giovedì
12 Marzo 2026
Imprese artigiane

Moda e sostenibilità, se ne parla con Cna: «Con le nuove regole più costi anche per chi già usa buone pratiche»

Il 13 marzo a Ravenna un incontro divulgativo per conoscere meglio il settore e il suo futuro. Bellini, presidente Federmoda: «Il passaporto del prodotto deciso dall'Ue è ancora pieno di incertezze»

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La sostenibilità è ormai la sfida per ogni settore economico. Lo è in maniera ancora più marcata per il mondo della moda che deve fare i conti con la nuova strategia tessile introdotta dall’Unione europea che intende ridefinirne gli asset secondo standard ambiziosi: materie prime certificate, riuso e riciclo potenziato, progettazione sostenibile (ecodesign), gestione dei rifiuti attenta e responsabile, filiera trasparente. Cna Federmoda della provincia di Ravenna e Slow Food Ravenna organizzano un seminario divulgativo: esperti del settore, con varie competenze, saranno i relatori di un incontro aperto al pubblico in programma il 13 marzo alle 17.30 nella sede dell’associazione (viale Randi 90). Il focus è la sostenibilità della moda, dal valore della manifattura artigiana agli impatti del fast fashion, verso un modello di produzione e di consumo più consapevole, una sorta di alleanza tra imprese virtuose e consumatori.

L’evento promosso da Cna, quindi, proverà a contestualizzare la situazione attuale: «Cerchiamo di informare i nostri associati – spiega Claudia Bellini, 38 enne imprenditrice del settore e presidente provinciale di Federmoda –. Teniamo alta l’attenzione sul tema e diamo la parola a chi ha già messo in atto strategie di cambiamento». Bellini farà i saluti di apertura dell’incontro per lasciare poi la parola ai relatori: Elisa Tosi Brandi (professoressa associata al dipartimento di Beni Culturali a Ravenna dove insegna, tra i vari corsi, “Storia e patrimonio culturale della moda”), Sergio Baroni (esperto nella gestione dei rifiuti), Maria Silvia Pazzi (fondatrice di Regenesi e Regenstech) e Dario Casalini (fondatore di Slow Fiber).

Tra le declinazioni della normativa madre voluta dall’Ue, che troveranno applicazione a breve, un tema dibattuto è il passaporto digitale di prodotto. Il cosiddetto Dpp (dall’inglese digital product passport) riguarderà anche altri settori dell’economia, non solo la moda, ma solo per le merci vendute in Ue e dovrà contenere tutte le informazioni sul ciclo di vita del prodotto: la composizione, la sostenibilità, la tracciabilità, le possibilità di riciclo e tanto altro. «Le ultime notizie dicono che il passaporto potrebbe essere obbligatorio da gennaio 2027 – dice Bellini – ma in questo momento le aziende sono un po’ disorientate perché a oggi non ci sono ancora linee guida chiare su cosa succederà e sui requisiti specifici per la conformità». L’ipotesi al momento più probabile è che l’accesso al Dpp avvenga tramite un codice Qr “dinamico” che accompagna gli abiti. «Ma ancora non si sa come sarà da generare, che caratteristiche dovrà avere, se dovremo appoggiarci a qualche piattaforma. E di conseguenza non ci sono previsioni sui costi da sostenere».

L’obiettivo di tutto, almeno nei principi ispiratori, è di rendere il settore più sostenibile. Federmoda cita alcuni dati che giustificano la necessità di un’inversione di rotta: ogni anno nel mondo vengono prodotti circa 150 miliardi di capi di abbigliamento di cui oltre 40 miliardi vengono distrutti senza mai essere stati indossati. Nel 2024, gli indumenti scartati e gettati a livello globale hanno raggiunto i 120 milioni di tonnellate: l’80 percento è finito nelle discariche o negli inceneritori, solo il 12 percento è stato riutilizzato, e meno dell’uno percento è stato riciclato in nuove fibre tessili. Ogni giorno, poi, arrivano in Europa oltre 12 milioni di pacchi di importazione extra-Ue.

La ricerca della sostenibilità non spaventa Bellini, ma le scelte dell’Ue generano quantomeno delle perplessità: «Ci sono tante aziende, specie quelle artigiane, che da tempo lavorano dando priorità alla tutela ambientale e al rispetto dei principi etici e di sicurezza, ma ora anche queste dovranno sostenere dei costi per dimostrare qualcosa che in gran parte già fanno. Controlli efficaci con sanzioni a chi non rispetta le regole forse sarebbe una condotta meno pesante per le Pmi». Senza dimenticare la competizione impari giocata con le aziende extra europee: «Le regole Ue non impattano su produttori di altre aree del mondo e questo diventa un gap importante nella concorrenza».

Per Bellini il concetto di sostenibilità fa rima, prima di tutto, con durabilità: «Usare materiali di qualità consente a un abito di reggere nel tempo». Lo spreco si riduce anche evitando gli accumuli di magazzino lavorando sul venduto: «Se la boutique finisce la fornitura e ha bisogno di un nuovo capo deve sapere che il produttore può realizzarlo. Un’impresa artigiana in poco tempo  riuscirà a realizzare il capo richiesto e a fine stagione non c’è materiale in eccesso».

Tutte accortezze che Bellini mette in atto nella sua azienda, fondata dalla madre Doriana Montalti a Castel Bolognese nel 1974 (dal 1976 associata Cna): «L’attività è partita come contoterzista, cioè svolgendo lavori per altri brand della moda, potendo fare ogni fase della produzione, dal disegno al capo imbustato. E tutt’oggi ancora siamo contoterzisti, per qualcuno ci occupiamo solo di un passaggio della lavorazione, per altri eseguiamo l’intera attività. È un sistema consolidato nella moda. Però un po’ alla volta l’azienda ha anche cominciato a realizzare le sue creazioni. Nel 1987 sono nata io e i miei genitori hanno creato il marchio Claudia B che poi è diventato Clò by Claudia B. Dopo l’istituto d’arte a Faenza sono cresciuta in azienda, all’inizio affiancando la stilista e occupandomi della scelta dei materiali e dal 2022,  dopo la morte di mia madre, seguendo tutte le fasi dell’azienda».

Fare moda da Castel Bolognese, realtà di circa diecimila abitanti, non è facile: «Siamo distanti dai grandi centri e questo a volte penalizza, ma questo è un settore dove spesso le imprese sono piccoli artigiani che fanno cose esclusive. Più attenzione a queste realtà è quello che chiediamo da tempo alle istituzioni».

A luglio 2025 e  febbraio 2026 Bellini ha portato la sua linea in Giappone alla fiera “Moda Italia Tokyo” organizzata da Ice, l’agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane per la presentazione delle collezioni primavera-estate 2026 e autunno-inverno 2026-2027. Dalla provincia ravennate erano presenti anche la pelletteria Miviu di Ravenna e il calzaturificio Moda Italia di Bagnacavallo. «La Regione Emilia-Romagna e la Cna regionale hanno fornito un aiuto importante per le imprese con un bando che metteva a disposizione fondi. È stato piacevole scoprire un mercato che apprezza la qualità del prodotto. Lavorare bene e seriamente è nel dna dell’artigiano della moda».

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