Una mostra d’arte, dal titolo “10.2 GIORNO DEL RICORDO”, aggiunge una suggestione di sensibilità visiva alla ricorrenza che, appunto il 10 febbraio, commemora le vittime delle Foibe e dei Conflitti di confine.
Le frontiere sono zone di equilibrio precario: la cultura e il pensiero democratico valorizzano le differenze ed esaltano la loro attitudine allo scambio, che è motore di civiltà; i nazionalismi, al contrario, le inaspriscono, provocando tensioni, distruzioni, guerre. Questo criterio va tenuto presente nell’interpretare la storia di quei luoghi. Le violenze reciproche, le vendette, l’odio, le atrocità delle Foibe, il dramma dell’Esodo sono conseguenza dei nazionalismi e della guerra.
I testi di storia spiegano con sapienza, nomi, date, vicende, ragioni politiche. È necessario conoscerli. Ma per comunicare il pathos, l’umanità messa alla prova – per commuovere – occorrono le parole dei poeti e dei grandi narratori. E forse la fantasia visionaria dei pittori.
Questo tipo di comunicazione, appunto, propongono i quattro artisti impegnati in questa mostra: Onorio Bravi, Vittorio D’Augusta, Giovanni Fabbri, Guerrino Siroli. Con opere di pittura e installazioni ambientali intendono lasciare tracce emozionali, aprire qualche spiraglio di riflessione sulle tragedie del “Confine Orientale”. Ed anche allargare quel tema ad una condanna della Guerra, tornata paurosamente attuale. I richiami simbolici alle Foibe, senza mai essere descrittivi o retorici, si dilatano dunque in una più vasta esplorazione sul tema della morte e della violenza, che le guerre, tutte le guerre, si portano dietro.











