La Toscana è una delle poche regioni europee in cui il vino non è soltanto un prodotto agricolo o un’eccellenza gastronomica, ma un vero elemento identitario. Colline disegnate dai filari, borghi medievali, poderi isolati e una tradizione vitivinicola che affonda le radici nell’epoca etrusca: il vino toscano nasce da un equilibrio antico tra paesaggio, cultura e lavoro umano. Oggi la regione rappresenta uno dei pilastri dell’eno- logia italiana, con denominazioni storiche, vini iconici e una capacità unica di rinnovarsi senza perdere riconoscibilità.
Le principali zone vinicole toscane si sviluppano lungo l’asse collinare che attraversa la regione da nord a sud. Il Chianti, inteso sia come area storica sia come denominazione allargata, occupa una posizione centrale tra Firenze e Siena. A sud, Montalcino e Montepulciano sono due poli distinti ma complementari, mentre sulla costa tirrenica si è affermata negli ultimi decenni la Maremma, terra dei cosiddetti Supertuscan e del Morellino di Scansano. A completare il quadro, San Gimignano con la sua Vernaccia rappresenta una delle grandi eccezioni bianchiste di una regione dominata dai rossi.
Il Chianti è probabilmente il vino toscano più conosciuto al mondo, ma anche uno dei più complessi da definire. Alla base c’è il Sangiovese, vitigno simbolo della regione, che nel Chianti assume un profilo fresco, fruttato, con note di ciliegia, viola e una vivace acidità. Il Chianti Classico Docg (nelle sue tre tipologie, Gran Selezione, Riserva e Annata), prodotto nella zona storica tra Firenze e Siena, rappresenta poi l’espressione più rigorosa e territoriale, vini equilibrati, eleganti, capaci di evolvere nel tempo senza perdere bevibilità. Accanto al Classico esistono numerose sottozone (Rufina, Colli Senesi, Colli Fiorentini, ecc.), ognuna con caratteristiche legate a suolo e altitudine. Nel mondo, il Chianti Classico è rappresentato dal famoso Gallo Nero, fortunatissimo logo del Consorzio.
Scendendo verso sud si arriva a Montalcino, patria del Brunello, uno dei vini italiani più celebrati e longevi. Qui il Sangiovese prende appunto il nome di Brunello e dà origine a vini di grande struttura, profondità e capacità di invecchiamento. Il Brunello di Montalcino Docg è un rosso austero, complesso, con profumi di frutta scura, spezie, tabacco e sottobosco. La sua forza sta nella capacità di coniugare potenza e finezza, grazie a un territorio ventilato e a forti escursioni termiche. È un vino che richiede tempo, sia in cantina sia nel bicchiere, e che rappresenta l’anima più “classica” della Toscana.
A pochi chilometri di distanza, Montepulciano ospita un’altra denominazione storica, il Vino Nobile di Montepulciano Docg. Anche qui il vitigno principale è il Sangiovese, localmente chiamato Prugnolo gentile. Rispetto al Brunello, il Nobile offre generalmente una struttura meno imponente ma una grande eleganza, con tannini più morbidi e un profilo aromatico raffinato. È un vino che storicamente ha goduto di grande prestigio, già apprezzato nelle corti rinascimentali, e che oggi sta vivendo una fase di rinnovata attenzione qualitativa.
La bandiera enologica della Maremma è il Morellino di Scansano Docg, diventato uno dei testimonial della Toscana nel mondo. Clima caldo e terreni sabbiosi permettono una buona maturazione del sangiovese, qui chiamato appunto morellino, che ricorda il colore del manto e l’impeto dei cavalli morelli. L’uvaggio è dominato dall’85% di sangiovese, completato dai consueti internazionali.
In un panorama dominato dai rossi, la Vernaccia di San Gimignano Docg rappresenta una felice eccezione. È uno dei bianchi più antichi d’Italia, già citato da Dante (“…dal Torso fu, e purga per digiuno / l’anguille di Bolsena e la Vernaccia”, Purgatorio, Canto XXIV) e Boccaccio, e si distingue per freschezza, mineralità e una leggera nota amarognola finale. La Vernaccia è un vino secco, diretto, capace di raccontare il suolo sabbioso e argilloso delle colline intorno alle celebri torri medievali. Negli ultimi anni, alcune versioni più strutturate e affinate dimostrano una sorprendente capacità di evoluzione.
Un capitolo a parte è quello dei Supertuscan, vini nati negli anni Settanta come risposta creativa ai limiti dei disciplinari tradizionali. Prodotti soprattutto nelle zone costiere – Bolgheri, Maremma, Val di Cornia – i Supertuscan utilizzano spesso vitigni internazionali come Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc, talvolta in assemblaggio con il sangiovese. Sassicaia, Tignanello, Ornellaia sono solo alcuni dei nomi che hanno rivoluzionato l’immagine del vino italiano nel mondo, dimostrando che la Toscana poteva eccellere anche fuori dagli schemi. Oggi molti di questi vini hanno una propria denominazione, ma mantengono uno spirito libero e sperimentale.
Il vino toscano trova la sua massima espressione a tavola, in abbinamento alla cucina regionale, essenziale e profondamente legata alla materia prima. Il Chianti, con la sua freschezza, accompagna perfettamente salumi, crostini neri e primi piatti come la ribollita o i pici al ragù. Il Brunello di Montalcino è il compagno ideale di carni importanti: tagliata di chianina alle spezie, cinghiale in umido, arrosti, brasati e formaggi stagionati. Il Vino Nobile di Montepulciano si sposa bene con piatti strutturati ma eleganti, come l’anatra arrosto o le pappardelle al sugo di lepre. Un giusto tributo va anche dato alla cucina di mare. Il cacciucco livorense si sposa con un Chianti Colline Pisane, quello viareggino, più raffinato e delicato, si può gustare con un Montecarlo Rosso, mentre il baccalà alla fiorentina con un Chianti Colli Fiorentini. Anche la Vernaccia trova il suo equilibrio con piatti più delicati: zuppe di verdure, pesce di lago, formaggi freschi. La schiaccia briaca di Portoferraio e la schiacciata con l’uva di Firenze – torta con frutta secca e mosto di Aleatico – sono perfette con un Elba Aleatico passito. La Toscana del vino è dunque un mosaico complesso e coerente allo stesso tempo. Una regione capace di custodire tradizioni secolari e, contestualmente, di innovare con coraggio. In ogni calice, che sia un Chianti quotidiano o un grande Brunello da meditazione, si ritrova lo stesso filo conduttore, un territorio che continua a raccontarsi, vendemmia dopo vendemmia.

Il Vin Santo, un capolavoro passito
C’è un vino che in Toscana arriva sempre alla fine, ma non è mai un dettaglio, il Vin Santo (da non confondere con il Vino Santo trentino). Nasce da uve bianche – trebbiano e malvasia soprattutto – lasciate appassire lentamente, poi vinificate con pazienza quasi monastica. Matura a lungo in piccoli caratelli, spesso dimenticato nelle soffitte, dove il tempo fa il suo lavoro senza fretta. Il risultato è un vino ambrato, denso, che profuma di frutta secca, miele, spezie e legno. Dolce, sì, ma con una vena acida che lo tiene in equilibrio e gli evita ogni eccesso. È il vino dell’ospitalità, delle chiusure lente. Un sorso che non chiede attenzione, ma la merita. Il Vin Santo di Carmignano è perfetto con i famosi cantucci di Prato, mentre quello di Montepulciano si sposa a meraviglia con il panforte di Siena.
Degustato – CHIANTI ISTINE 2020 E CAPPELLACCI AI PORCINI
Ho assaggiato il Chianti Classico Docg 2020 Istine della cantina omonima di Radda in Chianti accostato a dei cappellacci di patata ai funghi porcini e, ve lo assicuro, è stata un’esperienza notevole. I sangiovese che lo compongono provengono da un mosaico di appezzamenti a 500 mt/slm e donano a Istine un’elegante freschezza. Questo è un Chianti Classico molto sincero, fine, senza velleità da vinone, e per fortuna, perché escono tutte le sue sfumature fruttate, i tannini non sono ingombranti e la beva è facile e versatile. Un vino che dice Toscana a ogni sorso.



