La stagione balneare si avvia alla chiusura e secondo i titolari di alcuni stabilimenti sulla spiaggia di Marina di Ravenna e Punta Marina il bilancio finale sarà negativo. Gli imprenditori intervistati stimano cali di presenze tra gli ombrelloni dal 15 al 30 percento rispetto alle medie degli ultimi anni. I due lidi sono quelli che per primi, tra i nove del comune di Ravenna, sono stati coinvolti dal progetto “Parco marittimo”, la riqualificazione degli stradelli di accesso ai bagni. Ma proprio la rivoluzione di viabilità e parcheggi è indicata dai bagnini tra le cause della crisi, considerandola una disparità rispetto alle località vicine. A completare il quadro delle criticità lamentate dagli imprenditori c’è la mancanza di strutture ricettive e di investimenti pubblici.
Dai feriali al weekend
«Marina di Ravenna è praticamente deserta dal lunedì al venerdì – racconta Elena Ferroni del bagno Charlie -. Una volta lavoravamo sette giorni su sette, sia a pranzo che a cena. Oggi, durante la settimana, ho perso almeno 20 coperti al giorno solo per il pranzo. E parliamo di clienti fidelizzati, che preferiscono fare la pausa pranzo altrove».
Una tendenza confermata anche da Monika Balestri del bagno Wave di Punta Marina: «Per quanto ci riguarda il lavoro non è mancato, ma è cambiato radicalmente. Se prima facevamo 50 coperti ogni giorno, ora ne facciamo 10 durante la settimana e 200 la domenica. È tutto concentrato in pochi giorni, ma abbiamo comunque avvertito un calo che può aver raggiunto anche il 30 percento di presenze».
Anche secondo Domenico Regini, del Donna Rosa a Marina, la clientela abituale si è assottigliata nei giorni feriali: «Il cliente tipo è quello che parte da casa, ma se trova traffico o maltempo non viene. Noi sopravviviamo grazie agli eventi infrasettimanali, ma il calo è evidente: nell’ultimo anno abbiamo perso un 10-15 percento di fatturato», su fatturati, dicono in generale gli imprenditori, già a loro volta in calo.
Occupazione
Il calo di clientela durante i giorni feriali si riflette anche nell’occupazione del personale che in molte occasioni viene ridimensionato. «Tocca fare assunzioni a chiamata per il sabato e la domenica, quando hai bisogno di 30 persone, mentre durante la settimana bastiamo noi titolari – dice Balestri del Wawe –. Se prima potevi offrire dei lavori stagionali, ora si fa più fatica». Anche al bagno Finisterre hanno necessariamente dovuto contenere il personale: «Tradizionalmente lavoravamo con due bar sempre aperti – afferma la titolare Laura Sillato – ma quest’anno abbiamo ridotto l’orario di apertura di uno dei due».
Senso unico e parcheggi
Molti operatori, come detto, puntano il dito contro le scelte urbanistiche che hanno reso più difficile raggiungere le località balneari. La trasformazione del lungomare con il progetto del Parco Marittimo, l’introduzione del senso unico nei weekend a Marina e la scarsità di parcheggi “comodi” hanno inciso, secondo diversi gestori, sulla decisione dei ravennati di “fare una scappata al mare”. «Il Parco marittimo è bello da vedere – riconosce Laura Sillato del bagno Finisterre –, ma ha tolto posti auto e reso Marina meno accessibile. La località viveva dei ravennati che venivano anche solo per il pranzo o dopo lavoro, ma oggi preferiscono Lido Adriano, dove è sicuramente più comodo parcheggiare».
Anche Ferroni lamenta un calo dei posti auto pari a 60 unità, in spiaggia, per il bagno Charlie: «Adesso abbiamo solo tre pass per parcheggiare all’interno. Per operatori e clienti fare il giro lungo a causa del senso unico è un disagio quotidiano. Alcuni mi dicono chiaramente che preferiscono altre località come Lido Adriano o Marina Romea, dove è più facile accedere».
Alessandro Zangaglia, storico proprietario del Bbk di Punta Marina, parla di differenza di trattamento che l’amministrazione comunale ha riservato nei confronti delle varie località marittime ravennati: «Le famiglie sono penalizzate dall’assenza di parcheggi nelle vicinanze. Prima di accedere alla spiaggia sono costrette ad aspettare un pullman pieno di gente sotto a 35 gradi. Tutto ciò scoraggia e ne subiamo le conseguenze».
Mancano anche i posti letto
Il turismo locale soffre anche di problemi strutturali più profondi e ormai noti da tempo: mancanza di investimenti, carenza di strutture ricettive e un’offerta che fatica ad attrarre nuove fasce di clientela. «Ormai un weekend a Marina costa quanto uno a Ibiza – dice Balestri del Wawe –. Eppure non offriamo gli stessi servizi. Una stanza in un bed and breakfast ristrutturato a Punta Marina può arrivare a 140 euro a notte, sono prezzi fuori mercato». A Marina di Ravenna il problema è ancora più marcato: «Non ci sono alberghi abbastanza capienti da compensare il calo dei clienti locali – spiega Sillato, proprietaria del Finisterre ma anche dell’Alba Hotel in centro a Marina –. Anche se il mio albergo è pieno, non basta a sostenere il lavoro della spiaggia. Manca un piano per attrarre investitori nel settore ricettivo».
Bolkestein
La mancanza di investimenti si collega all’incertezza per la direttiva Bolkestein e le concessioni balneari in scadenza, che non permette una programmazione a lungo termine. «Chi ha il coraggio di costruire un albergo? – si chiede Balestri –. Gli investimenti dei bagni sono paralizzati dalle incertezze sulle concessioni demaniali e questo non favorisce l’attrazione di nuovi clienti che dovrebbero essere la domanda di posti letto. Questa incertezza paralizza tutto il comparto turistico, diventando così un cane che si mangia la coda: pochi investimenti sulla ricettività significa poco turismo».
Zanzare e previsioni meteo
L’estate 2025 ha poi riservato ulteriori difficoltà, non previste: «Le zanzare hanno reso impossibile stare all’aperto molte sere – denuncia la proprietaria del Wawe –. Non abbiamo assistito a disinfestazioni straordinarie e quindi diventa un disastro. Inoltre, le persone ormai controllano le previsioni meteo come un oracolo: basta il 10 percento di probabilità di pioggia e nessuno parte da casa».
Il meteo non è visto come una scusante per i gestori, ma è un elemento impattante anche per Zangaglia: «Il meteo è cambiato radicalmente. Ultimamente la prima parte dell’estate è più fredda e poi si alternano temporali fortissimi, che non aiutano il turismo e accorciano ulteriormente la stagione».
Etilometro in strada
Per Ferroni del Charlie, un calo notevole dello spostamento serale verso i lidi è dato anche dagli eccessivi controlli: «Ho visto sette pattuglie della polizia in una sera, solo per uscire da Marina: così si scoraggiano i clienti, soprattutto i giovani. Va bene controllare e va bene fare in modo che la gente non guidi in condizioni inadatte, però se si esagera con i controlli finisce per diventare un deterrente».
Nuove idee
Di fronte alla crisi c’è chi cerca di reagire con nuove idee. Dal Donna Rosa, per esempio, dicono di non aver tagliato né personale né servizi: «Siamo ottimisti, cercando sempre di inventarci qualcosa per portare il cliente da noi – racconta Regini –. Eventi, serate, feste: finché possiamo, non rinunciamo alla qualità. Ma anche noi, il prossimo anno, dovremo ragionare». Invece per Sillato del Finisterre il target sul quale si dovrebbe puntare è quello degli eventi sportivi: «Ci dovrebbe essere uno sforzo da parte del Comune per investire un po’ di più su quel fronte o aiutare gli operatori privati a mettere in campo delle iniziative. Anche il famoso progetto del Beach Stadium che doveva esserci (tra le proposte della campagna elettorale di De Pascale nel 2016, ndr): non si è mai realizzato, però a mio avviso sono quelli i progetti che possono spostare turisti o far venir voglia a qualcuno di aprire strutture alberghiere».