sabato
21 Marzo 2026

Sicurezza, Pigna: «Giunta immobile, cittadini soli». Raccolte 1.820 firme per l’esercito in strada

La questione sicurezza continua a occupare una posizione centrale nell’agenda della politica ravennate di opposizione. Ancora di più dopo gli ultimi episodi di cronaca come la rapina a mano armata a una donna in via Meucci e l’assalto di un commando a due gioiellerie dell’Esp. Non si fa attendere la presa di posizione di Veronica Verlicchi, capogruppo della Pigna, che ha indetto una conferenza stampa. «Le chat di vicinato sono piene di segnalazioni, ogni giorno arrivano nuove testimonianze di comportamenti violenti o sospetti. È evidente che il territorio non è adeguatamente presidiato». Secondo Verlicchi, la responsabilità ricadrebbe su un’amministrazione locale che «continua a negare l’esistenza stessa del problema, scaricando colpe altrove e sottraendosi alle proprie competenze». Al centro delle accuse anche il comandante della polizia locale, Andrea Giacomini, e l’organizzazione del personale: poco presente sul territorio e troppo concentrato negli uffici.

Per la Pigna è necessario un cambio di passo immediato. Il movimento chiede che l’amministrazione elabori entro 30 giorni un piano di sicurezza pubblico, dettagliato e verificabile. Una richiesta rafforzata dalla petizione di 1.820 firme raccolte in 40 giorni e che sarà presentata nel prossimo consiglio comunale con l’obiettivo di chiedere l’attivazione del piano “Strade Sicure”. Di fatto si tratta della richiesta di un presidio dell’esercito in stazione, oltre alla riorganizzazione della presenza della polizia locale, con pattugliamenti a piedi, maggior presidio nelle aree considerate più critiche, controlli più serrati nei lidi e nel forese e una maggiore applicazione degli strumenti già disponibili, come il Daspo urbano. Verlicchi sottolinea anche la necessità di ampliare l’illuminazione pubblica, installare nuove telecamere “intelligenti” e aumentare la sorveglianza notturna. Altro capitolo riguarda i bivacchi e le aree verdi, dove secondo la Pigna la situazione di degrado sarebbe ormai diffusa. «Non è più tollerabile vedere parcheggi e parchi trasformati in luoghi di bivacco. Serve un’ordinanza che permetta interventi rapidi e risolutivi». Tra le zone citate vi sono il parco Teodorico, il Cesarea, Lido Adriano e diverse aree periferiche.

La capogruppo segnala inoltre criticità negli alloggi popolari, dove sarebbero presenti situazioni di subaffitti irregolari e attività illecite nelle cantine.

Anche il trasporto pubblico entra nel mirino della Pigna, che chiede un presidio costante sulle linee 70 e 80, spesso teatro di episodi segnalati dagli utenti. Verlicchi dedica un passaggio anche alle scuole, dove denuncia un aumento dello spaccio e un abbassamento dell’età dei ragazzi coinvolti. «Non è più solo un problema delle superiori: lo spaccio avviene anche vicino alle scuole medie. Chiediamo maggiore controllo davanti agli istituti e interventi educativi e repressivi mirati».

La Pigna considera un tema cruciale anche quello dei minori stranieri non accompagnati, spesso residenti nelle strutture convenzionate al Comune. «Molti episodi non sono semplici bravate ma azioni di gruppi ben organizzati. Serve trasparenza totale: registrazioni quotidiane delle presenze, verifiche nelle strutture, e la revoca delle convenzioni per chi non rispetta le regole».

Il commento finale di Veronica Verlicchi è una stoccata politica alla giunta: «Vediamo ancora gli effetti della gestione De Pascale e non vediamo correzioni dalla giunta Barattoni. In questo Comune ci si attacca a tutto per mettere la polvere sotto il tappeto. C’è un atteggiamento di chiusura totale nei confronti di un tema così importate».

Il Ravenna a caccia del primo posto in classifica con una tifosa speciale in tribuna: Elisabetta Canalis

In tribuna allo stadio “Benelli” per Ravenna-Gubbio, domani 22 novembre alle 17.30, ci sarà una tifosa speciale per i giallorossi: Elisabetta Canalis. La presenza della 47enne showgirl e modella è ormai certa. Un anno fa l’ex velina aveva postato una foto insieme alla figlia su Instagram in cui entrambe indossavano la maglia da gioco del Ravenna. Ora Canalis potrà vedere dal vivo i giallorossi che vanno in cerca della vittoria per trascorrere almeno una notte da soli al primo posto della classifica, in attesa della sfida Ascoli-Arezzo in calendario domenica.

La modella sarda, che ormai da tempo vive quasi stabilmente negli Stati Uniti, potrebbe non essere l’unica vip sui seggiolini della tribuna Corvetta: secondo indiscrezioni potrebbe esserci anche la stilista e imprenditrice Donatella Versace.

Non sarebbe la prima volta che volti noti dello showbiz italiano vengono a vedere il Ravenna in casa. A gennaio 2025 si videro l’ex calciatore Marco Borriello e l’imprenditore Flavio Briatore. Come noto, la proprietà del Ravenna fa capo a Ignazio Cipriani della nota famiglia alla guida di un impero della ristorazione e degli alberghi di lusso in varie parti del mondo, locali e strutture frequentati da vip, del calcio e non solo.

Cgil attacca l’Ausl: «Personale Oss sotto organico, rischi per i pazienti e l’azienda non risponde»

Il sindacato Cgil di Ravenna attacca l’Ausl Romagna denunciando condizioni di lavoro definite «inaccettabili» per gli operatori socio-sanitari (Oss) del reparto di Medicina dell’ospedale di Faenza.

«Le verifiche effettuate sui turni di servizio – si legge in una nota per la stampa – mostrano un quadro inequivocabile: molte postazioni risultano sistematicamente scoperte, in aperto contrasto con quanto previsto dalle dotazioni organiche stabilite per l’area medica del presidio ospedaliero di Faenza. Questa carenza strutturale compromette la continuità assistenziale, rallenta le attività di cura e rende più difficoltoso garantire quella presenza costante di operatori necessaria per tutelare la salute delle persone ricoverate».

Secondo Marco Palagano, della Fp-Cgil, le criticità rilevate non sono episodi isolati: «I disservizi sono ormai ricorrenti e diffusi. La mancanza di personale non incide solo sulle condizioni di lavoro degli operatori, che si trovano a sostenere carichi diventati insostenibili, ma determina inevitabili ripercussioni sulla qualità dell’assistenza, aumentando i rischi per i pazienti più fragili».

Una situazione che sarebbe ulteriormente peggiorata dalle continue richieste della direzione infermieristica dell’ambito di Ravenna: «Copertura di doppi turni, rinunce ai giorni di riposo, ferie negate o rinviate, oltre a spostamenti frequenti da un reparto all’altro anche nel corso dello stesso turno. Non è raro che un operatore inizi il servizio in un’unità, venga poi inviato temporaneamente in un’altra e, dopo alcune ore, debba rientrare nel reparto di partenza. In alcuni casi si è arrivati persino a spostare operatori da ospedali diversi».

Fp-Cgil chiede con urgenza la copertura immediata delle postazioni vacanti previste dalla documentazione aziendale e un adeguato potenziamento degli organici: «È grave – dichiara Palagano – che in alcuni casi il personale effettivamente presente risulti persino inferiore ai contingenti minimi».

Il sindacato evidenzia, infine, un ulteriore elemento di forte preoccupazione: l’assenza totale di risposte da parte della direzione assistenziale dell’Ausl, nonostante un sollecito formale inviato già nel mese di novembre: «È un silenzio incomprensibile e inaccettabile».

«Il ponte sul Montone a Ragone riaprirà il 30 novembre come promesso dalla Provincia?»

Il ponte della strada provinciale 5 “Roncalceci” sul fiume Montone tra San Pancrazio e Ragone, al confine tra i comuni di Russi e Ravenna, riaprirà il 30 novembre come aveva promesso un mese fa Valentina Palli, sindaca di Russi e presidente della Provincia? Lo chiede Alberto Ancarani, consigliere comunale di Forza Italia a Ravenna, in una interrogazione al sindaco di Ravenna.

Ancarani ricorda che il collegamento tra le due sponde «è vergognosamente chiuso dal 7 ottobre 2024» e secondo i piani avrebbe dovuto riaprire nella primavera 2025. Per ragioni di tenuta sismica è stato necessario demolire il vecchio ponte per ricostruirlo mediante il ricorso a una nuova struttura metallica, l’adeguamento funzionale della sezione stradale e la creazione di un percorso protetto per l’utenza debole. Il costo complessivo è di 1,6 milioni di euro, finanziato per 1,1 milioni attraverso un contributo concesso alla Provincia dal ministero delle Infrastrutture, e per mezzo milione attraverso risorse provinciali.

Palli aveva incontrato i consiglieri di zona di San Pancrazio e Ragone alla fine di ottobre. «Mi interessa che il 30 novembre il ponte sia asfaltato, abbia fatto e superato le prove di carico e di collaudo, ovvero che sia transitabile – aveva detto Palli al quotidiano Il Resto del Carlino dopo l’incontro –. Se la pista ciclabile o l’illuminazione non saranno complete finiremo il tutto entro l’anno. Ma il 30 lo voglio aperto».

Al 30 novembre mancano nove giorni e chi ha potuto avvicinarsi al cantiere segnala uno scenario tutt’altro che prossimo alla conclusione. Ancarani chiede al sindaco di Ravenna se è confermata la scadenza o eventualmente quale sarà la nuova tempistica: «La chiusura del ponte ha comportato disagi significativi per la popolazione, con allungamento dei tempi di percorrenza, difficoltà negli spostamenti quotidiani e gravissime ripercussioni sulle attività economiche».

Testamento biologico e suicidio assistito: manca la legge, si muove la Regione

In Italia non esiste ancora una legge nazionale che regoli in modo completo il cosiddetto “fine vita”, l’espressione che indica l’insieme delle scelte personali e mediche che riguardano la morte e il periodo che la precede. Al momento il quadro normativo di riferimento è dato da una legge di otto anni fa (219 del 2017) che ha introdotto le cosiddette disposizioni anticipate di trattamento (Dat) e da diverse sentenze della Corte Costituzionale, la più importante delle quali, nel 2019, ha autorizzato il suicidio assistito, o morte assistita, cioè la pratica con cui ci si autosomministra un farmaco prescritto da un medico per morire. Occorrono quattro requisiti: una patologia irreversibile; la presenza di sofferenze fisiche o psicologiche che il paziente reputa intollerabili; la dipendenza del paziente da trattamenti di sostegno vitale; la capacità del paziente di prendere decisioni libere e consapevoli.
Resta il divieto per la cosiddetta eutanasia: un medico o una persona terza non può somministrare un farmaco a un paziente per farlo morire, anche se lo ha chiesto il paziente e non può farlo da solo a causa di una malattia grave, irreversibile e totalmente invalidante. Allo stato attuale sarebbe a tutti gli effetti un omicidio con una pena prevista da sei a quindici anni.

Aggrappandosi alla competenza delle Regioni in materia di sanità, nell’ambito delle ripartizioni tra enti, la Toscana è stata la prima Regione italiana a dotarsi di una legge sul fine vita che garantisce un iter chiaro, uniforme e regolamentato per l’accesso alla morte volontaria medicalmente assistita. A febbraio 2025 è stata approvata la proposta di legge “Liberi Subito”, depositata 11 mesi prima con 10.700 sottoscrizioni di cittadini toscani. La nuova norma stabilisce che chiunque richieda una valutazione delle proprie condizioni di salute per accedere al suicidio medicalmente assistito debba ricevere una risposta entro un massimo di 30 giorni; in caso di esito positivo e conferma della scelta, l’assistenza deve essere erogata entro ulteriori 7 giorni.
A maggio il governo Meloni ha deciso di impugnare la legge toscana davanti alla Corte costituzionale. L’Avvocatura dello Stato, rappresentando la presidenza del Consiglio, ha sostenuto che la legge toscana violerebbe l’articolo 117 della Costituzione, invadendo la competenza esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile e penale e incidendo su diritti personalissimi, come quello alla vita e all’integrità. La Regione Toscana ha respinto le accuse, sostenendo che la legge non introduce nuovi diritti ma si limita a disciplinare, sul piano organizzativo, le modalità con cui le Asl devono dare attuazione alle sentenze della Corte costituzionale (in particolare la 242/2019). La decisione della Corte è attesa a breve e rappresenterà un passaggio cruciale non solo per la Toscana, ma per tutte le Regioni.

A settembre 2025 la Sardegna è diventata la seconda Regione italiana ad approvare una legge sul fine vita.

Il consiglio regionale dell’Emilia-Romagna lo scorso 12 novembre ha invece approvato una risoluzione che riguarda l’applicazione della legge del 2017 sul cosiddetto testamento biologico. La risoluzione impegna la giunta guidata da Michele de Pascale a collaborare con enti locali e servizio sanitario per diverse misure: attivare sportelli di orientamento rivolti alla cittadinanza, realizzare campagne informative, inserire il biotestamento nel fascicolo sanitario elettronico e regolamentare la raccolta delle Dat nelle strutture sanitarie.

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Giovanni Gardini

Il bolognese Giovanni Gordini, ex primario di Rianimazione all’ospedale Maggiore di Bologna, è consigliere regionale eletto nella lista “Civici con de Pascale” e vicepresidente della commissione Sanità. Sarà tra gli ospiti di un incontro sul tema del fine vita in programma a Ravenna il 22 novembre.

Gordini, l’associazione Luca Coscioni calcola che in regione risultano oltre 25mila Dat depositate su 3,6 milioni di residenti maggiorenni. E l’Emilia-Romagna è al secondo posto tra le venti regioni italiane. Che significato ha questo numero?
«Sono cifre bassissime. È ragionevole pensare che incida una scarsa conoscenza del diritto del singolo a poter definire le proprie scelte».

La recente risoluzione approvata dall’assemblea legislativa regionale cosa può ottenere?
«L’intento è soprattutto quello di impegnare la giunta a fare quanto necessario perché i cittadini siano realmente informati sui diritti sanciti dalla legge del 2017. Per esempio cominciando dalla facilitazione informatica del fascicolo elettronico. Ma anche gli sportelli informativi sarebbero uno spazio importante».

Allo stato attuale c’è il rischio potenziale che, in un eventuale momento di emergenza, il sistema sanitario non sappia se un paziente ha depositato il suo biotestamento?
«Il rischio c’è perché la raccolta delle informazioni non è ancora ben organizzata. Ma il personale medico dovrebbe essere capace di leggere la situazione del paziente. Il mondo sanitario dovrebbe essere capace di ascoltare la persona e capire dalla sua biografia quale sia la posizione più vicina possibile alla sua volontà, anche quando questa non può essere espressa in maniera esplicita. È un tema culturale che meriterebbe percorsi di formazione specifici».

Cosa deve fare il cittadino che voglia depositare il proprio testamento biologico e a chi deve rivolgersi?
«La via più semplice è agli uffici comunali dello stato civile. È chiaro che in quel caso la persona deve consegnare al funzionario un modulo già pronto. Diverso sarebbe se ci fosse uno sportello ad hoc e in quel caso si avrebbe di fronte una persona formata apposta anche per dare spiegazioni».

In Italia dal 2019, da quando è possibile accedere al suicidio medicalmente assistito, ci sono state 16 richieste: 12 realizzate, due hanno ricevuto l’ok ma hanno deciso di non procedere e due sono in attesa. Quanti riguardano l’Emilia-Romagna?
«I casi in regione sono stati tre».

Perché il Parlamento non ha ancora scritto una legge che regoli il fine vita?
«La risposta più semplice è che pur avendo una Costituzione laica non siamo uno Stato laico e facciamo fatica a parlare di questi argomenti. Eppure vorrebbe dire applicare un atteggiamento libertario, peraltro più volte riconosciuto anche dalla Corte Costituzionale, che andrebbe ad ampliare i diritti dei cittadini senza toglierne a nessuno. Dare il diritto ai cittadini di disporre della vita secondo le proprie scelte, non impedisce a chiunque di quei cittadini di continuare a considerare la propria vita nelle mani del Dio in cui credono».

Pensa che si arriverà a una legge?
«Un peso lo avrà il pronunciamento della Corte Costituzionale sul ricorso del Governo contro la legge della Toscana perché contesta la legittimità delle Regioni in questa materia. Il pronunciamento dovrebbe arrivare in questi giorni. Ma sinceramente da questo Parlamento preferisco non esca una legge su questa materia perché le proposte che circolano, sebbene farcite da molti emendamenti, sono robaccia irricevibile».

La Toscana, per prima a febbraio 2025, poi la Sardegna, pochi mesi fa, sono finora le uniche Regioni che si sono dotate di una legge specifica sul suicidio medicalmente assistito. Perché l’Emilia-Romagna invece ha approvato solo una delibera con la giunta Bonaccini?
«È vero che la delibera dell’Emilia-Romagna di febbraio 2024 è un atto amministrativo e non una norma, ma nei fatti ha gli stessi contenuti della legge della Toscana. Si ribadisce che il sistema sanitario regionale deve dare piena attuazione alle disposizioni della sentenza 2019 della Corte Costituzionale. E soprattutto si fissa una tempistica: il cittadino che richiede il suicidio assistito deve avere una risposta entro 42 giorni».

Una consigliera di Forza Italia ha presentato ricorso al Tar contro la delibera. A che punto è?
«Non ci sono esiti. Credo che anche il tribunale amministrativo voglia attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale sul caso Toscana».

Perché l’Emilia-Romagna non ha scelto la via della legge?
«A quel tempo si era reduci dalla situazione del Veneto che era partito con l’idea del normare, ma si fermò perché una consigliera Pd invalidò tutto esemplificando le contraddizioni interne alla sinistra, cosa ben nota anche senza quel caso. Quindi la giunta Bonaccini prese una decisione di tattica politica per ottenere lo stesso risultato».

Allerta meteo arancione per lo stato del mare: «Attenzione alle ingressioni marine»

Dalla mezzanotte di oggi, venerdì 21 novembre, alla mezzanotte di domani, sabato 22, sarà attiva nel territorio del comune di Ravenna e del comune di Cervia l’allerta meteo numero 114, arancione per stato del mare e gialla per criticità costiera, emessa dall’Agenzia regionale di protezione civile e da Arpae Emilia Romagna. Fino alla mezzanotte di oggi è in vigore invece l’allerta 113 gialla per temporali, vento e stato del mare.

Per la giornata di sabato 22 novembre, in particolare, “sono previste condizioni di mare agitato al largo della costa meridionale della regione, con altezza dell’onda prevista superiore a 3,2 metri, mentre al largo del tratto di costa settentrionale l’altezza sarà leggermente inferiore, con mare molto mosso. Inoltre, nelle prime ore della notte, sul settore orientale non si escludono temporali sparsi di breve durata, con possibili effetti associati occasionali e venti forti che interesseranno anche il litorale costiero. Si prevedono condizioni del mare sotto costa che potranno generare localizzati fenomeni di ingressione marina ed erosione dei litorali”.

«Raccomando – dichiara il sindaco Alessandro Barattoni – di mettere in atto le opportune misure di autoprotezione, fra le quali, in questo caso, non accedere a moli e dighe foranee e prestare particolare attenzione nel caso in cui si acceda alle spiagge».

Museo Baracca, nuove acquisizioni e via libera al restauro con un nuovo bookshop

Nella serata di martedì 18 novembre il museo Baracca di Lugo ha presentato le sue ultime acquisizioni: sei fotografie originali e un busto in gesso che ritrae l’asso dei cieli entrano a far parte del nuovo percorso espositivo e degli allestimenti della casa museo.

Le sei nuove fotografie originali di Francesco Baracca (con rispettive cornici dell’epoca) appartengono al patrimonio del museo e sono rientrate grazie a un accordo con l’aeroclub Baracca di Lugo: immagini che vanno ad arricchire il percorso espositivo della casa museo offrendo uno sguardo più intimo e autentico sull’asso dell’aviazione italiana (una di queste, per esempio, risale al 29 agosto del 1913 e immortala Francesco che vola insieme al padre Enrico, a bordo del suo Nieuport a Taliedo).

È stato inoltre presentato, dopo un restauro conservativo, un busto in gesso risalente agli anni Venti del Novecento realizzato dallo scultore Solazzi e raffigurante Francesco Baracca, esposto grazie a un accordo di comodato con la Fondazione del monte di Bologna e Ravenna e su cui il museo sta realizzando una serie di ricerche per confermare che si tratti o meno dello stesso autore del sarcofago in bronzo conservato presso la tomba di Baracca.

Come sottolineato dall’assessore Gianmarco Rossato, «si arricchisce così il il patrimonio e l’offerta dell’istituzione lughese che si prepara, nel 2026, a festeggiare il suo centenario della nascita e apertura con ulteriori trasformazioni e ampliamenti. È già al lavoro un tavolo di coordinamento che coinvolge tutte le realtà vicine al mondo dell’aviazione e della storia locale e presto saranno annunciate le prime iniziative».

Sempre in vista del centenario, è stato approvato dalla giunta comunale il 20 novembre il progetto esecutivo di restauro dei proservizi dell’ala nord e sud del museo Baracca.
«L’obiettivo è ampliare un percorso di fruizione che dalle sale del museo si estende agli ambienti adiacenti dei pro servizi, che saranno destinati alla sala delle cartoline nell’ala sud e alla sala dei resti del velivolo tedesco nell’ala nord – sottolinea l’assessore Rossato -. L’obiettivo complessivo e futuro nel quale si inserisce tale ampliamento mira a completare il percorso museale con sale destinate sia alla mostra stabile, sia a esposizioni temporanee, integrando gli ambienti con una sezione didattica, un nuovo bookshop e uno spazio di accoglienza per il pubblico».

Raccolti quasi 14mila euro alla cena dello Ior: serviranno per l’assistenza domiciliare

Ieri sera, giovedì 20 novembre, la Ravenna che lotta contro il cancro si è ritrovata a cena al Grand Hotel “Mattei” per il “Charity Dinner” dell’Istituto Oncologico Romagnolo. 114 persone hanno risposto all’appello dello Ior, volto a sostenere e implementare il servizio d’assistenza domiciliare per non far sentire sole e abbandonate quelle persone che affrontano le fasi terminali del percorso di malattia di un proprio affetto.

«I dati in questo senso sono eclatanti, e raccontano come 4 caregiver su 10 sviluppino una malattia cronica che non avevano prima della diagnosi del caro che si trovano a seguire – ha spiegato nel corso della serata Fabrizio Miserocchi, direttore generale Ior – in due casi su tre si tratta di due o più patologie, tra cui disturbi psichiatrici, muscolo-scheletrici, cardiovascolari e gastrointestinali. Questo studio, pubblicato dall’Istituto Superiore della Sanità pochi mesi fa, racconta un’emergenza: dietro i gesti quotidiani d’amore e dedizione che abbiamo nei confronti di un malato cui siamo legati da affetto o parentela si nasconde un prezzo altissimo da pagare, molto spesso a causa del fatto che non abbiamo aiuti che possano sollevarci dal peso emotivo di questa abnegazione. La perdita di autonomia progressiva che colpisce una persona che non riesce a guarire dal cancro porta a doversi fare carico di questioni delicate come dignità e igiene: non tutte le famiglie possono permettersi un supporto professionale in questo senso, e anche per quelle con una situazione economica più stabile trovare la persona giusta non è sempre facile. È a questa situazione di emergenza che vuole porre rimedio lo Ior, grazie alla collaborazione di operatrici socio-sanitarie qualificate e formate a prendersi cura delle persone più in difficoltà direttamente al loro domicilio, in maniera totalmente gratuita».

Grazie alla partecipazione dei singoli e ai contributi convinti di sponsor come Abr Impianti Srl, Rosetti Marino Spa, Vivai Landi, Confesercenti, Cna e Confartigianato il “Charity” è stato in grado di raccogliere quasi 14.000 euro, che saranno utilizzati proprio allo scopo di espandere il servizio sulla provincia bizantina. È stato Mario Pretolani, vicepresidente Ior, a spiegare tramite i dati in suo possesso quanto sia importante e richiesta l’assistenza domiciliare. «Solo nel 2024, e solo per il territorio di Ravenna, Lugo e Faenza, sono state 109 le famiglie che hanno richiesto questa attività: solo due anni prima erano 48. Gli accessi effettuati dalle nostre operatrici socio-sanitarie al letto dei pazienti più in difficoltà della provincia sono stati quasi 1.500: tante, tante ore trascorse a garantire sollievo alle persone nelle fasi terminali della malattia, ma anche e soprattutto a non far sentire soli gli affetti che di solito si sobbarcano il peso di una quotidianità che si fa via via sempre più difficile».

All’Almagià va in scena uno spettacolo su eutanasia e fine vita

Le numerose domande che accompagnano la questione della libera scelta sul fine vita sono il tema di uno spettacolo proposto dalla Stagione dei Teatri di Ravenna alle Artificerie Almagià sabato 22 novembre alle 21 e domenica 23 novembre alle 16. Il Jk Opole Theatre, con il Teatros del Canal di Madrid e l’International Divine Comedy Festival, porta in scena I’m nowhere/Desvanecimiento, un dramma psicologico diretto da Norbert Rakowski, regista tra i più importanti e innovativi della Polonia e del nuovo teatro europeo al suo debutto in Italia.

Quando nel 2018, all’età di 104 anni, il botanico britannico David Goodall dichiarò apertamente di non avere alcun desiderio di vivere e di volersi sottoporre all’eutanasia, divenne un caso mediatico e le sue parole furono interpretate in tutto il mondo. Chi dovrebbe decidere delle nostre vite? La legge? I progressi della medicina? I tribunali? La Chiesa? Noi stessi? Siamo abbastanza responsabili da prendere decisioni irreversibili?

Domande che riguardano il credo religioso come la conoscenza scientifica, la natura delle leggi e la coscienza umana. I dilemmi etici sull’eutanasia sfidano le nostre convinzioni, affrontano le norme sociali e ci costringono ad attraversare ambiguità morali che ogni individuo, e la società nel suo insieme, devono decifrare. La performance – in parte basata sul testo di Ivan Vyrypaev Znikanie (Scomparsa) – si offre come luogo immaginario per riflettere sulle scelte profonde e sulla dignità di ogni singolo viaggio; è un invito al pubblico a viaggiare in profondità nella propria coscienza, a confrontarsi con le proprie convinzioni sulla vita e sulla morte e ad acquisire una comprensione più profonda dell’esperienza umana. Non si tratta solo dell’atto dell’eutanasia in sé, ma della miriade di sentimenti, convinzioni ed esperienze che lo circondano.

Lo spettacolo (durata 100 minuti) è in lingua polacca e spagnola, con sovratitoli e voce fuori campo in italiano. I biglietti (intero 12 euro) sono disponibili su www.ravennateatro.com.

Riflessioni sociali e politiche alla biblioteca Oriani
In occasione dello spettacolo, sabato 22 novembre alle 17 alla sala Spadolini della Biblioteca “Oriani“ di Ravenna (via Corrado Ricci), ci sarà l’incontro “Riflessioni sul tema del fine vita“, in cui intervengono Alessandro Argnani, codirettore di Ravenna Teatro; Maia Cornacchia, filosofa, ideatrice della Pratica di Lavoro Organico; Giovanni Gordini, consigliere Regionale per il gruppo Civici con de Pascale e vicepresidente della Commissione Sanità; Matteo Mainardi, consigliere generale dell’associazione Luca Coscioni e responsabile delle iniziative sul fine vita; Norbert Rakowski, regista dello spettacolo. L’incontro, a ingresso libero, sarà coordinato da Andrea Pocosgnich.

Il parco alluvionato rinasce con un campo da basket grazie alle donazioni dei privati

Giovedì 20 novembre è stato inaugurato il parco Claudio Cavina a Fornace Zarattini, riqualificato dopo i danni dell’alluvione del 2023. L’intervento, finanziato con una donazione di 110 mila euro da parte di Ferriera Valsabbia, Pontenossa ed Ecoacciai, ha previsto la realizzazione di un campo da basket e di un camminamento pedonale per una lunghezza di 115 metri sul lato sud di via Monsignor Giuseppe Fabbri (da via Faentina fino all’ingresso del centro sportivo), un tratto fino ad oggi privo di marciapiede e ora reso più sicuro per il passaggio pedonale. I lavori hanno incluso lo scavo e la realizzazione della soletta in cemento armato con finitura liscia, oltre all’installazione dei due canestri che completano il nuovo spazio sportivo.

Inoltre, grazie a una donazione di UniCredit, che aveva già contribuito alla realizzazione della nuova area fitness inclusiva nel giardino Augusto Rotondi, sempre a Fornace Zarattini, è stata realizzata una nuova recinzione in ferro lungo i tre lati del perimetro del parco, sostituendo quella precedente in legno. Si tratta di iniziative che la banca ha sostenuto attraverso il suo programma “Ri-Generare” con il quale ha destinato 800mila euro con l’obiettivo di sostenere la realizzazione di 8 progetti utili alla rigenerazione dei territori colpiti dall’alluvione, recuperando spazi dedicati alla socialità come campi sportivi, sale polivalenti e parchi.

Sarannno presenti all’inaugurazione il sindaco Alessandro Barattoni; Giovanni Battista Brunori e Stefano Gaburri, consiglieri sia di Ferriera Valsabbia che di Ecoacciai; Alessio Girelli, responsabile amministrativo di Ferriera Valsabbia; Alberto Segurini, agente di Ferriera Valsabbia; Christian Boninsegna, area manager di UniCredit, e rappresentative giovanili delle squadre Junior basket Ravenna, Cral Enrico Mattei – sezione basket, Capra team e Compagnia dell’albero – sezione pallacanestro.

L’allarme degli ambientalisti: «Vogliono abbattere i pini monumentali al mausoleo di Galla Placidia»

La sezine di Ravenna dell’associazione ambientalista Italia Nostra e il comitato Salviamo i pini di Lido di Savio e Ravenna hanno inviato a Soprintendenza e Diocesi una formale diffida all’abbattimento dei pini al mausoleo di Galla Placidia, «prima che sia stato adempiuto l’obbligo di trasparenza e di condivisione dei risultati con la cittadinanza – vista l’importanza del sito – e prima che ne siano stati analizzati – in tempi celeri – i contenuti da esperti di chiara fama per conto di cittadini e associazioni».

Cittadini e associazioni denunciano di aver atteso invano di ricevere notizie «sul destino dei 12 maestosi e monumentali pini domestici che da almeno 80 anni caratterizzano uno dei siti più preziosi al mondo – si legge nella nota inviata alla stampa -. La Soprintendenza non ha risposto nonostante i solleciti, ma nella giornata di giovedì 20 novembre è apparso un cartello a sua firma che preannuncia abbattimenti imminenti. Tra l’altro, con stupore si apprende che la più antica Soprintendenza d’Italia non conosce nemmeno il simbolo di Ravenna, di Roma e dell’Italia intera! Nell’avviso infatti parla di “pini marittimi”, quando invece anche i più sprovveduti sanno che si tratta di pini domestici, o italici».

La vicenda inizia già alcuni anni fa, quando anche alla nostra redazione arrivano segnalazioni per la presunta pericolosità dei pini, che secondo alcuni metterebbero a rischio anche i monumenti storici. «I pini che collegano visivamente la Basilica col Mausoleo – continua la nota degli ambientalisti – costituiscono un contesto straordinario tra i più ammirati al mondo e sono ovviamente tutelati per legge come il preziosissimo ambito monumentale a cui appartengono. La loro distruzione, dunque, non può avvenire senza tutte le più attente e approfondite valutazioni, tese ovviamente a tutelare per primo il Mausoleo paleocristiano, ma in secondo luogo anche il filare alberato, arrivando alla rimozione solo dopo aver percorso tutte le alternative possibili, compresa quella del ripristino in caso di albero irrecuperabile».

Il gruppo Salviamo i pini di Lido di Savio e Ravenna e Italia Nostra si sono attivati mesi fa, «sia organizzando un sopralluogo con uno dei massimi esperti italiani, che ha trovato visivamente i pini in buona salute, sia chiedendo di capire che cosa si stava preparando per il filare, tramite un accesso atti. Nessuna risposta. Dopo un sollecito e diversi mesi trascorsi, risponde la Soprintendenza, comunicando di aver informato della richiesta atti il soggetto controinteressato, ovvero la Diocesi. Soggetto che, a questo punto, potrebbe essersi opposto alla richiesta di trasparenza. Passano i mesi e nulla viene più comunicato, tantomeno gli atti e i risultati di eventuali prove effettuate. Ricordiamo, tra l’altro, che le prove a trazione che vengono nominate nell’avviso apparso giovedì, non sono la prova “definitiva” per condannare gli alberi, sempre che ci sia la volontà di salvarli, e vanno anch’esse analizzate a fondo e confrontate, come capitato per casi analoghi anche di recente. Un episodio di opacità intollerabile, tanto più grave perché riguarda un patrimonio universale della collettività non solo ravennate. Chi siamo per distruggere ciò che ci è stato tramandato, togliendolo al godimento delle future generazioni?».

Ora il cartello che annuncia abbattimenti e gli ambientalisti che lanciano «un appello al sindaco di Ravenna affinché si attivi presso Diocesi e Soprintendenza per scongiurare un danno irreparabile a un patrimonio storico unico della nostra città che rischia di andare distrutto senza nemmeno sapere perché».

«Un’università per gli adulti, perché il bisogno di conoscenza ci accompagna per tutta la vita»

Da quarantuno anni, l’Università Giovanna Bosi Maramotti per la formazione permanente degli adulti offre alla città un percorso di Lifelong Learning, con la possibilità per studenti di ogni età di iscriversi a corsi di approfondimento, lezioni di lingua e laboratori. La proposta formativa è marcatamente trasversale: dai corsi di storia (dall’archeologia all’arte contemporanea) fino alle scienze, passando per sociologia, filosofia, musica, cinema e letteratura, ma anche macramè, scrittura creativa e costume ravennate.
La scuola nasce da un’associazione di promozione sociale e affianca al lavoro dei docenti quello dei volontari. Sabato 22 novembre (ore 9) il Teatro Rasi ospiterà la presentazione del nuovo anno scolastico. Interveranno la nuova presidente, Elsa Signorino (già assessora alla cultura del Comune di Ravenna e parlamentare dal 1995 al 2001) e l’ex vicepresidente del Consiglio Walter Veltroni, per una conferenza aperta alla cittadinanza sulla figura di Pier Paolo Pasolini.

Signorino, come nasce questo nuovo incarico?
«Da circa un anno ho deciso di impegnarmi nel volontariato, partecipando all’Aps Università Giovanna Bosi Maramotti per la formazione permanente degli adulti. Al seguito della rinuncia di Guido Ceroni al ruolo, che rimane comunque attivo all’interno dell’associazione, gli organi interni hanno deciso di affidare questo incarico a me. Ho accettato con grande piacere, soprattutto considerando a chi è intitolata l’associazione: Giovanna Bosi Maramotti, grande intellettuale, donna di governo e mia meravigliosa insegnante».

L’apertura dell’anno scolastico è dedicata a Pasolini. Cosa vi ha guidati verso questa scelta?
«Ricorre quest’anno il cinquantesimo anniversario della morte di Pasolini, un efferato omicidio ancora avvolto nell’ombra. In tutta Italia sono in atto celebrazioni e momenti di incontro dedicati a lui. Come ente che investe nella conoscenza continua abbiamo deciso di unirci alle iniziative, riconoscendo il valore di un intellettuale straordinario, custode di un messaggio profetico e ancora in grado di parlare al nostro tempo».

Come mai la scelta di Veltroni come relatore?
«Crediamo sia un autentico privilegio averlo con noi: il suo profilo di romanziere, regista, saggista e uomo di governo, è in grado offrirci una conversazione approfondita e stimolante sulla figura di Pasolini. Inoltre Veltroni ha avuto l’occasione di conoscerlo personalmente in gioventù, rappresentando quindi un testimone d’eccellenza».

Ad eccezione di qualche anteprima in autunno, la maggior parte dei corsi è in partenza a seguito della presentazione. Come funziona l’accesso alle lezioni?
«In quanto associazione di promozione sociale, richiediamo ai nostri studenti il tesseramento annuale, con una quota volutamente contenuta. È possibile iscriversi ai corsi desiderati fino a una settimana prima dell’avvio, versando le relative quote. Per chi frequenta più corsi, è disponibile anche la “carta d’oro”, che consente l’iscrizione a diverse lezioni a fronte di un’unica quota. Quest’anno ne sono già state vendute 28. Per sottolineare il nostro impegno sociale organizziamo invece un ciclo di conferenze gratuite e aperte alla cittadinanza, “I pomeriggi del Gufo”, momenti di scambio e divulgazione».

L’offerta formativa si è ampliata negli anni?
«Cresce ogni anno, in base agli interessi degli iscritti e alla disponibilità dei docenti. Manteniamo alta la qualità, affiancando a intellettuali dal profilo consolidato giovani di talento, laureati e qualificati, che si cimentano nell’esperienza dell’insegnamento. In cattedra si alternano esperti, docenti univer- sitari e figure importanti della vita culturale locale, ognuno con un’offerta originale e approfondita».

A chi si rivolge la vostra offerta di formazione permanente?
«La nostra missione è quella di rispondere al bisogno di conoscenza che accompagna le persone nell’arco di tutta la loro vita. Lo scorso anno abbiamo registrato 566 iscritti, per la maggior parte donne. Questo dato ci rende molto fieri: le iscrizioni femminili dell’anno scolastico 2024-2025 hanno toccato il 68 percento del totale. Un motivo di orgoglio per noi è l’alta scolarizzazione degli associati, per la maggior parte di diplomati e laureati. L’età media si è attestata sui 64 anni. Negli ultimi anni però abbiamo deciso di aprirci maggiormente verso i più giovani, con una serie di agevolazioni, anche e soprattutto per favorire un dialogo intergenerazionale».

Riguardo alla sua storia, è ancora legata alla politica ravennate? Segue il lavoro della nuova giunta?
«La mia vita è stata fortemente legata alle istituzioni, ma ho chiuso quel percorso nel 2021. È stata sicuramente un’esperienza importante, la passione di una vita. Ora però sto recuperando la mia liber- tà personale e professionale dedicandomi al volontariato: questo è il contributo che posso dare oggi alla città. Sono consapevole che il mio passato evochi determinate dinamiche, ma questo contesto è differente: completamente orizzontale e fondato sull’impegno dei volontari. Ho raccolto il testimone di una presidenza gestita finora nel migliore dei modi e desidero rinnovare il mio impegno nella va- lorizzazione di questa realtà, favorendo la collaborazione con tutte le istituzioni culturali cittadine».

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