domenica
28 Dicembre 2025

Il primo gol “ravennate” della Serie A: Prati decisivo nella vittoria del Cagliari a Torino

Arriva nel pomeriggio di sabato 27 dicembre il primo gol ravennate del campionato di calcio di serie A 2025/2026. Si tratta della rete sotto misura sugli sviluppi di un calcio d’angolo realizzata da Matteo Prati sul campo del Torino, quella del momentaneo pareggio (allo scadere del primo tempo) nella vittoria del suo Cagliari contro i granata (1-2). Un gol che arriva alla vigilia del 22esimo compleanno del centrocampista ravennate, alla terza stagione in serie A (54 le presenze con la maglia del Cagliari, condite ora da 2 gol).

Casualmente, la rete di Prati arriva proprio contro la squadra (il Torino) in cui gioca l’altro ravennate stabilmente nella massima serie del campionato di calcio italiano, il cervese Cesare Casadei, rimasto però in panchina per tutta la partita. Per lui si tratta della seconda stagione al Torino, con cui ha collezionato finora 31 presenze e 1 gol (nella passata stagione, quest’anno è ancora a secco).

Prati ha iniziato la carriera nei “grandi” in serie D con il Ravenna nella stagione 21/22 prima di decollare la stagione seguente grazie alle sue prestazioni in serie B con la maglia della Spal.

A questo link la nostra intervista del 2024.

 

La festa per lo scudetto del Ct Massa Lombarda. Sara Errani: «Che orgoglio…»

“Un sogno che si avvera”. Con questo slogan il Circolo Tennis Massa Lombarda ha celebrato nella serata di martedì 23 dicembre la conquista dello scudetto di serie A1 maschile con una grande festa cittadina di sport e convivialità. A poco più di due settimane dalla vittoriosa finale contro il Match Ball Firenze, sui campi del Circolo della Stampa Sporting di Torino, nella ex Chiesa del Carmine tra immagini e parole, sorrisi ed emozioni forti, i protagonisti sono dunque stati giocatori, tecnici e dirigenti che hanno fatto l’impresa, una pagina storica e indimenticabile per il club romagnolo, dove da bambina ha mosso i primi passi con la racchetta Sara Errani.

Proprio il videomessaggio con i complimenti della campionessa olimpica di doppio a Parigi 2024 («È meraviglioso vedere il nome di Massa Lombarda sul tetto d’Italia: una cosa che mi riempie di felicità e di orgoglio», le sue parole), preceduto dagli highlights della sfida per il titolo, ha aperto la serie di saluti e congratulazioni “eccellenti”: Renzo Furlan, Stefano Travaglia, Walter Trusendi, Federico Gaio, Giulio Zeppieri (dal Brasile dove si sta allenando con Joao Fonseca), Jacopo Vasamì.

La serata, condotta dal giornalista Alessandro Giuliani, è stata introdotta dai saluti delle autorità, il sindaco di Massa Lombarda, Stefano Sangiorgi, e il consigliere nazionale della Fitp, Raimondo Ricci Bitti, che ha evidenziato il valore di questo exploit proprio nel momento in cui il tennis italiano detta legge a livello internazionale e il peso dello spirito di gruppo in questa competizione. “Quello che dimostra il Circolo Tennis Massa Lombarda è proprio la caparbietà di una piccola realtà che riesce a fare cose straordinarie – ha sottolineato il primo cittadino -. Oltre a questo storico scudetto, hanno centinaia di giovani allievi e, come una formichina, ogni anno aggiungono un piccolo tassello per raggiungere risultati enormi. Inoltre i dirigenti hanno dimostrato in questi anni la capacità di amalgamarsi con le altre associazioni sportive del territorio, aspetto fondamentale, come pure il supporto di tanti appassionati e degli sponsor che li accompagnano in questo percorso, a cominciare dalla Oremplast. Per questo è doveroso un grande applauso ad Oreste Pagani, che da lassù avrà gioito di questo successo, e alla sua famiglia».

Poi sul palco sono saliti proprio i dirigenti del Circolo Tennis Massa Lombarda, in testa il presidente Giorgio Errani e il consigliere Fulvio Campomori, artifice di un progetto tecnico che parte da lontano, dalla D1 di 25 anni fa. «In sede di presentazione del campionato dissi di non porre limiti alla provvidenza e che si entrava in campo sempre per vincere – ricorda il padre di Sara, da tre anni alla guida del sodalizio di via Fornace di Sopra – e per quell’affermazione qualcuno mi guardò un po’ male pensando che mi stessi allargando troppo… I ragazzi sono stati straordinari, presi per mano dal capitano Michele Montalbini, autentico ago della bilancia per come ha saputo equilibrare e gestire tutto l’organico, finendo per regalarci un’emozione indimenticabile. Mi auguro che questa impresa possa avvicinare ancora più ragazzi di Massa Lombarda allo sport, non solo al tennis, proprio per il valore educativo e formativo che lo caratterizza».

«Per mia natura sono abituato a restare con i piedi per terra – ha confermato Campomori visibilmente emozionato – però occorre riconoscere che è un lavoro d’equipe costruito nel tempo, grazie alle sinergie che siamo riusciti a mettere in campo, affidandoci a Michele Montalbini per mettere insieme e gestire gli atleti. È una squadra che dà sempre tutto, proprio per l’amicizia e il legame che esiste fra i suoi componenti, aspetto che spesso ha fatto la differenza in nostro favore».

Lo stesso Campomori ha chiamato sul palco i giovani talenti del Ct Massa Lombarda che si sono piazzati al terzo posto nazionale nel campionato Under 12 maschile (Alessandro Teodorani e Robert Cadar), ricordando anche la partecipazione alla fase di macroarea dei team Under 16, sia maschile che femminile. Non a caso nel Trofeo nazionale Fitp 2025, che tiene conto di tutti i risultati nei campionati italiani a squadre, il circolo si è piazzato al 9° posto in Italia a livello assoluto e al 14° nella graduatoria giovanile. «La grande sfida che stiamo affrontando come dirigenti è quella di lavorare a 360°, se la serie A rappresenta la punta dell’iceberg i nostril sforzi sono rivolti all’intera attività, con un’attenzione particolare alle nuove generazioni», ha puntualizzato Campomori, presentando anche la squadra dei giovanissimi impegnati come raccattapalle durante i match casalinghi in A1 e consegnando loro una maglia ricordo per il tricolore conquistato.

Dopo una parentesi dedicata al libro I campioni che hanno fatto la storia del tennis di Riccardo Bisti (con prefazione di Sara Errani), è stata la volta dei giocatori, a cominciare dai romagnoli Jacopo Bilardo e Francesco Forti, accanto ad Alessio De Bernardis, Lorenzo Rottoli, Filippo e Umberto Giovannini, ciascuno dei quali ha espresso un pensiero su questa fantastica avventura, ricordando tutti l’unione del gruppo, come un’autentica famiglia. Concetti ripresi anche dal capitano Michele Montalbini. «La vera nostra forza è che questa squadra è composta da giocatori validi ma soprattutto da persone fantastiche – ha rimarcato il timoniere della formazione che si è cucita sul petto il tricolore – che mettono il cuore in qualsiasi cosa che fanno. Ed è sempre questo l’aspetto alla base della scelta per inserire di volta in volta un elemento in rosa. Ho il vantaggio di conoscere fin da ragazzini i componenti della squadra andando per lavoro a vedere le partite, il mio ruolo è dare loro fiducia e farli stare bene, per riuscire ad esprimersi al meglio».

Nel celebrare un traguardo così prestigioso non poteva mancare Giancarlo Pagani, il primo tifoso della squadra, anche nelle vesti di sponsor con l’azienda Oremplast. «È il coronamento di un sogno, forse solo mio padre Oreste poteva guardare così avanti 25 anni fa quando Fulvio Campomori si è presentato in azienda per proporci questo progetto – le sue parole, con un filo di commozione -. Lui era convinto che non ci sono ostacoli insuperabili, ma solo muri da abbattere. Questo exploit è un esempio straordinario di come investire sui giovani, crederci sempre e rialzarsi ogni volta che si cade a terra, alla fine paga. E si è proprio respirato il clima che regna in squadra: dove non arrivano con le loro qualità tennistiche, questi ragazzi arrivano con il cuore. A loro va il mio grazie per aver fatto diventare realtà il sogno di una persona che non c’è più e che sarebbe stata felicissima di essere qui a festeggiare».

Musica elettronica al Pionia per raccogliere fondi per il canile comunale

Domani, domenica 28 dicembre, il Pionia di via Rasponi (in centro a Ravenna, sotto i portici che si affacciano su piazza Kennedy), ospiterà la terza edizione del festival benefico “Geo from Hell and Friendz”. L’evento, organizzato dal dj ravennate Andrea Georgiou, in arte Geo from Hell, celebre per la sua vittoria al programma televisivo Top DJ, ed essere stato il dj resident del venerdi sera della discoteca Cocoricó, punta a coniugare musica e solidarietà.

L’iniziativa mira a sostenere il canile comunale attraverso donazioni raccolte durante la serata. A partire dalle ore 16, il palco vedrà alternarsi, oltre allo stesso Geo from Hell, Valentina Dallari, Filippo Nardi, Alex Nocera e altri nuovi talenti della scena elettronica italiana.

Fermato dopo un furto in zona stazione, aggredisce un poliziotto: un 26enne finisce in manette

Un 26enne originario della Nuova Guinea è stato arrestato a Ravenna dopo aver rubato in un negozio di alimentari nei pressi della stazione ferroviaria. Fermato dalla polizia, si è opposto al controllo, aggredendo e provocando a un agente lesioni guaribili con qualche giorno di prognosi.

In questura è stato trovato in possesso anche di qualche grammo di hashish. Il giovane è stato quindi dichiarato in arresto per i reati di lesioni, resistenza e minaccia a pubblico ufficiale.

In volo sopra la piena del Senio, tra Castel Bolognese e Faenza

Le immagini della zona di Tebano (tra Castel Bolognese e Faenza) registrate durante il sorvolo di un elicottero del 13° nucleo dei carabinieri di Forlì nella giornata del 25 dicembre 2025, in occasione della piena del fiume Senio.

Argine abusivo “tagliato”, i titolari dell’azienda agricola: «Avevamo i permessi di inizio lavori»

Sta facendo discutere il caso dell’argine “abusivo” del fiume Senio tra i comuni di Castel Bolognese e Faenza. Il giorno di Natale il sindaco castellano Luca Della Godenza aveva annunciato l’intenzione di aprire un varco nell’argine, motivata dalla necessità di creare una soglia di sfogo in caso di ulteriori innalzamenti del livello del fiume. Secondo la nota diffusa dal Comune, l’arginatura realizzata in quel punto da un’azienda agricola privata sarebbe stata costruita senza autorizzazioni e con modalità non conformi alla normativa, alterando l’equilibrio idraulico dell’area.

La zona è particolarmente delicata: il Senio, nel tratto tra Tebano e Biancanigo, presenta due ampie anse e una disparità voluta tra gli argini, con quello destro più basso per consentire l’allagamento controllato dei campi ed evitare rischi per i centri abitati. Durante l’alluvione del maggio 2023, proprio in quel tratto si erano verificati due cedimenti, e la Regione aveva autorizzato i privati a ricostruire gli argini delle golene secondo specifiche tecniche. L’azienda agricola “Profumi di campo” aveva presentato un progetto e dichiara di aver ottenuto le autorizzazioni di inizio lavori, ma un successivo sopralluogo dei tecnici del Comune di Faenza avrebbe rilevato un rialzo e un allargamento eccessivi dell’argine rispetto alle indicazioni, portando alla sospensione del cantiere. L’azienda contesta questa ricostruzione dei fatti (secondo la titolare, interpellata dal Carlino Ravenna, l’argine era stato allargato per consentire l’intervento delle ruspe) e ha incaricato un legale.

Il giorno di Natale la situazione è degenerata quando i proprietari dei terreni hanno bloccato l’accesso con un mezzo agricolo, rendendo necessario l’intervento dei carabinieri per consentire l’operazione di apertura del varco. Sul posto – scrive sempre il Carlino – era presente anche un residente, preoccupato per gli animali custoditi in un ricovero situato nella proprietà privata e potenzialmente esposti a un eventuale allagamento.

Il livello del Senio non ha raggiunto il nuovo varco creato il giorno di Natale e il fiume è rimasto entro gli argini. L’episodio ha però riacceso il dibattito sulla gestione delle golene e sulla necessità di interventi coordinati per garantire la sicurezza idraulica del territorio.

Il caso Missiroli, «maltrattamenti dal 2009». Chiesto di nuovo il carcere. Contestati almeno 10 episodi

La Procura di Ravenna ha presentato ricorso al tribunale della Libertà chiedendo la custodia cautelare in carcere per Mattia Missiroli, ex sindaco di Cervia, indagato per presunti maltrattamenti nei confronti della moglie. Il ricorso, depositato prima di Natale, contesta la decisione del giudice per le indagini preliminari che aveva respinto la richiesta di misura restrittiva.

Lo rivela il Corriere Romagna in edicola oggi, 27 dicembre, in un articolo con ulteriori dettagli.

Secondo l’accusa, gli episodi di violenza domestica sarebbero iniziati nel 2009. La moglie dell’ex primo cittadino ha riferito almeno dieci episodi specifici, documentati anche da video e una foto, descritti in tre colloqui con la polizia. Tra i fatti riportati compaiono spintoni, schiaffi, insulti, danneggiamenti in casa e controlli ritenuti oppressivi.

La Procura ritiene che negli ultimi mesi la situazione si sia aggravata e che l’allontanamento spontaneo di Missiroli dall’abitazione familiare (i due si stanno separando ormai da anni) non garantisca l’assenza di nuovi episodi. Per questo il pubblico ministero ha chiesto nuovamente la misura cautelare più severa. La difesa dell’ex sindaco potrà ora esaminare gli atti del ricorso.

Lo chef stellato e la cucina italiana: «Il simbolo? Gli spaghetti al pomodoro»

«Il riconoscimento Unesco alla cucina italiana rende visibile una serie di caratteristiche che c’erano già, ma restavano invisibili». È l’opinione del ravennate Alberto Faccani, chef patron del ristorante Magnolia, aperto nel 2003 a Cesenatico e trasferito a Longiano nel 2022 (una stella Michelin dal 2005 e poi addirittura due dal 2017). «La cucina non è solo ricette – continua il 50enne –. Ci sono la biodiversità, i paesaggi, le tradizioni, le culture. E poi c’è tutto l’amore con cui ci si riunisce a tavola per condividere momenti e prendere anche decisioni importanti per le nostre vite».

Dovendo scegliere un simbolo più emblematico di altri per la cucina italiana, Faccani va sicuro sullo spaghetto al pomodoro: «È un’icona che è arrivata fino alla pop art. Rende omaggio al territorio e agli ingredienti». Per chi si aspettava che la scelta cadesse sul cappelletto, c’è una spiegazione: «È un patrimonio della Romagna, molto regionale. Lo spaghetto al pomodoro è mondiale». Ma quanto pesa la cucina romagnola nel bilancio di quella italiana? «È un’espressione regionale e quindi vale un ventesimo come ogni altra cucina regionale. Ognuna ha un bagaglio». Escludendo quella di casa di cui è un ambasciatore, Faccani ha una predilezione per le cucine del centro-sud Italia: «Per un discorso di mediterraneità, ma non disdegno l’uso del burro che invece è più del nord».

Anche per uno chef stellato c’è sempre qualcosa da scoprire o da approfondire nel vasto repertorio della tavola italiana: «Ultimamente mi sto interessando molto ai piatti di recupero, quelli fatti con gli ingredienti non più freschi. Dalle nostre parti ci sono i passatelli, di recente ho scoperto delle polpette con il pane di Altamura che sono dei canederli rivisti. Il recupero degli scarti è sempre un tema affascinante. Con le bucce di frutta e verdura si può fare un fondo ristretto e magari aggiungere un po’ di umami con alghe o basi fermentate».

Il ravennate invita a tenere alta l’attenzione sul rischio di chi vorrà approfittarsi della visibilità ulteriore data dal timbro Unesco: «Aumenteranno i casi che potremmo definire di pubblicità ingannevole che sfrutta il nome italiano per rifilare prodotti non genuini. È sempre successo e l’unica risposta sta nei controlli». Per il futuro della cucina italiana Faccani si augura una sempre maggiore capacità di valorizzare il lavoro di ciò che viene usato in cucina: «Il pescatore, il contadino, l’allevatore: sono mestieri che danno materie prime uniche per quel riconoscimento che abbiamo ottenuto. Lo spaghetto al pomodoro puoi farlo con tanti tipi di pasta, con tanti tipi di pomodori e qui sta tutta la forza della nostra cucina».

La Consar perde ancora: al Pala De André passa a sorpresa Fano, quartultima

Probabilmente ancora scossa per la netta sconfitta nello scontro diretto contro Prata, la Consar Ravenna chiude male il 2025, incappando al Pala De André nella seconda sconfitta consecutiva, portando a casa solo 1 punto contro Fano, quartultimo.

Avanti 2-1 (19-25, 25-23 e 25-21), i ravennati perdono ai vantaggi il quarto set (26-28) e non riescono a recuperare lo svantaggio accumulato nella prima parte del tie-break, vinto poi dai marchigiani 15-12.

La capolista Prata, con una vittoria domenica sul campo del fanalino di coda, potrà così allungare, mentre il secondo posto della Consar è insidiato ora da Aversa, che sempre domenica è di scena a Taranto, contro la penultima.

Ravenna tornerà invece in campo per l’ultima giornata del girone d’andata il 4 gennaio a Pineto, contro la quarta forza del campionato di A2 di volley.

De Pascale: «Circolazione atmosferica simile a quella delle alluvioni del 2023, ma il sistema ha tenuto»

I fiumi sotto osservazione nella notte tra il 25 e il 26 dicembre – Senio, Santerno, Lamone – scesi al di sotto di soglia 3 (rossa) e le 209 persone accolte nei punti predisposti secondo i piani di protezione civile dopo le evacuazioni ordinate ieri (25 dicembre) dai sindaci, rientrate nelle loro case già dalle prime ore del mattino. Inoltre, non risultano essersi verificate tracimazioni o, al momento, rotture arginali, mentre alcuni dissesti hanno interessato la viabilità, anche nelle zone collinari.

Dopo una notte che ha visto passare i colmi di piena attesi, l’Emilia-Romagna si trova oggi in situazione di allerta arancione nella pianura bolognese, ravennate e ferrarese, dopo l’allerta rossa di ieri, piogge persistenti – con cumulate sul Senio superiori ai 150 millimetri – e letti dei fiumi attraversati da portate d’acqua davvero importanti per un tempo prolungato, anche fino a 32 ore sull’Idice. E se adesso, col calare dei livelli, si allontanano pericoli di tracimazione, resta forte la pressione sulle arginature: dunque, l’attenzione resta alta.

Per questo, la Regione Emilia-Romagna, attraverso l’Agenzia regionale di sicurezza territoriale e protezione civile, ha avviato subito controlli e monitoraggi per valutare le conseguenze di questa situazione di stress degli argini. Anche perché rimangono alcuni tratti al di sopra della soglia 2 (arancione) su Senio, Lamone, Montone, Santerno e Reno.

Una situazione di allerta che negli ultimi due giorni ha visto mobilitato l’intero sistema di Protezione civile regionale, insieme a Prefetture, Comuni, Vigili del Fuoco, Polizie locali, Forze dell’Ordine, volontari. Insieme al 118 per l’evacuazione delle persone fragili. Aperto h24 il Centro operativo regionale (COR) nella sede della Agenzia di sicurezza territoriale e protezione civile, a Bologna, le sedi UT di Bologna e Ravenna, i Centri operativi comunali (COC) e i Centri di coordinamento soccorsi (CCS) nelle aree interessate. Punti operativi anche nella giornata di oggi.

«In queste ore complesse – afferma il presidente della Regione, Michele de Pascale – il quadro che stiamo monitorando ci conferma un miglioramento dei livelli idrometrici dei nostri fiumi, con tutti i corsi d’acqua rientrati sotto la soglia 3 e il ritorno progressivo nelle proprie abitazioni di tutte le persone evacuate. Tuttavia, permane una condizione di vigilanza rafforzata, i livelli restano elevati e gli argini sono sottoposti a forte stress dopo diverse ore di piena. La nostra Protezione civile, insieme alle Prefetture, ai sindaci e a tutte le strutture operative, ha garantito un presidio costante e coordinato sul territorio, in stretto raccordo con l’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile».

«La misura precauzionale di procedere ad evacuazioni temporanee in alcune aree, scelta molto importante, pur nella sua complessità per i cittadini coinvolti – continua De Pascale, ringraziando anche operatori e volontari che hanno prestato servizio in questi giorni – è sempre fondamentale per garantire la massima tutela delle persone. Capiamo la rabbia di chi ha vissuto un disagio così forte in giornate che dovrebbero essere dedicate alla serenità, ma colonne d’acqua dai 10 ai 15 metri, anche laddove completamente contenute entro gli argini non possono essere mai sottovalutate».

«La circolazione atmosferica che ha interessato la regione è risultata simile a quella del 2023, con piogge estremamente abbondanti e insistenti, in particolare sui bacini romagnoli. Ma a differenza di allora, questa volta il sistema ha tenuto, non si sono registrate tracimazioni né rotture arginali; un segnale importante, frutto anche degli interventi realizzati e sintomo dell’urgenza di realizzarne moltissimi altri. Continueremo a mantenere alta l’attenzione – chiude de Pascale – con monitoraggi sugli argini, controlli tecnici e raccordo costante con i territori, affinché la fase di ritorno alla normalità avvenga in piena sicurezza».

Piogge forti e insistenti, i numeri
La formazione di un minimo depressionario sul Tirreno, molto lento nel suo spostamento, ha determinato sull’Emilia-Romagna la convergenza di flussi da sud-est molto umidi e flussi da nord-est più freddi. Questo tipo di circolazione, così come accaduto nel maggio 2023, quando però le precipitazioni furono comunque superiori, genera piogge molto abbondanti e persistenti sulla parte di bassa montagna e collina della Romagna e parte centrale della regione.

È stata interessata un’ampia zona, dal bacino dell’Idice nel bolognese al bacino del Lamone nel ravennate, con precipitazioni puntuali superiori ai 150 mm in 48 ore. Va sottolineato, a termine di confronto, che il valore climatico delle precipitazioni per il mese di dicembre (Clima 1991-2020) per le stazioni di collina-bassa montagna nella zona interessata dalla parte principale dell’evento (Idice-Lamone), varia tra i 70 e gli 85 millimetri.

I dati del meteorologo Pierluigi Randi

Alcuni dati nel dettaglio: nelle 48 ore, la cumulata di precipitazione media areale sui bacini Idice, Quaderna, Sillaro, Santerno, Lamone e Montone ha superato i 100 mm. Quella media areale sul bacino del Senio superiore ai 150 mm.

Si sono aggiunte nevicate sulla parte centro occidentale dell’appennino.

mareggiate nelle giornate del 24 e 25 dicembre con onde oltre i tre metri.

Piene prolungate, i fiumi sotto pressione
Gli argini sono stati sottoposti a forte pressione, a lungo. Piene prolungate che hanno determinato livelli superiore a soglia 3 nei corsi d’acqua del bolognese e ravennate. Si evidenzia in particolare: sull’Idice per 32 ore, sul Senio per 11 ore, sul Lamone per 9 ore.

L’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e protezione civile «avvierà subito i controlli lungo le arginature – si legge in una nota della Regione – per verificare la situazione dopo le tante ore di piene prolungate, deflusso che peraltro prosegue tuttora».

In zona collinare, nella parta alta, adiacente la Toscana, dei bacini del Lamone, Senio e Santerno, ora non si registra nessuna criticità in alveo. Qui gli interventi in corso sul reticolo minore hanno dato risultati efficaci.

Evacuazioni, tutte rientrate le persone accolte nei punti allestiti
I sindaci delle aree più a rischio hanno emanato ordinanze di evacuazione preventiva: totale entro i 300 metri dalle aste fluviali, dei piani terra o seminterrati fra i 300 e i mille metri. Le 209 persone assistite direttamente dalla protezione civile che sono state accolte nei 6 hub allestiti dai Comuni sono tutte rientrate nelle loro case alle prime ore del mattino. I volontari di protezione civile hanno collaborato per effettuare monitoraggi dei corsi d’acqua, ridurre i tempi di attuazione degli interventi e nell’allestimento degli Hub.

Le evacuazioni hanno interessato i Comuni di Castel Bolognese, Solarolo, Cotignola, Lugo, Fusignano, Alfonsine, Bagnacavallo, rivieraschi del fiume Senio, nel ravennate, e San Lazzaro alle porte di Bologna (torrente Savena).

I Vigili del fuoco hanno effettuato circa 80 interventi sul territorio.

Sabato 27 dicembre, nessuna allerta
Domani non sono previsti fenomeni meteorologici significativi ai fini dell’allertamento. La criticità idraulica nella pianura centro-orientale è riferita al lento esaurimento della piena nei tratti vallivi del fiume Reno, generata dalle piogge dei giorni precedenti. Nelle zone montane e collinari, in particolare del settore centro-orientale, non si escludono occasionali fenomeni franosi sui versanti caratterizzati da condizioni idrogeologiche particolarmente fragili, a seguito delle precipitazioni pregresse.

In due giorni la pioggia di un mese. «Non è un caso che sia successo nel dicembre più caldo dell’ultimo secolo»

Le precipitazioni cumulate nelle due giornate del 24 e 25 dicembre sui bacini dei fiumi Senio, Lamone e Marzeno sono state in media circa il doppio della pioggia prevista nell’intero mese di dicembre. Si tratta (media di bacino, escludendo le stazioni di pianura) di 139, 7 mm per il Marzeno, 145,7 per il Lamone e 150,2 mm per il Senio.

I dati sono del bagnacavallese Pierluigi Randi, tecnico meteorologo certificato e presidente dell’Ampro (Associazione meteo professionisti), che sui social pubblica anche alcuni grafici (qui sopra) che mostrano come siano comunque, fortunatamente, a debita distanza rispetto a quelli delle alluvioni di maggio 2023 e settembre 2024. «Resta però un evento considerabile come estremo – commenta Randi -, proprio perché occorso in dicembre e non nel periodo primaverile o autunnale allorquando gli eventi di pioggia consistente sono statisticamente più probabili». Infatti, restringendo lo sguardo al solo mese di dicembre, «non abbiamo alcun precedente di questo tipo dal 1935 per i tre bacini di Santerno, Senio e Lamone-Marzeno. Morale della favola – continua il meteorologo -: è il quarto evento di portata estrema (il quinto se aggiungiamo quello dell’ottobre 2024 nel bolognese) che si manifesta in tre anni, per cui ciò che prima mostrava tempo di ritorno secolare, oggi comincia a palesare tempo di ritorno se non annuale, quasi. È la nuova normalità fatta di estremi, e non solo di precipitazione».

Randi sottolinea infine che non è casuale che sia capitato «nel mese di dicembre, ad ora, più mite degli ultimi 100 anni. Qualche decennio fa gran parte della precipitazione degli ultimi due giorni sarebbe stata solida, almeno a partire dalle quote collinari, ma con questo sfacelo termico è stata pioggia fin quasi sulle cime».

Il Ravenna capolista, un’occasione da sfruttare subito, in un girone alla portata. Ma servono almeno altri due innesti

Il Ravenna capolista alla fine del girone d’andata è una sorpresa, ma fino a un certo punto. Chi davvero conosceva il valore delle forze in campo (come il caporedattore del Corriere Romagna che avevamo intervistato la scorsa estate a questo link), non poteva che mettere i giallorossi dell’ambiziosa proprietà Cipriani tra le possibili outsider, dietro all’Arezzo (che infatti è oggi secondo a un solo punto dal Ravenna). Considerando anche un girone (il B della Serie C) che si è ritrovato senza retrocesse dalla serie B, con ben sei neopromosse, la Spal fuori dai giochi e alcune realtà in palese crisi economica (Rimini e Ternana in primis). Senza nulla voler togliere all’ottimo lavoro di società, tecnici e giocatori, sarebbe ipocrita – considerando anche il recente acquisto di lusso di Viola – far finta che il Ravenna sia una “matricola” come le altre. E allo stesso modo non si può più nascondere l’obiettivo della promozione in serie B. Anche perché un’occasione come questa potrebbe non ricapitare in fretta. Il prossimo anno il girone B potrebbe tornare più competitivo e non è mai facile costruire una squadra per vincere il campionato. Essere in testa alla classifica ora, in questo campionato, è un lusso da non lasciarsi sfuggire.

L’impressione, però, è che la rosa abbia bisogno di altri innesti per poter restare al comando. Analizzando con obiettività il girone di andata, va detto infatti che il Ravenna ha dimostrato sì di essere una squadra forte e in grado di gestire le partite, ma ha potuto contare anche su rimonte e gol in extremis che difficilmente si potranno ripetere con regolarità. E ha potuto contare su un calendario che ha visto i giallorossi ospitare in casa squadre di blasone o di piazze importanti che ora diventeranno trasferte insidiosissime: oltre alle più dirette inseguitrici Arezzo e Ascoli, sarà dura affrontare fuori casa anche Perugia, Ternana e lo stesso Campobasso che ospiterà i giallorossi il 4 gennaio per la prima giornata del girone di ritorno.

Tatticamente, invece, l’impressione è che mister Marchionni – per quanto ci tenga a specificare sempre che decisivo è l’atteggiamento, più dei numeri – resterà legato al suo 3-5-2 che lo ha reso comunque uno dei mister con la media punti più alta della storia del Ravenna, ma che implica anche qualche problema. Il primo è l’inserimento dello stesso Viola, che sarebbe più semplice in un 4-3-2-1 (con l’ex Cagliari e Spini dietro a una punta, insieme ai tre centrocampisti “titolari”, ossia Di Marco, Rossetti e Tenkorang). Mantenendo il più tradizionale 3-5-2 Viola potrebbe giocare dall’inizio soltanto al posto di Spini o di Di Marco, due dei giocatori più importanti di questo Ravenna.

Per quanto riguarda il mercato, per cercare davvero di vincere il campionato, sarebbero necessari 2 o 3 ulteriori innesti. Il più urgente è forse un esterno a tutta fascia – se si vuole davvero proseguire con il 3-5-2 – di quelli in grado di saltare l’uomo e di creare superiorità numerica, con gamba e personalità, da alternare a Rrapaj (sempre molto generoso ma poco preciso al cross), Falbo (ottimi invece i suoi cross ma poca personalità nella spinta), Corsinelli (fin qui non apparso l’uomo in grado di fare la differenza che ci si aspettava in estate), Da Pozzo (sempre ficcante a partita in corso, meno dall’inizio) o Donati (più “braccetto” o terzino a 4, che esterno a tutta fascia).

È poi difficile pensare di poter vincere il campionato senza un centravanti di categoria (Okaka è un extra-lusso da sfruttare però al meglio nell’ultima parte della partita; Luciani un buon giocatore ma non sembra un 9 da capolista di serie C; Motti pare non dare garanzie dal punto di vista fisico; Zagré avrebbe bisogno di trovare continuità altrove) e un portiere che possa contribuire maggiormente a dare sicurezza all’intero reparto difensivo.

Ovviamente, senza alcun innesto arrivare eventualmente secondi o terzi in classifica sarebbe comunque un successo, per un Ravenna ripescato all’ultimo dalla serie D. Su questo non ci piove. Ma l’occasione di poter mettere a segno una storica doppia promozione è talmente ghiotta (e concreta) che non sfruttarla fino in fondo sarebbe davvero un peccato, visto comunque che l’obiettivo del presidente Cipriani è senza dubbio quello di riportare la sua città nella serie B del calcio.

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