venerdì
20 Marzo 2026

Smog, studi scientifici allarmanti per la salute. «Ma la politica non se ne interessa»

«L’inquinamento atmosferico è dannoso per la salute, soprattutto per l’apparato respiratorio ma non solo. Molti studi autorevoli hanno dimostrato la correlazione tra l’esposizione alle polveri sottili e l’aumento di altre patologie, tra cui l’arteriosclerosi, le malattie cutanee e coronarie, i danni all’interstizio polmonare e agli alveoli, le insufficienze renali».

Dott. Alfredo Potena 1600 Min 683x1024Alfredo Potena è cardiologo e pneumologo, ha lavorato per 40 anni in alcune strutture sanitarie romagnole ed è stato primario di Pneumologia all’ospedale Sant’Anna di Ferrara. A suo parere «la nostra pianura è come un’enorme pentola che ribolle con un coperchio, sotto il quale vengono trattenute tutte le emissioni inquinanti. Queste vengono prodotte soprattutto dai gas di scarico delle auto, dall’usura degli pneumatici, dalle emissioni industriali, dalle combustioni di biomasse, dall’agricoltura e dalla zootecnia».

L’umidità elevata e la scarsa circolazione d’aria, dovuta alla cintura montuosa che circonda l’Emilia- Romagna, fa permanere lo smog in maniera più intensa rispetto ad altri territori. Un rapporto di Arpae ha attribuito 2.170 morti avvenute nel 2022 all’esposizione al particolato fine, stimando che la scarsa qualità dell’aria possa provocare tra il 4% e l’8% dei decessi per cause naturali o problemi cardiovascolari.

Le norme attuali si fondano sulla misurazione delle Pm10, ovvero le polveri sottili fino a 10 micron, invisibili a occhio nudo (per fare un paragone, un globulo rosso è 7-8 micron). Ma Potena fa presente che «sono meno conosciuti i problemi legati alle Pm2,5 e PM1, ancora più piccole e potenzialmente più pericolose». Il dottore cita uno studio pubblicato nel 2023 su Jama, una delle più importanti riviste mediche al mondo: «Su un campione di 3,7 milioni di adulti esposti alle Pm2,5 è stato dimostrato un aumento del 21% per la mortalità legata a malattie e ischemie coronariche, del 12% per il rischio di infarto miocardico acuto, dell’8% per le patologie cardiovascolari in generale. Anche nelle popolazioni che vivono in luoghi dove le polveri sottili sono al di sotto dei limiti di legge, c’è comunque un +6% di rischio d’infarto e un +7% di mortalità cardiovascolare a causa dell’aria inquinata». Non solo: «Una ricerca italiana ha accertato che nei giorni di picco delle polveri sottili, aumentano gli accessi in pronto soccorso per patologie cardiorespiratorie. Già nel 1996 fu dimostrato il crollo delle crisi asmatiche, in occasione delle olimpiadi di Atlanta che hanno comportato la totale chiusura al traffico di un grande quartiere per alcune settimane».

Secondo una ricerca pubblicata su Environmental Research, nei giorni di maggiore smog, camminare all’aria aperta può equivalere a fumare 10 sigarette. Il problema, quindi, esiste e ha un impatto sulla salute umana, «ma non vogliamo vederlo». Secondo Potena «la medicina deve ancora lavorare per aggiornare le linee guida sulle soglie di tolleranza al particolato, ma è soprattutto la politica a essere in ritardo. C’è un’enorme discrepanza tra gli studi scientifici, che hanno prodotto dati inequivocabili, e i politici che sonnecchiano e sembrano disinteressati a rifletterci». Eppure, rincara il medico, «un’occasione l’abbiamo avuta durante il covid. Oltre a essere stata una grande tragedia, la pandemia ha rappresentato un’opportunità per favorire uno stile di vita diverso, più orientato alla salute, ripensando l’attuale modello produttivo. In quei giorni l’aria era più pulita perché le auto non circolavano e molte fabbriche erano chiuse. Dopo l’emergenza avremmo potuto continuare ad agire per ridurre l’inquinamento e migliorare il trasporto pubblico, le scuole e gli ospedali; ma non abbiamo fatto nulla. Siamo ancora in tempo, ma prima agiamo, prima la popolazione avrà un beneficio». Nel frattempo, conclude Potena, è possibile tutelarsi a livello individuale: «Basta evitare di uscire nei momenti di picco delle polveri sottili e schivare in generale le zone più trafficate. Non tutti possono permettersi di farlo, perché ognuno ha i propri ritmi di lavoro, ma è l’unico modo per proteggersi».

Non bastano i primi gol di Viola: il Ravenna eliminato (ai rigori) dalla Coppa Italia

Al Ravenna non sono bastati i primi due gol in maglia giallorossa del nuovo acquisto Viola (uno nei novanta minuti e uno dal dischetto nell’infinita serie di rigori finali, decisa dall’errore di Esposito) per superare il turno in Coppa Italia. I giallorossi, davanti ai 1.300 del Benelli, devono arrendersi (8-7 ai rigori, dopo l’1-1 dei regolamentari) al Renate dell’ex mister del Ravenna Luciano Foschi.

Dopo la vittoria di quella di Serie D della scorsa stagione, quindi, la corsa del Ravenna nella Coppa Italia di Serie C termina ai quarti di finale. Va detto che vincere la Coppa Italia, a parte il blasone, non avrebbe dato particolari vantaggi in ottica promozione: la vincente del trofeo infatti accederà alle fasi nazionali dei play-off, allo stesso modo delle terze in classifica (al momento, come noto, il Ravena è primo).

Ora testa al campionato, con l’ultima partita del 2025 per i giallorossi che è in programma lunedì sera, 15 dicembre, in casa della Vis Pesaro.

RAVENNA FC – RENATE 7-8 (1-1)
RAVENNA FC: Borra, Donati (46’ Viola), Falbo, Lonardi, Luciani (80’ Motti), Calandrini, Zagre (74’ Spini), Bianconi, Scaringi (46’ Esposito), Da Pozzo, Menegazzo (74’ Mandorlini). A disposizione: Anacoura, Stagni, Solini, Di Marco, Rossetti, Rrapaj, Tenkorang, Corsinelli, Castellacci, Sermenghi. Allenatore: Marco Marchionni
RENATE: Bertoccini, Auriletto, Del Carro, Calì, Ori, Bonetti (62’ Mastromonaco), Spedalieri (38’ Rivierra), Vassallo (75’ Rossi G.), Ruiz Giraldo, De Leo, Anelli (62’ Nene). A disposizione: Rossi A., Di Nolfo, Meloni, La Ruffa. Allenatore: Luciano Foschi
MARCATORI: 39’ Bonetti, 84’ Viola
AMMONITI: Vassallo, Zagre, Del Carro
RECUPERO: 3’ e 3’
SPETTATORI: 1.301. Incasso: 9.805 euro.

SEQUENZA RIGORI:
RFC Viola: GOL
REN De l Carro: GOL
RFC Falbo: GOL
REN Rossi G.: GOL
RFC Lonardi: GOL
REN Calì: GOL
RFC: Motti: GOL
REN Mastromonaco: GOL
RFC Spini: GOL
REN Ori: GOL
RFC Calandrini: GOL
REN Nene: GOL
RFC: Esposito: PARATO
REN De Leo: GOL

Fornisce false generalità perché ha la patente sospesa, uno spinello lo incastra: 42enne arrestato

Un 42enne straniero è stato arrestato dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Lugo per aver fornito false generalità durante un controllo stradale a Fusignano, effettuato domenica scorsa nell’ambito dei servizi di vigilanza rafforzati in occasione della festa dell’Immacolata.

Secondo quanto riferito dai carabinieri, i militari hanno fermato l’auto dell’uomo e in quei frangenti il conducente avrebbe gettato a terra il residuo di una sigaretta artigianale che emanava un forte odore di hashish. Il 42enne è stato quindi sottoposto al test rapido per rilevare il consumo di sostanze stupefacenti. Visto l’esito positivo ai cannabinoidi, come previsto dalla normativa, i militari hanno disposto che l’uomo si sottoponesse anche allo screening tossicologico in una struttura sanitaria per accertare un’eventuale guida in stato di alterazione. L’uomo si è rifiutato.

A questo punto i carabinieri hanno eseguito una perquisizione personale e del veicolo, trovando nella tasca del giubbotto un involucro con una dose di hashish. Il conducente è stato accompagnato in caserma a Lugo per le contestazioni e l’identificazione. Le procedure di identificazione, riferiscono ancora i militari, hanno permesso di accertare che le generalità fornite al momento del controllo non erano quelle reali.

A carico dell’uomo, con le sue vere generalità, sarebbero emersi diversi precedenti penali e soprattutto la sospensione della patente di guida, conseguente a una precedente denuncia per guida in stato di ebbrezza.

Il 42enne è stato quindi arrestato con l’accusa di falsa attestazione o dichiarazioni a pubblico ufficiale sulla propria identità, contestualmente denunciato per il rifiuto di sottoporsi agli accertamenti sanitari finalizzati a verificare la guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e sanzionato per guida con patente sospesa, con fermo amministrativo dell’auto. Il giudice ha convalidato l’arresto e disposto nei confronti dell’uomo la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Parcheggi pomeridiani gratuiti in centro per tutto il periodo natalizio

Le strisce blu del centro storico di Lugo diventano a sosta gratuita per tutto il periodo festivo: a partire da sabato 13 dicembre e fino al 31 dicembre si potrà fare shopping tra le attività del centro senza preoccuparsi del parcheggio. L’agevolazione è attiva tutti i giorni, a partire dalle 16.30 e riguarda unicamente gli stalli blu, escludendo le zone a disco orario e le aree pedonali.
«È stata considerata anche la possibilità di rendere la sosta gratuita per l’intera giornata nel periodo delle Festività – spiega la sindaca Elena Zannoni -, ma l’abbiamo scartata perché avrebbe finito per danneggiare i negozianti, limitando il ricambio. La scelta di rendere gratuita la sosta solo dopo le 16.30 è stata presa dopo esserci consultati con le associazioni di categoria».
In merito all’attivazione dell’Area Pedonale Urbana (Apu) del fine settimana (tra corso Matteotti e piazza Baracca) nella giornata di lunedì 8 dicembre, l’amministrazione comunale fa sapere che si è trattato di un errore tecnico. Di conseguenza, non verrà elevata nessuna contravvenzione per le rilevazioni di quella giornata.

Alla guida del camion senza registrare velocità, distanza e riposo: 800 euro di multa e patente sospesa

Nel corso dei recenti controlli mirati al trasporto pesante sulle strade del territorio, gli agenti della polizia locale di Ravenna hanno multato il conducente di un autoarticolato per gravi irregolarità, con conseguente ritiro della patente.

Si tratta di un 41enne rumeno, dipendente di una ditta di Bellaria – Igea Marina fermato lungo la SS16 all’altezza di Fosso Ghiaia. Il controllo tecnico effettuato con il software “Police controller” ha permesso di scoprire che la tessera tachigrafica del conducente non era stata inserita nel cronotachigrafo. L’autista era quindi alla guida del mezzo senza registrare e rendicontare i dati di viaggio, come tempi di guida, riposo, velocità e distanza.

In osservanza dell’articolo 179 commi 2 e 9 del Codice della Strada, l’uomo è stato quindi sanzionato per 833 euro con sospensione della licenza di guida da 15 giorni a 3 mesi.

L’emergenza smog arriva anche a Ravenna: stop ai veicoli diesel euro 4 e fino a euro 5 nei comuni principali

L’emergenza smog in Emilia-Romagna non dà tregua e si estende a tutta la regione: a seguito dell’ultimo monitoraggio sulla qualità dell’aria, Arpae ha disposto il bollino rosso per tutte le province, comprese quelle romagnole che negli ultimi bollettini erano state risparmiate. Anche nel ravennate quindi le limitazioni enteranno in vigore da domani, giovedì 11, fino a venerdì 12, quando è prevista l’uscita del nuovo bollettino.

Le disposizioni prevedono lo stop alla circolazione dalle 8.30 alle 18.30 di veicoli diesel inferiore a euro 4 (compreso) nelle aree urbane segnalate e agli altri veicoli fino a euro 2 (comprendendo veicoli a benzina, a doppia alimentazione, ciclomotori e motocicli). Per i comuni sopra i 30mila abitanti, come Ravenna, Lugo e Faenza il divieto di circolazione si estende ai veicoli diesel di categoria euro 5 (compreso) negli stessi orari e sempre nelle aree cittadine individuate da appositi cartelli. Durante le due giornate di misure straordinarie vigerà inoltre il divieto di spandimento dei liquami zootecnici con tecniche non ecosostenibili.

Si ricordano inoltre le misure ordinarie vigenti fino al 31 marzo 2026, che prevedono il divieto di qualunque combustione all’aperto a scopo di intrattenimento (falò, fuochi d’artificio) ad eccezione dei barbecue, il divieto di accensione di residui vegetali, il divieto di utilizzo di generatori di calore a biomasse (camini, caminetti, stufe) con classe di prestazione energetica inferiore a 4 stelle (nel caso in cui sia presente un metodo di riscaldamento alternativo) e impone la riduzione delle temperature degli ambienti interni riscaldati (19 gradi per case, uffici, attività ricreative e di culto, attività commerciali, attività sportive; 17 gradi per attività industriali e artigianali).

In vigore un’ordinanza per snellire le procedure di rimborso per i privati con danni fino a 30mila euro

Procedure di rimborso più snelle per i privati che hanno subito danni alluvionali fino a 30mila euro, oltre alle spese tecniche e all’indennizzo per i beni mobili: è entrata in vigore negli scorsi giorni l’ordinanza commissariale 54 che porterà alcune semplificazioni nei processi di ricostruzione. I contributi sono suddivisi in tre categorie (minori, lievi e gravi), a seconda dell’entità del danno. 

Per danni minori si intendono tutti gli interventi con un importo inferiore ai 15mila euro, svolti unicamente in edilizia libera. I danni lievi sono invece compresi tra i 15mila e 30mila euro svolti in edilizia libera oinferiori ai 30 mila euro se effettuati con titolo edilizio. I danni gravi prevedono invece un importo dei lavori superiore ai 30mila euro.

È inoltre prevista una nuova articolazione delle erogazioni, in tre parti: un primo acconto, a titolo di anticipazione, nei limiti del 50% del totale del contributo concesso; un secondo acconto, pari al 40% del contributo concesso, su richiesta dell’interessato, che attesti di aver speso non meno dell’80% dell’importo erogato come primo acconto e alleghi la relativa attestazione della spesa; infine, un saldo fino al massimo del 10%.

Anche la procedura di prenotazione delle domande è stata semplificata e, per danni minori e lievi, viene semplificata anche la relativa istruttoria in capo ai Comuni e la conseguente rendicontazione. Per le spese tecniche di supporto all’istanza dei danni minori è riconosciuto un corrispettivo del 6%, calcolato sul costo dell’intervento, e comunque non inferiore a 750 euro. Inoltre, tra le spese tecniche vengono inserite alcune tipologie precedentemente escluse.
C’è infine una semplificazione nell’assegnazione degli incarichi: viene eliminato il vincolo di terzietà rispetto al beneficiario.

Per i danni gravi o che comportano cantieri più complessi si potrà procedere con varianti in corso d’opera, rivedendo, laddove necessario, il contributo assegnato fino a un limite del 20%. In generale, situazioni di particolare complessità potranno essere esaminate, prima della presentazione delle istanze , dalle apposite commissioni tecniche straordinarie.

I cittadini potranno presentare domanda di contribuito a partire dal 15 dicembre sulla piattaforma Sfinge. Per gli edifici danneggiati dalle alluvioni di maggio 2023, per i quali siano stati effettuati interventi di riparazione ma non sia stata presentata la domanda di contributo, e che siano stati nuovamente danneggiati dalle emergenze dell’ottobre 2024, possono essere presentate due distinte domande di contributo, ciascuna relativa alle lavorazioni eseguite e documentate.

«Con questa ordinanza compiamo un passo decisivo verso una ricostruzione veloce e vicina ai cittadini – ha aggiunto ha sottolineato il commissario Curcio -. Abbiamo ascoltato le esigenze dei territori e lavorato insieme al Governo, ai Sub-commissari regionali per costruire risposte efficaci. L’ordinanza non è un punto di arrivo, ma un ulteriore passo avanti in un percorso che richiede ancora determinazione e vicinanza alle comunità colpite. Il nostro impegno è chiaro: semplificare senza rinunciare ai controlli, accelerare senza perdere qualità, ricostruire restituendo futuro a questi territori».

Gli addetti alla sicurezza si rifiutano di farlo entrare ubriaco nel locale e lui li minaccia con un coltello

Si aggirava ubriaco per il centro storico e, al rifiuto della sicurezza di farlo entrare all’interno di un locale proprio a causa delle sue condizioni fisiche avrebbe risposto estraendo un coltello: un giovane straniero è stato denunciato dai carabinieri di Ravenna con le accuse di minacce e porto di oggetti atti ad offendere.

A seguito della segnalazione pervenuta al 112 la gazzella della radiomobile ha individuato il giovane ancora nei pressi del locale, trovandolo in possesso di una lama di 15 centimetri.

Lupi, cinghiali, nutrie e colombacci: nel 2025 la fauna selvatica ha causato oltre 300mila euro di danni alle Cab

Alle difficoltà che il settore agricolo ha dovuto affrontare negli ultimi anni si sono aggiunti anche i danni provocati da una fauna selvatica ormai considerata «fuori controllo». Solo nel 2025, infatti, le incursioni di lupi, cinghiali, daini e altre specie, nelle cooperative braccianti del ravennate hanno causato circa 300 mila euro di danni. L’episodio più recente risale ai primi giorni di dicembre, ad Agrisfera, dove tre lupi hanno squarciato i teloni a protezione del mais destinato alla stalla da latte biologico e al biodigestore. «Il lupo è la nuova specie dannosa per gli agricoltori, anche della nostra zona – spiega il presidente di Agrisfera Rudy Maiani –  l’anno scorso un attacco simile ha provocato oltre 20mila euro di danni. Quest’anno il danno minore, ma la frequenza degli episodi sta aumentando e la nostra preoccupazione principale riguarda la stalla dei vitelli».

Tra le situazioni più rilevanti emerge quella della Cab del comprensorio cervese, dove nel solo 2025 sono stati stimati e in parte contabilizzati oltre 100mila euro di danni alle colture e alle strutture aziendali. «Siamo sottoposti a una pressione continua – riferisce Paolo Rosetti, direttore della Cab Cervese – I colombacci mangiano il girasole in fase di emergenza delle plantule o di maturazione, le taccole colpiscono la colza, i daini devastano il vivaio di piante di fragole, trifoglio, grano e rompono i teli dei vivai bietole. A questo si sommano i gabbiani, che schiacciano le colture e perforano gli impianti di irrigazione e le nutrie che, sebbene abbiano subito un notevole calo negli ultimi anni, continuano a mettere a rischio la stabilità di carraie, ponti e della rete di scolo. Difendere migliaia di ettari con mezzi tradizionali è impossibile: come Cab abbiamo già speso circa 25mila euro in misure attive per la dissuasione, dai cannoni detonanti a gas per colombaccio e piccione, ai recinti elettrificati per daini fino ai dissuasori laser per gabbiani, subendo svariate migliaia di euro in interventi solo di manodopera per il ripristino dei danni».

Ma la situazione è complessa anche in tutte le aree agricole: da Bagnacavallo a Faenza, e ancora Fusignano, Campiano, Terra e Massari.

«Le regole attuali per il sistema di risarcimento penalizzano le aziende che hanno estensioni maggiori, e questo non è accettabile – spiegano il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi, e il responsabile di settore, Stefano Patrizi – Le misure di prevenzione che vengono richieste richiederebbero, ad esempio, di recintare superfici immense, con investimenti milionari, assolutamente impraticabili. Ma anche i ristori che vengono riconosciuti non riflettono assolutamente l’entità reale dei danni. Chiediamo azioni immediate allo Stato e alla Regione Emilia-Romagna su questo tema». Per Legacoop infatti occorrerebbero criteri di ristoro adeguati alla dimensione delle aziende, piani di selezione delle specie più incisive, misure di prevenzione finanziate a monte, indennizzi commisurati ai danni reali e il coinvolgimento tecnico permanente con le associazioni degli agricoltori: «Nel territorio della Cab di Bagnacavallo e Faenza, la presenza di lupi, volpi nutrie e diverse specie di volatili è costante – spiega il direttore Marco Lanzoni –. Ogni anno ci troviamo a ripristinare superfici danneggiate, con costi di manodopera e materiali sempre più elevati. Ma con le attuali regole per l’accesso ai ristori è praticamente impossibile quantificare i danni e dimostrare di aver adottato protezioni su centinaia di ettari. Alla fine si è scoraggiati nella richiesta di indennizzi, anche dalle prassi dei sopralluoghi degli enti pubblici deputati in assenza di confronto con l’azienda».

I danni poi non sono causati solo dagli esemplari più minacciosi, ma anche e soprattutto da lepri, uccelli e nutrie: «Il bilancio per Cab Terra è pesante – dichiara il presidente Fabrizio Galavotti –. Nel 2025 abbiamo registrato un totale di 53.000 euro di danni. Solo i colombacci hanno causato 40mila euro di mancato ricavo tra girasole bio, girasole da seme e soia da seme. A questo si aggiungono i 5mila euro di danno sulle bietole da seme dovuti a nutrie, danni ai fossi di scolo non quantificabili, 2mila euro provocati dai cinghiali, i 3mila euro riconducibili al lupo e altri 3mila euro dovuti ai piccioni nell’area di Camerlona. Senza contare le ore di manodopera aggiuntiva per pulizie e ripristini. È un quadro che parla da solo». Concorde anche Fabio Zannoni, direttore tecnico di Cab Massari: «Qui la situazione non è diversa: le piante da frutto subiscono danni da parte delle lepri, che rosicchiano la corteccia e rallentano lo sviluppo, costringendoci a investire in protezioni alternative. I colombacci mangiano la semente dei cereali appena messa a dimora, i piccioni attaccano le giovani plantule di girasole, mentre le nutrie danneggiano i cavoli da seme appena trapiantati. L’ammontare complessivo dei danni per la nostra cooperativa si colloca tra i 20 e i 30mila euro».

Il lato oscuro del Natale: l’intrigante ricerca di Baldini e Bellosi

Tenebroso NataleA cercarlo usato si trova a prezzi da capogiro, ben oltre i 130 euro (quindi se ce lo avete in casa…), perché sia la prima edizione del 2012 sia la seconda del 2015, entrambe per l’editore Laterza, sono andate esaurite da tempo. Quindi non può che essere una buona notizia la riedizione a cura dell’editore locale Il Ponte Vecchio di Tenebroso Natale di Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi, di poche settimane fa. Si tratta di un’edizione con note a fondo pagina, che riprende appunto quel volume sottotitolato “Il lato oscuro della Grande Festa” e che, per esempio, Paolo Di Paolo ha definito «un percorso affascinante che riscopre le radici inquietanti della data più celebrata del calendario». Del resto che il Natale non sia solo luci e buoni sentimenti lo sappiamo dai tempi di Dickens, quando nella sua Christmas Carol fa apparire i fantasmi di presente, passato e futuro. E non è un caso che gli stessi autori citino diversi altri esempi letterari e cinematografici che si muovono in questa direzione, in primis ovviamente Nightmare before Christmas di Tim Burton.

Ma il tenebroso Natale dei due autori ravennati non è fiction, bensì il frutto di una ricerca come sempre minuziosa e accurata in archivi, biblioteche, tradizioni popolari. Studiosi di antropologia culturale, etnografia e folklore affermati, Baldini e Bellosi hanno allargato lo sguardo dalla loro Romagna per includere usi e credenze di tutta Italia. Ed è così ad esempio che scopriremo il valore apotropaico del nostro albero di Natale in salotto o che la Stella di Natale è una pianta importata dal Sudamerica nel 1520. E il ginepro? Capace di cacciare le entità malefiche. Dalle origini pagane di una festa che si è sempre celebrata in corrispondenza del solstizio d’inverno, quando le giornate smettono di accorciarsi, ai giorni nostri, attraverso le credenze che volevano che tra Natale e l’Epifania le notti fossero popolate da creature misteriose. E del resto, come non pensare a una strega buona quando si pensa alla Befana?

Una lettura intrigante che nel mondo globalizzato e dei mercatini di Natale ormai tutti uguali, ci ricorda come ogni territorio conservasse fino a non troppo tempo fa un’identità propria che vale sicuramente la pena riscoprire, se non coltivare. E anche un modo per scoprire come dietro ogni gesto rituale, anche il più semplice come aprire un regalo o appendere una ghirlanda sulla porta, si celino ragioni profonde che avevano a che fare con il rapporto con la natura, il ciclo delle stagioni e il mistero di ciò che non si poteva comprendere. Neanche a dirlo, un perfetto regalo di Natale per chi non abbia l’edizione originale sullo scaffale di casa.

La Cgil si prepara allo sciopero generale del 12 dicembre: a Ravenna un corteo fino alla Darsena

Lo sciopero generale indetto da Cgil per venerdì 12 novembre toccherà anche Ravenna, con un corteo e una manifestazione provinciale contro le manovre economiche del governo.
In città il ritrovo sarà alle 10 davanti Pala De Andrè, dove prenderà corpo il corteo verso la Darsena. Lungo il percorso prenderà la parola Manuela Trancossi, segretaria generale della Cgil della provincia di Ravenna. In Darsena, invece, è previsto un palco dove prenderanno parola gli esponenti del sindacato e i lavoratori. Le conclusioni saranno affidate a Gianna Fracassi, segretaria generale nazionale della Flc Cgil.

«In questo momento  bisogna riportare al centro dell’agenda politica i bisogni reali di lavoratori, giovani e pensionati. La Cgil scende in piazza per una riforma fiscale equa e progressiva»  spiegano dal sindacato.

Secondo i dati raccolti da Cgil, infatti, Lavoratori e pensionati negli ultimi tre anni si sono trovati a pagare 25 miliardi di tasse in più, a causa del drenaggio fiscale conseguente alla mancata indicizzazione dell’Irpef. Si va dai 700 euro di perdita netta per un reddito da 20mila euro ai 2.000 euro di perdita per un reddito da 35mila.
«Questa clamorosa ingiustizia fiscale penalizza i soli redditi fissi, non chi è in flat tax, non le rendite, non i profitti – continuano da Cgil -. È un meccanismo che va assolutamente fermato. Saremo in piazza per aumentare salari e pensioni, per fermare l’innalzamento dell’età pensionabile, per dire no al riarmo e investire su sanità e istruzione, per contrastare la precarietà, per vere politiche industriali e del terziario».

Per raggiungere il centro città dal forese, il sindacato mette a disposizione pullman in partenza da tutta la provincia, con partenze da  Casola Valsenio, Riolo Terme, Castel Bolognese, Faenza; Brisighella Faenza; Cervia, Savio, Fosso Ghiaia, Classe, Ponte Nuovo; San Pietro Trento, Ghibullo, Roncalceci, Russi, Piangipane; Savarna, Sant’Alberto, Casal Borsetti, Marina Romea; Porto Corsini; Conselice, Lavezzola, Voltana, Alfonsine, Mezzano; Massa Lombarda, Sant’Agata, Lugo, Bagnacavallo; Fusignano, Bagnacavallo, Cotignola; Bagnara di Romagna, Solarolo, Faenza.

Quegli «intrusi» dei pini: un dibattito centenario e il consiglio di Giacomo Boni

Riceviamo e pubblichiamo questa breve riflessione di Alberto Giorgio Cassani, storico dell’architettura e docente dell’Accademia di Belle Arti Statale di Ravenna, in merito al dibattito in corso rispetto all’ipotesi di abbattere i pini secolari che incorniciano Galla Placidia per motivi di sicurezza. Una decisione che ha sollevato molte perplessità da parte di varie associazioni ambientaliste che chiedono maggior chiarezza sui test condotti sugli alberi.

«E cosa ci stanno più a fare quegli intrusi dei pini?». Così Giacomo Boni (Venezia, 1859 – Roma, 1925), riferendosi alla pineta di Ravenna, scriveva ironicamente, nel 1922, ad Augusto Brusconi, architetto e funzionario milanese (1859-1924).

Boni, uno dei più importanti archeologi a livello mondiale a cavallo tra XIX e XX secolo, di cui alla Biblioteca Oriani si è celebrato il centenario della morte con una giornata di studi il 29 novembre, amava la natura, le piante e i fiori «ch’egli preferiva coltivare e non cogliere», come scrive Eva Tea (Biella, 1886 – Tregnago, 1971) nella sua monumentale biografia Giacomo Boni nella vita del suo tempo (Milano, Ceschina, 1932). Nel 1923, Boni si era battuto per proteggere le pinete litorali intorno a Venezia, lui veneziano. Di lì a poco, dovette di nuovo intervenire per la pineta di Ravenna, teoricamente sotto tutela dal tempo della Legge n° 441 del 16 luglio 1905, a firma di Luigi Rava (Ravenna, 1860 – Roma, 1938), stilata assieme al deputato Giovanni Rosadi (Lucca, 1862 – Firenze, 1925) e con la supervisione dell’amico Corrado Ricci (Ravenna, 1858 – Roma, 1934), all’epoca Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti.

«O bella! e non si accontentano che fu dichiarata monumento nazionale?», aveva scritto Boni, con evidente ironia, nella stessa lettera. Evidentemente no, non bastava. E allora Boni propone di recingerla «per rimboscarla» e di affidare a «100 scolari […] 100 pignoli per ciascuno» in modo da far crescere in futuro «10.000 pini ad ombrello», forse il miglior modo possibile per «illustrare» il celebre verso di Dante, «Il cui spirito magno, infastidito da discorsi e da conferenze, troverebbe riposo nella sua risorta pineta in sul lido di Classe».

Boni stesso, insieme a Francesca Alexander (Boston, 1837 – Firenze, 1917), illustratrice e scrittrice naturalizzata italiana, aveva compiuto, cinquant’anni prima, nella stessa pineta, una «seminagione romantica» (Tea). Come si vede, è l’eterno ritorno dell’uguale: ieri i pini della pineta, oggi i pini di San Vitale e Galla Placidia. Come andrà a finire, non lo sappiamo. Nel caso infausto del loro abbattimento, si voglia almeno mettere in atto l’idea di Boni dei 100 scolari, sguinzagliati per tutte le aree verdi di Ravenna (compreso lo spelacchiato giardino “Il deserto rosso” nella Darsena di città) a seminare «pignoli» e altre sementi arboree in una città che ha un dannato bisogno di verde per respirare.

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi