Dallo scorso novembre Francesco Benevolo è presidente dell’Autorità portuale di Ravenna, dove si era già insediato a giugno come commissario in sostituzione di Daniele Rossi. Economista con un lungo percorso professionale nel settore dei trasporti e della logistica, ha coperto ruoli dirigenziali in Rete Autostrade Mediterranee, Censis e Confitarma. È professore di Economia dei trasporti e delle infrastrutture all’Università europea di Roma.
Appena si è insediato si sono accese le proteste contro i traffici da Ravenna a Israele. Il 6 febbraio ci sarà un nuovo corteo in darsena.
«È stata una questione difficile da gestire. Comprendo la tensione emotiva sul conflitto israelo-palestinese, tuttavia non abbiamo la competenza su queste attività. Ma non è stata l’unica partita complicata. Ho voluto prendere subito in mano il dossier delle navi abbandonate nella Piallassa Piomboni e nonostante le difficoltà burocratiche, a dicembre siamo riusciti a pubblicare la gara per iniziare finalmente a rimuoverle».
Quali obiettivi si è posto per il suo mandato?
«Pianificare lo sviluppo del porto di Ravenna in tre direzioni. La prima è continuare a potenziare il traffico merci e passeggeri, la seconda è implementare i collegamenti col retroterra. Oggi un porto che guarda solo verso il mare non ha grandi possibilità di crescita; il suo valore aumenta se riesce a soddisfare le esigenze della logistica a terra. Nel caso di Ravenna, questo significa migliorare le infrastrutture stradali e ferroviarie per valorizzare la Zona logistica semplificata, a partire dalle connessioni con gli interporti di Bologna e Parma. In questo senso sarà fondamentale il dialogo con Anas e Rfi. Ravenna è un porto di primaria importanza per l’intera penisola, in particolare per le rinfuse di cui abbiamo la leadership nazionale. Lo scorso anno abbiamo raggiunto il record storico con 28 milioni di tonnellate e i dati di gennaio 2026 sono sulla stessa scia. Siamo già la porta d’ingresso per l’import in Pianura padana, ma vogliamo continuare a muovere l’economia e l’occupazione puntando soprattutto su cereali, fertilizzanti, cemento e argille».
La terza direzione di sviluppo?
«Consolidare il porto di Ravenna come hub energetico. Mentre in passato gli scali marittimi erano considerati solo per i traffici, oggi gli investitori privilegiano le infrastrutture multi-purpose. Siamo già un polo di progetti avanzati e di rilievo internazionale: il Ccs di Eni per la cattura e lo stoccaggio di anidride carbonica, il rigassificatore di Snam, il cold ironing per alimentare le navi da crociera con la rete elettrica mentre sono ormeggiate, in modo pulito grazie al vicino impianto fotovoltaico. Dopo la grave crisi energetica scoppiata a causa del conflitto tra Russia e Ucraina, il porto di Ravenna ha dato un grande contributo all’Italia e confido che si possa andare avanti in questa direzione, a partire dal progetto
dell’eolico offshore in attesa di attuazione. Significa mettere un piede nel futuro».
I lavori del nuovo terminal crociere sono in ritardo e la struttura non sarà pronta per aprile come previsto.
«Purtroppo l’ingegneria non è sempre una scienza esatta, soprattutto se riguarda i lavori sul mare che sono già di per sé complessi. Si tratta di un piccolo rinvio di qualche settimana, ma il cantiere sta procedendo bene. Abbiamo già firmato le autorizzazioni per installare la tensostruttura che accoglierà le prime navi della stagione».
Quando sarà completato il parco delle dune, previsto come opera di compensazione?
«Il primo stralcio dei lavori è stato aggiudicato e inizierà a breve, per essere terminato entro il 2026. Il secondo stralcio sarà messo a gara entro la prima metà di quest’anno e finito per il 2027».
Il terminal è stato criticato dai residenti di Porto Corsini per l’aumento del traffico e del cemento.
«A mio parere dovremmo esserne orgogliosi. Si tratta di una bellissima porta di ingresso per la città, con un grande mosaico e una passerella sopraelevata che diventeranno dei simboli per Ravenna. Il nuovo terminal porterà centinaia di migliaia di passeggeri internazionali, che significano non solo un apporto economico, ma anche un biglietto da visita per il capoluogo bizantino nel mondo. Non vedo l’ora di inaugurarlo insieme ai miei predecessori che hanno avuto l’intuizione e la capacità di avviare un’operazione non facile».
Il 22 dicembre il governo ha approvato la riforma dei porti, che prevede di accentrarne la gestione alla nuova società Porti d’Italia spa, sottraendo alcune competenze alle Autorità portuali. Cosa ne pensa?
«Non esiste ancora una legge ufficiale su cui esprimersi, ma trovo necessario un maggiore coordinamento nazionale. L’Italia ha bisogno di un sistema portuale più forte, coeso e interconnesso, con gli scali che lavorino in sinergia tra loro anziché in competizione. L’attuale legge sui porti risale al 1994, con una parziale ma importante riforma avvenuta nel 2016. In trent’anni il contesto internazionale è mutato. Spetta alla politica, e non ai tecnici come me, decidere la forma della nuova regia. Di sicuro il percorso non sarà facile, poiché si tratta di intervenire su un’automobile che sta andando a 300 all’ora. Confido che il parlamento sappia ascoltare le parti interessate e gestire il passaggio nel migliore dei modi».
Ancora non è chiaro da dove arriveranno le risorse per il capitale iniziale di 500 milioni della Porti d’Italia. L’ipotesi più accreditata è che verranno sottratte alle Ap. Assoporti stima il 40% per ogni ente, che per Ravenna significherebbe 20 milioni in meno all’anno. Teme che questo possa influire sull’operatività e gli investimenti?
«Non ritengo credibili queste ipotesi. Ho fiducia nella politica e dubito che abbia intenti punitivi o distruttivi nei confronti delle Autorità portuali. Non riesco a immaginare che possa mettere i porti italiani sul lastrico; confido che saranno fatte tutte le valutazioni necessarie per valorizzare al meglio le risorse pubbliche».
Nei giorni scorsi è emerso il caso della compagnia statale cinese Nuctech, che ha vinto un importante appalto dell’Agenzia delle dogane per la fornitura di alcuni scanner per i controlli dei container. Gli Usa hanno chiesto al governo italiano di annullare la gara perché temono che la Cina possa acquisire informazioni riservate sui traffici nei paesi Nato, con rischi per la sicurezza nazionale. La fornitura non riguarda Ravenna, ma nel porto ci sono tecnologie Nuctech acquistate in passato? E cosa ne pensa di questo allarme?
«Non risultano apparecchiature Nuctech al porto di Ravenna. Quello delle tecnologie digitali è un tema fondamentale e molto delicato, come dimostra il recente caso dell’Ap di Ancona (a cui un gruppo hacker ha rubato 56mila file riservati per pubblicarli online, ndr). Per questo stiamo investendo molto nella cybersicurezza. Finora il metodo convenzionale degli appalti non ha considerato questo aspetto, privilegiando solo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, ma è evidente che la sicurezza nazionale vada messa sullo stesso piano».



