Sabato 28 febbraio (ore 18) si apre al Mar di Ravenna Dalla regressione della specie all’umanoide, a cura di Serena Simoni, quinta e ultima mostra del progetto Mattia Moreni. Dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della grande mutazione”, a cura di Claudio Spadoni, la più ampia antologica mai realizzata, in cinque luoghi chiave della vita di Moreni per celebrare il suo profondo legame con la Romagna.
Dopo le mostre di Bagnacavallo, Forlì, Santa Sofia e Bologna – che hanno indagato temi particolari quali la formazione e il periodo informale, alcune serie storiche, dalle Angurie agli Autoritratti, fino alla ricostruzione dell’antologica bolognese curata nel 1965 da Arcangeli, a Ravenna si inaugura dunque un’esposizione dedicata alla produzione degli ultimi 20 anni di vita del maestro pavese.
Le serie della Regressione della Specie e degli Umanoidi rappresentano infatti gli ultimi approdi della ricerca di una delle figure più originali e inquiete dell’arte italiana del secondo Novecento. La mostra al Mar raccoglie una trentina di grandi opere suddivise in due sezioni per illustrare la produzione dall’inizio degli anni Ottanta e il 1999, anno della scomparsa di Moreni. Segue una terza sezione che presenta un ricco apparato fotografico e documentario allo scopo di mostrare l’interesse che numerosi critici italiani e internazionali hanno dedicato ai diversi periodi del suo lavoro.
Nella prima sezione – la Regressione della Specie e Belle Arti (1983-1995) – sono esposte le opere in cui Moreni si fa testimone dell’involuzione delle Belle Arti, speculare al declino umano. A seguito di questa serie, Moreni inizia l’ultimo ciclo degli Umanoidi (1995-1999), conseguenza naturale della Regressione della Specie. Il ciclo ritrae robot in attesa dell’intelligenza artificiale e umanoidi che rimandano agli autoritratti a cui fin dal 1986 Moreni applica dispositivi, elettrodi e laser, fino all’ibridazione col computer.
Mattia Moreni. Dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della grande mutazione” rappresenta dunque un’occasione unica per riscoprire, con sguardo unitario, l’opera di un maestro scomodo, potente, necessario.











