mercoledì
27 Maggio 2026

Riforma giustizia, il No si organizza: banchetti, iniziative pubbliche e un appello da sottoscrivere

Prende forma anche a livello locale a Ravenna il fronte dei sostenitori del No al prossimo referendum costituzionale per l’approvazione della legge che riforma una parte della giustizia italiana.

Il comitato provinciale della società civile è composto dai Comitati in Difesa della Costituzione della provincia di Ravenna, da Anpi, Arci, Cgil e da varie associazioni: il comitato per il ritiro di ogni autonomia differenziata, Libera, Donne in Nero, Legambiente circolo Matelda. In molti comuni della provincia si stanno promuovendo comitati per il No con il coinvolgimento di associazioni e cittadinanza attiva. Non manca poi l’appoggio di forze politiche: Avs, 5 Stelle, Pd, Rifondazione.

Maria Paola Patuelli del comitato in Difesa della Costituzione segnala in particolare il metodo adottato dalla cittadinanza attiva a Russi: «Un incontro promosso da cittadine e cittadini, con invito ad associazioni e partiti, per promuovere insieme il lavoro di informazione capillare, nei mercati e in ogni luogo possibile, e iniziative pubbliche, con la partecipazione sia di magistrati, che di avvocati per il No. Chiederanno anche ad associazioni di giovani se e come intendono impegnarsi per il No,  a partire da loro autonome proposte».

La campagna referendaria dei sostenitori del No procederà con banchetti informativi nei mercati ambulanti e varie iniziative di divulgazione pubblica che al momento sono in allestimento. In molti casi gli eventi si svolgono in collaborazione con il omitato “È giusto dire No” promosso dalla Associazione nazionale magistrati (Anm). Alcune iniziative pubbliche si sono già svolte nel Faentino, promosse sia dal comitato della società civile che da Anpi, Cgil e dal Pd. A partire dai primi giorni di febbraio le iniziative pubbliche si intensificheranno.

Intanto si allungo l’elenco delle adesioni, sia del mondo politico che associativo, all’appello Noi gente di Romagna per il No: Anna Albonetti, Martino Albonetti, Vincenzo Andreucci, Carla Babini, Luisa Babini, Antonella Baccarini, Carla Baroncelli, Giuseppe Bellosi, Romano Boldrini, Piergiorgio Carloni, Thomas Casadei, Nevio Casadio, Guido Ceroni, Davide Conti, Mauro Conti, Ombretta Cortesi, Nicola Dalmonte, Barbara Domenichini, Ilario Farabegoli, Maria Gabriella Forlimpopoli, Annalisa Furia, Paolo Gambi, Carlo Garavini, Rino Gennari, Valentina Giunta, Elda Guerra, Nicoletta Guidobaldi, Stefano Kegljevic, Andrea Maestri, Marina Mannucci, Marco Martinelli, Giuseppe Masetti, Maurizio Masotti, Sauro Mattarelli, Claudio Mattarozzi, Gianluigi Melandri, Lea Melandri, Alessandro Messina, Fulvia Missiroli, Ermanna Montanari, Ileana Montini, Daniele Morelli, Paola Morigi, Angelo Morini, Ivan Morini, Piera Nobili, Marcella Nonni, Franco Paris, Renata Patricelli, Maria Paola Patuelli, Francesco Pertegato, Giovanna Piaia, Giovanni Piccinelli, Stefania Polidori, Alberto Giorgio Cassani, Valeria Saragoni, Aldo Savini, Giancarlo Schiano, Elsa Signorino, Serena Simoni, Carlo Sorgi, Rita Spada, Raffella Sutter, Piero Tamburini, Alessio Vacchi, Mariarosa Venturi, Maurizio Viroli.

Solleciti di pagamento dell’Ausl a cittadini in regola, il caso finisce in Regione

Nel corso del 2025, l’Ausl della Romagna avrebbe inviato circa 293mila lettere di sollecito richiedendo il pagamento di ticket sanitari ritenuti insoluti e riferiti a prestazioni erogate nel 2024 e negli anni precedenti. «La stessa Ausl Romagna, in seguito, avrebbe ammesso che una parte rilevante di tali richieste sarebbe risultata erronea, in quanto inviata a cittadini in regola con i pagamenti o legittimamente esenti, a causa di un presunto malfunzionamento del sistema informatico che avrebbe compromesso il corretto incrocio fra dati relativi alle prestazioni sanitarie, alle esenzioni e ai pagamenti effettuati».

Sulla vicenda interviene il gruppo di Fratelli d’Italia con un’interrogazione a risposta orale in commissione Politiche per la salute e politiche sociali della Regione, presentata da Marta Evangelisti e Luca Pastelli e sottoscritta anche da Alberto Ferrero e Nicola Marcello.

Una volta emersa la questione – segnalano i proponenti l’atto ispettivo – l’Ausl Romagna avrebbe provveduto esclusivamente all’invio di un sms ai cittadini coinvolti, invitandoli a non procedere al pagamento o, in caso di pagamento già effettuato, a richiedere il rimborso mediante comunicazione via email. «Qualora confermata – sottolineano i consiglieri – la vicenda configurerebbe una grave disfunzione amministrativa e gestionale con effetti diretti su centinaia di migliaia di cittadini e con un evidente danno in termini di affidabilità e credibilità del servizio sanitario regionale».

«Un errore di tale portata – incalza FdI -non può essere liquidato come un semplice inconveniente tecnico, ma impone una puntuale assunzione di responsabilità, anche a livello dirigenziale, per accertare eventuali carenze organizzative, di controllo e di gestione dei sistemi informativi».

Nell’interrogazione, inoltre, si punta il dito contro le modalità di comunicazione adottate dall’Ausl Romagna, giudicate «del tutto inadeguate, in particolare nei confronti delle fasce più fragili della popolazione”, e ritenute “passibili di aggravare il disagio dei cittadini già colpiti dall’errore».

Da qui la richiesta alla Giunta regionale di «riferire sulla vicenda in commissione Sanità e chiarire quanti siano i cittadini coinvolti nell’invio erroneo dei solleciti di pagamento nonché quale sia l’ammontare complessivo delle somme indebitamente richieste». All’esecutivo regionale, infine, si chiede un’istruttoria per accertare le responsabilità amministrative, gestionali e dirigenziali all’interno dell’Ausl Romagna e di intervenire sui vertici dell’Ausl affinché «venga fornita comunicazione ufficiale scritta a tutti i cittadini coinvolti e vengano attivate procedure automatiche di rimborso senza ulteriori oneri o adempimenti a carico degli utenti».

Dal successo con il Grande Fratello fino alle Iene, oggi Filippo Nardi consegna pizze a Pinarella

Nato a Londra nel 1969 da madre polacco-ucraina naturalizzata inglese e padre italiano, Filippo Nardi è conosciuto come dj e uomo di spettacolo. I riflettori televisivi per lui si sono accesi nel 2001, con la seconda edizione del Grande Fratello. Per molti, è ancora il ragazzo dal forte accento britannico che si presentò in confessionale con una mazza da baseball in cerca delle sue sigarette: fuma ancora, ma è passato alla sigaretta elettronica «per la salute – dice -, ma non riesco a rinunciare al gesto». In vent’anni di carriera ha vestito il completo scuro da inviato de Le Iene, il costume da naufrago all’Isola dei Famosi e rivestito gli uomini d’Italia come consulente di stile a Detto fatto. È stato giudice, opinionista e conduttore, tra lo studio del Chiambretti Live, il palco del Festivalbar e Domenica Live, con un’ultima incursione nella “casa più spiata d’Italia” nel 2020, nella versione vip del reality. Oggi, dopo un’esperienza come creativo per Dopplenganger, vive a Pisignano.

Da Londra, a Roma fino a una frazione di poco più di mille abitanti. Come si vive nella campagna cervese?
«Io sono stato troppo viziato da questo punto di vista, sono cresciuto nel centro di Londra in un periodo elettrizzante, ho vissuto il boom della fine degli anni ’90 in una metropoli che esplodeva di musica, moda e multietnicità. Non troverò mai niente di meglio, così ho cercato l’opposto. Un posto tranquillo, vicino al mare, dove trovi sempre parcheggio. Dopo un’esperienza a Roma nel mondo della moda dovevo scegliere se indebitarmi per vivere in una grande città che odiavo o spostarmi in un posto che mi piaceva davvero. L’amore per la Romagna è nato oltre 30 anni fa: abitavo in Maremma e arrivai qui per caso: mi sono innamorato subito dell’accoglienza romagnola, dell’accento gioviale delle persone, dell’atmosfera. Anche geograficamente è un ottimo compromesso, al centro dell’Italia e ben collegata, con diverse città importanti a poca distanza».

Dopo tanti anni di televisione, in ruoli molto diversi tra loro, di cosa si occupa ora nella vita?
«Non lo so, anzi, non l’ho mai saputo di preciso. Per il momento faccio il porta pizze per il Full Moon di Pinarella. Lo scorso autunno ero a cena lì, mi sono trovato subito bene, i ragazzi mi hanno detto che cercavano personale e mi sono proposto. All’inizio pensavano che scherzassi. Mi diverto, posso interagire con le persone, mi fa sentire un po’ come Kevin Spacey in American Beauty.
L’obiettivo sarebbe quello di trovare lavoro nel mondo del marketing: sono un creativo, sento il bisogno di esprimermi liberamente. Ho scoperto però che è difficile relazionarmi con le agenzie di comunicazione: spesso non mi prendono sul serio, pensano che io stia facendo la bella vita e non abbia davvero bisogno di lavorare per loro. A volte si vergognano a offrirmi uno stipendio standard, ma non chiedo niente di diverso. Dall’altro, la mia esperienza nel mondo della tv genera grandi aspettative e non mi fa lavorare in serenità. Questo non accade certo con la pizza: la porto esattamente come chiunque altro. Dal primo febbraio poi andrà in onda su Radio Centrale “Romagna Calling”, dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 15. Due ore di intrattenimento un po’ surreale, dove invito i romagnoli a spiegarmi la loro terra, tra psicologhe per gatti, la “ricetta del giorno” di Francesca Cipriani e uno studio aperto a tutti, alla Howard Stern».

E la carriera da dj invece?
«Quella c’è sempre stata, e ci sarà sempre. Ma purtroppo non basta per vivere. Faccio il dj dalla fine degli anni 80, ma non ho mai portato questo aspetto in televisione, ad esempio. Ho sempre cercato di tenere separate le cose, perché la musica è la mia vera passione. È un mestiere rovinato però: oggi chiunque si può improvvisare, un tempo invece eri obbligato ad acquistare i dischi, fare ricerca… L’house contemporanea poi manca di eleganza. Un bravo dj fa divertire gli altri secondo i suoi gusti: se riempi la pista con una playlist di “top hit” del momento non sei un dj, sei un juke-box».

È possibile continuare a lavorare nel mondo dello spettacolo a queste latitudini?
«Dipende cosa si intende per lavorare nel mondo dello spettacolo: penso possa definirsi un lavoro solo se si fa regolarmente e si vive di quello. Ad oggi comunque credo sia quasi impossibile distinguersi nel panorama televisivo, a prescindere da dove abiti. C’è qualche possibilità in più per aspiranti musicisti o attori, ma solo con un’adeguata preparazione, sempre più rara. Ad ogni modo, è una scelta che sconsiglierei a chiunque, il mondo dello spettacolo è troppo instabile per costruirsi una carriera».

Ora che è un conterraneo di Mascia Ferri, ex coinquilina all’interno della casa del Grande Fratello, ha ripreso i rapporti con lei?
«Ci sentiamo ogni tanto, ma non ci vediamo spesso. Più che altro vado a mangiare al suo ristorante quando le cose mi girano bene… Bisogna un po’ sfatare il mito che le persone che lavorano in tv siano tutte amiche tra loro. Anzi, spesso girano insieme per convenienza, ma sotto sotto hanno paura che l’altro rubi la loro luce. Credo che la mia fortuna sia stata trattare la televisione solo come un lavoro, mai come uno stile di vita. C’è chi va nel panico quando si spengono i riflettori, io quando le luci si abbassano tiro un sospiro di sollievo».

Com’è cambiato il mondo dei reality dal 2001 a oggi?
«Non c’è più niente di reale, e questo vale sia per chi li crea che per chi partecipa. Senti ragazzini alla prima esperienza televisiva che parlano di clip, montaggio, auditel. Quando partecipai per la prima volta al Grande Fratello, a 33 anni, non avevo idea delle dinamiche televisive. Inoltre, unire personaggi con una carriera di spessore alle spalle e ventenni crea molta disparità: spesso si concentra l’attenzione su chi non ha nulla da dire ma crea dinamiche funzionali invece che valorizzare chi porta davvero storia e contenuto».

Gli autori forzano queste situazioni?
«Posso parlare solo per quella che è la mia esperienza: nessuno ti dice cosa devi o non devi fare, però qualche “pulce nell’orecchio” arriva. A me ad esempio fecero sapere che Eleonora Danieli nutriva un certo interesse nei miei confronti. Si sa che la “storiella” porta a più inquadrature, ma all’epoca ero impegnato e comunque non avrei iniziato un flirt per le telecamere. Quando sono entrato nella casa gli autori mi hanno detto esplicitamente: devi essere te stesso. Ho chiesto loro se ne fossero davvero sicuri… il resto è storia».

Può ancora funzionare il vecchio format di reality, dove si mettevano in televisione perfetti sconosciuti per cercare di ricreare dinamiche più vere e spontanee?
«Credo che oggi sia impossibile, perché ci sentiamo tutti un po’ protagonisti anche nella nostra quotidianità. Il mondo dei social ha amplificato questo fenomeno, lo dimostra Chiara Ferragni, che ha trasformato da sola la sua vita in un reality: l’apice della mediocrità. L’unico modo per farlo funzionare sarebbe a telecamere nascoste, se fosse possibile lancerei subito un format simile. Il voyeurismo controllato non ha senso, ma sembra che oggi la gente voglia essere distratta, e non provocata. Io voglio ancora essere provocato».

E provocare?
«(ride, ndr) In effetti succede anche questo, ma quasi sempre per sbaglio. Dopo la prima esperienza nella casa però sono stato chiamato come ospite da Chiambretti, e lì ho avuto davvero modo di essere un provocatore. Al Grande Fratello ero stato chiaro: non avrei né ballato né cantato. Lì invece ho fatto di tutto, tra balletti improbabili e commenti senza filtro. Mi ha aiutato Carlo Freccero: mi disse “se giri un film, resterà per sempre. Ma se fai qualcosa in televisione, qualsiasi cosa, dopo due giorni non se lo ricorderà più nessuno”».

Sempre in quel periodo, a rendere memorabili le sue prime apparizioni televisive furono gli sketch della Gialappa’s Band e le imitazioni di Fabio De Luigi. Cosa vorrebbe dire loro dopo tanti anni?
«Semplicemente grazie. Siete grandiosi. Accendere la tv e vedere un attore del calibro di De Luigi che vestiva i miei panni è stata un’emozione indescrivibile, il più grande complimento che potrò mai ricevere. La mancanza dei “gialappi” nei reality di oggi si sente tantissimo: la gente si prende troppo sul serio, con loro molti drammi e scandali finirebbero in grandi risate».

Parlando di scandali, recentemente è intervenuto online con un video sulle accuse rivolte ad Alfonso Si- gnorini. Può dirci di più?
«A scanso di equivoci, ci tengo a precisare che io sono entrato al Grande Fratello ben prima della conduzione di Signorini. Per il resto, le dinamiche di cui è accusato non sono certo una novità, nel mondo dello spettacolo come in tutti gli altri ambiti. Le voci girano e non mi sorprenderei se le accuse fossero fondate, ma voglio anche dire che quello che un adulto fa in privato con altri adulti consenzienti non dovrebbe essere motivo di interesse. A darmi fastidio è il finto moralismo, di cui anche io sono stato vittima. Nel 2020 sono stato espulso dalla casa dallo stesso Signorini e oscurato per un anno da Mediaset. Mi hanno accusato di sessismo per tre battute prese fuori contesto, puro perbenismo. Mia nonna me l’ha sempre detto: più uno fa la morale agli altri, più scheletri nasconde nel suo armadio».

Fuori dal mondo dei reality, il suo periodo da “Iena” invece come è stato?
«Molto impegnativo. Il lavoro televisivo, in generale, è il più facile che abbia mai svolto nella vita. Ma per le Iene era diverso: a volte tornavo a casa così stanco da non riuscire a parlare. Avevi trenta secondi per farti dire dagli intervistati qualcosa di abbastanza interessante da chiuderci un intero servizio. All’epoca poi duravano solo cinque-sette minuti, oggi anche più di mezz’ora. È stato bello però, pieno di avventure. Una volta ho anche preso le botte dalla scorta di Fini, un delirio. Denunciai contro ignoti, anche se qualcuno all’interno del programma sapeva benissimo chi fosse stato. All’epoca ricopriva un ruolo molto importante, così il servizio non andò mai in onda e la questione si chiuse lì».

Finge di avere un coltello e rapina un 15enne in stazione, 18enne rintracciato in un garage e arrestato

Un 15enne è stato rapinato nel sottopasso della stazione ferroviaria di Ravenna nel pomeriggio del 24 gennaio. Poco dopo i carabinieri hanno arrestato il presunto responsabile: si tratta di un 18enne tunisino senza fissa dimora rintracciato in un garage della zona, grazie al Gps del telefonino rubato, e trovato in possesso della refurtiva. Fingendo di avere un coltello si era fatto consegnare il denaro contante, lo smartphone, un giubbino e un paio di guanti di una nota marca.

Il rapinatore aveva inoltre costretto il 15enne a chiamare un amico per farsi portare altri soldi. Il ragazzo contattato dalla vittima ha allertato il 112 e diverse pattuglie della sezione radiomobile dei carabinieri sono intervenute sul posto per raccogliere informazioni e avviare le ricerche del rapinatore.

Questa mattina, 26 gennaio, il giudice del tribunale di Ravenna ha convalidato il suo arresto e disposto la custodia cautelare in carcere.

Ignora l’alt, fermato dopo un breve inseguimento: aveva la patente sospesa, 2.500 euro di multa

Ha ignorato l’alt della polizia locale, tentando la fuga in viale Santi Baldini, in centro a Ravenna. Fuga terminata però in via di Roma, dopo un breve inseguimento.

Dagli accertamenti della pattuglia della polizia locale, è emerso che l’uomo alla guida, un ravennate di 40 anni, aveva la patente sospesa a tempo indeterminato. Al trasgressore sono state contestate quindi diverse violazioni previste dal Codice della Strada, per un totale complessivo di circa 2.500 euro di multa. Oltre al fermo del veicolo.

A Cervia sciolto il consiglio comunale e nominato il commissario

Il presidente del consiglio comunale di Cervia, Samuele De Luca, ha consegnato, poco prima delle 9 di oggi (26 gennaio), all’ufficio Protocollo del Comune, copia delle dimissioni contestuali dei nove consiglieri di maggioranza (su un totale di 16). La comunicazione è stata inviata alla segretaria generale del sindaco Mattia Missiroli e, per conoscenza, alla prefettura.

Si sono pertanto verificate le condizioni previste dal Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali, che prevede lo scioglimento del consiglio comunale con contestuale nomina di un commissario per la provvisoria gestione dell’ente.

«In considerazione dell’urgente necessità di assicurare il normale funzionamento del Comune», il prefetto di Ravenna Raffaele Ricciardi ha disposto la sospensione del consiglio comunale e ha contestualmente nominato il prefetto in quiescenza Michele Formiglio (ultimo incarico per Verbano Cusio Ossola fino all’anno scorso) commissario prefettizio, con i poteri e le competenze di consiglio, giunta e sindaco.

Come noto, le dimissioni sono arrivate poche ore dopo l’annuncio del sindaco Missiroli – indagato per maltrattamenti ai danni della moglie – di ritirare le proprie.

Una parata in centro per festeggiare i primi dieci anni della libreria “Momo”

In occasione dei suoi primi dieci anni di attività, la libreria per ragazzi Momo di via Mazzini, in centro a Ravenna, organizza, in collaborazione con il Mar, La cartapesta dei bambini, laboratorio per realizzare maschere di cartapesta della durata di cinque incontri, volto a produrre maschere e costumi per una parata cittadina che si terrà sabato 7 marzo per le vie del centro. La parata è un modo per festeggiare con tutti i cittadini i due lustri di Momo, una restituzione colorata e allegra di questi anni di lavoro per e con i bambini e le loro famiglie. Una festa della comunità di lettori che si è creata attorno alla libreria.

Il laboratorio (rivolto a bambini dai 7 ai 12 anni) è inserito nel programma de “Il Mar dei piccoli” e si terrà al museo nei giorni 3, 5, 10, 12 e 17 febbraio, dalle 16.45 alle 18 (il costo di partecipazione è di 65 euro, non è possibile iscriversi a un singolo incontro) e vedrà protagonista Marta Tasselli, artista e designer del verde, che collabora già da alcuni anni con il festival di Cotignola “Cotignork”.

Info: 0544-202813 o libreriaperragazzimomo@gmail.com.

Ruba le sigarette a un passante e lo colpisce con un pezzo di ghiaccio: minorenne denunciato per rapina

Un minorenne è stato denunciato dai carabinieri a Castel Bolognese per aver rapinato un pacchetto di sigarette a un 26enne per strada.

Secondo quanto riferito dall’Arma in un comunicato, il 26enne sarebbe stato avvicinato da un gruppo di ragazzi mentre stava fumando una sigaretta. Uno di loro avrebbe preteso di averne una e, di fronte al rifiuto, la richiesta si sarebbe trasformata in un’aggressione con minacce. Il ragazzino avrebbe quindi afferrato con forza il pacchetto di sigarette che la vittima aveva in mano, sottraendoglielo, e si sarebbe poi allontanato. Nella fase finale dell’episodio, avrebbe anche colpito il 26enne alla testa con un pezzo di ghiaccio raccolto da terra.

I carabinieri hanno individuato il presunto responsabile grazie agli elementi raccolti: trattandosi di un minorenne, non vengono diffuse generalità o dettagli utili all’identificazione.

Ecco il nuovo direttore artistico della stagione d’opera e danza del teatro Alighieri, scelto tra oltre 50 candidati

Emanuele Masi è il nuovo direttore artistico della stagione d’opera e danza del teatro Alighieri di Ravenna per il triennio 2026-28. Masi raccoglie il testimone di Angelo Nicastro, che è stato direttore per quasi trent’anni (qui la nostra intervista di fine mandato). L’assegnazione dell’incarico conclude il percorso iniziato a ottobre con la pubblicazione dell’Avviso finalizzato alla raccolta di manifestazioni d’interesse. Sono state oltre cinquanta le candidature pervenute da tutt’Italia, confermando la considerazione di cui gode il Teatro Alighieri, forte di un’attività produttiva che ne ha fatto un punto di riferimento per lo spettacolo dal vivo in Emilia-Romagna e in Italia.

Emanuele Masi si è diplomato al Conservatorio di Trento, sua città natale, e all’Accademia Pianistica Internazionale di Imola. Dopo esperienze in orchestra e in direzione di scena, dal 2005 al 2015 ha lavorato per la Fondazione Teatro Comunale di Bolzano, prima come segretario artistico e poi come direttore artistico; risale a questo periodo il riconoscimento per il Comunale a teatro di tradizione da parte del Ministero della Cultura. Nel 2015 si è trasferito alla Fondazione Orchestra Haydn di Bolzano e Trento per accompagnarne l’avvio dell’attività d’opera. Dal 2013 al 2024 è stato direttore artistico del Festival internazionale Bolzano Danza; dal 2021 al 2025 è stato consulente artistico della Fondazione Musica per Roma, ente gestore dell’Auditorium Parco della Musica, e direttore artistico del Festival Equilibrio. Ha concepito progetti digitali e percorsi didattici (come “Opera4u”, dedicato all’opera contemporanea e Premio Abbati 2011) e ricevuto il Premio Danza&Danza per “EDEN – danza per un solo spettatore” come migliore proposta originale ideata durante la pandemia. Tra gli altri, ha curato progetti di opera, musica e danza in luoghi non convenzionali e in siti di alto valore, dalla Reggia di Caserta al Guggenheim di Venezia fino alle vette delle Dolomiti. È attualmente vicedirettore della Fondazione Haydn di Bolzano e consulente del Teatro Ristori di Verona.

«Sono profondamente riconoscente al presidente e al Consiglio di amministrazione della Fondazione Ravenna Manifestazioni per la fiducia accordatami – sottolinea Emanuele Masi –. Per me è un onore raccogliere il testimone dal maestro Angelo Nicastro, di cui ho sempre stimato la competenza, lo stile e la passione. Ravenna è una città che frequento professionalmente da oltre quindici anni: nel tempo ho collaborato con il Teatro Alighieri alla coproduzione di diverse opere liriche – a partire da un ormai lontano Fidelio – e con la Vetrina della danza Anticorpi all’interno del Festival Ammutinamenti».

«Opera e danza mi trovano ugualmente a mio agio, perché il mio approccio è culturale, prima che artistico – dichiara Masi –. Linguaggi, generi e repertori mi interessano come strumenti per realizzare obiettivi di partecipazione del pubblico e di sviluppo di una comunità. Nel suo essere al contempo luogo dal patrimonio storico inestimabile e fervente laboratorio sociale, sento Ravenna affine al mio approccio e al mio doppio profilo di manager culturale e di creativo, costantemente orientato alla sintesi tra poli opposti: eccellenza artistica e processi di partecipazione, repertorio tradizionale ed espressione contemporanea, dinamiche territoriali e proiezione europea».

«Siamo felici – dichiara il presidente di Ravenna Manifestazioni, il sindaco Alessandro Barattoni – di dare il benvenuto al nuovo direttore, Emanuele Masi, che si è distinto sulle oltre cinquanta candidature pervenute nel percorso aperto condiviso da tutto il CdA grazie ad un curriculum di livello e capace di dar prova di esperienze diverse, sinonimo di una vivacità culturale che rappresenterà un sicuro arricchimento per la Stagione e per la città stessa. Masi raccoglierà il testimone di Angelo Nicastro, stimato professionista che ringrazio a nome mio e di Ravenna per la preziosa visione che ha saputo regalarci in quasi trent’anni di direzione artistica».

Doppia data per “Macbeth”, l’opera che inaugura la nuova stagione del Teatro Alighieri

Come l’Edipo del mito greco, che si affanna per allontanare una sorte finendo tragicamente per compierla, anche Macbeth e Lady vorrebbero affrettare o modificare un destino – immutabile – che è già stato predisposto per loro”: con queste parole il regista Fabio Ceresa descrive la costante tensione fra ordine dell’universo e volontà umana che nella sua visione domina il Macbeth di Verdi, con cui si apre la nuova Stagione d’Opera del Teatro Alighieri di Ravenna. Venerdì 30 gennaio alle 20 e domenica 1 febbraio alle 15.30, torna in scena all’Alighieri il primo dei titoli con cui Verdi si misurò con l’ammiratissimo “papà” Shakespeare (su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei), inaugurando un dialogo che avrebbe segnato profondamente la sua carriera. In scena, Macbeth e Lady Macbeth sono rispettivamente Franco Vassallo e Marily Santoro; Roberto Scandiuzzi si cala nei panni di Banco, Erica Cortese interpreta la dama della Lady, Matteo Falcier e Francesco Pittari sono rispettivamente Macduff e Malcolm. Alin Anca si divide fra il medico, un domestico, il sicario e un araldo. Giuseppe Finzi dirige l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, mentre il Coro Lirico di Modena è preparato da Giovanni Farina. Le apparizioni sono Leonardo Cavezzali e Aldo Minguzzi, solisti del Coro di Voci bianche Ludus Vocalis e Scuola Novello preparati da Elisabetta Agostini, e in scena c’è anche la compagnia di danza Fattoria Vittadini. La regia di Fabio Ceresa può contare sulle scene di Tiziano Santi, i costumi di Giuseppe Palella e le coreografie di Mattia Agatiello. La coproduzione vede l’Alighieri accanto ai teatri di Pisa, Rimini, Genova, Modena, Livorno, Reggio Emilia e Ferrara.

Giovedì 29 gennaio, alle 18, il Salone Nobile di Palazzo Rasponi (Piazza Kennedy) accoglie il primo degli appuntamenti Prima dell’opera, il percorso di incontri a ingresso libero dedicati ai titoli in cartellone; in questo caso la riflessione è guidata da Carla Moreni, critico musicale del Sole24Ore e docente di Storia del teatro al Conservatorio di Milano.

«Verso di noi il proscenio, la realtà materiale dove si muovono personaggi. In fondo alla scena, la dimensione sottile dove esistono le cose che non sono ancora e quelle che non sono più – racconta Fabio Ceresa nelle note di regia – A collegare questi due piani, un percorso astratto composto da cornici concentriche: il varco tra i due universi che percorriamo alla nascita ed alla morte. Lungi dall’essere due mondi distinti, questi due spazi si compenetrano costantemente, perché quello che accade al di qua non è che un riflesso di ciò che si decide al di là. Non c’è morale, non c’è psicologia, ma solo una danza di forze che attraversano il buio e la luce. In contrasto con l’asciutta geometricità della scena, che è ridotta a pura struttura e linea, i costumi incarnano la dimensione sacra e vertiginosa del mito. Il mondo geometrico e rigoroso delle cornici quadrate trova così un controcanto di opulenza sacra, come se l’universo stesso, nel momento in cui si manifesta, non potesse che farlo con un’immagine di tragica bellezza».

La nuova Stagione ha offerto l’opportunità di rinnovare l’incontro fra spettacolo dal vivo e arti visive, nel segno della nuova generazione di artisti che si stanno formando nella nostra città. A caratterizzare i materiali promozionali sono l’Hermaphroditus (2011) del mosaicista Giuliano Babini e i ritratti fotografici di tre studentesse del Conservatorio G. Verdi – ovvero Clara Civenni, Alexsandra Pickard e Vera Della Scala – che hanno indossato i costumi realizzati da Alessandra Landini, Francesca Fantoni e Federica Sabbatani per il corso di Decorazione di Graziano Spinosi all’Accademia di Belle Arti, calandosi idealmente nei panni delle tre donne protagoniste dei titoli in cartellone: Lady Macbeth, Isabella e Carmen.

Il percorso Opera continuerà con i nuovi allestimenti de L’italiana in Algeri (13, 15 marzo) e di Carmen (24, 26 aprile). Mentre la regia di queste produzioni è firmata rispettivamente da Fabio Cherstich e Stefano Vizioli, in buca c’è sempre l’Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini, diretta da Alessandro Cadario in Rossini e Audrey Saint-Gil in Bizet.

Info e prevendite: Biglietteria Teatro Alighieri – tel. 0544 249244 – www.teatroalighieri.org 
Biglietti da 15 a 45 Euro Under 18: 5 Euro
Con l’app gratuita Lyri sottotitoli e trama del libretto sono disponibili in diretta su smartphone, in italiano e inglese

Ravenna vince un altro derby al Pala Costa. Torna alla vittoria anche Faenza

Nella 23ª giornata di Serie B Nazionale l’OraSì Ravenna conquista un’altra grande vittoria davanti al proprio pubblico superando la Virtus Imola con il punteggio di 88-69. Secondo derby consecutivo al PalaCosta e altra prova di forza per i giallorossi, che confermano l’ottimo momento di forma e conducono la partita per tutti i quaranta minuti.

Ravenna è ora nona in classifica nel girone B, in zona “play in”.

Tabellino
Primo quarto: 23-13; Secondo quarto: 25-16; Terzo quarto: 17-19; Quarto quarto: 23-21. FINALE: 88-69
OraSì Basket Ravenna
Naoni 16, Feliciangeli 7, Morena 4, Ghigo 8, Paolin 2, Jakstas 17, Paiano 2, Dron 13, Cena 19, Catenelli 0, Saviotti 0, Brigato (n.e).
Virtus Imola
Ricci 2, Stankevicius 16, Mazzoni 4, Errede 0, Tambwe 9, Melchiorri 13, Metsla 2, Giorgi 15, Sanviti 0, Pollini 8, Cosma (n.e), Santandrea (n.e).

TORNA ALLA VITTORIA ANCHE FAENZA

Finisce con la tripla di Santiangeli che infiamma il PalaCattani e regala alla Tema Sinergie la prima vittoria del 2026. Un successo fortemente voluto e arrivato con una prestazione del collettivo, come dimostrano i cinque uomini andati in doppia cifra. La gara dei Raggisolaris si può dividere in due parti: il primo quarto, dove una manovra troppo contratta porta a segnare soltanto 12 punti, e i restanti trenta minuti, dove i giocatori giocano in maniera più ‘spensierata’ la loro pallacanestro, costruendo ottime azioni e difendendo con aggressività.

Faenza ora è ottava in classifica nel girone B, in corsa per i playoff.

Tabellino
Tema Sinergie Faenza 82 Solbat Piombino 74 (12-21; 37-38; 65-54)
TEMA SINERGIE FAENZA: Camparevic ne, Bianchi ne, Rinaldin 9, Mbacke 3, Vettori 12, Van Ounsem 16, Romano 11, Longo, Fragonara 13, Aromando ne, Santiangeli 14, Fumagalli 4. All.: Pansa
SOLBAT PIOMBINO: Buffo ne, Forti 2, Carnevale 9, Menconi 2, Ammannato 9, Giunta 6, Pipitone ne, Fabiani 8, Raivio 17, Ferraresi 13, Campori 8. All.: Bianchi Arbitri: Mammola – De Rico – Colussi Note. Tiri da 2: Faenza: 13/35, Piombino: 22/42; Tiri da 3: Faenza: 10/26, Piombino: 7/22; Tiri liberi: Faenza: 26/29, Piombino: 9/11; Rimbalzi totali: Faenza: 37, Piombino: 36
Uscito per falli: Fabiani.

 

Il giudice: «La riforma Nordio indebolisce l’autonomia dei magistrati»

«In questa riforma della giustizia vedo il rischio di una maggiore ingerenza delle maggioranze di governo sulla magistratura. Il timore di sanzioni disciplinari potrebbe portare un magistrato a fare un passo indietro di fronte a un procedimento che investa interessi intoccabili, magari presidiati da forze politiche un po’ belligeranti». Sono le parole di Paolo Gilotta, giudice civile ordinario in tribunale a Ravenna, per spiegare la sua adesione al comitato per il No al prossimo referendum costituzionale.

Nato in Sicilia, dal 2018 Gilotta è al tribunale di Ravenna (di cui il padre Bruno è stato presidente dal 2008 al 2017) e da un anno componente della struttura regionale dell’Associazione nazionale magistrati (Anm).

«Non temo una svolta autoritaria immediata– ci tiene a precisare il giudice –, però credo che l’effetto complessivo sia un indebolimento dello strumento di tutela dell’indipendenza della magistratura. Al cittadino sembrerà che non cambi nulla perché avrà sempre di fronte un pm e un giudice, ma nelle vicende più delicate il denunciante o la parte potrebbe trovarsi un magistrato meno sicuro di portare avanti l’indagine o pronunciare una certa sentenza. Mi auguro non sia così per la fiducia che ho nei colleghi».

I timori di Gilotta sono legati alla composizione dei nuovi Csm previsti dalla riforma proposta dal ministro Carlo Nordio. In particolare, per la figura dei membri laici che saranno sorteggiati da un elenco di figure professionali competenti composto dal Parlamento: «Saranno un terzo del totale, ma rischiamo che si tratti di una componente minoritaria con la spilletta del partito sulla giacca, molto attrezzata, investita di mandati specifici e con un compito di indirizzo. La parte maggioritaria dei togati, invece, verrà sorteggiata dai novemila magistrati in servizio in Italia e, per quanto professionalmente capace, sarà senz’altro disunita e caotica».

Di fatto la categoria non avrà diritto di voto nella scelta dei membri del proprio organo di vertice: «Non accade per nessun altro ordine in Italia. Mi pare una soluzione eccessiva, talmente eccessiva da farmi sospettare che non sia stata pensata per eliminare le correnti dall’organo di governo autonomo ma, appunto, per indebolirlo».

La situazione attuale, che arriva dal criterio scelto dai padri costituenti, prevede la composizione per elezione, lo scenario post riforma sarebbe il sorteggio completo: «Forse c’era margine per una via di mezzo. Magari lasciare alla magistratura la possibilità di eleggere i componenti di un elenco più ristretto da cui poi estrarre i nomi effettivi. Credo sarebbe stato un punto di compromesso sicuramente più accettabile».

Però Gilotta non indossa i panni del difensore della categoria a tutti i costi: «Ho un orientamento molto critico nei confronti del modo in cui la magistratura ha governato se stessa nel recente passato. Con lo scandalo Palamara credo si sia toccato il punto più basso. Ma al tempo stesso considero un valore il pluralismo giudiziario espresso dai gruppi associativi e inquietanti alcuni tentativi di vera e propria intimidazione o ritorsione, taluni pervenuti dall’interno del Csm, contro singoli magistrati o interi tribunali all’indomani di decisioni sgradite. Penso alla conferma degli arresti domiciliari a Giovanni Toti da parte del tribunale del Riesame di Genova, quando si disse che i giudici avevano usato un linguaggio troppo duro; penso al caso Artem Uss; penso al recente caso Lo Voi. Persino nella vicenda della famiglia del bosco si è invocato del tutto impropriamente l’intervento disciplinare».

I sostenitori del Sì al referendum citano, tra i pregi della riforma, la divisione delle carriere tra giudici e pm. «Si dice che finora è stato come se l’arbitro e i giocatori di una squadra abbiano condiviso lo spogliatoio – riflette Gilotta –. Ma nessuno sottolinea che i giocatori dell’altra squadra, gli avvocati, hanno il privilegio di giocare la partita e poi andare a fare le regole del gioco in Parlamento; non solo: possono e potranno pure continuare a sedere tanto nello spogliatoio dei giudici, quanto in quello dei pm. Nulla contro gli avvocati, ne faccio una questione di coerenza logica e sistematica: perché il rischio di contaminazione dell’attività giudiziaria per ragioni di carriera deve riguardare solo il rapporto giudice-pm e non anche quello giudice-avvocato?».

Un’ulteriore considerazione sul tema della terzietà: «Se si trattasse davvero di un problema ordinamentale perché si dice che non può esservi terzietà finché il giudice appartiene alla stessa struttura professionale di una delle parti, dovremmo dichiarare l’incostituzionalità della giurisdizione onoraria e probabilmente pure di tutte le figure ausiliarie di giustizia incarnate da avvocati come il delegato alle vendite».

A chi teme eccessiva vicinanza tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti, Gilotta replica così: «La carriera di un magistrato non si decide tra colleghi dello stesso tribunale. I rapporti di vicinanza o amicali non dipendono, del resto, dalle carriere o dalle correnti, ma dal fatto che un pugno di professionisti condivide per 10 anni le stesse aule, mentre assiste all’avvicendarsi di centinaia di avvocati diversi. Con alcuni dei quali, peraltro, stringe i medesimi rapporti di vicinanza o amicizia. E in ogni caso la soluzione, se il problema esiste, non credo che debba rintracciarsi nell’abbassare il pm al livello dell’avvocato, quanto nell’elevare quest’ultimo verso la magistratura. Tutti a invocare l’Inghilterra quale modello ispiratore del giusto processo, ma nessuno che citi mai la figura del barrister». Il riferimento è all’avvocato specializzato nella rappresentanza legale in giudizio, specialmente nelle corti superiori, che lavora spesso in modo autonomo e fornisce consulenza legale specialistica, distinguendosi dal solicitor che ha un contatto diretto con il cliente e si occupa degli aspetti stragiudiziali.

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