La Cna contro il divieto di uscire dal proprio comune per andare dai parrucchieri

L’associazione: «I ristori così come presentati non bastano più, servono nuovi interventi per evitare il collasso»

Parrucchieri Coronavirus Inail IssLa Cna si scaglia contro la Regione Emilia-Romagna per le interpretazioni restrittive delle nuove norme da “zona arancione”. In particolare l’associazione lamenta il fatto che in Emilia-Romagna siano stati esplicitamente vietati gli spostamenti verso i comuni limitrofi a quelli dove si abita per usufruire dei cosiddetti servizi alla persona (parrucchieri ed estetisti), “a meno che non siano presenti nel proprio comune”.

Un divieto che è stato esteso anche a gommisti, carrozzerie, autofficine e lavanderie e che invece come noto non vale per la spesa alimentare.

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A protestare è in primis il presidente della Cna Ravenna, Pierpaolo Burioli, che chiede «qualche opportunità in più per quei segmenti di impresa che applicano ferrei protocolli di sicurezza, che ricevono per appuntamento la propria clientela garantendo il contingentamento dei flussi e che hanno fatto della personalizzazione del servizio la loro mission principale».

«È ancora più incomprensibile – prosegue il direttore della Cna di Ravenna, Massimo Mazzavillani – la disomogeneità nelle interpretazioni da parte delle varie istituzioni. Ad esempio, in Emilia-Romagna non sono consentiti tali spostamenti, mentre nelle Marche sono consentiti (e entrambe le Regioni sono collocate in Zona Arancione); a Brescia e Sondrio (province collocate in una Regione in Zona Rossa) si può, da noi non si può! E potremmo continuare ancora con questi esempi. Oggi più che mai abbiamo bisogno di unità di intenti da parte delle Istituzioni e non di litigiosità e diversificazioni».

Con questa decisione della Regione Emilia-Romagna, secondo Cna «si compie, invece, un atto che avrà effetti pesanti sulle imprese dei settori citati, che pur continuando ad essere aperte in questa fase di grave difficoltà, oltre a dover fare i conti con una pesante contrazione dei consumi interni, non potranno neppure fare affidamento sulla loro clientela abituale. E, inoltre, sono anche escluse dai ristori previsti dai decreti nazionali».

La Cna annuncia quindi di aver richiesto «un profondo ripensamento dei criteri di assegnazione dei ristori», che così come sono stati presentati «non riescono a dare adeguata tutela a imprese, autonomi e professionisti che compongono le filiere colpite dalle misure restrittive».

«L’allargamento delle restrizioni su base territoriale rende superflua la distinzione tra le attività chiuse per ordinanza e quelle che, pur rimanendo aperte, vedono il proprio giro d’affari fortemente ridimensionato – dichiara, in conclusione, Burioli –. Il crollo della domanda sta interessando segmenti sempre più ampi di mercato, tali da rendere chiaramente inadeguato il meccanismo dei codici Ateco che richiede quotidiani aggiustamenti. Diventa quindi indispensabile adottare come criterio per accedere al contributo a fondo perduto il riferimento al fatturato delle aziende, unico indicatore che effettivamente fotografa l’andamento delle imprese. In questa logica il riferimento non può essere limitato allo scorso mese di aprile ma dovrà tenere in considerazione un periodo più congruo, considerando la ciclicità di molti settori dell’economia. È evidente che dovranno essere stanziate ulteriori e robuste risorse per fronteggiare una situazione in rapido peggioramento. Senza interventi tempestivi e incisivi tante aziende rischiano il collasso».

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