Fa discutere la nuova lottizzazione di Lido di Dante. Nei giorni scorsi – come riportava un articolo del Resto del Carlino di ieri, 31 gennaio – è stata pubblicata la variante al Piano urbanistico attuativo relativa ai nuovi insediamenti turistici e residenziali, per cui sarà possibile presentare osservazioni e opposizioni entro sessanta giorni. Il progetto, che interessa un’area di oltre 156mila metri quadrati delimitata da via Paolo e Francesca, via Catone e terreni agricoli, vede come soggetti attuatori le società immobiliari Ritmo e Mare Azzurro, che hanno già avviato i primi lavori di riporto di terra.
L’intervento rappresenta il secondo stralcio del piano e punta a completare l’abitato nel quadrante sud-ovest della località, finora non edificato, prevedendo anche l’innalzamento del piano di campagna per garantire la sicurezza rispetto a possibili ingressioni marine. La nuova lottizzazione sarà suddivisa in quattro settori: aree a verde pubblico e parcheggi, verde privato, residenziale con edifici di massimo due piani e una vasta area destinata alla ricettività turistica all’aria aperta. Il progetto include inoltre una struttura turistico-ricettiva articolata in più zone funzionali e la realizzazione di opere pubbliche a carico dei privati, tra cui la sistemazione di viale Catone con l’allargamento della carreggiata, la creazione di marciapiedi e piste ciclabili e la riorganizzazione del parcheggio pubblico in via Paolo e Francesca.
Tra i commenti sui social, da segnalare quello di Paride Antolini, ex presidente dell’Ordine dei geologi dell’Emilia-Romagna, oggi responsabile per l’area di Forlì-Cesena: «A Lido di Dante, guarda caso in quel di Ravenna (un po’ testoni a capire da quelle parti) si prevedono 17 ettari di nuova urbanizzazione con migliaia di metri di nuova edificazione prevedendo di alzare la quota del piano campagna di due metri (così in caso di alluvione si toglie spazio e volume e si rimanda più acqua alle case esistenti). Alla prossima alluvione o mareggiata smettiamo di dire che servono geologi nelle pubbliche amministrazioni, i geologi ci sono e non dipende dalla loro o meno presenza. Mi piacerebbe vedere sorgere un comitato (il comitato c’è ma probabilmente il tema risulta poco interessante) ora, non dopo, quando ci sarà da piangere, mi piacerebbe vedere un onorevole o un senatore dell’opposizione di centro destra parlare ora, non dopo. La verità è che il mattone piaceva prima e piace ora, a tutti».
Tra chi ha presentato già osservazioni contrarie c’è l’associazione ambientalista Italia Nostra, che commmenta: «C’è da chiedersi chi possa investire con tranquillità i propri soldi in un simile ambito. I motivi per dubitare sono moltissimi. Il più pesante riguarda certamente la gravissima sofferenza idraulica del territorio: punito da 50 anni di estrazioni di gas, afflitto da subsidenza inarrestabile con punte di abbassamento di 2 cm annui, presenta una costa pressoché impossibile da tutelare tramite gli usuali presidi fissi (scogliere, ecc.). Altre soluzioni lanciate recentemente in pompa magna, altro non sono che minuscoli e costosissimi tentativi sperimentali a piccola scala, ben lungi dall’affrontare il problema nella sua interezza. Lido di Dante, che di fatto verrà raddoppiata con la nuova edificazione che l’abbraccia quasi totalmente da sud, già ora lamenta gravi mancanze per quanto riguarda lo scolo delle acque, smaltite da un unico fosso che provoca spesso allagamenti nelle abitazioni limitrofe. Niente di meglio che risolvere il problema rialzando di due metri sul livello del mare gli oltre 17 ettari di suolo della nuova cementificazione. Peccato che il resto del paese sia di pochi centimetri sopra al livello del mare, e che solo in pochissimi punti raggiunga o superi il metro. In poche parole, la nuova lottizzazione sovrasterà di quasi due metri la quota del paese esistente, e il rischio concreto è che finalmente si potrà parlare spesso di alluvioni anche a Lido di Dante».
«Un altro rischio gravissimo – continua Italia Nostra -, che certamente non interessa ai palazzinari ma che invece dovrebbe preoccupare di molto le amministrazioni e i vari enti, tipo Parco del Delta del Po, che allegramente autorizzano, è la facile previsione che questa lottizzazione, con ben 700 nuovi abitanti previsti, darà il colpo di grazia ad uno degli ultimi paradisi naturali dell’alto Adriatico, ovvero ben due Riserve naturali dello Stato: Duna costiera-foce Bevano e Pineta di Ravenna. Vicine al collasso per le continue erosioni marine, con la spiaggia pressoché non più esistente in numerosi punti, ora verranno attaccate massicciamente anche da terra, da tutti i nuovi abitanti che pretenderanno, com’è logico, un posto al sole. Luoghi in gran parte non accessibili in virtù della loro preziosità ambientale, con habitat e specie rarissime, verranno piegati senza colpo ferire alle nuove esigenze del mercato immobiliare, e la pineta, già sofferente per le ingressioni marine e per l’inesorabile tracollo delle dune naturali protettive, distrutta per ricavare altre spiagge. Un progetto che, contrariamente a quanto prescritto da tutti i tecnici per arginare la fragilità costiera, andrà ad irrigidire il litorale in un contesto preziosissimo e già pericoloso per la sicurezza idraulica. Ci chiediamo con quale faccia sia possibile proseguire imperterriti».



