Sant’Agata e sempre di proprietà comunale. Il trasloco dal punto di vista geografico è insomma di breve entità ma il cambio di passo previsto per Cresco (Creative Social Coworking) sarà di non poco conto.
Attualmente il coworking conta cinque uffici che ospitano dieci postazioni attrezzate e due sale comuni. Erano previste due modalità di accesso allo spazio, secondo un regolamento deciso nel 2015. Chi presentava un progetto con un percorso completo di impresa poteva rimanere a titolo gratuito fino a 24 mesi. Chi invece aveva bisogno solo di uno spazio per lavorare poteva pagare una tariffa per usufruire dei servizi: si tratta dei cosiddetti temporary coworkers. L’esperienza sperimentale è giunta al termine alla fine del 2017, con – si legge in una relazione di Palazzo Merlato – “risultati altamente positivi”. Nel nuovo spazio le postazioni totali passeranno da 14 a 13.

Nel febbraio del 2018 sono state fissate nuove linee guida: dedicare più spazio ai temporary coworkers per dare la possibilità a più persone di utilizzare gli spazi e garantire “un’adeguata rotazione dei soggetti presenti”. Anche le tematiche saranno diverse e non più legate, come all’inizio, alle aziende attive nell’industria culturale creativa e dell’innovazione sociale. Sganciare il coworking da questo settore è appunto il modo in cui l’amministrazione intende ampliare l’offerta. Finora lo spazio era gestito da Villaggio Globale, società cooperativa che aveva individuato una figura di coordinamento con funzione di gestore e facilitatore. L’affidamento scade il 31 agosto e, al di là di possibili proroghe per coprire i mesi tra settembre e dicembre, il Comune passerà poi ad una nuova forma di gestione: il partenariato pubblico-privato. In base a questo contratto il Comune conferirà ad un operatore economico il complesso delle attività del coworking per un periodo che consenta all’impresa di rientrare dall’investimento. Investimento che riguarda innanzitutto i lavori da portare a termine nel complesso, stimati in un totale di 40mila euro ma anche la gestione dello spazio, il coordinamento al suo interno, la fatturazione ai coworkers e la manutenzione straordinaria.

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L’affidamento dell’incarico vale in totale 134mila euro per cinque anni, fino al 30 settembre 2024. La cifra che verserà il Comune nel quinquennio è così composta: ventimila euro andranno a coprire parzialmente i lavori, centomila euro il canone di gestione e diecimila euro l’opzione di proroga. Le tariffe pagate dai coworker verranno incassate dal gestore per conto del Comune ma dovranno essere integralmente destinati a lavori di adeguamento, rifunzionalizzazione o fornitura di servizi. Non si parla del resto di una gran cifra: vista la natura pubblica dello spazio, i servizi pagati da chi ne usufruisce resteranno calmierati pur aumentando del 30 percento. Si andranno così a pagare 16 euro al giorno per una postazione, con un abbonamento mensile da 127 euro o uno trimestrale da 160 euro. Entrambi comprendono diverse ore di usufrutto della sala riunioni. Il Comune stima, sulla base degli anni precedenti, in cinquemila euro all’anno le entrate massime che possono essere incassate: non abbastanza da giustificare quindi l’investimento di un privato che dovrà anche pagare un dipendente – sebbene per sole 14 ore settimanali – come coordinatore dell’area. Questo il motivo per cui c’è la necessità di corrispondere un canone annuo (al netto dell’Iva 16.400 euro) all’affidatario. A giugno si è svolta la prima indagine di mercato per capire se esistano imprese interessate ad essere invitate alla gara. A tale indagine è seguita, a luglio, la delibera di giunta che dà il via libera alla gara che si svolgerà con i criteri dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Poi la seconda fase di Cresco potrà cominciare.

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