martedì
26 Maggio 2026

Inarrestabile Laura Pausini, ma Olimpiadi, Quirinale e Sanremo non la salvano dal “Tapiro”

Le prossime settimane si annunciano particolarmente intense per Laura Pausini: la pop star di Solarolo si prepara a una serie di appuntamenti di grande prestigio, in programma nei prossimi giorni in diverse città italiane. Il primo sarà la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 di venerdì 6 febbraio, dove la cantante interpreterà l’inno di Mameli a San Siro davanti a un pubblico di 60 mila persone e oltre due miliardi e mezzo di utenti collegati in streaming.

Venerdì 13 febbraio, invece, Pausini sarà a Roma, al Quirinale, dove incontrerà insieme al conduttore Carlo Conti e ai 30 artisti “Big” in gara a Sanremo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un appuntamento storico: è infatti la prima volta, nelle 76 edizioni della kermesse, che il capo dello Stato riceve ufficialmente gli artisti in concorso. Da martedì 24 febbraio infatti la cantante affiancherà Carlo Conti sul palco dell’Ariston per la co-conduzione di tutte le cinque serate del Festival.

In tutto ciò, è in uscita a fine mese “Io Canto 2”: il nuovo album di cover firmato da Laura Pausini distribuito da Warner Music Italia. Ma nonostante il periodo di grandi soddisfazioni, è proprio l’uscita del nuovo disco che costerà alla cantante la consegna del temuto “Tapiro d’oro” di Striscia la Notizia: proprio nella puntata di questa sera (5 febbraio) l’inviato Valerio Staffelli consegnerà la statuetta a quella che definisce la «popstar italiana più famosa al mondo». Le cover di La mia storia tra le dita (con parte del testo modificata) e l’interpretazione di Due vite di Marco Mengoni contenute nell’album hanno infatti messo Laura Pausini al centro di alcune polemiche scatenate dai fan. Intanto, lei ai microfoni di Mediaset scherza: «Mi meriterei più di un Tapiro ultimamente…»

Ecco il “nuovo” Ravenna dopo i movimenti del mercato

Chiuso il calciomercato, il Ravenna secondo in classifica nel girone B del campionato di Serie C si appresta a disputare l’ultima parte di stagione piuttosto rinnovato, con cinque volti nuovi (che hanno già tutti debuttato). Si tratta degli attaccanti Italeng (giovane in cerca di consacrazione dal Sudtirol, via Atalanta) e Fischnaller (esperto bomber arrivato dal Trapani), del trequartista Viola, arrivato già in dicembre, e degli ultimi colpi dalla serie B: il terzino sinistro Bani dal Mantova e l’esperto portiere Poluzzi, anche lui dal Sudtirol.

A fare loro spazio, il secondo portiere Borra (finito in Alto Adige in cambio di Poluzzi), gli attaccanti Zagre (al Forlì) e Luciani (ceduto in prestito alla Torres) e i centrocampisti Menegazzo (rientrato anticipatamente dal prestito al Bologna) e Ilari (anche lui ai cugini del Forlì).

La rosa del Ravenna appare oggettivamente rinforzata e ora mister Marchionni è chiamato a scelte anche coraggiose. Difficile immaginare che una società che ha acquistato due attaccanti e un trequartista di tale livello possa essere soddisfatta di vedere la squadra scendere in campo con il solito 3-5-2 che spesso si trasforma in un 3-5-1-1. Ecco quindi che anche l’acquisto di Bani in difesa potrebbe permettere a Marchionni di passare a 4 dietro – proviamo a imbastire una formazione tipo, senza considerare infortuni o squalifiche – con Bani e Donati sulle fasce ed Esposito e Solini centrali, così da recuperare un uomo dalla metà campo in su, con i tre centrocampisti titolari (che sembrano ormai essere Di Marco-Rossetti-Tenkorang) che potrebbero supportare l’inserimento di Viola sulla tre quarti, dietro ai due nuovi acquisti in attacco, con Okaka naturalmente pronto a dire la sua, in particolare a partita in corso. Altri titolari aggiunti sarebbero naturalmente Spini (sia da punta che da trequartista) e capitan Rrapaj, che potrebbe giocare dall’inizio al posto di Di Marco per dare più corsa e spirito di sacrificio al centrocampo. Così come possono considerarsi al pari dei primi 11 Corsinelli e Da Pozzo (o Falbo dalla parte opposta).
Resta il dubbio in porta: Anacoura è reduce da buone prestazioni ma non è mai sembrato riuscire a dare quella sicurezza che la difesa cerca dall’estremo difensore; il neo arrivato Poluzzi si candida a diventare il nuovo titolare, forte anche della sua esperienza nella categoria superiore.

Ecco quindi, per completare il “giochino”, in un Paese in cui tutti sono allenatori, la nostra formazione ideale, considerando solo 16 giocatori (11 più i canonici 5 cambi, per darci un limite):

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Nuovo fondo sintetico per il campo da calcio di Borgo Tuliero: investimento di 650mila euro

Il campo da calcio di Borgo Tuliero, frazione pedecollinare alle porte di Faenza, avrà il manto in erba sintetica in sostituzione dell’attuale superficie in erba naturale. La scelta è dettata dalla necessità di garantire una migliore conservazione nel tempo, rendendolo meno suscettibile alle variazioni meteorologiche e consentendo un significativo risparmio di risorse idriche.

Il Comune di Faenza ha adottato la delibera per l’approvazione del progetto di fattibilità tecnico-economica per la riqualificazione dell’impianto sportivo di via Tombarelle. Il progetto prevede un investimento complessivo di 650mila euro, finanziato tramite risorse dell’ente e già iscritto nel bilancio comunale 2026. L’opera ha già ricevuto parere favorevole dalla Lega nazionale dilettanti (Lnd) e dal comitato regionale Emilia-Romagna del Coni. I lavori sono previsti tra la primavera e l’estate.

La società Borgo Tuliero Calcio conta oggi 235 iscritti suddivisi in 12 squadre (tutte iscritte ai campionati Figc) dai Piccoli Amici fino alla prima squadra in Seconda categoria. L’impianto è un punto di riferimento non solo per il quartiere, ma per l’intero territorio faentino e per i comuni limitrofi, accogliendo numerosi ragazzi da anche da Brisighella e da Marzeno. Il consigliere e responsabile organizzativo dell’attività del Borgo Tuliero Calcio, Daniele Gallegati, ricorda che «in questo inizio di 2026 siamo riusciti ad allenarci sul campo principale solo 5 o 6 giorni a causa del meteo. Il sintetico ci permetterà di fare un salto di qualità nel percorso educativo e sportivo».

Si tratta del quarto campo in erba sintetica realizzato negli ultimi anni nel Faentino dopo quello del Faventia, la riqualificazione della “Graziola” e il rifacimento di quello del San Rocco.

 

Legacoop critica il piano per l’assetto idrogeologico: «In Romagna blocca 500 milioni di investimenti»

Legacoop Romagna critica la variante al piano per l’assetto idrogeologico (Pai) che comprende i fiumi romagnoli adottata poche settimane fa dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po.
«Se approvato definitivamente – si legge in una nota dell’associazione di categoria – il nuovo Pai introdurrebbe rigidità normative che bloccherebbero i piani di sviluppo di centinaia di imprese, di ogni comparto, con un impatto negativo enorme sull’occupazione e la prevedibile conseguenza di allontanare dalla Romagna buona parte dei potenziali, prossimi investimenti del sistema produttivo».

Il Pai è uno strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni, gli interventi e le norme d’uso riguardanti la difesa dal rischio idrogeologico del territorio. La recente variante pone nuove condizioni e introduce vincoli agli interventi di ogni tipologia (urbanizzazioni ed estrattivi con successivo recupero ambientale, solo per fare alcuni esempi) nelle fasce fluviali e montane. Al momento è adottato e pubblicato, ma non ancora approvato definitivamente.

«Benché si tratti di un obiettivo difficile – si legge nella nota di Legacoop –, a questo territorio va garantita anche la possibilità di consolidare quelle condizioni di sviluppo economico e sociale che l’applicazione del nuovo impianto fermerebbe quasi completamente, cercando un punto di equilibrio fra difesa del territorio e qualità della vita futura dei romagnoli».

Legacoop porta un esempio che dovrebbe aiutare a comprendere la critica: «Da una analisi preliminare delle conseguenze sul campo, l’applicazione del Pai impedirebbe la realizzazione di oltre 500 milioni di investimenti previsti da qui al 2031 per le 360 cooperative aderenti alla sola Legacoop Romagna nei settori agroalimentare, delle costruzioni e infrastrutture, della logistica estrattiva, della manifattura, dei servizi, della grande distribuzione commerciale organizzata».

Secondo l’associazione è sbagliata la mancanza di una distinzione tra aree che hanno avuto problemi alluvionali e che quindi meritano maggiori attenzioni, ed aree nelle quali, invece, il problema è stato e sarà di dimensioni ben inferiori o, addirittura, potrebbero divenire oggetto di future opere di laminazione, a carico dei privati. «Il testo va verificato con attenzione. E va deciso, caso per caso, cosa sia possibile e necessario fare, per chi vuole intervenire, investendo sul futuro della propria impresa, per azzerare il danno. Ma considerando ogni singolo intervento potenziale e non sulla base di una decisione che non distingue aree, rischi, interventi previsti, interventi in via di realizzazione. Il nostro è un appello rivolto a tutti: Comuni, Province e Regione Emilia-Romagna, già impegnati a verificare, come noi, i contenuti del provvedimento, parlamentari locali e Governo».

Il faentino Gaudenzi confermato presidente Atp. Tra gli obiettivi il nuovo Masters 1000 in Arabia

Il faentino Andrea Gaudenzi, 53enne ex tennista (numero 18 al mondo nel 1995), è stato confermato per il terzo mandato consecutivo alla presidenza dell’Atp, l’associazione che riunisce i tennisti professionisti di tutto il mondo. Gaudenzi è in carica dal gennaio 2020 e resterà fino al 2028. Intervistammo il faentino a novembre 2024.

L’Association of tennis professionals, meglio nota con la sigla Atp, è l’associazione che riunisce i tennisti professionisti maschili di tutto il mondo. Nacque nel settembre 1972 e lo scopo principale dell’associazione è tutelare gli interessi dei giocatori relativamente ai vari aspetti dell’attività nonché quello di gestire ed organizzare dei servizi essenziali quali, ad esempio, quello di redigere la classifica mondiale detta, appunto, ranking Atp (dove attualmente Jannik Sinner è numero 2).

«Sotto la sua guida, il tennis professionistico maschile ha registrato una crescita senza precedenti – sottolinea il comunicato diffuso dall’Atp per annunciare la rielezione –. Dall’inizio del mandato, il compenso annuo complessivo destinato ai giocatori a livello Atp è aumentato di 100 milioni di dollari, toccando il massimo storico di 269,6 milioni nel 2025 e 400 milioni se si includono i tornei del Grande Slam». Nel terzo mandato, Gaudenzi guiderà una revisione complessiva prevista entro il 2028, in parallelo con l’introduzione del decimo Atp Masters 1000 in Arabia Saudita.

«È un onore continuare a servire l’Atp – è la dichiarazione di Gaudenzi divulgata dall’Atp –, un’organizzazione che ha plasmato la mia carriera fin dai tempi in cui giocavo nel tour. Quando rifletto su ciò che abbiamo raggiunto, vedo uno sport con fondamenta più solide che mai, sostenuto da una crescita record che testimonia il potenziale del tennis. Ora è il momento di continuare a impegnarci. La seconda fase di OneVision riguarda l’unificazione della nostra governance, l’adattamento e la maggiore agilità, perché il nostro sport è innegabilmente più forte quando andiamo avanti insieme. Grazie al consiglio di amministrazione dell’Atp e ai nostri membri per la loro continua fiducia e il loro supporto».

Le imprese di Ravenna chiudono il 2025 in positivo, con una crescita di 60 unità

Il sistema imprenditoriale ravennate chiude il 2025 con un segnale di vitalità, mettendo a segno un saldo positivo di 60 imprese. Il dato riflette una crescita dello stock dello 0,2%, un risultato superiore a quello del 2024, che si attestava sullo -0,14%. A determinare questo rafforzamento della base produttiva è stata la combinazione tra un modesto calo delle nuove iscrizioni (-1,2%, per un totale di 1.899 unità) e una significativa contrazione delle cessazioni di attività esistenti, scese a 1.839 unità (registrando quindi un 6,9% di chiusure in meno rispetto all’anno precedente).

I comparti che hanno registrato i risultati migliori sono quelli di servizi, turismo, immobiliare, attività tecniche e costruzioni. In difficoltà invece agricoltura, commercio e manifattura. Alla fine del 2025, lo stock complessivo delle imprese registrate in provincia di Ravenna si attesta a 35.857 unità.

Queste le principali evidenze che emergono dai dati elaborati dall’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ferrara Ravenna su dati Movimprese forniti da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle imprese.

«La significativa riduzione delle cessazioni registrata nel 2025 rappresenta un segnale concreto della capacità di tenuta e di resilienza del sistema produttivo – conferma Giorgio Guberti, presidente della Camera di commercio di Ferrara Ravenna –. I dati della Camera di commercio confermano il progressivo ridimensionamento di alcuni settori tradizionali, a partire da agricoltura e manifattura, e il rafforzamento dell’economia dei servizi, in particolare di quelli finanziari, professionali e di supporto alle imprese, sempre più centrali nell’accompagnare i percorsi di sviluppo, innovazione e crescita del tessuto imprenditoriale». 

Sotto il profilo settoriale, i tassi di incremento più alti si registrano nell’edilizia (+1,2%), nei lavori di costruzione specializzati (+72 unità) e nei servizi di supporto alle imprese, che chiudono l’anno con 60 imprese in più. Tra i comparti, inoltre, che nel 2025 hanno fatto registrare i risultati migliori in termini di stock, le attività finanziarie e assicurative (con 36 unità in più), la filiera delle imprese turistiche (alloggio e ristorazione, +33 unità), le attività professionali, scientifiche e tecniche (+30, in particolare grazie ad attività di direzione aziendale e consulenza gestionale con +22 imprese) e le altre attività di servizi (+28). In crescita anche le attività immobiliari (+23 imprese), le attività artistiche, sportive e divertimento (+22), il trasporto e magazzinaggio (+8), la produzione software e consulenza informatica (+4) ed i servizi finanziari (escluse assicurazioni e fondi pensione), che registrano un balzo del +15,8%, pari a 23 nuove realtà.
Al contrario, prosegue il ridimensionamento dei settori tradizionali: l’agricoltura-silvicoltura e pesca perde altre 144 imprese  (-2,4%, in miglioramento rispetto al 2024), il commercio segna una flessione di 81 unità (-1,1%, in linea con l’anno precedente) e le attività manifatturiere si riducono del -1,5% (-42 unità, in rallentamento). Sullo stesso  versante, in negativo anche i Servizi ICT (-8).

L’analisi per natura giuridica evidenzia un sistema a due velocità. Le società di capitali restano il principale driver della crescita ed il saldo positivo annuale è interamente riconducibile a queste forme organizzative, aumentate di 264 unità (+2,9%). Le imprese individuali, che continuano a rappresentare oltre la metà dello stock delle imprese ravennati esistenti (il 52,3%, quando a livello nazionale la quota non raggiunge il 50%), rimangono in campo negativo, sebbene con un calo marginale (-12 unità, pari ad un flebile  -0,1%), dopo il dato molto più negativo del 2024 (-159). Continuano invece a diminuire le società di persone, che perdono 162 unità  (-2,2%) e le residuali altre forme (-30 e -3,2%). Anche il contributo del sistema delle imprese artigiane al saldo generale è stato positivo e pari a +24 unità, come differenza tra 690 nuove imprese artigiane nate tra gennaio e dicembre e 666 che, nello stesso periodo, hanno cessato di operare.

Il tasso di crescita delle imprese artigiane, pari a +0,24%, segnala però un rallentamento rispetto al +0,70% del 2024 e soprattutto rispetto al +1,19% del 2023. Lo stock a fine anno, con 9.676 imprese artigiane, risulta pari a più di un quarto dell’intero sistema produttivo ravennate.
Crescono invece le imprese giovanili: il saldo netto annuale della movimentazione (cioè la differenza fra le 556 iscrizioni e le 235 cancellazioni volontarie) è ancora largamente positivo (+321; era +258 nel 2024); positivo il tasso di variazione relativo (+13,3% ed era +10,3% nel 2024) ed anche in miglioramento. In aumento lo stock delle imprese giovanili (da 2.409 del 2024 a 2.423 del 2025); crescono anche le iscrizioni in un anno (+11,6%), corrispondenti al 29,3% delle aperture complessive. Al contraro, per le imprese femminili nel 2025, il saldo della movimentazione tra aperture e chiusure è risultato negativo (-14, pari a -37 nell’anno precedente); l’andamento del tasso annuale sale a -0,18%, in alleggerimento dal -0,47 dell’anno prima. Per le imprese straniere la differenza tra aperture e chiusure, rimane positiva (+243 unità, il dato del 2024 era stato +235). Rallenta, seppure di poco, il tasso di crescita annuale (+5% contro il +5,1% del 2024).

«La forza e il valore delle imprese  dipendono in larga misura dalle persone – ha evidenziatopoi Guberti –. In un quadro demografico in declino, reso ancor più complesso dalla crescente mancanza di profili specializzati, diventa essenziale intervenire su diversi livelli, dalla formazione all’organizzazione, per rendere le aziende più attrattive agli occhi dei giovan. Da qui, nell’ambito del Piano straordinario per i giovani promosso dalla Camera di commercio, nasce la partnership con istituzioni ed associazioni di categoria, grazie alla quale abbiamo creato e stiamo creando progetti “su misura” studiati per i nostri territori, pensati per accompagnare manager e imprenditori nei loro percorsi di innovazione e per offrire un supporto concreto nell’adozione di nuovi approcci e soluzioni. Investire sulle competenze non è più una scelta, ma una necessità strategica».

«Porto in scena l’anima di Creonte e le contraddizioni degli esseri umani»

Sabato 7 (ore 20.30) e domenica 8 febbraio (ore 15.30) la Stagione dei Teatri di Ravenna ospita all’Alighieri Antigone, nuovo spettacolo di Roberto Latini basato sulla trasposizione della tragedia di Sofocle del francese Jean Anouilh. Protagonista, insieme allo stesso Latini, è Francesca Mazza, non però nel ruolo di Antigone – che il regista romano ha tenuto per sé – bensì in quello di Creonte. Proprio con Francesca Mazza (tre premi Ubu in carriera come miglior attrice), che il pubblico ravennate conoscerà anche per la fruttuosa collaborazione con la compagnia Fanny & Alexander, abbiamo parlato di questo inusuale scambio di parti e di tanto altro.

Francesca, come hai preparato il ruolo maschile di Creonte?
«Devo dire che la proposta di Roberto Latini mi ha un po’ sorpresa, anche se con lui non ci si può sorprendere più di tanto, e inizialmente mi sono un po’ preoccupata. Non avevo mai letto il testo di Anouilh ma me ne sono innamorata immediatamente, è bellissimo e molto contemporaneo, scritto con una lingua familiare e vicina a noi, quindi la preoccupazione del ruolo maschile è passata un po’ in secondo piano. Quando poi abbiamo iniziato a lavorarci, Roberto mi ha rassicurato subito, perché non mi ha chiesto una mimesi tout court. Il costume è certamente maschile e indosso una maschera, ma la voce è la mia, e per un attore è molto importante esprimersi attraverso la propria voce. Ciò è stato fondamentale per trovare un mio percorso, una mia sincerità e adesione in scena. Del resto anche lui usa la sua voce nel ruolo di Antigone. In buona sostanza si è trattato di un processo avvenuto abbastanza naturalmente».

I personaggi di Anouilh sono comunque diversi da quelli di Sofocle.
«Molto diversi, sì. Prima di tutto non c’è più una separazione manichea rispetto alla vittima, al carnefice, a dove stanno la ragione e il torto, e forse è questa la cosa più straordinaria del testo, che restituisce le contraddizioni degli esseri umani con sensibilità e naturalezza. Pur trattando temi importanti come la legge, il senso del dovere o la ribellione, lo fa avvicinandosi molto a noi. In un passaggio Antigone dice a Creonte che lui non può essere un ribelle perché è troppo sensibile. Ecco, la sensibilità femminile di Creonte e la forza della ribellione maschile che c’è in Antigone si sono sposate molto armonicamente col nostro stare in scena. In più, proprio qualche tempo prima di questo lavoro, avevo letto il bellissimo libro di Laura Mariani L’Ottocento delle attrici, dove c’è anche una riflessione di Sarah Bernhardt sulla sua decisione di interpretare Amleto. Lei diceva che ci sono certi ruoli e certe anime talmente potenti da bruciare il sesso, da essere più forti del riconoscimento in quell’appartenenza di genere, ed è con questo viatico che sono andata verso questo Creonte. Mi sono detta che l’importante di questo Creonte era portare in scena la sua anima, la sua contraddizione, il suo voler essere indeciso, il voler salvare Antigone fino alla fine, l’essere sconfitto, tutte cose che conosciamo e che non hanno genere».

Hai iniziato la tua carriera con Leo de Berardinis, poi hai inanellato collaborazioni con tantissimi artisti della scena di ricerca, dai Fanny & Alexander a Fabrizio Arcuri, da Andrea Adriatico fino a Leonardo Lidi e VicoQuatorMazzini, col quale hai vinto il tuo ultimo Ubu per La ferocia. Hai davvero fatto, e continui a fare, esperienze di ogni tipo.
«Sì, ogni tanto mi stupisco anch’io. È strano passare dal Cechov di Lidi a La ferocia, sono tutti mondi diversi, però mi piace moltissimo. Ma per affrontare tutti questi passaggi occorrono tanto lavoro e tanta apertura, è una sorta di artigianato. Questa, nel mio curriculum, è una cosa che rivendico.
Ho lavorato con tantissime persone diverse, e ormai sempre più frequentemente con persone molto più giovani di me, e ogni volta è una scoperta, una possibilità di apertura. È proprio questo che continuo a trovare appassionante del mio lavoro, scoprire e restare in ascolto, incontrare altri mondi teatrali e non rimanere fissa sul mio. Quindi si lavora, ci si sposta, si cambia. E comunque sono stata fortunata, perché ho sempre fatto incontri bellissimi».

Proprio De Berardinis diceva provocatoriamente che «i teatri vanno chiusi» e che «c’è bisogno di un teatro che formi un pubblico nuovo, con artisti che si rivolgano alla collettività». Il teatro ha ancora una funzione etica?
«Sì, penso di sì. Leo era un brontolone, gli piaceva questa figura di provocatore, andare contro. Nel periodo in cui sono stata vicino a lui vedevo che andava in crisi quando aveva troppo consenso, aveva bisogno del “nemico”. Io penso che, per come sono le cose nel presente, il semplice fatto di incontrarsi tra esseri umani, con qualcuno che sta sul palco e qualcuno in platea, cercando di trovare un dialogo, un ascolto, beh, già questo dimostra che il teatro sia un qualcosa di necessario. Il fatto che dopo la pandemia la gente sia tornata ad affollare i teatri, a differenza di quello che succede al cinema – che purtroppo ha trovato la dimensione delle piattaforme televisive, con la gente che si chiude in casa –, è importante. Il teatro dà la possibilità di un incontro vero e che ci siano tante persone che lo frequentano è fondamentale; poi, certo, ci sono tanti tipi di teatro. Confesso che proprio in questi giorni guardavo il programma del Duse di Bologna – che ho amato tanto, il primo teatro che ho frequentato quando mi son trasferita lì – e mi son resa conto di quanto siano cambiate le cose, e non in meglio. Mi ha colpito molto che facciano spettacoli praticamente tutti i giorni ma che la massima tenitura siano due giorni, quando un tempo al Duse si stava una settimana, gli abbonamenti avevano sette turni. Ora ci va il Riccardo III di Antonio Latella e fa solo due repliche, incredibile. Dunque le cose cambiano, ma si cerca di rimanere vigili e dare il proprio contributo affinché ciò che per noi vale possa ancora vivere. E vorrei citare un’altra frase di de Berardinis che amo tantissimo: “C’è una storia che è fuori da me, ma finché ci sarà un poeta in platea io non mi sentirò fuori dalla storia”. Da tanto tempo ci rivolgiamo a un piccolo numero di persone, ma la cultura è così».

Controlli straordinari dei carabinieri sul territorio: arrestato un evaso e un 30enne accusato di reati contro il patrimonio

Continuano i controlli straordinari delle forze dell’ordine sul territorio: negli scorsi giorni, i carabinieri della compagnia di Faenza hanno portato avanti una serie di controlli straordinari tra i comuni della Romagna Faentina che hanno permesso, lo scorso 30 gennaio, di individuare e arrestare tre soggetti di origine est-europea accusati di furti in abitazione.

Inoltre, sono state controllate 83 persone, 55 veicoli e 4 esercizi pubblici. L’attività di presidio ha permesso di arrestare in flagranza di reato un uomo arbitrariamente evaso dai domiciliari e di sorprendere e denunciare il destinatario di un divieto di ritorno nel comune di Faenza, trovato in giro per il centro storico . Sono infine state ritirate due patenti per guida in stato di ebrezza.

I carabinieri della stazione di Brisighella, invece, hanno rintracciato e arrestato un trentenne di nazionalità marocchina su cui pendeva un ordine di carcerazione emesso dall’autorità giudiziaria di Bologna, in quanto ritenuto l’autore di svariati reati contro il patrimonio. Attualmente si trova nel carcere di Ravenna, dove dovrà scontare 2 anni e 6 mesi di reclusione.

Al Pescarini le richieste superano i posti disponibili. «Un bisogno educativo reale»

Simona Pepoli è la presidente della Scuola Arte e Mestieri Angelo Pescarini, un centro di formazione professionale con sede alle Bassette finanziato dalla Regione e parte del sistema Iefp che per molti ragazzi rappresenta un’alternativa alla scuola superiore statale, ma che non rilascia diplomi di Stato. Le abbiamo chiesto di parlarci di questa realtà in costante crescita.

Presidente, innanzitutto quanti iscritti ha oggi il Pescarini e quanti ne può accogliere?
«La Scuola Pescarini ha in tutto 11 classi: 5 classi seconde, 5 terze e una quarta, che porta al diploma professionale quadriennale (diverso dal diploma di Stato, ndr). Ogni anno attiviamo cinque classi complessive, che possono accogliere circa cento studenti. Ogni classe corrisponde a un profilo professionale preciso, come operatore elettrico, meccatronico dell’autoriparazione, termoidraulico. Sono ambiti legati ai bisogni del territorio. L’Iefp funziona in modo diverso rispetto alla scuola statale: non è possibile aprire nuove classi semplicemente perché arrivano più domande. A Ravenna attiviamo tre classi, mentre due sono a Faenza. Le richieste sono sempre superiori ai posti disponibili e abbiamo regolarmente liste di attesa. Vorremmo accogliere tutti, ma non è possibile. Anche qui la scelta è quella di garantire un’attenzione vera ai ragazzi».

Avete molte richieste anche ad anno iniziato?
«Sì, succede sempre. Come nelle altre scuole è aumentato il numero di ragazzi che chiede di cambiare l’indirizzo di studi scelto. Arrivano famiglie e ragazzi che si rendono conto, anche in corsa, che il percorso che stanno seguendo non è quello giusto per loro. Non sempre possiamo accoglierli, per limiti organizzativi e normativi, ma queste richieste raccontano un bisogno educativo reale che il territorio esprime. E una difficoltà delle azioni di orientamento».

Chi può iscriversi? Il limite dei 15 anni ha senso?
«In Emilia-Romagna l’accesso ai percorsi Iefp è possibile a partire dai 15 anni se hai frequentato un anno nella scuola superiore. Credo che, in molti casi, questo limite oggi andrebbe ripensato. Per alcuni ragazzi significa restare bloccati per un anno in un contesto in cui non si riconoscono. Quando entrano in laboratorio o vivono le prime esperienze di stage, spesso li vedi rinascere: l’apprendimento diventa “sono in grado di, me la posso giocare”».

Molti arrivano dopo difficoltà nella scuola tradizionale. Cosa non ha funzionato?
«La scuola tradizionale fa la sua parte e svolge un ruolo fondamentale. Il punto, però, è più ampio e riguarda il modo in cui oggi viviamo l’educazione. Sempre più spesso il rapporto con la scuola viene vissuto come quello tra un cliente e un servizio, non come una corresponsabilità educativa. In questo contesto il valore rischia di spostarsi dall’essere all’apparire, e molti adolescenti fanno fatica a sentirsi riconosciuti per quello che sono davvero per le qualità che hanno perché non vengono riconosciute».

I dati, citati di recente anche dalla parlamentare Ouidad Bakkali, parlano di un problema di abbandono soprattutto tra studenti con background migratorio. Come si spiega?
«Le opportunità non sono uguali per tutti e non tutti i ragazzi partono dalle stesse condizioni. I diritti sono uguali sulla carta, ma nella vita quotidiana contano molto il contesto familiare, sociale e linguistico. L’equità non significa abbassare le aspettative, ma mettere ciascun ragazzo nelle condizioni di esprimere il proprio potenziale. Quando questo accade, il rischio di abbandono diminuisce. Oggi c’è una discrepanza fortissima delle condizioni reali di partenza».

Telecamere e metal detector nelle scuole per contrastare la violenza giovanile: cosa ne pensa?
«I fatti di cronaca colpiscono e preoccupano, ed è giusto non minimizzare. Ma pensare di risolvere il disagio solo con strumenti di controllo è un po’ come curare una febbre rompendo il termometro: togli il segnale, ma non risolvi il problema. Anzi non sai più se c’è o non c’è, non hai la misura di nulla. La prevenzione vera passa da relazioni educative vere e da comunità capaci di dare appartenenza ai ragazzi. Per questo anche alle istituzioni locali chiediamo di investire in reti educative stabili e continue, non su interventi spot».

Dopo la qualifica, che prospettive si aprono per i vostri studenti?
«Le nostre classi sono fatte di ragazzi e quando arrivano le ragazze per noi è sempre una festa. Il dato occupazionale è alto davvero: a sei mesi dalla qualifica dopo la terza, più del 90 per cento risulta occupato, quindi la maggioranza entra subito nel mondo del lavoro, altri scelgono di continuare a studiare, frequentando la scuola serale o completando anche il quarto anno per specializzarsi ulteriormente».

La Consar Ravenna perde a Pineto, niente finale di Coppa Italia

Sfuma il sogno della finale di Coppa Italia per la Consar. A Pineto, la formazione ravennate disputa una bella partita sul piano agonistico e dell’intensità, risponde colpo su colpo agli avversari ma si arrende 3-1 all’Abba al termine di una partita equilibrata, decisa con quattro set in volata, che hanno premiato la maggior freddezza dei padroni di casa. A spostare l’ago della bilancia è stato soprattutto il servizio: Ravenna ha chiuso con un ace e 23 errori dalla linea dei nove metri, Pineto ha piazzato sei ace e ridotto a 16 gli errori. Sarà, dunque, l’Abba a giocare la finale il prossimo 22 febbraio a Prata contro la Tinet che ha eliminato Brescia, detentore del trofeo.

Il tabellino
Pineto-Ravenna 3-1
(25-22, 24-26, 25-22, 25-22)
ABBA PINETO: Catone 1, Krauchuk 19, Trillini 10, Zamagni 10, Di Silvestre 16, Allik 8, Morazzini (lib.), Schianchi, Rascato 1. Ne: Larizza, Pesare (lib.), Castagneri, Suraci, Calonico. All.: Di Tommaso.
CONSAR RAVENNA: Russo 1, Dimitrov 20, Bartolucci 11, Canella 8, Zlatanov 17, Valchinov 12, Goi (lib.), Gottardo, Ciccolella. Ne: Iurlaro, Giacomini, Bertoncello. All.: Valentini.
ARBITRI: Giglio di Trento e Jacobacci di Pellestrina.
NOTE: Durata set: 30’, 36’, 36’, 31’, tot. 133’. Pineto (6 bv, 16 bs, 8 muri, 7 errori, 49% attacco, 49% ricezione), Ravenna (1 bv, 23 bs, 5 muri, 11 errori, 57% attacco,46% ricezione). Mvp: Catone.

Baci e palpeggiamenti, 60enne accusato di aver abusato dell’amica 16enne della figlia

Un uomo di 60 anni, originario di Napoli e collega dei genitori di una ragazza allora sedicenne, è imputato per violenza sessuale aggravata su minore per fatti avvenuti a Ravenna il 1° ottobre 2024. L’uomo, considerato da anni un amico di famiglia e persona di fiducia, avrebbe molestato la giovane nell’ufficio in cui lavoravano i genitori, approfittando della loro assenza.

Ne scrivono i due quotidiani in edicola oggi, 5 febbraio.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, quel pomeriggio l’uomo aveva accompagnato la ragazza, amica di sua figlia, a scuola guida. Al termine della lezione l’avrebbe portata nell’ufficio dei genitori, dove la giovane si sarebbe fermata ad attendere il loro rientro. Qui sarebbero iniziate avance sempre più esplicite, culminate in baci e palpeggiamenti ripetuti, proseguiti per circa quindici minuti, nonostante i tentativi della ragazza di sottrarsi e allontanarlo.

La minore, in stato di forte paura e imbarazzo, avrebbe cercato di prendere tempo e di chiedere aiuto. In un primo momento avrebbe inviato messaggi alla madre; successivamente le avrebbe anche mandato un breve video in cui appariva in lacrime. Seguendo i consigli della madre, la 16enne, sempre più spaventata, sarebbe fuggita dall’ufficio, rifugiandosi in un parco vicino, dove è stata poi raggiunta dai genitori. Nei giorni successivi la giovane (oggi maggiorenne) ha riferito di incubi notturni, paura persistente e forte turbamento, avviando anche un percorso di supporto psicologico.

Dopo la denuncia è stata aperta un’indagine per violenza sessuale. L’uomo, che nega ogni addebito, non è mai stato sottoposto a misure cautelari. Ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato: il procedimento è fissato per marzo. I genitori della ragazza si sono costituiti parte civile.

Il presidente della Fifa a Milano con la maglia e i dirigenti del Ravenna

Il presidente Cipriani e i dirigenti del Ravenna Fc hanno consegnato la maglia numero 9 dei giallorossi nientemeno che a Gianni Infantino, presidente della Fifa, semplicemente una delle figure più influenti nel calcio mondiale.

L’occasione è stata la visita a Milano di Infantino in occasione delle Olimpiadi invernali. Ecco quindi che martedì 3 febbraio Infantino è stato “paparazzato” al tavolo del ristorante Cipriani di Milano, a fianco proprio del presidente del Ravenna. Tra i commensali anche lo storico dirigente del Milan Adriano Galliani e i presidenti Giuseppe Marotta (Inter) e Mirwan Suwarso (Como).

Occasione ghiotta per un’altra operazione di marketing. E così anche il presidente della Fifa (dopo Ronaldo “il fenomeno” e Ronaldinho, tra gli altri) ha una maglietta del Ravenna Fc…

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