mercoledì
27 Maggio 2026

Il giudice: «La riforma Nordio indebolisce l’autonomia dei magistrati»

«In questa riforma della giustizia vedo il rischio di una maggiore ingerenza delle maggioranze di governo sulla magistratura. Il timore di sanzioni disciplinari potrebbe portare un magistrato a fare un passo indietro di fronte a un procedimento che investa interessi intoccabili, magari presidiati da forze politiche un po’ belligeranti». Sono le parole di Paolo Gilotta, giudice civile ordinario in tribunale a Ravenna, per spiegare la sua adesione al comitato per il No al prossimo referendum costituzionale.

Nato in Sicilia, dal 2018 Gilotta è al tribunale di Ravenna (di cui il padre Bruno è stato presidente dal 2008 al 2017) e da un anno componente della struttura regionale dell’Associazione nazionale magistrati (Anm).

«Non temo una svolta autoritaria immediata– ci tiene a precisare il giudice –, però credo che l’effetto complessivo sia un indebolimento dello strumento di tutela dell’indipendenza della magistratura. Al cittadino sembrerà che non cambi nulla perché avrà sempre di fronte un pm e un giudice, ma nelle vicende più delicate il denunciante o la parte potrebbe trovarsi un magistrato meno sicuro di portare avanti l’indagine o pronunciare una certa sentenza. Mi auguro non sia così per la fiducia che ho nei colleghi».

I timori di Gilotta sono legati alla composizione dei nuovi Csm previsti dalla riforma proposta dal ministro Carlo Nordio. In particolare, per la figura dei membri laici che saranno sorteggiati da un elenco di figure professionali competenti composto dal Parlamento: «Saranno un terzo del totale, ma rischiamo che si tratti di una componente minoritaria con la spilletta del partito sulla giacca, molto attrezzata, investita di mandati specifici e con un compito di indirizzo. La parte maggioritaria dei togati, invece, verrà sorteggiata dai novemila magistrati in servizio in Italia e, per quanto professionalmente capace, sarà senz’altro disunita e caotica».

Di fatto la categoria non avrà diritto di voto nella scelta dei membri del proprio organo di vertice: «Non accade per nessun altro ordine in Italia. Mi pare una soluzione eccessiva, talmente eccessiva da farmi sospettare che non sia stata pensata per eliminare le correnti dall’organo di governo autonomo ma, appunto, per indebolirlo».

La situazione attuale, che arriva dal criterio scelto dai padri costituenti, prevede la composizione per elezione, lo scenario post riforma sarebbe il sorteggio completo: «Forse c’era margine per una via di mezzo. Magari lasciare alla magistratura la possibilità di eleggere i componenti di un elenco più ristretto da cui poi estrarre i nomi effettivi. Credo sarebbe stato un punto di compromesso sicuramente più accettabile».

Però Gilotta non indossa i panni del difensore della categoria a tutti i costi: «Ho un orientamento molto critico nei confronti del modo in cui la magistratura ha governato se stessa nel recente passato. Con lo scandalo Palamara credo si sia toccato il punto più basso. Ma al tempo stesso considero un valore il pluralismo giudiziario espresso dai gruppi associativi e inquietanti alcuni tentativi di vera e propria intimidazione o ritorsione, taluni pervenuti dall’interno del Csm, contro singoli magistrati o interi tribunali all’indomani di decisioni sgradite. Penso alla conferma degli arresti domiciliari a Giovanni Toti da parte del tribunale del Riesame di Genova, quando si disse che i giudici avevano usato un linguaggio troppo duro; penso al caso Artem Uss; penso al recente caso Lo Voi. Persino nella vicenda della famiglia del bosco si è invocato del tutto impropriamente l’intervento disciplinare».

I sostenitori del Sì al referendum citano, tra i pregi della riforma, la divisione delle carriere tra giudici e pm. «Si dice che finora è stato come se l’arbitro e i giocatori di una squadra abbiano condiviso lo spogliatoio – riflette Gilotta –. Ma nessuno sottolinea che i giocatori dell’altra squadra, gli avvocati, hanno il privilegio di giocare la partita e poi andare a fare le regole del gioco in Parlamento; non solo: possono e potranno pure continuare a sedere tanto nello spogliatoio dei giudici, quanto in quello dei pm. Nulla contro gli avvocati, ne faccio una questione di coerenza logica e sistematica: perché il rischio di contaminazione dell’attività giudiziaria per ragioni di carriera deve riguardare solo il rapporto giudice-pm e non anche quello giudice-avvocato?».

Un’ulteriore considerazione sul tema della terzietà: «Se si trattasse davvero di un problema ordinamentale perché si dice che non può esservi terzietà finché il giudice appartiene alla stessa struttura professionale di una delle parti, dovremmo dichiarare l’incostituzionalità della giurisdizione onoraria e probabilmente pure di tutte le figure ausiliarie di giustizia incarnate da avvocati come il delegato alle vendite».

A chi teme eccessiva vicinanza tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti, Gilotta replica così: «La carriera di un magistrato non si decide tra colleghi dello stesso tribunale. I rapporti di vicinanza o amicali non dipendono, del resto, dalle carriere o dalle correnti, ma dal fatto che un pugno di professionisti condivide per 10 anni le stesse aule, mentre assiste all’avvicendarsi di centinaia di avvocati diversi. Con alcuni dei quali, peraltro, stringe i medesimi rapporti di vicinanza o amicizia. E in ogni caso la soluzione, se il problema esiste, non credo che debba rintracciarsi nell’abbassare il pm al livello dell’avvocato, quanto nell’elevare quest’ultimo verso la magistratura. Tutti a invocare l’Inghilterra quale modello ispiratore del giusto processo, ma nessuno che citi mai la figura del barrister». Il riferimento è all’avvocato specializzato nella rappresentanza legale in giudizio, specialmente nelle corti superiori, che lavora spesso in modo autonomo e fornisce consulenza legale specialistica, distinguendosi dal solicitor che ha un contatto diretto con il cliente e si occupa degli aspetti stragiudiziali.

Aveva bevuto alcolici, ma era consenziente: non fu violenza sessuale

Dopo aver bevuto molto in un locale con amici, una 18enne aveva avuto un rapporto sessuale con un ragazzo con cui aveva passato la serata mentre un amico del primo li filmava con il telefonino. La giustizia ha stabilito che non fu violenza sessuale di gruppo perché la giovane, anche se aveva bevuto, era consenziente. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’accusa contro l’assoluzione e la sentenza sul caso avvenuto a Ravenna nel 2017 è diventata definitiva pochi giorni fa perché non costituisce reato, come riportato dal quotidiano Il Resto del Carlino.

L’assoluzione era arrivata già in primo grado e la corte d’appello di Bologna aveva confermato. A suo tempo sulla base dei video girati in quei momenti e dei ricordi della ragazza, due differenti giudici avevano deciso per la custodia cautelare in carcere dei sospettati, misure poi annullate dal tribunale della Libertà.

I due imputati, oggi di 36 e 35 anni, entrambi di origine straniera, un ex calciatore del Ravenna e un commerciante di auto usate, dovevano rispondere di violenza sessuale di gruppo e per induzione con abuso delle condizioni della ragazza, all’epoca 18enne, la quale aveva bevuto vino e superalcolici.

Secondo l’accusa, la ragazza era stata stuprata e filmata in un appartamento di Ravenna nel quale nell’ottobre 2017 era stata accompagnata a spalla dopo una serata in un locale durante la quale aveva bevuto molto.

Alla Classense una mostra dedicata a Wolfango, il pittore bolognese di Pinocchio

Nel bicentenario della nascita di Carlo Collodi, creatore di Pinocchio, la biblioteca Classense di Ravenna ospita una mostra dedicata al pittore Wolfango Peretti Poggi (1926–2017), per valorizzare il bolognese nel suo ruolo di illustratore del celebre burattino di legno, personaggio al quale Wolfango era appassionato dalla più tenera infanzia.

Venerdì 30 gennaio alle 17.30, alla Manica Lunga della Biblioteca Classense, inaugura “Il Pinocchio di Wolfango”, a cura di Sebastiana Nobili e Alighiera Peretti Poggi. L’esposizione è aperta fino al 4 aprile (da martedì a venerdì 15-18.30, sabato 10-13 e 15-18.30, ingresso libero) e si inserisce nella ricca rassegna di eventi intitolata “Wolfango 100-100 Wolfango”, che si sviluppa lungo l’intero arco del 2026, centenario della nascita del pittore, in varie città dell’Emilia-Romagna.

L’artista dà vita a un Pinocchio dalla presenza fisica intensa e irrequieta, costruito attraverso cromie accese, contrasti luminosi e deformazioni cariche di tensione, capaci di trasformare ogni immagine in una vera e propria scena di teatro interiore.

In mostra saranno presenti alcune tavole originali realizzate da Wolfango tra il 1961 e il 1980 e che confluirono in una prestigiosa edizione fuori commercio Le avventure di Pinocchio (Banca Popolare dell’Etruria, 1980). Per firmare le illustrazioni il Maestro scelse lo pseudonimo di Golpe; le opere esposte sono accompagnate da disegni preparatori e bozzetti che ne documentano il processo creativo.

Il percorso espositivo permette inoltre di scoprire un Pinocchio del tutto originale, definito dallo stesso Wolfango “il Pinocchio che la sa lunga” che si interfaccia con personaggi della letteratura, della mitologia e del fumetto. Queste creazioni, eseguite su carta da macellaio tra il 2014 e il 2016 sono siglate dall’autore “post ictum”, poiché realizzate dopo un ictus che colpì il Maestro, nel 2014, a 88 anni, senza intaccarne le facoltà intellettuali e artistiche. Si tratta di opere inedite, che costituiscono l’ultimo lavoro del pittore e che escono per la prima volta dalla casa-studio di Bologna, riconosciuta tra le Case e Studi delle Persone Illustri della Regione Emilia-Romagna.

La mostra beneficia del patrocinio della Regione e della Fondazione nazionale Carlo Collodi ed è realizzata in collaborazione con il dipartimento di Beni Culturali dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e con la sponsorizzazione del Gruppo Coswell.

Gattile: 1.287 mici accolti nel 2025 e 422 adozioni. Enpa promuove la sterilizzazione

Nel 2025 l’infermeria felina di Bizzuno ha accolto 1.287 gatti: si registrano 141 gatti abbandonati in meno sul territorio e nelle colonie rispetto al 2024. È aumentato il numero degli interventi di sterilizzazione, che ha raggiunto quota 781. Sono i numeri del gattile gestite dall’Enpa.

I 1.287 gatti entrati hanno totalizzato 7.575 giorni di ricovero. Sono stati 28 i gatti accolti a seguito di incidenti stradali: nella quasi totalità dei casi si trattava di animali non sterilizzati e privi di proprietario. Enpa ricorda che i gatti non castrati sono più inclini a vagare e quindi maggiormente esposti al rischio di investimento.

Tra le uscite si segnalano 422 adozioni, un risultato significativo reso possibile in gran parte dal lavoro instancabile delle balie, che con enormi sacrifici si sostituiscono alle madri, allattando i piccoli ogni due o tre ore. L’obiettivo di Enpa è promuovere adozioni consapevoli, per prevenire abbandoni futuri spesso legati a aspettative errate o a una scarsa informazione iniziale: «Adottare un gatto – sottolinea una nota dell’associaizone animalista – significa assumersi una responsabilità a lungo termine: un gatto può vivere 15–20 anni e necessita di sterilizzazione, cure veterinarie e attenzioni costanti».

Sono stati infine 23 i gatti restituiti ai proprietari. «Rimane purtroppo ancora poco diffusa l’abitudine di applicare il microchip, strumento fondamentale che consentirebbe una rapida identificazione del proprietario e un più veloce ricongiungimento».

Marianna Gianstefani, presidente dell’Enpa di Lugo, commenta il bilancio dell’attività 2025: «Questi numeri possono rappresentare, dopo anni, un primo segnale di inversione di tendenza, frutto dell’importanza fondamentale della sterilizzazione. Meno nascite significano meno sofferenza e, soprattutto, meno abbandoni sul territorio. Risultati di questo tipo sono possibili solo grazie all’impegno quotidiano dei volontari, che catturano gatti randagi per sterilizzarli, prevenendo gravi problemi sociali legati al sovrannumero della popolazione felina. Tutto questo lavoro è possibile solo grazie ai volontari, persone che amano i gatti e che ogni giorno si dedicano a salvataggi, catture, cure, adozioni e a tutte le attività indispensabili per la tutela degli animali. È una vita fatta di sacrifici, ma ciò che restituisce a livello umano è semplicemente impagabile».

L’Enpa ribadisce con forza l’importanza della sterilizzazione non solo come strumento di controllo delle nascite, ma anche come fondamentale misura di prevenzione sanitaria: riduce nelle femmine il rischio di tumori mammari e previene la piometra, infezione uterina potenzialmente letale; nei maschi diminuisce l’incidenza di patologie legate a prostata e testicoli e riduce la diffusione di malattie trasmissibili come Fiv e Felv, spesso contratte durante lotte o accoppiamenti. Non meno rilevanti sono gli effetti comportamentali: meno fughe (e quindi meno incidenti stradali), minore aggressività e riduzione delle marcature urinarie.

Nel corso dell’ultimo non sono mancate scene inaccettabili: «Cuccioli abbandonati e lasciati agonizzare all’interno di scatoloni, gettati lungo le strade o nei cassonetti delle campagne di Massa Lombarda e Conselice. Episodi che testimoniano una grave mancanza di rispetto e di responsabilità, oltre a configurare reati puniti dalla legge».

Con l’entrata in vigore della legge 82/2025 lo scorso luglio, gli animali sono riconosciuti come esseri senzienti: «Un passaggio storico e fondamentale: pone le basi per un sistema di tutela più giusto, moderno e rispettoso della loro dignità e del loro diritto alla vita. Un cambiamento culturale e giuridico che tutti noi, cittadini e amanti degli animali, abbiamo il dovere di conoscere, sostenere e difendere con convinzione».

Centrosinistra verso il voto a Cervia, Avs chiede discontinuità di persone e di idee

«La proposta di centrosinistra alle prossime elezioni di Cervia dovrà mettere in campo discontinuità di uomini e donne, di idee e di progetti, alla luce delle reali priorità e necessità del Comune». Lo afferma Alleanza Verdi Sinistra in una nota che commenta le recenti vicende cervesi con lo scioglimento di consiglio comunale e giunta per le dimissioni in blocco di consiglieri e assessori della maggioranza dopo il ritiro delle dimissioni del sindaco Mattia Missiroli presentate a inizio gennaio per l’indagine a suo carico per maltrattamenti alla moglie da cui si sta separando.

Avs era nella coalizione che ha vinto le elezioni nel 2024 (ottenne il 3,6 percento che non fu sufficiente a eleggere un consigliere). «È già iniziata la campagna elettorale – si legge nella nota di Avs –. La destra potrà presentarsi con diverse frecce al proprio arco. Pertanto per non consegnare la città alla destra meloniana e salviniana, che già a livello nazionale ha dimostrato la propria indisponibilità a politiche di salvaguardia dell’ambiente e del territorio e di tutela dei lavoratori e dei ceti meno abbienti, è necessario che la coalizione di centrosinistra che cominci da subito al proprio interno un dibattito trasparente e chiarificatore che liberi il campo da equivoci oppportunismi e strumentalizzazioni».

Secondo Avs questo dibattito deve iniziare quanto prima (il voto sarà in primavera, la data non c’è ancora) per permettere una campagna elettorale efficace e coesa: «È necessario che il Pd partito di maggioranza abbandoni ogni atteggiamento di autoreferenzialita. Come Avs siamo aperti e disponibili a definire ruoli e prospettive politiche con lealtà e chiarezza».

Le pagelle del Ravenna che ha battuto il Guidonia: Solini-Esposito, molto più che difensori

Le pagelle del Ravenna che ha battuto il Guidonia (qui cronaca e tabellino).

ANACOURA 6,5: difficile giudicare la sua prova: poco impegnato fino a quando non regala una palla gol a Starita con una goffa uscita. In un’altra sortita fuori dai pali fa venire i brividi ai tifosi anche nella ripresa, prima però di diventare protagonista con una deviazione sotto la traversa su colpo di testa ravvicinato e un mezzo miracolo nell’azione del gol poi subìto.

SCARINGI 6: il gol del Guidonia arriva nella sua zona ma non ha particolari colpe, da ricercare più nel collettivo (impensabile lasciare liberi tre uomini in area in quel momento). Per il resto fa il suo compito senza troppi patemi.

ESPOSITO 7: come spesso è capitato quest’anno, il migliore in campo per talento, personalità e visione di gioco, non solo per la fase difensiva. Decisivo anche sul gol vittoria del 2-1, colpendo lui la palla di testa sul corner, poi salvata (momentaneamente) sulla linea.

SOLINI 7: un gol da 3 punti e un altro colpo di testa ben parato dal portiere avversario. Non male per un difensore, che deve recriminare solo per un paio di piccole sbavature.

CORSINELLI 6,5: sbaglia sul più bello il cross o il tiro – beccato ingenerosamente dalla tribuna – ma è anche forse il più pericoloso dei suoi con le sue incursioni. Intraprendente (41′ st Da Pozzo sv).

TENKORANG 6,5: il gol che sblocca la partita (di sinistro, non così facile come può sembrare), una bella punizione dal limite guadagnata. Poco altro da segnalare.

ROSSETTI 6,5: non era stata una delle sue migliori partite, anzi, ma ha il merito di avventarsi per ben due volte sul pallone attorno al minuto 100; prima guadagnando l’angolo da cui scaturirà il gol decisivo e poi intercettando di testa prima della stoccata decisiva di Solini.

DI MARCO 6: ci prova, piuttosto reattivo e dinamico nel primo tempo, ma poco concreto (17′ st FALBO 6,5: qualche apprensione in fase difensiva. Però: colpisce un palo, mette davanti al portiere Luciani con un bel lancio e calcia il corner decisivo del 100′ minuto).

RRAPAJ 6: grande, solita, generosità. Fa partire l’azione del primo gol, ma potrebbe essere più incisivo nella metà campo avversaria.

FISCHNALLER 5,5: la qualità del nuovo arrivato si vede tutta a colpo d’occhio, in quei pochi palloni che ha potuto giocare. Troppo pochi, però. Anche se la colpa sembra più della squadra che sua… Ci sarà tempo (30′ st Spini sv).

ITALENG 6: serve fortunosamente un assist involontario sul gol di Tenkorang, sicuramente fa sentire la sua fisicità davanti. Non sempre pulito. Migliorerà (41′ st Luciani sv).

Il Pd e la “sfiducia” a Missiroli: «Gli siamo vicini, ma abbiamo fatto una scelta nell’interesse di Cervia»

«Pur comprendendo, sul piano umano, la volontà di Mattia Missiroli di ribadire la propria estraneità ai fatti che gli sono contestati, ed essendogli vicini in una fase personale così complessa, la conclusione anticipata della legislatura è stata il risultato di una valutazione politica ponderata, orientata esclusivamente alla salvaguardia dell’interesse generale della città di Cervia».

Sono le parole di Nicola Dalmonte e Roberto Fabbrica, rispettivamente segretario provinciale del Pd e segretario comunale di Cervia.

«La decisione dei consiglieri comunali di Cervia – continua la nota – è stata difficile e sofferta, maturata in modo collegiale e nel pieno rispetto delle istituzioni. Una scelta che il Partito Democratico ha condiviso, riconoscendo il senso di responsabilità con cui è stata assunta, mettendo al centro la tutela dei cittadini. Si è trattato di un passaggio delicato volto a garantire chiarezza e stabilità istituzionale, assicurando il corretto svolgimento dell’azione amministrativa».

Il Ravenna torna alla vittoria con un (altro) gol oltre il 100esimo minuto

RAVENNA-GUIDONIA 2-1
RAVENNA (3-5-2): Anacoura; Scaringi, Esposito, Solini; Corsinelli (41′ st Da Pozzo), Tenkorang, Rossetti, Di Marco (17′ st Falbo), Rrapaj (41′ st Mandorlini); Fischnaller (30′ st Spini), Italeng (41′ st Luciani). A disp.: Stagni, Borra, Mandorlini, Okaka, Viola, Luciani, Spini, Calandrini, Bianconi, Castellacci, Zakaria, Da Pozzo. All.: Marchionni.
GUIDONIA (3-5-2): Avella; Cristini, Frascatore, Esempio; Errico (34′ st Zappella), Tascone, Russo (7′ st Santoro, dal 34′ st Sannipoli), Tessiore, Viteritti (26′ st Mastrantonio); Starita, Spavone (7′ st Zuppel). A disp.: Stellato, Toma, Marchioro, Mule, Bafaro, Vitturin. All.: Ginestra.
ARBITRO: Esposito da Napoli (assistenti Cassano e Munitello).
RETI: 46′ pt Tenkorang, 51′ st Sannipoli, 56′ st Solini.
AMMONITI: Russo, Rossetti, Zuppel, Frascatore, Solini.
TIRI (IN PORTA): 10 (5) – 7 (4)
ANGOLI: 6-1.
SPETTATORI: 3.355 (di cui 2.753 abbonati, 17 ospiti), incasso 23.876 euro.

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A quasi un mese e mezzo dall’ultima volta, il Ravenna torna a vincere. E lo fa di nuovo all’ultimo respiro, quando il cronometro ha superato il minuto numero 100, pochi secondi dopo aver incassato il gol del momentaneo pareggio dal Guidonia. Finisce 2-1 questa volta non grazie a Okaka (come con il Pontedera) ma al gol decisivo del difensore Solini sugli sviluppi di un calcio d’angolo. I problemi del Ravenna, però, non sembrano essere risolti.

La prima svolta della partita arriva al termine di un brutto primo tempo, con il primo tiro nello specchio dei giallorossi: Tenkorang si ritrova in pieno recupero davanti al portiere grazie a un rimpallo e con un bel sinistro in diagonale torna al gol (il numero 7 in campionato), quattro mesi dopo l’ultima volta.

Per riprendere la corsa del girone d’andata (dopo la terribile serie di tre sconfitte e un pareggio tra fine 2025 e inizio 2026), Marchionni si affida al suo collaudato (ma sempre più prevedibile) 3-5-2, schierando davanti l’inedita coppia d’attacco arrivata dal mercato (Fischnaller-Italeng) e lasciando in panchina la fantasia di Spini (entrato solo l’ultimo quarto d’ora) e soprattutto Viola, rimasto desolatamente in panchina per tutta la partita. Il primo tempo, sinceramente non premia le scelte del mister, ma il gol nel finale di Tenkorang permette ai giallorossi di giocare una ripresa più nelle proprie corde, trovando spazi in ripartenza.

La partita però il Ravenna non riesce a chiuderla (nonostante quattro occasioni: palo di Falbo e tiro sul portiere in uscita di Luciani, oltre a due colpi di testa su angolo di Solini ed Esposito) e in pieno recupero la pareggia il Guidonia, fino a quel momento poco pericoloso. Tempo di rimettere la palla al centro e per i giallorossi arriva l’angolo della disperazione, decisivo, con Solini che trova il guizzo vincente.

Per il bel gioco, meglio ripassare. Ma è comunque una ripartenza…

Lamone, la segnalazione: «Tronchi e detriti accumulati alla chiusa di Errano da un mese»

Tronchi, legna e detriti sono accumulati da un mese alla chiusa del fiume Lamone a Errano, nel territorio di Faenza. È la segnalazione di Roberta Conti, capogruppo della Lega in consiglio comunale a Faenza, sulla base di una foto scattata ieri, 23 gennaio.

«Da 29 giorni la chiusa si trova ancora in queste condizioni senza che sia stato effettuato alcun intervento risolutivo – lamenta Conti –. Dopo le alluvioni che hanno devastato Faenza e dopo un’alluvione scongiurata solo per fortuna la vigilia di Natale, questa non è più un semplice ritardo: è irresponsabilità politica».

La leghista non risparmia accuse all’amministrazione comunale: «Non siamo davanti a un imprevisto, ma all’ennesima dimostrazione di un’amministrazione che non ha imparato nulla da ciò che è successo negli ultimi anni. Le immagini parlano da sole: materiali lasciati lì per settimane e un rischio evidente per il territorio».

Arrestato 67enne: aveva un chilo di marijuana e l’attrezzatura per coltivarla e confezionarla

Un 67enne italiano residente a Alfonsine è stato arrestato dai carabinieri perché trovato in possesso di circa un chilo di droga.

Secondo le informazioni raccolte dai militari, l’uomo era coinvolto in attività di produzione e coltivazione di stupefacenti per lo spaccio nella propria abitazione.

Grazie al supporto dei carabinieri cinofili di Bologna e Padova, il nucleo operativo radiomobile della compagnia di Ravenna il 22 gennaio ha perquisito un casolare dell’uomo è ha trovato un chilo di sostanza già confezionata e gli strumenti per confezionarla. A quel punto le operazioni di perquisizione a carico dell’uomo sono state estese anche alle pertinenze dell’abitazione, il garage, sempre in uso al medesimo, all’interno del quale veniva ritrovato tutto il necessario per la produzione e coltivazione della marijuana.

In totale l’operazione ha portato al sequestro di due involucri di marijuana sottovuoto, una macchina per il sottovuoto e sacchetti per il confezionamento, centrifughe manuali per la spremitura di olio di marijuana di diverso diametro, numerose seminiere in polistirolo per l’avvio di piccole piantine, riflettori per illuminazione da interno e un termometro/igrometro con relativa sonda.

Il giudice ha convalidato l’arresto e sottoposto il soggetto agli arresti domiciliari, in attesa dell’udienza.

In arrivo piogge deboli, ma il terreno è saturo: allerta meteo gialla per Ravenna

Allerta meteo gialla della protezione civile per il territorio del comune di Ravenna per criticità idraulica, dalla mezzanotte di oggi, sabato 24 gennaio, alla mezzanotte di domani, domenica 25.

Per la giornata di domenica 25 gennaio non sono previsti fenomeni meteo significativi, tuttavia in considerazione dello stato di saturazione del terreno e delle piogge previste nelle prime ore del giorno, si prevedono innalzamenti dei livelli idrometrici, con temporanei superamenti della soglia 1.

Si raccomanda di mettere in atto le opportune misure di autoprotezione, fra le quali, in questo caso: prestare particolare attenzione allo stato dei corsi d’acqua ed evitare di accedere ai capanni presenti lungo gli stessi (se si allaga la golena il capanno deve essere evacuato); prestare attenzione alle strade eventualmente allagate, non accedere ai sottopassi nel caso li si trovi allagati.

Il centrodestra di Cervia: «Pd non trasparente, scarica il sindaco per rifarsi una verginità»

Dalle forze politiche di centrodestra a Cervia partono accuse verso il Pd di scarsa trasparenza per la condotta tenuta nel caso dell’ormai ex sindaco Mattia Missiroli. Forza Italia, Fratelli d’Italia e la lista civica Cambia con me criticano l’arroganza dei Dem che hanno voluto trattare la vicenda come se fosse un fatto interno alla sola maggioranza e non qualcosa che coinvolgeva l’intera città. «Correnti interne e giochi di potere, che governano da anni la città, ma che con questa penosa vicenda sono finalmente emersi anche agli occhi di chi fino ad oggi non voleva vederli».

Come noto, la giornata di ieri, 23 gennaio, ha riservato due colpi di scena. In tarda mattinata il sindaco ha annunciato il ritiro delle dimissioni presentate il 5 gennaio dopo la notizia dell’indagine a suo carico per presunti maltrattamenti e lesioni alla moglie. Nel tardo pomeriggio le dimissioni in blocco dei consiglieri comunali di maggioranza che hanno causato la decadenza della giunta e il ritorno alle urne in primavera (nel frattempo il prefetto nominerà un commissario per l’ordinaria amministrazione).

«Il Pd ha trascinato consapevolmente per oltre un mese la situazione – si legge nella nota congiunta di Fratelli d’Italia e l’ex candidato sindaco Massimo Mazzolani –, con silenzi, omissioni e condotte contraddittorie, salvo poi esibirsi ieri pomeriggio in un’azione di forza che mal si concilia con tutto quanto accaduto in precedenza».

Alcuni dettagli a sostegno di questa posizione: «Missiroli è stato imposto dal Pd anche agli alleati nel 2024, sostenuto e magnificato per un anno e mezzo; la giunta ha continuato a deliberare sino al 20 gennaio 2026. Il Pd ha continuato a gestire la città come se fosse una sua proprietà, mettendo i cittadini di fronte al fatto compiuto ed evitando accuratamente di fornire spiegazioni chiare».

Fdi critica il Pd anche per una conseguenza delle dimissioni in blocco: «Così ha negato alla città un momento di confronto istituzionale nell’aula, evitando di presentare una mozione di sfiducia e impedendo così al sindaco di spiegare la propria posizione nella sede deputata e alle forze politiche in consiglio comunale di confrontarsi nell’interesse dell’intera comunità».

I meloniani giudicano strumentale la mossa di scaricare Missiroli: «Diventa un capro espiatorio che risponde e risponderà per tutti, quasi a voler far intendere che fino a ieri il Pd fosse costretto a seguire il sindaco e che non avesse voce in capitolo. Ma, sia chiaro, la pugnalata alla schiena al Sindaco, attuata dai suoi stessi compagni di partito, non è finalizzata alla trasparenza, è finalizzata a cercare di ricostruire una verginità politica, come altre volte è già accaduto».

Forza Italia dice di aver mostrato alla città di che cosa è realmente capace il Pd: «Non c’era modo migliore nelle ultime ore che lasciarlo operare indisturbato. Gli esiti non hanno tradito le aspettative. Il partito egemone non è stato capace di mantenere la lucidità necessaria per farsi tutore di un bene primario: la trasparenza verso i cittadini».

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