lunedì
26 Gennaio 2026
Provato per voi

Al Gallo, istituzione gastronomica ravennate: buon cibo e cortesia in un’atmosfera Liberty

Il racconto di un pranzo nello storico locale di via Maggiore, con un menù che rende omaggio alla tradizione culinaria locale, attento alla stagionalità. Ne è valsa la pena

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Nel nostro girovagare da golosi curiosi fra luoghi di ristoro ravennati e romagnoli abbiamo trascurato l’Antica Trattoria al Gallo 1909 (non a caso iscritta dal 2010 all’Associazione Locali Storici d’Italia e segnalata dalla Guida Michelin).
Facciamo ammenda, anche perché si tratta dell’istituzione gastronomica ravennate per eccellenza – con la Ca’ de Ven verrebbe da dire (anche se la sua fondazione come luogo di ristoro tradizionale è molto più recente).
Peraltro, Al Gallo è l’unico locale ben sopravvissuto proprio dov’è nato, per l’appunto nel 1909 (ma che risaliva a metà Ottocento), nel solco delle serie di locande, osterie e trattorie che tra ‘800 e primi ‘900 si trovavano sulla strada faentina, appena fuori porta Adriana nel rione San Biagio, per accogliere i viandanti e rifocillare artigiani, commercianti, operai e braccianti che risiedevano in zona. Tanto per citare la leggendaria “Zabariona”, ma anche insegne come “Scaì” o “Chilò”, di cui si sono perse le tracce storiche originarie ormai decenni fa.
Nel dopoguerra e in anni più recenti, le nuove generazioni dei Turicchia a guida della trattoria fondata dal capostipite Giuseppe – con Fernando e il figlio Umberto in veste di maître ad accogliere e “coccolare” gli avventori – l’hanno trasformata in un elegante ristorante, punto di riferimento conviviale della “buona borghesia” ravennate. Imprenditori e professionisti, dirigenti politici e d’azienda, personaggi dello sport e della cultura, magari ospiti in città, hanno frequentano e continuano ad affollare i tavoli dell’antica e fascinosa trattoria ravennate. Una palazzina a tre piani color rosso mattone con insegna dipinta a caratteri anni ‘30 che si affaccia agli inizi dell’attuale via Maggiore.

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L’ambientazione del locale è un pregevole repertorio d’antan, sorprendente, con quadri, stampe e foto d’epoca, piccole sculture, mobilio, vetrate e suppellettili in stile Liberty e Art Decò che sconfina, con la stessa impronta, in un rigoglioso giardino a vista dove ci si può accomodare nella bella stagione. Le apparecchiature dei tavoli sono classiche, impeccabili in tessuto e stoviglieria. L’illuminazione è ben calibrata, rende l’atmosfera confortevole ma anche la netta visione delle portate.
Ecco, parliamo di portate: il menù rende omaggio alla tradizione culinaria locale e, in particolare, a varie materie prime del territorio ravennate e romagnolo, ma con una sua peculiarità e anche stagionalità. È il regno di Delia (moglie di Fernando, di origini friulane), tanto minuta nell’aspetto quanto autorevole ed esperta nel governare la cucina del ristorante, come una proverbiale azdora romagnola. Spiccano ingredienti e basi alimentari come la pasta fatta in casa al mattarello, il brodo di carni, le uova e la polenta, gli ortaggi e le erbette di campo, il tartufo e i funghi delle colline, il manzo, il coniglio, il pollo ruspante, il pesce azzurro dell’Adriatico… Oltre ai freschi e croccanti pani “di casa”, risulta notevole la lista (una dozzina) degli antipasti di carne, pesce o verdure. Poi la serie dei piatti tipici ravegnani (dai cappelletti ai passatelli, alle tagliatelle) e una decina di sostanziosi secondi. E per finire un corso di (ben otto) sfiziose dolcezze, anche “gelate”.

Coniglio

Insieme a un giovane amico (che non era mai entrato Al Gallo) abbiamo degustato a pranzo, in porzioni abbondanti, due antipasti (fra cui una soave trippa di vitello al sugo di pomodoro), due primi (da evidenziare dei “perfetti” passatelli in brodo), altrettanti secondi (succulento il coniglio in padella con olive e patate novelle), carciofi stufati e un dessert (semifreddo agli amaretti noci e caffè) condiviso. Il tutto accompagnato da un ottimo Sangiovese Superiore del territorio di Modigliana, consigliato e mirabilmente “raccontato” da Umberto, quarta generazione della dinastia Turicchia, competente sommelier e selezionatore della composita carta dei vini della trattoria (in particolare quelli di origine romagnola) all’insegna della qualità enologica. La sua simpatia fa il pari con il servizio ai tavoli, sempre attento, gentile e veloce, gestito da personale con esperienza di lunga data.
Per il tutto (acqua e coperto inclusi) abbiamo pagato un conto di 60 euro a testa. Compresa nel prezzo, oltre al buon cibo e alla cortesia del servizio, va considerata la confortevole bellezza dello spazio conviviale. Crediamo proprio ne valga la spesa, vista la mediocrità dell’offerta che corre nel giro del mangiare e bere fuori, spesso rivolta solo a riempire la pancia. Ma per questo basterebbe cucinare a casa o utilizzare – come si dice oggi – un “food delivery”…

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