martedì
17 Marzo 2026
EFFETTO GUERRA

Il rigassificatore non riceve navi dal Qatar. Ma non risolve la crisi energetica…

Costruito per accogliere il Gnl al posto del gas russo, sta operando al di sotto della sua capacità. Su 22 carichi, 13 sono arrivati dagli Usa, che possono trarre vantaggio dalla situazione in Medio Oriente

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Ravenna è al centro delle politiche energetiche adottate dal governo nazionale per cambiare la rete di approvvigionamenti del metano, che ha subìto due shock in quattro anni. La città è stata scelta per ospitare il rigassificatore offshore che resterà almeno fino al 2047 a 8 km dalla costa di Punta Marina, secondo quanto prevede l’autorizzazione rilasciata nel 2022. Era l’anno dell’invasione russa in Ucraina, che provocò l’impennata dei prezzi di petrolio e gas. L’Ue decise di abbandonare le forniture di Putin per iniziare ad acquistare metano da Stati uniti e Qatar.

Cambiare fornitore implicava costruire nuove infrastrutture. Mentre il metano russo arrivava tramite gasdotti, quello di Usa ed Emirati arabi viene trasformato in forma liquida (Gnl) e trasportato a bordo di navi. Per poterlo immettere nella rete pubblica è necessario rigassificarlo con impianti che l’Italia aveva solo a Rovigo e La Spezia. Per questo il governo Draghi ha deciso di costruirne altri due a Piombino e Ravenna.

Metà dell’elettricità della penisola è ottenuta con la combustione di gas, perciò occorreva attrezzarsi in fretta per poter ricevere l’alternativa via mare ed evitare un’emergenza energetica. L’autorizzazione per costruire il rigassificatore di Ravenna è stata rilasciata in quattro mesi, la costruzione ha richiesto due anni: si tratta di tempi record per qualsiasi opera pubblica in Italia.

Resta da fare solo la diga di protezione prevista per il 2027, lunga 900 metri, larga 22 e alta 10 sopra il livello del mare. L’investimento è stato di 1,2 miliardi di euro e la struttura è gestita da Snam, mentre gli acquisti dipendono dagli operatori (come per esempio Eni) che affittano gli slot per ricevere il Gnl, immetterlo in rete e rivenderlo.

Da quando è entrato in funzione a maggio 2025, il rigassificatore di Punta Marina ha accolto 22 carichi di Gnl, di cui 13 dagli Stati Uniti; 5 da Mauritania e Senegal e uno ciascuno da Egitto, Russia, Algeria, Trinidad e Tobago. In Italia il gas liquido viene importato soprattutto da Qatar (41%), Stati Uniti (32%) e Algeria (15%), secondo i dati Arera.

In sostanza i rigassificatori non hanno risolto la dipendenza energetica; l’hanno solo spostata. Le quotazioni delle fonti fossili continuano a essere molto volatili in Ue, in quanto dipendono dalle forniture estere che possono essere compromesse per motivi imprevedibili e incontrollabili come le guerre. Anzi, il Gnl via nave ha legato l’intera Europa a un mercato ancora più instabile, in quanto a differenza dei gasdotti che hanno una destinazione fissa, le navi metaniere vanno da chi offre di più. In caso di tensioni internazionali le quotazioni possono cambiare radicalmente da un giorno all’altro; proprio come è avvenuto con lo scoppio del confitto in Medio Oriente che, quattro anni dopo la crisi russa, ha fatto di nuovo schizzare i prezzi del gas alle stelle. Con conseguenti rincari su bollette e carburanti.

I costi sono aumentati sia per l’agitazione delle borse internazionali in seguito ai bombardamenti di Usa e Israele in Iran, sia per il blocco deciso da Teheran per lo stretto di Hormuz, uno dei principali colli di bottiglia del commercio globale di petrolio e gas, dove sono attualmente ferme circa 500 navi petroliere e metaniere.

Da Hormuz passa un quinto del Gnl mondiale, proveniente dal Qatar e diretto all’Europa. Dopo  bombardamenti iraniani su alcune infrastrutture energetiche arabe, la compagnia statale QatarEnergy ha sospeso temporaneamente le forniture di gas avvalendosi della clausola di forza maggiore. Tra i suoi clienti c’è Eni; tuttavia le forniture bloccate non interessano il rigassificatore di Ravenna, dove non sono mai arrivati né risultano in programma carichi dal Qatar. Questi sono destinati perlopiù a Rovigo.

Gli Stati uniti, responsabili insieme a Israele dello scoppio del conflitto in Medio Oriente, potrebbero trarre vantaggio dalla situazione. Nel secondo trimestre 2025 gli Usa hanno coperto il 27% di tutte le importazioni di gas in Europa e, se la tendenza attuale dovesse continuare, la loro quota è destinata ad aumentare fino a renderli il fornitore dominante in quanto più stabile.

L’accaduto ha fatto riaccendere il dibattito sulla transizione alle rinnovabili, considerate più economiche e affidabili in questa fase storica di tensioni geopolitiche. Nell’ultimo decennio il costo medio delle materie prime fossili è aumentato del 35% con continui alti e bassi, mentre quello di eolico e solare è diminuito del 90% in maniera costante. A ciò si aggiunge il ridotto impatto ambientale: il fotovoltaico e l’eolico non producono emissioni climalteranti, al contrario di gas e petrolio che inquinano sia in fase di estrazione sia di combustione.

Con un’adeguata rete di accumulo e distribuzione, il sole e il vento sono sempre disponibili e possono rendere gli Stati autonomi dal punto di vista energetico. Per questo, oltre a risolvere l’emergenza del 2022, il governo italiano avrebbe potuto avviare subito la transizione verso l’energia pulita, ma non lo ha fatto.

Sempre a Ravenna è stato presentato nel 2021 il progetto “Agnes” per costruire 75 pale eoliche e 65 ettari di fotovoltaico galleggiante a 12 miglia dalla costa. L’impianto soddisferebbe il fabbisogno energetico annuo di 500mila famiglie, ma è congelato da anni e non ha goduto della stessa priorità data al rigassificatore. Anzi, si è deciso di concentrarsi solo sulla corsa al Gnl nonostante fosse arretrata ancora prima di cominciare.

Secondo l’Istituto europeo per l’energia economica e l’analisi finanziaria, nel 2023 otto rigassificatori in Ue hanno operato sotto al 50% del loro potenziale. Il trend si è confermato anche per l’impianto di Ravenna: su una capacità di rigassificazione di 5 miliardi di metri cubi all’anno (che sarebbe pari all’8% del fabbisogno nazionale), finora ha immesso in rete 1,7 miliardi di metri cubi.

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