giovedì
12 Marzo 2026

Aumentano le aggressioni agli operatori sanitari in Romagna: 539 casi nel 2025

In occasione della giornata nazionale contro la violenza sugli operatori sanitari e socio-sanitari, che ricorre il 12 marzo, l’Ausl Romagna (Azienda Unità Sanitaria Locale) ha diffuso i dati relativi al fenomeno sul territorio romagnolo e risulta un lieve aumento degli episodi segnalati: nel 2025 sono stati 539, contro i 498 registrati nel 2024 (aumento dell’8,2 percento). L’incremento è più alto della media regionale, dove le segnalazioni sono passate da 2.682 nel 2024 a 2.715 nel 2025 (+1,2 percento).

Analizzando i dati, il trend in aumento riguarda soprattutto l’area territoriale rispetto a quella ospedaliera. Negli ospedali della Romagna restano costanti le segnalazioni provenienti dal pronto soccorso, che nel 2025 sono state 35, mentre risultano in calo quelle registrate negli altri reparti. Sul territorio, invece, risultano particolarmente coinvolte le aree ambulatoriali: nel 2025 hanno registrato 67 segnalazioni, con un aumento dell’11,9% rispetto all’anno precedente.

Per quanto riguarda il tipo di aggressione, nella maggior parte degli episodi è verbale. In Romagna queste segnalazioni sono cresciute del 5,1% rispetto al 2024, mentre a livello regionale l’aumento è stato del 7,6 e rappresentano l’89,1 percento del totale. Gli episodi di tipo fisico, invece, sono in calo del 2,2% in Romagna e in aumento del 7,6 in Emilia-Romagna dove rappresentano il 28,1% dei casi. Gli episodi contro la proprietà dell’azienda risultano in calo in Romagna (-5,7 percento) e in regione (-19,6).

La categoria professionale più colpita, sia nei dati di Ausl Romagna che in quelli regionali, risulta essere quella degli infermieri, seguita da medici e operatori socio-sanitari. Tra il personale del comparto sanitario si registra un leggero calo delle segnalazioni rispetto all’anno precedente, mentre risultano in lieve aumento quelle che riguardano la dirigenza medica. Nel dettaglio, a livello regionale, gli infermieri rappresentano il 59,6% dei casi totali, mentre i medici hanno registrato l’incremento più significativo, passando dal 13,6% al 15,8% degli episodi complessivi.

L’obiettivo dell’Ausl è contrastare un fenomeno che richiede strumenti di sicurezza e la promozione di una cultura del rispetto e della dignità degli operatori. Per questo nel corso del 2025 l’azienda sanitaria assicura di aver mantenuto alta l’attenzione sul tema, potenziando i sistemi di videosorveglianza, aumentando la vigilanza con un maggior numero di guardie giurate e rafforzando la collaborazione con le Forze dell’Ordine nei diversi ambiti territoriali. A queste misure si affiancano gli interventi promossi dalla Regione, tra cui l’installazione di sistemi di illuminazione, pulsanti di allarme e vetri anti-sfondamento. Particolare attenzione è dedicata anche al supporto psicologico a all tutela legale per agli operatori vittime di aggressioni. Sono stati organizzati anche corsi di formazione con un focus specifico sulla prevenzione, sulla comunicazione e sulla gestione delle situazioni critiche.

«Parliamo – dichiara Massimo Fabi, assessore alle Politiche per la Salute dell’Emilia-Romagna in una nota per la stampa – di un fenomeno inaccettabile e incomprensibile: professionisti che ogni giorno si prendono cura di noi, invece di essere ringraziati vengono aggrediti, verbalmente o addirittura fisicamente. Prevenire violenze e molestie significa promuovere ambienti di lavoro sicuri e inclusivi. Si tratta di eventi che incidono sul clima organizzativo, sulla motivazione professionale e sulla capacità del sistema sanitario di rispondere in modo efficace ai bisogni di cura».

Controlli in zona Speyer: multato e allontanato un uomo sorpreso a giocare a pallone sulla rotonda Farini

Continuano gli interventi di presidio nel quartiere Farini, sulla scia dell’operazione “Smoke Corner”, avviata per contrastare gli episodi di degrado e spaccio in una delle aree più sensibili della città.

Tra il 7 e l’11 marzo, gli agenti della polizia locale hanno effettuato alcuni servizi mirati tra giardini Speyer le zone limitrofe, che hanno portato all’identificazione di 13 persone e alla contestazione di 8 sanzioni. Tra i multati, un uomo sorpreso a giocare a pallone in mezzo alla rotonda Farini, creando una situazione di pericolo per la circolazione stradale. Sono due invece le multe elevate per consumazione di alcolici in aree dove non è consentito (in uno dei due casi, il soggetto multato è stato fermato mentre gettava anche rifiuti a terra) e quattro i verbali per manifesta ubriachezza, con contestuale ordine di allontanamento.

Infine, un cittadino nigeriano è stato accompagnato al comando e denunciato all’autorità giudiziaria poiché sprovvisto di regolare permesso di soggiorno, scaduto nel 2018. Nei confronti dell’uomo è stato avviato l’iter per la regolarizzazione del soggiorno e, in caso di inadempimento, l’eventuale rimpatrio.

Torna la fiera dell’agricoltura, tra trattori storici, mostra del bestiame e gara di sfoglia al mattarello

Riolo Terme si prepara per ospitare uno spaccato sul mondo rurale tra tradizione e innovazione, con la tre giorni di AgRiolo – Fiera dell’agricoltura, organizzata dall’Associazione F.a.t. Agri. Dal 10 al 12 aprile le strade della cittadina diventeranno un percorso a cielo aperto tra esposizioni di macchine agricole e tecnologie d’avanguardia, mercatini di prodotti tipici, laboratori creativi per i bambini e gli antichi giochi dell’aia, oltre alle aree mostra dedicate agli appassionati con auto e moto d’epoca, trattori storici e modellini radiocomandati.

Non mancherà poi la tradizionale mostra del bestiame, dove il pubblico potrà ammirare razze bovine insieme alle principali tipicità dell’allevamento avicunicolo, ovino ed equino del territorio. Uno dei momenti più attesi sarà l’asta mercato dei vitelli da ristallo, appuntamento simbolo della fiera e richiamo autentico alle radici agricole della comunità. Infine, in programma anche la gara di “sfoglia al mattarello”, realizzata in collaborazione con l’Istituto Alberghiero “Artusi”, per rendere a una tradizione che continua a unire generazioni.

Oltre ai momenti conviviali e di festa, la fiera sarà anticipata dal convegno tecnico  “Verso la nuova PAC 2028-2034: gli scenari e le prospettive per il settore agricolo”, in programma venerdì 27 marzo.

Riapre l’ufficio postale: ambiente ristrutturato, colonnina di ricarica, servizio passaporti

L’ufficio postale di Riolo Terme in via Gramsci riapre al pubblico venerdì 13 marzo 2026 dopo otto mesi di lavori di ristrutturazione (nel frattempo un ufficio temporaneo era allestito in un container). La sede seguirà il suo consueto orario: dal lunedì al venerdì dalle 8.20 alle 13.35 e il sabato fino alle 12.35. Su 13 sedi in provincia, quella di Riolo è la nona coinvolta da lavori di ammodernamento.

Nella nuova sede sono già attivi i principali servizi della pubblica amministrazione tra cui anche richiesta e rinnovo passaporti. L’ufficio ha già effettuato oltre 89 richieste, mentre nella provincia sono oltre mille le richieste erogate con l’ufficio di Brisighella che ha il primato con oltre 260.

Il servizio di rilascio del passaporto si aggiunge agli altri già attivi negli uffici postali interessati dal progetto Polis, dove è possibile ritirare certificati anagrafici i certificati anagrafici e di stato civile, resi disponibili da Anpr, ovvero la banca dati unica del Ministero dell’Interno; i servizi Inps per i pensionati come il cedolino della pensione, la certificazione unica e il modello “Obis M” che riassume i dati informativi relativi all’assegno pensionistico e i servizi “Atti di Volontaria Giurisdizione”.

L’ufficio postale ha cambiato il suo abituale aspetto prestando particolare attenzione al miglioramento del confort ambientale attraverso la realizzazione di sportelli relazionali ribassati, la sala che accoglie gli utenti è dotata di nuovi arredi a basso impatto ambientale oltre alla realizzazione di una corsia per non vedenti. Gli interni si presentano più luminosi grazie ad una illuminazione sostituita con lampade a Led a basso consumo energetico.

L’ufficio di Riolo Terme è stato anche interessato da altri progetti orientati alla sostenibilità. Prima di tutto l’installazione di una colonnina di ricarica all’esterno dell’ufficio.

Indagine sui certificati anti-rimpatrio: medici in silenzio in tribunale, chiesto un anno di sospensione

Gli otto medici dell’ospedale di Ravenna indagati per falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio, perché secondo l’accusa avrebbero rilasciato falsi certificati per impedire il rimpatrio di cittadini extracomunitari, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere stamani, 12 marzo, davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Ravenna. Erano gli interrogatori di garanzia dopo la richiesta della procura di un anno di sospensione dal lavoro. Il giudice si è riservato la decisione.

Secondo quanto riporta il Tgr Rai i medici, otto su undici del reparto di Malattie infettive, sono passati da un ingresso secondario, evitando contatti con i cronisti. Gli avvocati degli indagati hanno voluto tener lontana la stampa, dopo aver contestato nei giorni scorsi alcune ricostruzioni dei fatti.

Come noto, i sanitari sono accusati di aver firmato certificati che attestavano la non idoneità all’ingresso nei centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), strutture di detenzione amministrativa per chi è destinatario di provvedimenti di espulsione. L’indagine prende in considerazione il periodo che va da settembre 2024 a gennaio 2026, in totale 64 extracomunitari: 20 sono stati ritenuti idonei, 10 si sono rifiutati di sottoparsi alla visite e la normativa prevede il ritorno in libertà e 34 sono stati giudicati non idonei, quasi tutti concentrati da settembre 2025 in poi. Le situazione degli otto indagati sono eterogenee: si va da chi ha firmato 11 certificati di non idoneità a chi ne ha firmato uno solo.

L’eventuale sospensione dei medici, come comprensibile, avrebbe ripercussioni sull’intero reparto dell’ospedale dove resterebbero in servizio solo tre colleghi. Nel tentativo di scongiurare questo scenario si è mossa anche l’Ausl Romagna che con una disposizione interna ha stabilito che siano solo i tre non indagati a occuparsi delle visite e dei certificati.

Avviati i lavori di pulizia per il recupero del Quartiere San Rocco, si cercano ora nuovi investitori

Si apre un nuovo capitolo per l’Eco-quartiere San Rocco: l’area faentina tra via Ravegnana, via Frontali e via Donizetti al centro di un progetto di riqualifica mai andato in porto e rimasta per anni in una situazione di stallo cerca ora nuovi investitori.

Presentato nel 2008 come “il primo eco-quartiere italiano”, il piano prevedeva 390 alloggi pronti per essere abitati tra il 2009 e il 2011, con un’idea innovativa: piazze collegate da percorsi pedonali, spazi di incontro, aree gioco e alimentazione a energia solare.
L’opera però non ha mai preso forma: la società appaltatrice, “San Rocco Case” di Vibo Valentia, ha realizzato soltanto un piccolo stralcio di quattro unità residenziali, di cui gli inquilini hanno poi denunciato la pessima qualità abitativa tra infiltrazioni e problemi di natura strutturale. Il resto del quartiere giace oggi in stato di degrado, tra monconi di cemento e reti divelte.

Nel 2017 la prefettura di Vibo Valentia ha notificato un’interdittiva antimafia alla società consortile “San Rocco Faenza Case”, costituita nel 2007 proprio per la costruzione del quartiere. L’interdittiva è stata poi annullata dal Tar, ma riaperta nel 2020 dal Consiglio di Stato. A febbraio 2025 diversi lotti dell’area sono stati messi all’asta in ambito giudiziario. Oggi, a quasi vent’anni dall’avvio del progetto, parte finalmente una nuova fase di messa in sicurezza dell’area.

Superate le criticità legate all’interdittiva antimafia e grazie alla collaborazione tra la custodia giudiziaria, il comune di Faenza e le forze dell’ordine, già nei giorni scorsi sono stati demoliti due manufatti precari all’interno del cantiere. La demolizione, autorizzato dal giudice dell’esecuzione del tribunale di Ravenna Samuele Labanca, è stata necessaria anche per smantellare le attività illecite che si svolgevano all’interno della struttura, tra bivacchi abusivi e spaccio di stupefacenti.

Il cronoprogramma della bonifica, gestito dal custode giudiziario Marco Minguzzi, prevede ora il completamento dei lavori entro il mese di marzo per scongiurare rischi igienico-sanitari legati al rialzo delle temperature. In queste ore sono in corso le operazioni di pulizia dell’area con la raccolta delle sterpaglie e della vegetazione spontanea cresciuta all’interno del comparto, che verranno successivamente rimosse e smaltite. Parallelamente si sta procedendo anche alla rimozione di materiali abbandonati come rottami metallici, lamiere, materassi e altri rifiuti presenti nell’area.

Nei prossimi giorni proseguiranno gli interventi di bonifica con l’aspirazione delle acque stagnanti presenti nelle fondazioni, operazione necessaria per ripristinare condizioni igienico-sanitarie adeguate e prevenire ulteriori criticità.

A seguire è previsto il ripristino delle recinzioni e l’installazione di nuove reti di protezione corredate da cartellonistica per impedire l’accesso non autorizzato all’area. È inoltre in fase di definizione l’affidamento delle operazioni di raccolta e smaltimento dei rifiuti di minori dimensioni, tra cui plastiche e altri materiali dispersi nel comparto.

Parallelamente alla messa in sicurezza, il 16 marzo si terrà l’asta per il lotto di terreno edificabile in questione (identificato col n. 73) di proprietà della San Rocco Faenza Case, un passaggio fondamentale per l’individuazione di eventuali nuovi investitori capaci di completare lo sviluppo urbanistico del quartiere. Per quanto riguarda le porzioni di terreno di proprietà del comune di Faenza invece, sono state convertite in aree verdi, confermando la volontà di valorizzare il comparto in un equilibrio tra nuove costruzioni e spazi pubblici.

Gli iraniani a Ravenna, tra la gioia per il ko di Khamenei e i timori per i familiari in patria

«Nulla sembra essere cambiato davvero dall’inizio della guerra: i bombardamenti continuano, le comunicazioni sono ancora interrotte e il regime islamico minaccia chiunque provi a protestare. Non solo in Iran, ma anche all’estero. Hanno detto che ci troveranno e ci uccideranno».

Una ragazza della comunità iraniano-ravennate racconta la sua quotidianità dall’avvio dell’operazione “Furia Epica”, l’escalation militare statunitense e israeliana nel Golfo che lo scorso 28 febbraio ha portato alla morte della guida suprema dell’Iran Ali Khamenei. «Non sento la mia famiglia dall’inizio dei bombardamenti – continua la giovane, che per motivi di sicurezza chiede di restare anonima -. Ho ricevuto un messaggio da mio fratello nella mattinata del 28. Diceva solo “lui non c’è più”. Da quel momento però non sono più riuscita a mettermi in contatto con nessuno».

L’ayatollah Khamenei era al vertice del regime integralista islamico che da quasi 48 anni governa il Paese, senza incarnare però le volontà di tutta la popolazione. A seguito della sua uccisione infatti, molte comunità di iraniani all’estero sono scese in piazza per festeggiare, e quella ravennate non ha fatto eccezione: «Ci siamo scambiati un paio di messaggi sulle chat della comunità e ci siamo ritrovati la sera stessa in piazza San Francesco per cantare e ballare avvolti dalla nostra bandiera – continua la portavoce -. È stato un momento storico per noi, ma a chi è rimasto in Iran non è concesso celebrarlo: abbiamo visto video dei pasdaran che sparano a chi prova a manifestare. A Ravenna abbiamo festeggiato anche per chi ancora non può farlo».

Gli iraniani sono tornati nuovamente in piazza domenica 8 marzo, per manifestare a sostegno dei connazionali e per la libertà del Paese. Durante il presidio in piazza del Popolo, alle bandiere con sole e leone si sono affiancate le stelle e strisce statunitensi: «Avremmo portato anche la bandiera israeliana, ma abbiamo avuto paura per la nostra sicurezza», spiega la giovane.

Negli scorsi giorni infatti, in più di un’occasione un gruppo di manifestanti iraniani sarebbe stato minacciato nel Riminese da alcuni pakistani musulmani, con denunce depositate in questura. «Non vogliamo essere fraintesi: anche per noi è difficile portare in piazza queste bandiere. A nessuno piacciono le guerre e sappiamo che l’aiuto da parte di Usa e Israele non è rivolto al nostro popolo, ma mosso da vantaggi e interessi personali – continua la ragazza -. Ma la nostra gente è in strada a mani nude e continua a venire uccisa da un governo terrorista che ha già spento oltre 40mila vite. Loro stanno uccidendo chi ci uccide, e se abbiamo un’occasione per ritrovare la libertà non possiamo permetterci di farcela scappare».

Attualmente, a preoccupare di più sono le evoluzioni degli scontri attese nei prossimi giorni e la sicurezza di civili e familiari: «La situazione per chi vive in Iran è molto rischiosa, ma molti non vogliono lasciare il Paese. Anche per questo non ci sono molte richieste di asilo da parte degli iraniani: vogliono restare e liberarsi del regime islamico il prima possibile. Dalle poche informazioni che abbiamo, crediamo che la maggior parte delle nostre famiglie sia ancora chiusa in casa, relativamente al sicuro. Le preoccupazioni più grandi sono per gli amici e i parenti che vivono a Teheran e nelle città più colpite. Almeno per ora, però, gli attacchi sembrano concentrarsi su obiettivi militari e infrastrutture legate al regime».

Per quanto riguarda invece i risvolti politici dell’escalation, la speranza di una parte del popolo iraniano è l’ascesa di Reza Pahlavi (figlio dell’ultimo scià di Persia), indicato come una possibile guida per la fase di transizione verso la democrazia. A seguito dell’uccisione di Ali Khamenei, però, a succedergli formalmente è stato il figlio Mojtaba, attualmente nascosto per sfuggire alla caccia delle forze israelo-statunitensi: «Come si può eleggere come guida qualcuno che non ha mai parlato in pubblico? Qualcuno che si nasconde dai nemici e dal popolo? Noi non lo riconosciamo – condanna la portavoce -. In tanti anni Mojtaba non è mai stato una figura di interesse. È stato scelto solo perché tutti gli altri sono stati uccisi, ma presto lo troveranno, e lui sarà il prossimo».

Resta accesa la speranza per quello che potrebbe essere il nuovo capitolo della storia dell’Iran al termine degli scontri: «Questi eventi segnano un passaggio decisivo, ma il prezzo umano è stato altissimo. Per quasi 50 anni abbiamo vissuto sotto un sistema che limita le libertà fondamentali – conclude la giovane iraniana -. Per la prima volta, sembra concreta la possibilità di una trasformazione interna guidata dal popolo. Speriamo non venga interrotta da eventuali sviluppi politici o diplomatici. Chiediamo un cambiamento che assicuri protezione ai civili, ponendo fine alla violenza contro i manifestanti e aprendo finalmente una nuova stagione di libertà e responsabilità politica. Non una vittoria di parte, ma l’inizio di un Iran libero, riconciliato con i propri cittadini e con la comunità internazionale».

Al Mercato Coperto di Ravenna un nuovo defibrillatore per la sicurezza di visitatori e lavoratori

Il Mercato Coperto di piazza Costa è ora dotato di un defibrillatore accessibile a tutti: l’apparecchiatura salvavita è stata donata dall’associazione “Donatori con la valigia” ed è stata inaugurata ieri, 11 marzo, in occasione della Giornata mondiale dei diritti dei consumatori.

«La nostra associazione è impegnata da tempo nella diffusione dei defibrillatori sul territorio – spiega Maura Baioni, presidente di Donatori con la valigia –. Negli anni abbiamo donato questi dispositivi anche alla Prefettura e a diversi centri sportivi, perché crediamo che la presenza capillare di strumenti salvavita possa fare la differenza nei momenti di emergenza». Secondo Beatrice Bassi, amministratrice delegata del Consorzio Mercato Coperto, il nuovo strumento rappresenta «un impegno concreto per la sicurezza dei dipendenti, dei clienti e dei turisti che visitano la città. Un elemento in più che testimonia il nostro senso di responsabilità sociale verso la collettività».

Prodotti non conformi e senza etichette: chiuso minimarket, sanzioni per oltre 5mila euro

Merce surgelata non conforme alle normative e prodotti privi di etichetta italiana: i controlli congiunti di polizia di Stato, polizia locale, Ausl e Ispettorato del lavoro in alcuni esercizi commerciali del centro cittadino hanno portato alla sospensione dell’attività di un minimarket in zona giardino Speyer, dove sono state riscontrate diverse irregolarità e scarse condizioni di sicurezza. Oltre alla chiusura forzata, l’Ispettorato del Lavoro ha emesso una sanzione amministrativa di a 3.000 euro, mentre i funzionari Ausl hanno disposto il sequestro di circa 86 chili di prodotti alimentari surgelati, tra carne e pesce, con una sanzione amministrativa di 1.500 euro.
Il personale della polizia locale ha infine sequestrato 25 confezioni non correttamente etichettate, elevando una sanzione amministrativa di 2.000 euro.

Successivamente è stato effettuato un controllo anche all’interno un’attività di barberia cittadina. Nel corso dell’ispezione sono state impartite alcune prescrizioni tecniche per l’adeguamento dell’attività alle normative di settore; ma non sono state elevate sanzioni amministrative.

Queste attività di controllo si inseriscono nell’ambito dei servizi coordinati di vigilanza economico-amministrativa coordinati dalla questura di Ravenna, con l’obiettivo di garantire il rispetto delle normative vigenti, la tutela della salute pubblica e condizioni di lavoro sicure e regolari. Anche nei prossimi giorni proseguiranno analoghi servizi di verifica su tutto il territorio provinciale.

Vive a Dubai e ora è bloccata tra Maldive e Thailandia, inseguendo un volo per l’Italia

La prima risposta dell’Iran all’attacco di Stati Uniti e Israele, eseguita con il lancio di droni contro basi americane in Medioriente, ha alzato la preoccupazione anche in altri Paesi del golfo Persico e reso più complicato viaggiare per la cancellazione di diversi voli. Tra queste due condizioni è rimasta incastrata una 40enne ravennate residente a Dubai con il marito. Il 28 febbraio scorso la coppia, con una figlia piccola, è partita per una vacanza alle Maldive. Mentre l’aereo raggiungeva le spiagge nell’oceano Indiano, cominciava l’operazione Furia Epica. La conseguente controffensiva iraniana ha portato almeno tre esplosioni a Dubai, con alcuni feriti, probabilmente causate da frammenti di missili o droni fatti esplodere in aria dalla difesa emiratina.

Risultato: il volo di rientro dalle Maldive previsto per il 5 marzo è stato cancellato. «A quel punto ci è sembrato più sicuro cercare di spostarci in Italia – racconta Rosanna (nome di fantasia) – dove saremmo comunque dovuti andare alla fine di marzo». Il rischio di un ritorno a Dubai era poi di restare bloccati lì: «Amici e conoscenti ci hanno detto che è difficile prendere un volo, c’è poca chiarezza. Ci sono cancellazioni all’ultimo minuto oppure si arriva in aeroporto e il volo non è sui tabelloni, ma in realtà parte». C’è chi ha provato ad aggirare l’ostacolo: «Sappiamo di persone che sono andate in auto in Oman, con un viaggio di 4-5 ore, per prendere un aereo da Mascate. Ma il passaggio della frontiera non è stato semplice».

Dalle Maldive, però, non c’è stato modo di trovare voli di linea verso l’Europa a costi accettabili e durate compatibili con le esigenza di una bambina: «Un’agenzia di viaggi ha trovato come unica soluzione un volo a 18mila euro con una compagnia di viaggi di lusso, la Turkish Airlines aveva una soluzione con 33 ore di viaggio e varie coincidenze con il rischio che in ognuna di queste saremmo potuti rimanere bloccati in un aeroporto per ulteriori cancellazioni». Una soluzione è sembrata essere a Malè, città madiviana: «Avevamo trovato un volo della compagnia Neos diretto verso Milano, realizzato anche con l’interessamento della Farnesina, ma in 5 minuti tutti i biglietti sono andati esauriti e non abbiamo fatto in tempo».

La famiglia non ha potuto fare altro che prolungare la permanenza sull’isola in cerca di un modo per andarsene. La soluzione per raggiungere l’Europa ora passa dalla Thailandia: «Il 9 marzo abbiamo preso un volo per Bangkok (dove Rosanna risponde alla nostra telefonata, ndr) da dove dovremmo partire il 17 marzo facendo scalo a Hong Kong e Istanbul e arrivare a Bologna dopo 22 ore. Biglietti da duemila euro a testa. Speriamo non ci siano intoppi e se dovessimo trovare un volo prima di quella giornata cercheremo di anticipare».

La scelta di non rientrare a Dubai è stata presa anche se i contatti nell’emirato hanno rassicurato la coppia: «Gli episodi di cui si è parlato ci sono stati e hanno creato preoccupazione, come è normale. La prima notte molti si sono rifugiati nei parcheggi sotterranei dei palazzi. Ma da quello che ci raccontano amici e conoscenti la situazione sembra tranquilla. Le attività sono aperte e c’è gente che continua la propria vita, magari senza allontanarsi troppo da casa perché durante il giorno arrivano allarmi sui cellulari che segnalano il pericolo per mettersi al riparo». Una condizione non sempre facile per le architetture futuristiche della città: «Consigliano di stare lontani dalle finestre, ma quasi tutti gli edifici hanno vetrate enormi. A casa nostra solo il bagno e il corridoio sono distanti dalle vetrate, ma essendo al terzo piano il rischio sarebbe minore rispetto a chi vive più in alto».

Un dettaglio raccontato dalla 44enne, però, torna utile per avere una comprensione migliore dei tanti video condivisi sui social da influencer e imprenditori stanziati a Dubai: «Le autorità hanno inviato messaggi sul telefono degli abitanti, anche a me che ero alle Maldive, ricordando che la condivisione sui social di foto o informazioni non attendibili può compromettere la sicurezza nazionale e comportare azioni legali. È stato così anche con l’alluvione di aprile 2024. In un Paese dove l’influencer è una professione ufficiale che richiede una licenza, è più facile che siano individuati casi di questo tipo. Mi è capitato di vedere video sui social che poi sono spariti».

Moda e sostenibilità, se ne parla con Cna: «Con nuove regole più costi anche per chi già usa buone pratiche»

La sostenibilità è ormai la sfida per ogni settore economico. Lo è in maniera ancora più marcata per il mondo della moda che deve fare i conti con la nuova strategia tessile introdotta dall’Unione europea che intende ridefinirne gli asset secondo standard ambiziosi: materie prime certificate, riuso e riciclo potenziato, progettazione sostenibile (ecodesign), gestione dei rifiuti attenta e responsabile, filiera trasparente. Cna Federmoda della provincia di Ravenna e Slow Food Ravenna organizzano un seminario divulgativo: esperti del settore, con varie competenze, saranno i relatori di un incontro aperto al pubblico in programma il 13 marzo alle 17.30 nella sede dell’associazione (viale Randi 90). Il focus è la sostenibilità della moda, dal valore della manifattura artigiana agli impatti del fast fashion, verso un modello di produzione e di consumo più consapevole, una sorta di alleanza tra imprese virtuose e consumatori.

L’evento promosso da Cna, quindi, proverà a contestualizzare la situazione attuale: «Cerchiamo di informare i nostri associati – spiega Claudia Bellini, 38 enne imprenditrice del settore e presidente provinciale di Federmoda –. Teniamo alta l’attenzione sul tema e diamo la parola a chi ha già messo in atto strategie di cambiamento». Bellini farà i saluti di apertura dell’incontro per lasciare poi la parola ai relatori: Elisa Tosi Brandi (professoressa associata al dipartimento di Beni Culturali a Ravenna dove insegna, tra i vari corsi, “Storia e patrimonio culturale della moda”), Sergio Baroni (esperto nella gestione dei rifiuti), Maria Silvia Pazzi (fondatrice di Regenesi e Regenstech) e Dario Casalini (fondatore di Slow Fiber).

Tra le declinazioni della normativa madre voluta dall’Ue, che troveranno applicazione a breve, un tema dibattuto è il passaporto digitale di prodotto. Il cosiddetto Dpp (dall’inglese digital product passport) riguarderà anche altri settori dell’economia, non solo la moda, ma solo per le merci vendute in Ue e dovrà contenere tutte le informazioni sul ciclo di vita del prodotto: la composizione, la sostenibilità, la tracciabilità, le possibilità di riciclo e tanto altro. «Le ultime notizie dicono che il passaporto potrebbe essere obbligatorio da gennaio 2027 – dice Bellini – ma in questo momento le aziende sono un po’ disorientate perché a oggi non ci sono ancora linee guida chiare su cosa succederà e sui requisiti specifici per la conformità». L’ipotesi al momento più probabile è che l’accesso al Dpp avvenga tramite un codice Qr “dinamico” che accompagna gli abiti. «Ma ancora non si sa come sarà da generare, che caratteristiche dovrà avere, se dovremo appoggiarci a qualche piattaforma. E di conseguenza non ci sono previsioni sui costi da sostenere».

L’obiettivo di tutto, almeno nei principi ispiratori, è di rendere il settore più sostenibile. Federmoda cita alcuni dati che giustificano la necessità di un’inversione di rotta: ogni anno nel mondo vengono prodotti circa 150 miliardi di capi di abbigliamento di cui oltre 40 miliardi vengono distrutti senza mai essere stati indossati. Nel 2024, gli indumenti scartati e gettati a livello globale hanno raggiunto i 120 milioni di tonnellate: l’80 percento è finito nelle discariche o negli inceneritori, solo il 12 percento è stato riutilizzato, e meno dell’uno percento è stato riciclato in nuove fibre tessili. Ogni giorno, poi, arrivano in Europa oltre 12 milioni di pacchi di importazione extra-Ue.

La ricerca della sostenibilità non spaventa Bellini, ma le scelte dell’Ue generano quantomeno delle perplessità: «Ci sono tante aziende, specie quelle artigiane, che da tempo lavorano dando priorità alla tutela ambientale e al rispetto dei principi etici e di sicurezza, ma ora anche queste dovranno sostenere dei costi per dimostrare qualcosa che in gran parte già fanno. Controlli efficaci con sanzioni a chi non rispetta le regole forse sarebbe una condotta meno pesante per le Pmi». Senza dimenticare la competizione impari giocata con le aziende extra europee: «Le regole Ue non impattano su produttori di altre aree del mondo e questo diventa un gap importante nella concorrenza».

Per Bellini il concetto di sostenibilità fa rima, prima di tutto, con durabilità: «Usare materiali di qualità consente a un abito di reggere nel tempo». Lo spreco si riduce anche evitando gli accumuli di magazzino lavorando sul venduto: «Se la boutique finisce la fornitura e ha bisogno di un nuovo capo deve sapere che il produttore può realizzarlo. Un’impresa artigiana in poco tempo  riuscirà a realizzare il capo richiesto e a fine stagione non c’è materiale in eccesso».

Tutte accortezze che Bellini mette in atto nella sua azienda, fondata dalla madre Doriana Montalti a Castel Bolognese nel 1974 (dal 1976 associata Cna): «L’attività è partita come contoterzista, cioè svolgendo lavori per altri brand della moda, potendo fare ogni fase della produzione, dal disegno al capo imbustato. E tutt’oggi ancora siamo contoterzisti, per qualcuno ci occupiamo solo di un passaggio della lavorazione, per altri eseguiamo l’intera attività. È un sistema consolidato nella moda. Però un po’ alla volta l’azienda ha anche cominciato a realizzare le sue creazioni. Nel 1987 sono nata io e i miei genitori hanno creato il marchio Claudia B che poi è diventato Clò by Claudia B. Dopo l’istituto d’arte a Faenza sono cresciuta in azienda, all’inizio affiancando la stilista e occupandomi della scelta dei materiali e dal 2022,  dopo la morte di mia madre, seguendo tutte le fasi dell’azienda».

Fare moda da Castel Bolognese, realtà di circa diecimila abitanti, non è facile: «Siamo distanti dai grandi centri e questo a volte penalizza, ma questo è un settore dove spesso le imprese sono piccoli artigiani che fanno cose esclusive. Più attenzione a queste realtà è quello che chiediamo da tempo alle istituzioni».

A luglio 2025 e  febbraio 2026 Bellini ha portato la sua linea in Giappone alla fiera “Moda Italia Tokyo” organizzata da Ice, l’agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane per la presentazione delle collezioni primavera-estate 2026 e autunno-inverno 2026-2027. Dalla provincia ravennate erano presenti anche la pelletteria Miviu di Ravenna e il calzaturificio Moda Italia di Bagnacavallo. «La Regione Emilia-Romagna e la Cna regionale hanno fornito un aiuto importante per le imprese con un bando che metteva a disposizione fondi. È stato piacevole scoprire un mercato che apprezza la qualità del prodotto. Lavorare bene e seriamente è nel dna dell’artigiano della moda».

La banca Cassa di Ravenna ha devoluto 40mila euro a favore di Linea Rosa

La banca Cassa di Ravenna ha devoluto 40mila euro a favore di Linea Rosa, associazione che si occupa di contrasto alla violenza di genere e aiuto alle donne vittime di abusi. Si tratta dello 0,2 percento una tantum sull’importo totale sottoscritto di obbligazioni con scadenza triennale.

L’obbligazione in devoluzione è una delle attività messe in campo dalla Cassa di Ravenna per il territorio: in cui al risparmiatore viene proposta contemporaneamente una formula di investimento che valorizza il capitale e contemporaneamente rappresenta un sostegno al territorio ed alle sue diverse esigenze. Iniziative simili negli ultimi mesi hanno consentito alla Cassa di Ravenna di consegnare importanti contributi anche allo Ior ed all’Ail.

Il presidente della Cassa di Ravenna Antonio Patuelli e il direttore generale Nicola Sbrizzi hanno consegnato un assegno simbolico stamattina, 12 marzo. All’incontro per la consegna dell’assegno erano presenti anche il vice direttore generale vicario della Cassa di Ravenna Alessandro Spadoni, la presidente di Linea Rosa Alessandra Bagnara, la vice presidente Monica Vodarich, la consigliera Gaia Marani, la direttrice strategica Denise Camorani e il responsabile dell’Area Commerciale della Cassa di Ravenna Matteo Ramilli.

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