venerdì
20 Marzo 2026

Nel secondo tempo di Ravenna-Pontedera si sono giocati 15 minuti effettivi: i 10 di recupero erano pochi

La vittoria del Ravenna contro il Pontedera di domenica scorsa, arrivata in rimonta al 102’ con un gol di tacco di Okaka, ha lasciato pesanti strascichi tra i tifosi di Arezzo e Ascoli, con i classici sfottò da social, tra meme con la chiamata del recupero “fino a quando non fa gol il Ravenna” al più classico dei “Braida-League”, chiaro riferimento al potente vicepresidente dei giallorossi.

Ma chi contesta il maxi recupero di domenica, di certo non avrà visto la partita. Noi, per cercare di riportare tutto alla realtà, abbiamo deciso di farci del male e di rivedere il secondo tempo di Ravenna-Pontedera, cronometro in mano.

Ebbene, quando è scoccato il fatidico 90esimo, su 45 minuti del secondo tempo se ne erano giocati circa 15. Un dato da record negativo con pochi paragoni nella storia, probabilmente, considerando che la media di tempo effettivo nel campionato di serie A – già molto, troppo, bassa rispetto a quella europea – è attorno ai 53 minuti su 90.

In particolare, nel secondo tempo di Ravenna-Pontedera 11 minuti e mezzo si sono persi aspettando che l’arbitro analizzasse al monitor due episodi discussi (uno dei quali era un rigore prima concesso al Ravenna e poi annullato e un’espulsione ai danni del Pontedera poi trasformata in ammonizione, a proposito di Braida-league…). 11 minuti e mezzo di totale assurdità, davvero ingiustificabili. Altri (quasi) 2 minuti si sono persi per aspettare di capire se fosse stato giusto annullare per fuorigioco un gol di Luciani (sì, era stato giusto annullarlo). In totale, oltre 13 minuti di attesa totale, con i giocatori fermi in mezzo al campo. Non bastassero, c’è stata poi la solita serie di crampi veri o presunti, tuffi, perdite di tempo (incredibile che il portiere ospite abbia finito la gara senza ammonizioni…) che ha portato appunto a giocare effettivamente solo 15 minuti su 45.

Il recupero di 10 minuti era obiettivamente il minimo sindacale. Recupero che è stato chiamato però in concomitanza con due cambi del Pontedera al novantesimo. La partita è così ricominciata solo al 91esimo e 40 secondi e da qui (come chiaramente indicato anche dall’arbitro) sono inevitabilmente partiti i 10 minuti di recupero segnalati poco prima. Il gol di Okaka è arrivato al 101esimo e 56 secondi, quindi 16 secondi dopo l’ipotetico scadere. Ma nel mezzo – oltre alle solite perdite di tempo – c’è stato anche il gol del pareggio di Luciani, con tanto di revisione e circa 1 minuto e 15 secondi di pausa. Ecco che quindi almeno (e ribadiamo, almeno) altri trenta secondi aggiuntivi erano inevitabili (con il finale da far slittare quindi almeno al 102esimo e 10 secondi) così come il gol di Okaka perfettamente “in tempo”. E in effetti dopo la rete del Ravenna, il Pontedera ha auto quasi altri 30 secondi di tempo per provare a pareggiare (riuscendo pure a tirare una volta in porta, senza esiti).

La speranza non è tanto che si possa rivedere al Benelli una rimonta del genere, ma che non ci tocchi più assistere a una frazione di gioco da 15 minuti effettivi (poi diventati circa 22 con il recupero, almeno).

«La vecchia Europa pacifista e costruttiva non esiste più. Ma i cittadini la rivorrebbero»

Torna a Ravenna (al Teatro Socjale di Piangipane domenica 14 dicembre alle 11, lunedì 15 dicembre alle 20 e martedì 16 dicembre alle 10) L’Europa non cade dal cielo. Cronistoria sentimentale di un sogno, di un’idea, di un progetto, uno spettacolo prodotto dalle Albe/Ravenna Teatro che, dopo il debutto nel 2023, ha girato tutta l’Italia e viene ora riproposto per un’occasione speciale. Tre giorni dedicati a un affondo sulla storia dell’Unione Europea, pensati e organizzati anche grazie alla collaborazione con Europe Direct Romagna nell’ambito del progetto Sounds of Europe.

Lunedì 15 dicembre dopo lo spettacolo interverrà Pier Virgilio Dastoli, giurista, già assistente di Altiero Spinelli e oggi presidente del Movimento Europeo Italia, per un incontro sull’Unione Europea e sul suo futuro. Lo abbiamo intervistato.

Camilla Berardi
Camilla Berardi e Massimo Giordani in scena

Come ha trovato lo spettacolo?
«Devo dire di averlo visto un po’ di tempo fa ormai e non ricordo molto, ma ritengo efficace la modalità di racconto, con due giovani attori molto bravi».

Cosa significa secondo lei “Non cade dal cielo”? Quali sono stati i momenti fondamentali della storia degli ultimi secoli, non solo del 900, che hanno portato all’Unione Europea?
«L’idea di Unione non è figlia del XX secolo, Dante Alighieri vedeva l’ipotesi di un continente unito già nel medioevo, l’università ha giocato un ruolo fondamentale, facendo circolare saperi da regioni divise, e l’illuminismo va rivalutato. Papa Prevost ha da poco incontrato un gruppo parlamentare europeo di conservatori e ha ribadito le radici giudaico-cristiane del nostro continente, ma secondo me dimentica un aspetto fondamentale: l’integrazione è iniziata, prima che con la religione, con la scienza e la filosofia. Gli articoli 10 e 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea parlano di libertà di coscienza, non di cristianesimo. Un cardinale una volta mi disse che non sono importanti le radici, ma i frutti, dobbiamo difendere l’albero e ciò che ci dà».

Secondo lei sta funzionando secondo le idee che avevano Spinelli, Rossi e Colorni e gli uomini che l’hanno fondata?
«Oggi siamo lontani dalle idee che avevano gli uomini che hanno scritto il Manifesto di Ventotene. Viviamo in un’Unione che sta rinnegando forse il più importante dei principi fondativi, ovvero la pace. Spinelli non parlava solo di istituzioni, ma di una dimensione sociale, culturale comune. Sono parti del Manifesto che spesso dimentichiamo. Quando aveva le deleghe europee all’industria e alla tecnologia fu uno dei primi, cinquant’anni fa, a parlare di ambiente, anche questo deve tornare al centro del dibattito. Quella frase, “Non cade dal cielo”, che Spinelli ha coniato, richiede una mobilitazione su più fronti e oggi non sta succedendo. Questo 19 marzo la premier Meloni ha polemizzato sull’idea di rivoluzione di Ventotene, ma si parlava di democrazia non di rovesciamento del sistema; date le tendenze nazionalistiche di oggi quelle idee sono ancora più attuali».

I popoli europei si sentono europei? Si sono mai sentiti europei? E oggi come vivono questa Unione?
«I sondaggi d’opinione sono chiari: molti europei vorrebbero più Europa. Opposizioni e tabloid cercano di raccontare che esiste un gap ma non è così. Poi è chiaro che i cittadini sentono un’appartenenza profonda al loro Stato o alla regione se non alla città, ma vorrebbero più interventi europei. Non esiste un “patriottismo costituzionale” come quello di cui parla Habermas (sociologo e politologo tra i fondatori della scuola di Francoforte, ndr), non ci si identifica nell’Ue o nella Commissione, che ultimamente sta facendo scelte profondamente divisive, penso al ReArm Europe per esempio, ma molti vorrebbero più presenza politica e sociale dell’Europa. In tedesco ci sono due parole per descrivere la patria: Vaterland e Heimat, la prima è la madrepatria in senso stretto, la seconda appartiene all’anima; noi dovremmo cercare una Heimat europea, i movimenti transitori, le istituzioni non ce l’hanno fatta a crearla. Per esempio la marcia per la pace Perugia-Assisi non è europea, è italiana. La “Vecchia Europa”, pacifista e costruttiva, che i francesi hanno invocato nel 2003 al momento dell’invasione Usa in Iraq, non esiste più ma i cittadini la rivorrebbero».

Proprio Jurgen Habermas ha scritto nel suo ultimo saggio L’Europa deve ballare da sola: “[Parlando di un’ulteriore integrazione europea] … non credo sia mai stata così vitale per noi come oggi. E mai così improbabile”. Cosa ne pensa?
«Io credo sia un’affermazione troppo pessimista, non siamo ancora a questo stadio. Noi abbiamo bisogno di una “dichiarazione di indipendenza” da Washington; Kennedy nel 1962 parlava di interdipendenza, oggi non vale più, non se gli Stati Uniti producono documenti come il National Security Strategy dove ci descrivono deboli e incapaci. Ricordiamoci di essere le più avanzate democrazie del mondo e i migliori esempi di giustizia e protezione sociale che siano mai esistiti e ripartiamo per riunire le coscienze contro il nazionalismo e la tirannia».

Oggi una delle narrazioni dominanti vede l’Europa fuori dalla storia degli imperi, che si nutre solo di una dottrina economicistica, che vive fuori dal mondo, mentre Cina, Russia, Usa si spartiscono la Terra. Cosa ne pensa?
«Noi non siamo Stati autonomi, non abbiamo materie prime o minerali rari fondamentali, siamo costretti nella situazione in cui siamo. Dovremmo a mio avviso stringere partenariati con stati africani che rischiano di essere colonizzati dalla Cina per ragioni di risorse e aprirci alla Cina, ora che gli Stati Uniti stanno diventando un rivale, dovremmo ritrovare un’autonomia operativa che abbiamo perso delegando difesa e produzione».

Siamo in pericolo? Mark Rutte, Segretario Generale della Nato, ha appena detto che siamo il prossimo obiettivo della Russia, come Europa. È d’accordo? Questa potenziale minaccia giustifica il ReArm Europe e l’obiettivo al 5% del Pil in spese militari imposto dalla Nato?
«Io non credo ci attaccheranno, e dobbiamo anche capire che non serve spendere di più e basta: i paesi dell’Unione Europea sommati spendono in armi come Russia e Cina messe insieme, non abbiamo bisogno di più denaro ma di spenderlo meglio. Occorre investire nei rapporti tra forze armate, abbiamo 27 eserciti, 26 aviazioni e 23 marine che non si coordinano per davvero, dovremmo lavorare insieme senza comprare dagli americani, dovremmo pensare a strumenti di deterrenza per evitare la guerra a tutti i costi creando una sorta di Schengen per la difesa, solo così arriveremo a una reale autonomia».

Qual è il futuro dell’Unione Europea?
«Se non si cambia rotta si va dritti verso l’iceberg. Abbiamo quaranta mesi prima delle elezioni del 2029, bisognerebbe essere in grado di costruire forze costituenti che cambino le regole del gioco, che riportino le idee fondamentali al centro del tavolo, altrimenti, nella migliore delle ipotesi si rimane fermi, ma noi stiamo già vivendo un regresso».

Faenza celebra il team Gresini al termine di un 2025 di grandi successi

La città di Faenza si prepara a celebrare i grandi traguardi internazionali di una delle realtà motoristiche più amate del territorio con una serata speciale. Martedì 16 dicembre, alle ore 18.30, il Cinema Sarti in via Scaletta 10, ospiterà l’incontro “Gresini Racing: un anno di emozioni da record”, appuntamento pensato per ripercorrere le storie e i successi che hanno caratterizzato la straordinaria stagione agonistica 2025 del team motociclistico faentino, con 33 podi generali ottenuti, 7 vittorie conquistate da Alex Marquez, divenuto vice-campione del mondo alle spalle del fratello Marc. La squadra faentina ha inoltre trionfato in altre, specifiche classifiche di grande prestigio, come quella del Miglior Team Indipendente. In aggiunta, i successi di Alex Marquez hanno permesso allo spagnolo di sollevare il trofeo di Miglior Pilota Indipendente, senza dimenticare quanto fatto dal suo compagno di squadra Fermin Aldeguer. Quest’ultimo, al suo esordio in MotoGP, è divenuto Rookie of the Year.

L’evento si svilupperà attraverso un’ora di racconti e approfondimenti curati dai protagonisti della scuderia, che offriranno al pubblico una prospettiva privilegiata sulla vita all’interno del paddock e sulle sfide affrontate nei campionati mondiali. Sul palco interverranno Nadia Padovani, Team Owner di Gresini Racing, insieme a Michele Masini, Team Manager del Team BK8 Gresini MotoGP, e Luca Gresini, Team Manager di ITALJET Gresini Moto2. La conduzione della serata sarà affidata al giornalista sportivo Boris Casadio, che modererà il dialogo tra gli ospiti e gestirà lo spazio dedicato alle domande provenienti direttamente dalla platea.

L’ingresso alla serata sarà libero fino ad esaurimento dei posti disponibili, offrendo così a tutti i cittadini e agli appassionati l’opportunità di vivere da vicino le emozioni di una stagione che rimarrà nella storia del motociclismo romagnolo.

Sciopero Cgil, raggiunto anche il 100 percento di adesione nelle aziende: «Contro una manovra di bilancio ingiusta»

La Cgil di Ravenna in una nota inviata alla stampa si dice soddisfatta per la riuscita della mobilitazione che si è svolta sull’intero territorio nazionale. «A livello provinciale si è registrata un’ampia partecipazione sia allo sciopero nei luoghi di lavoro sia al corteo che a Ravenna dal Pala de Andrè è giunto in Darsena, dove hanno preso la parola sindacalisti, pensionati e lavoratori e lavoratrici».

A metà percorso è intervenuta la segretaria generale della Cgil di Ravenna, Manuela Trancossi, mentre le conclusioni dal palco sono state affidate a Gianna Fracassi, segretaria generale nazionale della Flc Cgil.

La partecipazione allo sciopero è stata ottima in diverse importanti realtà del territorio: si è raggiunto il 100% delle adesioni in Gattelli, Imola Legno, Conserve Italia. Alte percentuali sono, inoltre, state registrate in Chef Express, Heidelberg, De Angelis, Marini, Iemca, Barbetti, Vulcaflex.

«Siamo felici per il grande risultato ottenuto e per il forte sostegno ricevuto dalle persone in questa giornata – commenta la segretaria generale della Cgil di Ravenna, Manuela Trancossi –. Siamo scesi in piazza perché questa legge di Bilancio non prevede nulla, per l’ennesima volta, per lavoratrici, lavoratori, famiglie, pensionati e pensionate. Oggi più che mai, è emersa la preoccupazione nostra e dei cittadini per il destino della sanità pubblica, della scuola e del welfare del nostro paese. Non vediamo politiche industriali per l’Italia e l’unica voce in cui si investe veramente è quella degli armamenti. Noi diciamo no a un’economia di guerra, chiediamo misure di sostegno alle persone e a chi ogni giorno fa fatica ad andare avanti affrontando una miriade di problemi a cui questo governo non dà risposte. Oggi il nostro territorio ha dato una forte risposta contro una manovra di bilancio ingiusta, che non affronta i problemi reali dei lavoratori, giovani e pensionati: bassi salari, precarietà, servizi pubblici senza risorse, sanità, pensioni e diritto al lavoro dignitoso».

 

Centinaia di tifosi a Pesaro per l’ultima partita del 2025 del Ravenna. Intanto, tra i fan giallorossi spunta anche Ronaldinho…

Alle 15 di oggi, 12 dicembre, sono già oltre 400 i tifosi del Ravenna che hanno acquistato il biglietto (è necessario avere la fidelity card, che si può comunque fare nel giro di pochi minuti anche on line, al prezzo di 10 euro e con una validità di tre anni) per l’ultima gara del 2025 dei giallorossi, primi in classifica nel girone B del campionato di calcio di serie C. Il Ravenna sarà impegnato lunedì sera, 15 dicembre, a Pesaro, contro la Vis (calcio d’inizio alle 20.30). I biglietti resteranno in vendita fino a domenica alle 19 on line su Vivaticket e nelle rivendite abituali. Complessivamente sono quasi 600 i tagliandi a disposizione dei ravennati, ne restano quindi oltre 150.

Vincere per il Ravenna vorrebbe dire restare in testa alla classifica alla fine del girone d’andata (nella peggiore delle ipotesi a pari merito con l’Arezzo, al momento con 3 punti ma anche una partita in meno). Il girone di ritorno ripartirà poi già il 4 gennaio con il Ravenna in trasferta a Campobasso, prima del derby da tutto esaurito del Benelli contro il Forlì, in programma sabato 10 gennaio dalle 17.30.

Intanto, i tifosi hanno potuto vedere in queste ore anche uno dei più grandi campioni della storia del calcio, Ronaldinho, posare in una foto con la sciarpa del Ravenna (sempre grazie ai contatti di alto livello del presidente Cipriani). Il club l’ha postata sui social, alimentando aspettative: «Great things are coming…».

Infine, la società annuncia l’apertura del Pop-Up Store giallorosso che, dal 13 al 23 dicembre, troverà casa al Mercato Coperto di Ravenna. Lo store sarà aperto tutti i giorni dalle 10.30 alle 19, con il merchandising ufficiale: maglie da gara, abbigliamento, accessori, gadget.

Nonostante la contrarietà delle famiglie, il liceo scientifico di Ravenna ufficializza la settimana corta: dal 2026/2027 sabato a casa

Nonostante la maggioranza delle famiglie si sia dichiarata contraria e gli studenti siano sostanzialmente spaccati a metà, il consiglio d’istituto del liceo scientifico Oriani ha tirato dritto, approvando ufficialmente l’adozione della “settimana corta” (articolando l’orario delle lezioni su cinque giorni, dal lunedì al venerdì) a partire dal prossimo anno scolastico.

«L’approvazione della settimana corta – dichiara in una nota inviata alla stampa la dirigente scolastica Aurea Valentini – è un segnale forte della volontà del nostro liceo di evolvere, mettendo al centro il benessere e la crescita formativa completa dei nostri ragazzi. Ringrazio tutte le componenti della comunità per il confronto costruttivo che ha portato a questa scelta, frutto della vera democrazia scolastica».

L’adozione della settimana corta – secondo il consiglio d’istituto – offrirà una serie di benefici: «Il sabato libero – si legge nella nota inviata alla stampa dal liceo – garantisce un riposo prolungato, essenziale per ricaricare le energie fisiche e mentali, combattendo lo stress e prevenendo il burnout scolastico. Viene ottimizzata la didattica implementando metodologie innovative come flipped classroom, project-based learning e le attività laboratoriali complesse; questo permette ai docenti di andare ancora di più oltre la lezione frontale, promuovendo l’apprendimento attivo. Inoltre la disponibilità del sabato può essere strategicamente utilizzata per l’organizzazione dello studio e/o per dare maggiore tempo per la vita sociale e familiare; il weekend libero offre agli studenti e alle famiglie un’opportunità unica per dedicarsi a sport, hobby, cultura, volontariato e tempo libero, contribuendo a un miglior equilibrio vita scuola».

Queste nuove informazioni saranno presentate negli open day in programma sabato 13 dicembre e sabato 10 gennaio, in vista delle iscrizioni al prossimo anno scolastico.

Nebbia e temperature miti: misure emergenziali antismog fino a martedì

È stato emesso il nuovo bollettino regionale relativo alla qualità dell’aria, che rileva il perdurare degli sforamenti del livello ammesso delle polveri sottili nel territorio provinciale e più in generale in tutto il bacino padano. Pertanto, nelle giornate di sabato 13, domenica 14 e lunedì 15 dicembre saranno prorogate le misure emergenziali antismog, già in vigore da giovedì 11, in aggiunta alle misure ordinarie.

«Il persistere della nebbia nella Pianura padana, in un contesto di temperature miti con inversione termica e assenza di ventilazione – si legge nel testo del bollettino -, ha accresciuto i valori di particolato in atmosfera. Il satellite Copernicus restituisce infatti un quadro della situazione molto evidente, e le misure ordinarie e straordinarie di questi giorni cercano di mitigare l’inquinamento dell’aria, influenzato negativamente dalla conformazione della nostra pianura. Le Alpi e gli Appennini, infatti, sono un ostacolo naturale al ricambio delle masse d’aria, e l’inversione termica peggiora la situazione: ieri si sono registrate massime di +5/+9 °C in pianura, mentre in collina si è arrivati a +13/+16 °C, valori molto anomali per questo periodo dell’anno».

Nei comuni di Ravenna, Faenza e Lugo resta quindi il divieto di circolazione (dalle 8.30 alle 18.30 nelle aree urbane) ai veicoli diesel di categoria Euro 5 compreso. In tutta la provincia vige inoltre il divieto di spandimento dei liquami zootecnici con tecniche non ecosostenibili. Novità che si vanno ad aggiungere alle misure ordinarie vigenti fino al 31 marzo 2026 e che prevedono il divieto di qualunque combustione all’aperto a scopo di intrattenimento (falò, fuochi d’artificio) ad eccezione dei barbecue, il divieto di abbruciamento di residui vegetali, la riduzione delle temperature degli ambienti interni riscaldati (19 gradi per case, uffici, attività ricreative e di culto, attività commerciali, attività sportive; 17 gradi per attività industriali e artigianali), il divieto di utilizzo di generatori di calore a biomasse (camini, caminetti, stufe) con classe di prestazione energetica inferiore a 4 stelle (nel caso in cui sia presente un metodo di riscaldamento alternativo), nonché il divieto di circolazione, dalle 8.30 alle 18.30 nelle aree urbane individuate da appositi cartelli a tutti i veicoli diesel di categoria emissiva inferiore a Euro 4 compreso, ai veicoli a benzina, ai veicoli a doppia alimentazione, ciclomotori e motocicli di categoria inferiore a Euro 2 compreso.

Tutte le informazioni sul piano regionale per la qualità dell’aria sono disponibili sul sito https://www.arpae.it/it/temi-ambientali/aria/liberiamo-laria

Concerto del 1° gennaio all’Alighieri: prenotarsi è obbligatorio

Saranno aperte dalle 10 di martedì 16 dicembre le prenotazioni per il concerto gratuito dell’1 gennaio alle 11.30 al teatro Alighieri, l’evento di saluto al nuovo anno del Comune di Ravenna nell’ambito della rassegna Christmas Soul.

Prenotarsi è obbligatorio e lo si può fare sul sito https://www.teatroalighieri.org/ oppure andando all’ufficio Informazioni e accoglienza turistica di piazza San Francesco. Protagonisti del concerto del Primo dell’anno saranno Marquis Dolford & The Capital Gospel Group da Washington D.C. In occasione del concerto si potrà contribuire, come nelle precedenti edizioni, alla raccolta fondi “Tutti i bambini e le bambine vanno a scuola”.

La rassegna Christmas Soul è promossa dall’assessorato al Turismo del Comune di Ravenna in compartecipazione con la Fondazione Ravenna Manifestazioni; la direzione artistica è di Francesco Plazzi (Spiagge Soul). Gli altri concerti della rassegna sono in programma in piazza del Popolo il 29, 30 e 31 dicembre, i primi due dalle 18, il terzo dalle 23.

Pellet di pino spacciato per abete che ha resa maggiore: denunciata un’azienda per frode

La guardia di finanza di Ravenna ha denunciato un’azienda della provincia per frode in commercio perché importava pellet di pino dal Brasile e lo rivendeva come pellet di abete, più costoso poiché considerato di alta qualità per la resa energetica maggiore.

Il dettaglio, sottolineato nel comunicato della guardia di finanza per la stampa, è che in Brasile, Paese di provenienza del prodotto, si trovano esclusivamente piantagioni di pino e non di abete.

L’ispezione delle Fiamme Gialle del gruppo Ravenna, eseguita in attuazione delle disposizioni del nuovo codice doganale dell’Unione Europea, ha riguardato una partita di pellet sfuso da circa 240mila kg di pellet (16mila confezioni al dettaglio).

Dal momento che l’apposizione di marchi e scritte mendaci sulla qualità del prodotto è stata considerata idonea a indurre i consumatori all’acquisto perché mossi dall’aspettativa di un certo pregio qualitativo tipico di una diversa categoria di beni, è stata informata la procura della Repubblica. L’ipotesi di reato è “vendita di prodotti industriali con segni mendaci”.

L’Olimpia Teodora a caccia di sponsor per continuare a inseguire la serie A

L’Olimpia Teodora continua a dettare il ritmo nella serie B1 della pallavolo femminile: nove vittorie in nove partite nel girone B, 26 punti e un primo posto strameritato per le ragazze di coach Rizzi. Una squadra che non ha ancora conosciuto battute d’arresto e che sta esprimendo una pallavolo superiore a tutte le altre compagini del campionato.

Eppure, mentre i risultati parlano di un ruolino di marcia che profuma di A3 (saranno promosse le prime 3 della regular season), la situazione economica tiene in sospeso l’intero ambiente. A lanciare l’allarme un video pubblicato sui social alla vigilia dell’ultima gara vinta a Scandicci, in cui allenatore e giocatrici chiedono alla città un aiuto per poter proseguire questa cavalcata. La società – in accordo con le giocatrici che devono ancora percepire due mensilità – ha fissato al 17 gennaio la deadline entro la quale decidere il proprio futuro. «Nel caso non arrivassero aiuti – spiega il presidente Giuseppe Poggi –, da quella data in poi le ragazze potranno liberarsi e trovare un’altra squadra. Ci siamo dati tempo fino alla fine del girone d’andata».

Giuseppe Poggi Olimpia Teodora
Il presidente dell’Olimpia Teodora Ravenna Giuseppe Poggi

Il rischio che qualche giocatrice decida di cambiare maglia è concreto: l’Olimpia Teodora, fin qui, ha mostrato un livello tecnico che ha attirato l’attenzione anche di squadre di categoria superiore. «È normale che, giocando così, le nostre abbiano mercato – aggiunge Poggi –. Se restano è perché stanno provando a salvare la stagione insieme a noi. Non posso che ringraziarle per questo». In caso di partenze, la società chiuderebbe comunque il campionato affidandosi alle giovani del vivaio. «Non siamo in alcun modo a rischio esclusione perché siamo in regola con tutte le norme federali. Ma è evidente che la competitività della squadra cambierebbe».

Neanche il settore giovanile correrebbe il rischio di una fine anticipata, secondo il presidente. E a breve dovrebbe risolversi la questione del mancato saldo degli stipendi di diversi allenatori della scorsa stagione: «Mancano poche migliaia di euro ed è un impegno che non vogliamo eludere. Le quote delle famiglie, in generale, coprono solo il 60-70 percento delle spese del vivaio, che non è molto attrattivo per gli sponsor. Senza il sostegno di una prima squadra che “tiri a sufficienza” si fa fatica a pensare a un vivaio di qualità per il futuro».

Intanto, la ricerca di nuovi sponsor prosegue su multiple direzioni. «Dopo il video-appello, qualcosa si è mosso – rivela Poggi –, ma parliamo di aiuti che al momento non possono ancora risolvere il problema. Sul budget totale di 200mila euro ce ne mancano 50mila: cerchiamo uno o più sponsor che credano in noi per finire bene la stagione e programmare l’eventuale A3». Poggi lamenta lo scarso impegno delle grandi realtà imprenditoriali del territorio: «Stiamo parlando di cifre colmabili da certe imprese con un battito di ciglia. Evidentemente non c’è interesse nella grande tradizione dell’Olimpia Teodora e questo è molto triste per tutta la città. Mi sembra davvero strano che nessuno voglia associare il proprio nome a un progetto in procinto di andare in serie A».

Non mancano le critiche, soprattutto sui social, dove una parte della tifoseria ha messo in discussione la scelta di allestire una squadra così competitiva in un contesto economico già fragile. Poggi risponde precisando che il costo dell’organico attuale sarebbe addirittura inferiore rispetto a quello della stagione precedente (conclusa al quinto posto). «La rosa è più corta e abbiamo sostituito due giocatrici chiave con atlete più forti, ma senza aumentare le spese. La maggior parte delle giocatrici sono di Ravenna e risparmiare ulteriormente avrebbe portato un beneficio di soli 10/15 mila euro rispetto alle difficoltà attuali».

In questi giorni si è svolto un incontro con il sindaco Barattoni dal quale sarebbe emersa la disponibilità del Comune a far spalmare i pagamenti delle palestre da parte dell’Olimpia Teodora, per alleggerire le difficoltà del momento, e l’intenzione comune di far convergere anche sul volley femminile alcune sponsorizzazioni istituzionali.

Scoppia l’incendio in un camper, un uomo in ospedale. Distrutta anche un’auto dello stesso proprietario – FOTO

Paura nella notte al parcheggio Minardi (quello a ridosso del parco Teodorico di Ravenna, lungo via Chiavica Romea), dove un’auto e un camper sono andati distrutti in un incendio.

Secondo le prime informazioni raccolte, le fiamme sono state provocate da una candela accesa poco dopo le 23 di ieri (giovedì 11 dicembre) all’interno del camper, dove in quel momento si trovavano il proprietario e un conoscente. Quest’ultimo, in particolare, avrebbe cercato di spegnere le fiamme, finendo però all’ospedale con una lieve intossicazione. L’incendio ha poi coinvolto anche un’auto vicina, dello stesso proprietario del camper, un cittadino bosniaco di una cinquantina d’anni, che sta scontando nel mezzo (sua dimora) una pena agli arresti domiciliari.

Sul posto i vigili del fuoco hanno messo in sicurezza la zona, evitando che l’incendio si propagasse. Sono intervenute anche le volanti della polizia.

Le foto della gallery in alto sono di Massimo Argnani.

Cgil attacca Versalis: «Vuole limitare il diritto di sciopero usando la sicurezza come scusa»

Il sindacato Cgil di Ravenna accusa l’azienda Versalis di voler limitare la possibilità dei lavoratori turnisti degli impianti nel petrolchimico ravennate di aderire allo sciopero generale proclamato dallo stesso sindacato per domani, 12 dicembre.

Secondo quanto riferisce il sindacato, nei recenti incontri l’ufficio risorse umane dell’azienda del gruppo Eni avrebbe ribadito che «tutti gli impianti devono marciare» e che la partecipazione allo sciopero sarebbe consentita solo al personale a giornata.

In occasione dei molteplici scioperi, unitari e non, che si sono susseguiti negli anni, l’azienda si è confrontata con le parti sindacali per garantire gli assetti dello sciopero, per fare in modo che il diritto individuale potesse essere esercitato da più lavoratori possibile, garantendo la sicurezza di impianti e persone. «I turnisti hanno sempre potuto aderire agli scioperi, ovviamente nel rispetto delle squadre di sicurezza e della legge».

Fabio Rossi, segretario generale della Filctem-Cgil di Ravenna, la sigla che tutela i lavoratori del comparto chimico, ricorda che «proprio ora tantissimi impianti sono normalmente fermi o a regime minimo, con una linea ancora ferma dopo il recente incendio e i magazzini pieni di prodotti che obbligano la produzione a fermarsi di continuo».

In questo quadro, per il sindacato non reggerebbe la motivazione legata alla sicurezza degli impianti. «È chiaro – sostiene Rossi – che questo atteggiamento è dettato solo da ragioni politiche. È in corso una vertenza dura, dai toni decisamente aspri, che vede contrapposte la Cgil a Eni e Versalis in merito al futuro della chimica nel nostro Paese. Non è accettabile che le conseguenze del confronto finiscano per colpire i diritti dei singoli lavoratori, in particolare e in modo selettivo quelli che appartengono alla nostra organizzazione».

Di recente un incendio ha danneggiato la linea 300 (nella foto in questa pagina): «Se veramente fosse la sicurezza a stare a cuore all’azienda – conclude Rossi –, avrebbe preso più sul serio i nostri dubbi e le nostre preoccupazioni in merito alla inquietante scia di incidenti che si sono susseguiti nell’ultimo anno, meno spettacolari del recente incendio ma altrettanto gravi. E magari ci avrebbe ricevuto, come chiediamo invano da più di due mesi».

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