«Oggi siamo in una situazione di emergenza e servono interventi di emergenza. Abbiamo una serie di rischi importanti: il primo è l’inflazione, che colpisce famiglie e aziende, di fronte alla quale le banche centrali possono essere le prime a muoversi alzando i tassi, mentre gli Stati possono fare manovre di carattere fiscale». Lo ha detto Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi) e del Gruppo Bancario La Cassa di Ravenna intervenendo al convegno su “Artigiani & Banche: alleanza per la crescita del paese” promosso da Confartigianato Imprese Ravenna alla Sala Cavalcoli della Camera di Commercio di Ferrara Ravenna.
«Ho avuto come professore di Diritto Romano all’Università di Firenze Giorgio La Pira – ha proseguito Patuelli – e ci ha insegnato che è molto più difficile organizzare la pace mentre è più facile organizzare la guerra. Oggi siamo di fronte al conflitto mediorientale più ampio nella storia post-bellica e coloro che nella storia del Novecento hanno ipotizzato le guerre lampo hanno sempre sbagliato le previsioni. La prima e seconda guerra mondiale sono state più lunghe di quelle risorgimentali, quella dell’Ucraina si sta prolungando da oltre quattro anni, questa mediorientale è iniziata il 28 febbraio e non sappiamo quando finirà. I temi economici, che vengono molto dopo quelli umanitari, sono allarmanti: ci sono dichiarazioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia che confermano come sia in corso la più grave perturbazione petrolifera della storia e per i paesi del golfo la riduzione è di almeno dieci milioni di barili al giorno. I paesi del Golfo non riescono più a immagazzinare il petrolio. Tutto questo si scarica sui paesi che producono meno energia e ne importano di più, e noi siamo tra quelli».
Il presidente Patuelli ha poi analizzato, dati alla mano, le conseguenze, già oggi misurabili, della guerra. «Fino alla primavera del 2022 – ha detto – la Bce per nove anni e mezzo ha tenuto i tassi vicini allo zero, nella storia costituzionale italiana dal 1948 non c’era stata mai una situazione simile e dal 1948 fino al 2013 circa l’Italia non aveva mai avuto un tasso di sconto inferiore al 3,5%. Ma chi è meno giovane può anche ricordare che con le crisi petrolifere il tasso di sconto era arrivato al 19,5%. Cosa è successo ieri sui mercati finanziari? I mercati finanziari vedono i titoli di stato italiani a dieci anni che sono andati venerdì al 3,78% rispetto al 3.52% di giovedì con un aumento di 26 punti base, ovvero 26 centesimi, in un solo giorno. Tutti i paesi dell’euro hanno visto aumentare il costo dei titoli a dieci anni, il Regno Unito ha avuto un aumento di 26 punti base passando al 4,82. Gli Stati Uniti ieri quotavano il titolo a dieci anni al 4,28%, una cinquantina di punti base di più dell’Italia. La Bce ha oggi di fronte non l’interrogativo di qualche settimana fa, che era quanto e quando ridurre il tasso di sconto: oggi la Bce si interroga se, quando e quanto aumentare il tasso di sconto. Peraltro l’aumento del costo dell’energia è stato già nel 2022 un fenomeno che ha scatenato l’inflazione e sui mercati internazionali. Ed infatti Il mercato di Chicago, riferimento nel mondo per le commodities e per i mercati alimentari, ha visto i prezzi dei cereali schizzare in alto senza ancora rimbalzare».
Dall’analisi della situazione attuale Patuelli è poi passato alle possibili soluzioni. «Nell’emergenza le regole bancarie devono essere ripensate: noi abbiamo innanzi tutto le regole internazionali di Basilea, che riguardano tutto l’Occidente, ma gli Stati Uniti hanno scelto una strada diversa, di minore applicazione, sviluppando una concorrenza impropria agli altri sottoscrittori dell’accordo. Noi non dobbiamo seguire l’America nelle logiche di deregulation, perché questa ha portato ad effetti nefasti come il caso Lehmann sui mercati internazionali. Dobbiamo pensare a procedure di semplificazione che servono alle banche e alle imprese, e quindi l’appello che oggi insieme alle imprese artigiane possiamo fare alle istituzioni europee e nazionali è di accelerare in misura emergenziale le iniziative di semplificazione che sono da mesi all’esame delle istituzioni europee. In secondo luogo, le imprese artigiane sono 1.225.000 con oltre due milioni di occupati. Il finanziamento bancario alle imprese artigiane ammontava a 21,7 miliardi nel 2025 e, per i depositi, a novembre 2025 il rapporto depositi/impieghi per le imprese artigiane era di 123%, dato che dà la dimensione della solidità, della prudenza e della liquidità delle imprese artigiane. Le imprese sono al tempo stesso importanti depositanti e importanti fruitori di prestiti. Importante è anche il ruolo del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Nell’poca dell’emergenza Covid, la legge incoraggiò il ricorso agli interventi delle garanzie pubbliche e dobbiamo constatare con soddisfazione che le imprese in generale e le banche si sono comportate con più correttezza di quella che le istituzioni dello Stato avevano previsto, prevedendo più insolvenze e più costi ai danni dello Stato di quello che invece è stato. L’alleanza è sempre stata nella trasparenza e nella correttezza. Anche nel 2025 – ha concluso Patuelli – le garanzie hanno svolto un ruolo molto importante anche per il mondo artigiano, con 23 mila domande accolte con qualche miliardo di garanzie rilasciate. È un quadro che è in atto e che ha bisogno oggi, in tempi straordinari, di un dinamismo e di provvedimenti straordinari che siano, non di deroga, ma di maggiore flessibilità rispetto alle regole di Basilea che sono state pensate per i tempi di pace e non per quelli come oggi».



