Al numero 23 di via Mentana, in posizione centralissima a Ravenna, c’è un nuovo ambiente conviviale per godere un’esperienza gastronomica oltre la tradizione, la consuetudine e il rito un po’ convenzionale del mangiar fuori. Si chiama per l’appunto Habitat23, ha aperto da pochi mesi e propone una cucina “fusion”, trasversale e originale nell’intreccio fra ingredienti del territorio e di altri mondi, perlopiù al “sapore di mare”, mediterranea di carattere ma con diverse suggestioni esotiche.
Noi che siamo curiosi – in una città decisamente conformista e diffidente nel campo della ristorazione – l’abbiamo provato con una certa soddisfazione.
Diciamo subito che l’innovazione e le invenzioni realizzate in cucina non sono velleitarie, anzi esprimono un notevole equilibrio aromatico e al palato sollecitano piacevolmente le papille. Lo testimoniano, nella loro relativa autorevolezza, anche decine di eccellenti pareri nei forum web di riferimento della ristorazione “The Fork” e “Tripadvisor”
Peraltro, Habitat23 rinnova e insiste negli spazi che anche in passato hanno ospitato progetti di ristorazione a suo modo innovativa: tanto per citarne alcuni, il recente “Radici” e ancora pirma “Il labirinto del gusto”, seppure con alterne fortune…
Il rilancio del locale ora tocca ai piatti dello chef e titolare di origine faentina Giorgio Laghi e ad Andrea Segurini impegnato in sala, entrambi convinti della qualità del loro progetto di accoglienza, con entusiasmo e competenza. E questo è già un buon inizio.
Gli spazi divisi in due sale sono ariosi, con pochi tavoli ben distanziati, i colori tenui, gli arredi minimalisti, l’illuminazione discreta ma non troppo soffusa, la stoviglieria essenziale ma il coperto è di buona stoffa. Il pane è fresco, morbido a fette, fatto in casa.
Abbiamo cenato in tre, scegliendo da un menù alla carta articolato in 5 antipasti, 5 primi piatti, 5 pietanze principali e 4 dessert. Curiosa la sezione dedicata ai cappelletti (che in Romagna sono “sacri” e onnipresenti) presentati come “sempre disponibili”, nella classica versione al ragù, oppure al pomodoro, in bianco e, infine, per i vegetariani con un ragù di seitan.
Nell’ordinazione ci accompagna il giovane maître Andrea, sorriso contagioso, garbato e mai invadente nei consigli, preciso senza essere pedante nel raccontare ingredienti e accostamenti dei cibi. Insomma, attento eppure svelto, una guida affidabile per le degustazioni, compreso il bere, che è riassunto in un numero limitato di vini ma accuratamente selezionati per tipologia e regioni.

Nel dettaglio abbiamo cenato condividendo in apertura una porzione di gyoza – ravioli di stampo giapponese – nella fattispecie ripieni solo di verdure. A seguire: Sgombro in infusione di bacche, tè verde ed erbe aromatiche con ketchup di datterino giallo, cipolla caramellata e pane guttiau tostato (pesce azzurro dai sentori esotici); Taco croccante ripieno di stracotto di manzo al Sangiovese superiore e porro stufato (riuscito matrimonio fra Messico e Romagna); un piatto “fuori menù” di tagliolini verdi alle canocchie (fresco e suadente); Tentacoli di polpo, crema di patate all’ origano, cime di rapa (cotti a puntino con aromi mediterranei); Gamberoni panati in panko e conflakes con crema di cavolfiori al lime e pepe rosa (croccanti e profumati); Costine di Mora romagnola al barbeque cotte a bassa temperatura e patate al forno (la scioglievolezza saporosa del porco indigeno). Ebbene, si percepisce subito che le materie prime di pesce e carne sono tutte di pregio, e gli accostamenti con vegetali e spezie azzeccati, sia per sapidità che consistenza.
Abbiamo abbinato il mangiare con un raffinato e amorevole Etna Bianco siciliano, il “Ginestra” della cantina Calcagno.

In conclusione, ci siamo concessi alcune dolcezze: Semifreddo al caffè profumato all’anice stellato, crumble di pasta frolla alle mandorle e salsa al cioccolato fondente; Gelato alla frutta; Biscotti alle nocciole e scaglie di cioccolato con un calice di vino Porto.
Siamo usciti sfamati e soddisfatti confidando in una spesa “contenuta”, visto che nel menù non c’è portata che superi i 20 euro. In effetti il conto è di 55 euro a testa tutto compreso. Calcolando che solo il vino vale 32 euro, se non si hanno pretese alcoliche, all’Habitat23 si riesce a cenare particolarmente bene con 40 euro o poco più. Un rapporto fra quantità, qualità, servizio e prezzo da tenere in considerazione, almeno rispetto alla media.




