sabato
21 Marzo 2026

Visite ai pazienti insieme agli animali domestici: via libera all’ospedale di Ravenna

Da tempo è dimostrato come la presenza di animali domestici può avere un impatto positivo sul benessere psicologico e fisico dei pazienti. Proprio per questo motivo, è stato inserito a Ravenna uno spazio dedicato agli animali (cane, gatto) nel reparto di Medicina d’urgenza dell’ospedale, rappresentando così un passo significativo verso l’umanizzazione delle cure.  ln quest’ottica, c’è la possibilità di effettuare le visite ai degenti, con la presenza dell’animale domestico del paziente ricoverato.

Permettere l’accesso degli animali d’affezione ai reparti ospedalieri — in condizioni di sicurezza e nel rispetto delle normative igienico-sanitarie — riconoscerà il valore profondo del legame affettivo tra paziente e animale, spesso fonte di conforto, forza emotiva e motivazione alla guarigione: «L’iniziativa – spiega la dottoressa Gaia Saini, responsabile della Medicina d’Urgenza – è nata dalla nostra esperienza quotidiana di rapporto con i pazienti ricoverati che manifestavano dolore e preoccupazione per l’allontanamento dai loro animali domestici. Grazie alla collaborazione avviata con la presidente dell’Ordine dei medici veterinari Alessandra Valeriani, abbiamo subito avviato un percorso per fare entrare in sicurezza, gli animali d’affezione dei pazienti ricoverati che lo richiederanno».

«Una importante alleanza tra paziente e il suo pet – ha sottolineato Alessandra Valeriani, presidente dell’Ordine dei medici veterinari della provincia di Ravenna – che porta un beneficio biunivoco. Ciò che va garantito e tutelato in questo ingresso è che gli animali che accedono siano sani e che ci sia vantaggio reciproco per l’animale che entra e il paziente a lui legato».

Per l’accesso degli animali da compagnia in ospedale sono previste regole precise, differenziate per cani e gatti. In entrambi i casi è necessario presentare una richiesta tramite apposito modulo alla Direzione Sanitaria, avere con sé il libretto sanitario e un certificato veterinario che attesti la buona salute dell’animale, rilasciato non oltre 15 giorni prima. I cani devono essere iscritti all’anagrafe, condotti al guinzaglio e dotati di museruola — rimuovibile solo durante l’incontro con il degente — mentre i gatti devono arrivare in trasportino ed eventualmente essere mantenuti con guinzaglio idoneo. Per tutti è obbligatoria una polizza assicurativa per danni a terzi e la piena responsabilità civile e penale del proprietario. Gli animali devono essere puliti e ben spazzolati e gli accompagnatori devono essere in grado di garantirne il controllo e l’obbligo di raccogliere deiezioni o residui di pelo completano le condizioni per l’ingresso nelle strutture sanitarie.

Il Guidarello premia “Belve”: Francesca Fagnani sul palco del Teatro Alighieri

È Francesca Fagnani, 49enne giornalista e conduttrice della trasmissione Belve su Rai 2, il volto più nazionalpopolare tra i vincitori della 54esima edizione del Guidarello, il premio per il giornalismo d’autore organizzato ogni anno da Confindustria Romagna. La cerimonia di consegna dei premi si svolgerà al teatro Alighieri di Ravenna il 29 novembre alle 17, condotta da Bruno Vespa, che presiede la giuria nazionale, e presentata dalla giornalista ravennate Ilaria Iacoviello. Per la sezione Romagna, invece, la giuria è presieduta dal professor Roberto Balzani.

L’evento è aperto alla cittadinanza fino a esaurimento posti: i biglietti si possono richiedere scrivendo a premioguidarello@confindustriaromagna.it o chiamando al numero 0544-210418. La cerimonia sarà trasmessa in diretta tv su Icaro TV (canale 18).

Per il giornalismo nazionale, vengono premiati ex aequo nella sezione società Andrea Margelletti, presidente del centro studi internazionali e consigliere del ministro della difesa, e Gianluca Di Feo analista militare del quotidiano la Repubblica.

Nella sezione cultura il premio va a Flavia Perina, editorialista de La Stampa e scrittrice, già direttrice del Secolo d’Italia, mentre per la sezione radio/tv Francesca Fagnani per la conduzione delle trasmissioni Belve e Belve Crime.

Il riconoscimento per il giornalismo economico, introdotto nella scorsa edizione, va a Mario Sensini del Corriere della Sera, per le analisi sulla finanza pubblica e in particolare sulle leggi di Bilancio dello Stato.

Nella sezione società della Romagna il premio va a Giuseppina Manin per l’articolo sul Corriere della Sera “Tremila coristi. Un’unica voce per la pace” che racconta l’evento svolto al Pala de André nell’ambito del progetto “Le vie dell’amicizia” del Ravenna Festival, con coristi da tutta Italia guidati dal Maestro Riccardo Muti in un’esperienza collettiva dedicata a Giuseppe Verdi.

Nella sezione cultura vince la giornalista Eliana Di Caro per l’articolo “Il Risorgimento si fa epica narrazione” dedicato ai musei di Palazzo Guiccioli, nel supplemento domenicale del Sole 24 Ore, in cui evidenzia i rimandi e gli intrecci tra il Risorgimento e la figura di Lord Byron.

Nella sezione audiovisivi vincono Massimo Ponti e Renata Archetti per il progetto “Life NatuReef” presentato alla trasmissione Rai Geo, che prevede il ripristino degli habitat sottomarini, il potenziamento della biodiversità, la protezione degli habitat costieri dalle mareggiate e dall’erosione, senza ricorso a barriere artificiali.

 

Il premio ad honorem, attribuito da Confindustria, va a Francesco Ubertini, presidente del Cineca, il consorzio interuniversitario per il calcolo automatico, già rettore dell’Università di Bologna. Gli Industriali hanno assegnato anche il premio nella sezione Turismo a Emanuele Burioni, direttore di Apt  Servizi, organismo della Regione Emilia-Romagna per il turismo, per la promozione integrata delle destinazioni regionali e romagnole in sintonia con l’industria privata.

Cori razzisti dei tifosi al Benelli, multa da 3mila euro per l’Ascoli

I cori razzisti dei tifosi dell’Ascoli in trasferta al Benelli di Ravenna lo scorso 2 novembre costano solo una multa (da 3mila euro) alla società bianconera. Lo ha deciso il giudice sportivo, a seguito di ulteriori accertamenti disposti dopo quanto letto nel referto della procura federale. Non sono state inflitte pene più severe (si era ipotizzata per esempio la chiusura della curva dello stadio Del Duca per almeno una partita) in quanto i colpevoli sarebbero stati troppo pochi (una quarantina sui circa 600 presenti) e gli insulti sono stati proferiti quando lo stadio era semideserto (all’indirizzo dei giocatori del Ravenna – in particolare Okaka – che erano rimasti in campo per un allenamento post partita).

«Pertanto – si legge nel testo della sentenza -, appare dubbia l’integrazione dei requisiti di dimensione richiesti dall’articolo 28 C.G.S. per l’applicazione delle sanzioni ivi previste (tra cui anche la sconfitta a tavolino, ndr). Inoltre, in considerazione del fatto che i tifosi, nella quasi totalità, avevano già abbandonato l’impianto sportivo, appare anche dubbia l’integrazione del requisito della percezione […]. Tuttavia, questo giudicante ritiene che le deprecabili condotte poste in essere da un numero più ridotto di tifosi assuma, comunque, rilevanza disciplinare in applicazione delle norme di cui agli articoli 6 e 25 C.G.S., anche interpretate alla luce della norma di cui all’art. 28 C.G.S., e che le stesse vadano sanzionate con l’irrogazione di una sanzione pecuniaria a carico della società di appartenenza». Un’ammenda, si legge poi, di 3mila euro.

Natale in piazza del Popolo, si cambia: installazioni luminose a terra al posto del mercatino nei capanni

L’allestimento di piazza del Popolo a Ravenna per il Natale 2025 si presenterà con una veste diversa rispetto alle festività degli ultimi anni. Confermato, ovviamente, il grande albero al centro (accensione il 30 novembre alle 17), ma non ci saranno più i cosiddetti capanni, le strutture in legno ispirate a quelle della tradizione balneare che ospitavano commercianti locali per una sorta di mercatino natalizio soprattutto enogastronomico. Per dare un tocco natalizio al salotto buono del centro, il Comune ha scelto delle luminarie installate a terra. Al momento non sono ancora noti i dettagli dei giochi di luce che saranno presentati nelle prossime ore, insieme al calendario di eventi che andrà avanti fino all’Epifania.

La scelta di non riproporre i capanni è stata presa dal Comune in sintonia con le associazioni di categoria, in particolare con il comitato Spasso in Ravenna che riunisce i negozianti del centro e sta collaborando all’organizzazione del calendario di eventi, pensato soprattutto per le famiglie con momenti di intrattenimento e attività per i bambini. Anche piazza Kennedy (dove è già operativa la pista per il pattinaggio sul ghiaccio) e piazza San Francesco (con il villaggio di Advs) offriranno spazi di divertimento e svago.

Confermati i concerti della mini rassegna Christmas Soul (organizzati dal festival Spiagge Soul) in programma quest’anno dal 29 dicembre all’1 gennaio (quanto tornerà il tradizionale concerto di inizio anno all’Alighieri).

Nicastro: «La musica migliora la vita: educa, unisce e dà prospettive»

Angelo Nicastro, 69 anni, direttore artistico della stagione d’opera e danza, oltre che del Ravenna Festival, ha annunciato recentemente che questo sarà il suo ultimo giro di valzer al Teatro Alighieri. Abbiamo raccolto la sua testimonianza di un’esperienza di ventotto anni di teatro tra visione, sacrifici e rinascite.

Partiamo dal principio: come è iniziato il suo percorso come direttore artistico e come è cambiato questo mondo negli anni?
«È stato un viaggio lungo e sorprendente. Era il 1998 quando Cristina Mazzavillani Muti e Mario Salvagiani mi chiamarono a occuparmi della stagione d’opera e danza, oltre che del Festival. Venivo da un’esperienza di musicista, soprattutto nell’ambito della musica antica e contemporanea. Il mondo dell’opera, per quanto affascinante, lo conoscevo da spettatore. Ero stato tra i fondatori di Accademia Bizantina nel 1983 e per quattordici anni ne ero stato il responsabile; la direzione di un teatro d’opera era per me una realtà nuova. Ho avuto la fortuna di avere a fianco una guida come Mario, così come con Cristina abbiamo condiviso tante produzioni d’opera. Ho appreso molto da loro e sarò loro sempre riconoscente».

Una riflessione sul suo incarico?
«Ho letto ultimamente tante inesattezze, si è parlato di pensionamento, di proroghe… Il mio è sempre stato un incarico annuale da libero professionista rinnovato per ben 28 anni. Poteva essere interrotto in qualsiasi momento. Un anno fa ho deciso di rallentare il mio impegno professionale per una mia scelta di vita e ho comunicato la mia intenzione di lasciare la direzione artistica della stagione invernale dando la mia disponibilità per un anno ancora come codirettore artistico del Ravenna Festival. Tutto qui».

Ci sono state alcune critiche sul doppio direttore al Festival…
«Vorrei ricordare che, data la natura interdisciplinare del festival, nel ’98 fummo chiamati in tre a seguirne le varie discipline: oltre a me e a Franco Masotti, per il teatro c’era Marco Martinelli. Lasciare l’Accademia Bizantina, che sentivo un po’ come una mia creatura, fu una scelta dolorosa, ma l’impegno come direttore artistico difficilmente si riesce a conciliare con una propria vita da artista. Marco scelse di continuare a fare il regista e siamo rimasti io e Masotti a condividere la direzione artistica. Credo che si dovrebbero riconoscere i risultati che la Fondazione Ravenna Manifestazioni (organizzatrice del Festival e della stagione d’Opera e Danza, ndr) ha conseguito in questi anni contribuendo alla fama di Ravenna a livello internazionale e come cittadini esserne fieri e gelosi custodi. Anche nella prossima Trilogia avremo un pubblico internazionale con tanti gruppi stranieri organizzati che raggiungeranno la nostra città e il nostro teatro».

Tornando all’Accademia Bizantina?
«Quando assunsi l’incarico di direttore artistico della stagione d’opera mi dimisi da presidente di Accademia Bizantina anche per non avere conflitti di interesse personale, se non quello musicale, rispetto alla mia nuova funzione. Nel ‘99 coinvolsi la Bizantina nel Giulio Sabino di Giuseppe Sarti: non avevano mai affrontato l’opera né Ottavio Dantone l’aveva mai diretta. Da lì nacque un percorso sul barocco con ensemble e cantanti italiani, che fino ad allora era appannaggio quasi esclusivo di gruppi stranieri, con cantanti dalle pronunce improbabili, senza adeguata comprensione del testo e capacità di valorizzare il significato anche musicale della parola italiana. L’Alighieri ha avuto un ruolo fondamentale nel cambiare questa tendenza. Abbiamo prodotto tantissimi titoli, fino al Giulio Cesare di Händel con la regia di Chiara Muti dell’anno scorso, che ha avuto grande successo non solo a Ravenna, ma anche in altri quattro teatri italiani».

Anche il panorama vocale è cambiato?
«Moltissimo, a partire dai controtenori che avevano problemi di intonazione, omogeneità di emissione, tecnica. Oggi abbiamo controtenori italiani di livello internazionale, molti dei quali sono nati artisticamente proprio al Teatro Alighieri. È stato un tratto distintivo del mio impegno: ampliare il repertorio restituendo dignità a secoli di musica italiana spesso dimenticata e ricercare e dare opportunità a giovani talenti».

Quindi una programmazione che va dal Seicento al Novecento.
«Esatto. L’opera italiana nasce con la Camerata de’ Bardi, si sviluppa con Monteverdi, e ha influenzato tutta Europa: da Händel a Mozart. Eppure, spesso, per quanto grandissimi, ci ricordiamo solo di Verdi e Puccini. In questi anni abbiamo proposto titoli significativi di autori del Novecento come Britten, Stravinskij, Kurt Weill, Gershwin, Nino Rota… E abbiamo lavorato in rete con altri teatri di tradizione, concertando titoli, evitando sovrapposizioni, ottimizzando risorse».

A proposito di risorse…
«Questo è un tasto assai dolente. Nonostante il prestigio e i riconoscimenti conseguiti dal Teatro Alighieri che è il terzo nella graduatoria nazionale dei teatri di tradizione, le risorse in generale sono sempre più scarse. Un tempo facevamo cinque titoli d’opera, oltre al balletto con orchestra. I costi aumentano, le risorse calano. È un grande limite per il presente e il futuro dell’opera».

C’è poca attenzione da parte dello Stato?
«Purtroppo. Tutto parte dalla scuola dove la musica è una cenerentola. Anche chi ha una formazione universitaria spesso non ha la minima conoscenza musicale. Bisognerebbe partire dalla scuola, capire quanto la cultura musicale incida sulla qualità della vita. Abbiamo incontrato in Calabria, in zone ad alto rischio criminalità, esperienze musicali che hanno tolto i ragazzi dalla strada e cambiato la convivenza civile. La musica educa, unisce, dà prospettive».

Nonostante tutto però ci sono tanti giovani musicisti.
«E sono molto più preparati di 20 anni fa, ma non trovano sbocchi. Le orchestre si sono ridotte, molte città non ne hanno una. E pensare che i conservatori, nati nel cinquecento come orfanotrofi, attraverso la musica davano educazione e prospettiva di lavoro. Oggi manca una distinzione chiara tra formazione di base e percorso professionale. Il primo livello dovrebbe avvenire per tutti nelle scuole di ogni ordine e grado».

In tutti questi anni chissà quanti aneddoti può raccontare…
«Pier Luigi Pizzi, che abbiamo in questi giorni in teatro per l’Orlando e l’Alcina di Haendel, ha intitolato il suo ultimo libro Non si può mai stare tranquilli ed è proprio così. E a proposito di Orlando mi viene in mente quando lo allestimmo la prima volta nel 2004 con la regia di Robert Carsen. C’era una piscina che occupava tutto il palcoscenico. Al collaudo eravamo tutti felici di questa grande piscina piena d’acqua di grande effetto. All’indomani mattina ci fu però un altro effetto sorpresa: il sottopalco era completamente allagato: la piscina perdeva. Innumerevoli poi sono le storie d’amore che sono sbocciate in teatro fra artisti e molti matrimoni sono avvenuti in questi anni complice il Teatro Alighieri!».

E come si affrontano gli imprevisti in teatro?
«Con spirito di squadra. Viviamo il teatro come una grande famiglia, cercando di creare sempre un clima di lavoro sereno. Oggi i giovani artisti sono molto più disponibili, meno narcisisti, privilegiano l’aspetto artistico. Il divismo forse catalizza ancora l’attenzione di un certo pubblico dando vita a fazioni di fan e rivalità fra artisti, ma oggi per me è di gran lunga preferibile un pubblico consapevole, coinvolto per ciò che ascolta, non tanto attratto da chi canta».

Parliamo infine di danza. Come si è evoluta la programmazione?
«Abbiamo cercato di mantenere un legame con il balletto classico, ma non è facile trovare compagnie di qualità a costi sostenibili. Il balletto classico si può proporre se di livello elevato, come si trova solo nei grandi teatri. Quest’anno collaboriamo con il Teatro di Tbilisi, in Georgia (vedi intervista a questo link), che ha una tradizione importante legata strettamente al grande balletto russo. Con Lo Schiaccianoci quest’anno inauguriamo la stagione a dicembre, in pieno clima natalizio, come evocato dal balletto».

E sul fronte della danza contemporanea?
«Abbiamo avuto la fortuna di lavorare per anni con Micha van Hoecke, che ha influenzato profondamente la nostra sensibilità. Grazie a lui abbiamo coinvolto le energie giovani della città delle scuole di danza. Alle compagnie ospiti della stagione abbiamo sempre chiesto la disponibilità a tenere masterclass durante il loro soggiorno con étoile e maître du ballet. Credo che anche grazie a queste opportunità molti ragazzi abbiano scelto la via del professionismo andando a studiare in importanti scuole di danza in Italia e all’estero. È stato un percorso di crescita».

Avete avuto anche un ruolo come educatori, giusto?
«Abbiamo proposto una rassegna per le scuole e aperto ai giovani le prove dell’opera e della danza. In alcuni anni abbiamo portato fino a 10mila ragazzi a teatro, grazie alla 
collaborazione con gli insegnanti, tutti sempre preparati, attenti e coinvolti. È stato credo un contributo importante alla crescita della città. Le famiglie stesse sono state coinvolte per accompagnare i figli: molti genitori non erano mai stati all’Alighieri. Il teatro deve tornare a essere uno spazio di convivenza, frequentato dalle famiglie».

C’è poi sempre stata attenzione verso gli artisti locali.
«Dal coro Libere Note al Ludus Vocalis, al Conservatorio, alle compagnie teatrali, all’Accademia di Belle Arti, alle scuole di danza, abbiamo sempre cercato il coinvolgimento delle realtà locali. Ora stiamo preparando Il piccolo spazzacamino di Britten, scritto proprio per ragazzi. Lo faremo con il coro della scuola Guido Novello e il Ludus Vocalis, l’Accademia del Musical, il Conservatorio, che vedrà i suoi allievi coinvolti anche nelle funzioni di maestri collaboratori e direttori di scena e la Drammatico Vegetale: lo porteremo anche al Teatro Galli di Rimini».

Quali sono le prospettive per l’opera e la danza?
«Ritengo che oggi la sfida sia tornare a scrivere e programmare nuove opere e nuova musica. Il periodo delle avanguardie e della musica ermetica solo per addetti ai lavori ha fatto il suo tempo: bisogna ricucire la frattura tra musica contemporanea e pubblico, scommettere sui nuovi compositori. I confini fra generi si stanno abbattendo, gli steccati e le rigidità ideologiche non reggono più. Ma occorre ritrovare a una musica contemporanea accessibile che non sia solo quella commerciale e di intrattenimento».

Fiaccolata e performance in centro a Ravenna contro la violenza sulle donne – FOTO

Nella serata di ieri, 25 novembre, Giornata internazionale di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, in centro a Ravenna è andata in scena una partecipata manifestazione sul tema. Dopo il flash mob in piazza del Popolo “È strage”, ciclico appuntamento durante il quale vengono ricordate le vittime dei femminicidi, è partita una fiaccolata fino a piazza San Francesco, dove si è svolta una performance teatrale a cura di Spazio A. La manifestazione è poi terminata in piazzetta Serra, davanti al monumento dedicato alle vittime dei femminicidi, con l’intervento di Alessandra Bagnara, presidente del centro antiviolenza Linea Rosa.

La gallery fotografica è di Massimo Argnani

«Violentata dal mio professore all’università», la storia di una 25enne di Lugo in un libro autobiografico

È uscito ieri, 25 novembre, per Mondadori il libro autobiografico in cui Letizia Venturini, 25enne di Lugo, denuncia le molestie subite cinque anni fa all’università da parte di un professore, suo relatore. Si intitola Quanto lontano dovrai correre e verrà presentato anche alla libreria Coop del centro commerciale Globo della sua città, venerdì 28 novembre alle 18. Si tratta del primo titolo della nuova collana “Altrove” curata da Gianluca Gotto.

Intervistata da Repubblica, Venturini racconta «le sei ore passate nel suo ufficio, in cui ha abusato di me fisicamente, psicologicamente. Mi ha preso per i capelli, mi ha descritto i suoi desideri sessuali, mi ha preso a schiaffi, afferrato il collo, ha giudicato il mio corpo e tanto altro».

«Ho immaginato questo libro per tanti anni – dice l’autrice in un video postato sui social -. “Possiamo sempre scegliere in cosa trasformare il male che ci accade”. È questo che voglio trasmettere. Non è una storia di viaggi, ma di rinascita e speranza. Una storia cruda che pochi sanno, ma che aveva bisogno di uscire nel mondo».

Parcheggi gratuiti a Milano Marittima per le festività natalizie

La giunta comunale ha deciso di sospendere anche quest’anno la sosta a pagamento nel centro di Milano Marittima in occasione delle festività natalizie. Da sabato 29 novembre a martedì 6 gennaio, nelle giornate in cui era previsto il pagamento (venerdì, sabato, domenica, festivi e prefestivi) la sosta sarà quindi gratuita.

Il provvedimento è stato assunto – si legge in una nota del Comune di Cervia – «per valorizzare e sostenere il centro commerciale naturale della Città Giardino e incentivare la passeggiata nel periodo delle festività natalizie».

Il Ravenna batte l’Arzignano ed è ai quarti di finale della Coppa Italia

Il Ravenna batte l’Arzignano e accede ai quarti di finale della Coppa Italia di Serie C. Mister Marchionni fa turnover e la serata è quella giusta per rilanciare chi gioca meno. Ad approfittarne è in particolare il centravanti di scorta Zagre, che con una doppietta indirizza la partita nel primo tempo. Nel finale il 3-0 definitivo è siglato da un altro attaccante, il neoentrato Luciani, completamente recuperato dopo un leggero infortunio.

Nel corso della serata, da segnalare la presenza in tribuna di Nicolas Viola, in procinto di firmare con il Ravenna, per un colpo di mercato di assoluto valore per la serie C.

Nei quarti di finale i giallorossi affronteranno (il 10 dicembre) la vincente tra Inter Under 23 e Renate, che si sfideranno mercoledì 26 novembre alle 15.

La vittoria della Coppa Italia, oltre che il trofeo prestigioso in sé (oltretutto il Ravenna è detentore di quella di Serie D, rivelatasi fondamentale per il ripescaggio), regala l’accesso direttamente alle fasi nazionali dei playoff promozione, al pari di un terzo posto in classifica al termine della stagione regolare.

Il colpo Viola in tribuna al Benelli: i tifosi del Ravenna ora sognano

Ha già fatto le prime foto con i tifosi giallorossi Nicolas Viola, prossimo colpo ad effetto del mercato invernale del Ravenna, uno di quelli che può far davvero sognare. Viola, infatti, da svincolato, scenderà per la prima volta nella sua carriera in serie C ed è reduce da una stagione (la 24/25) comunque da 27 presenze, 3 gol e 1 assist in Serie A (con il Cagliari). Nonostante i 36 anni appena compiuti, non può che rappresentare un vero e proprio valore aggiunto per una squadra di serie C.

L’operazione non è ancora ufficiale, ma è ormai in dirittura d’arrivo, con Viola che è in tribuna allo stadio Benelli in occasione della partita di Coppa Italia del Ravenna contro l’Arzignano (vinta 3-0 dai giallorossi, ora ai quarti di finale).

Trequartista o mezzala, ora toccherà a Marchionni trovargli posto in un 3-5-2 piuttosto blindato, con il Ravenna che quest’anno ha però forse espresso il gioco migliore quando è passato (solo in alcune fasi di alcune partite) al 4-3-1-2, modulo che sarebbe sicuramente più adatto all’ex Cagliari.

Il mercato del Ravenna però non dovrebbe finire con Viola: si parla infatti di un possibile interesse da parte della società per almeno un altro paio di giocatori (un esterno, un attaccante o un portiere).

Nuova pista ciclabile nel quartiere San Giuseppe: 350mila euro dal Comune, lavori nel 2027

Una pista ciclopedonale da circa 500 metri collegherà la zona residenziale del quartiere San Giuseppe, a Ravenna, con la nuova area commerciale e quella sportiva. Si tratta di un investimento da 350mila euro che verrà finanziato con risorse del Comune di Ravenna. L’obiettivo dell’Amministrazione è avviare e concludere nel 2026 la progettazione e la gara d’appalto, per poi partire con i lavori nella primavera del 2027.

Lo ha dichiarato l’assessore ai Lavori pubblici Massimo Cameliani, rispondendo in consiglio comunale a un’interrogazione del suo compagno di partito, Guido Fabbri. «Si tratta – afferma il consigliere di maggioranza – di un intervento necessario per garantire a residenti, studenti, ciclisti e pedoni un collegamento sicuro e continuo verso i principali servizi del quartiere, superando una criticità che da tempo limita la mobilità sostenibile nella zona. Accogliamo con soddisfazione la conferma dell’opera e continueremo a seguire il percorso fino all’avvio dei lavori».

Poliziotto fuori servizio aiuta un giovane minacciato in un locale e si trova una pistola contro

Un poliziotto fuori servizio in un locale del centro di Ravenna si è accorto che un giovane stava facendo il cosiddetto gesto universale di richiesta di aiuto e ha capito che uno sconosciuto ubriaco lo stava molestando e minacciando. Il poliziotto si è qualificato e il molestatore ha estratto una pistola – risultata poi una scacciacani senza tappo rosso – ed è stato immobilizzato fino all’arrivo della volante che l’ha arrestato. È successo nella notte tra il 24 e il 25 novembre, come reso noto dalla questura che sottolinea l’importanza di riconoscere i segnali di pericolo.

Il gesto universale di richeista aiuto consiste nel piegare il pollice all’interno del palmo e poi chiudere le altre quattro dita a pugno, intrappolando il pollice. È un gesto silenzioso creato per permettere alle persone in pericolo (soprattutto in situazioni di violenza domestica) di segnalare la loro situazione senza allarmare l’aggressore.

Il poliziotto ha capito la situazione e, senza presentarsi come agente, ha cercato di mettere in sicurezza il giovane invitandolo a sedersi accanto a lui. Nonostante i tentativi del personale del locale di allontanare l’uomo, quest’ultimo ha continuato ad avvicinarsi con atteggiamento aggressivo e insistente. È stato a quel punto che il poliziotto si è presentato ed è stato minacciato a sua volta con la replica dell’arma.

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi