mercoledì
27 Maggio 2026

Giorgio Ricci Maccarini nuovo presidente territoriale per la Cia in Bassa Romagna

Giorgio Ricci Maccarini è il nuovo presidente territoriale della zona Bassa Romagna di Confedereazione italiania agricoltori (Cia) della Romagna. Il 22 gennaio, a Lugo, si è svolta l’assemblea territoriale che ha eletto Ricci Maccarini, già membro del consiglio territoriale e componente del direttivo uscente di Cia Romagna, con un’esperienza negli organi di rappresentanza della Confederazione iniziata nell’Associazione dei Giovani Agricoltori di Cia (Agia). La sua azienda, con terreni fra Barbiano e Voltana, è frutticola e vitivinicola.

«Il lavoro da fare è tanto, molte le questioni aperte sulle quali cercherò di impegnarmi al massimo per un confronto costante con la base sociale, per portare avanti insieme una visione di prospettiva, cercando insieme proposte e possibili soluzioni da presentare nei tavoli di lavoro locali – afferma Ricci Maccarini – La zona della bassa Romagna è vasta e sappiamo bene cosa abbiamo vissuto in questi ultimi anni. Dovremo affrontare sicuramente argomenti complessi e Cia è sempre disponibile al dialogo e al confronto».

Il percorso elettivo avviato da Cia Romagna è partito con una prima fase di coinvolgimento di tutta la base sociale con la convocazione delle Assemblee Territoriali, fondamentali, oltre che per l’adempimento degli obblighi statutari, per definire gli indirizzi strategici delle politiche Confederali durante il prossimo mandato alla luce delle molteplici e complicate sfide che gli agricoltori devono affrontare. Le Assemblee Territoriali corrispondono all’articolazione delle sette zone del sistema Cia: Ravenna, Bassa Romagna, Faenza, Forlì, Cesena-Savignano, Rimini, Novafeltria-Alta Valle Savio. Le sette assemblee – che coprono il territorio romagnolo delle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini – hanno il compito di eleggere i presidenti territoriali, i consigli territoriali e i delegati territoriali all’Assemblea elettiva provinciale Cia Romagna in programma il 13 febbraio, che a sua volta eleggerà il presidente di Cia Romagna, il consiglio direttivo e i delegati all’Assemblea regionale.

Riforma giustizia, comitato per il Sì: «Riportiamo l’imparzialità»

La cosiddetta separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è nel Dna di Forza Italia sin dai primi tempi e quindi non stupisce che un’esponente del partito fondato da Silvio Berlusconi sia la presidente del comitato provinciale a favore del Sì alla riforma Nordio. L’avvocata Eleonora Zanolli, candidata “vicesindaca” a Ravenna nel 2024, è pronta per affrontare la campagna elettorale.

«Le iniziative saranno quelle solite: incon- tri pubblici e banchetti in strada. Gli incontri saranno occasioni per entrare nelle questioni con riflessioni più tecniche, i gazebo nei luoghi frequentati dalle persone saranno invece un modo per raggiungere chi non sa che c’è un referendum o ha bisogno di capire i concetti di base di questa modifica».

Sarà valido qualunque risultato nelle urne perché la consultazione costituzionale non prevede il quorum: «Difficile prevedere l’affluenza, ma non mi aspetto percentuali altissime. Può sembrare un tema distante dalla quotidianità del cittadino, ma doversi confrontare con la macchina della giustizia può capitare più spesso di quello che si crede, magari anche solo per una guida in stato di ebbrezza. Allora credo che il cittadino abbia tutto l’interesse ad avere di fronte un giudice che sia libero di decidere senza logiche che possano condizionarlo».
Nel mirino di Zanolli ci sono le cosiddette correnti: «La Costituzione in origine era ben orientata sul crisma dell’imparzialità della magistratura che è un principio cardine dei sistemi repubblicani moderni. Ma l’evoluzione nel tempo ha indebolito questo aspetto e questo è l’effetto delle correnti. Separare le carriere per legge è un ulteriore diktat di imparzialità che va a minare il sistema dei gruppi associativi».

I detrattori della riforma temono che il sorteggio dei componenti dei Csm possa portare ai vertici della categoria anche magistrati meno competenti di altri. L’avvocata non ci sta: «Mi aspetto che la categoria sia fatta da persone con ottime competenze. Se sono in magistratura vuol dire che sono ritenuti ido- nei a svolgere il loro compito. Se non è così allora c’è un problema più grave della rappresentanza nei Csm perché significa che il cittadino non è tutelato».

La legge approvata dal Parlamento non tocca i temi della durata dei processi o della carenza di personale: «Non si sta mettendo mano a tutto l’impianto della giustizia. Si sta intervenendo sulla magistratura per riportare la giusta indipendenza».

Al Benelli arriva il Guidonia per uscire dalla crisi. Marchionni: «Ripartire dall’atteggiamento»

Per il Ravenna quella di domani, 24 gennaio, contro il Guidonia Montecelio (fischio d’inizio ore 17.30) fa parte della fastidiosa categoria delle partite che non si possono non vincere. Lo è per vari motivi: in primis per mettere un cerotto sull’emorragia di partite consecutive senza vittoria che dura da 4 turni; il secondo per cercare di rosicchiare qualche punto al divario di sette lunghezze che separa i giallorossi dall’Arezzo; il terzo perchè si giocherà al Benelli, davanti ad un pubblico che ha sempre dimostrato di essere al fianco della squadra.

Di fronte alla squadra di mister Marchionni c’è un Guidonia settimo in classifica, in crisi di risultati (ultima vittoria il 30 novembre a Terni), ma che i numeri e le prestazioni la descrivono come una squadra solida che segna e concede poco (19 gol fatti e 19 gol subiti). All’andata il Ravenna vinse una gara ostica a Latina: finì 1-2 in rimonta grazie ai sigilli di Spini e Tenkorang, il quale appare in fase calante dopo un avvio da assoluto mattatore. Ma la parola Guidonia evoca ricordi ancora più dolci se si torna con la memoria a marzo 2025 quando, nel neutro di Teramo, i bizantini vinsero la prima Coppa Italia della loro storia, che si rivelò poi decisiva in estate per il ripescaggio in Serie C.

«Il Guidonia evoca piacevoli ricordi, ma per entrambe le squadre quella di domani è una partita fondamentale – afferma Marchionni in conferenza stampa –. Il Guidonia è una formazione composta da ottimi giocatori con alle spalle una società che ha fatto investimenti importanti. Noi però dobbiamo pensare a noi stessi, con rispetto degli altri, ma con l’obbligo di ripartire». Per Marchionni il calo delle ultime giornate non è fisico: «I dati parlano di una squadra che corre tanto. Quello che ci manca è la velocità d’esecuzione, dobbiamo tornare ad essere quelli di prima facendo le cose semplici e veloci. In questo brutto momento prendiamo gol al primo episodio, ma da domani la tendenza deve cambiare, a partire dall’atteggiamento».

Il tecnico avrà a disposizione tutta la rosa, a discapito del lungodegente Motti, Donati e lo squalificato Lonardi: «Donati sta continuando il suo percorso riabilitativo, mentre la squalifica di Lonardi di due giornate ci sembra eccessiva dato che si è trattato di un fallo di gioco. La società deciderà se fare ricorso».

Con Okaka, Luciani, Spini, Viola e i neoacquisti Italeng e Fischnaller, le frecce nell’attacco di mister Marchionni tornano ad essere parecchie. «Nel calcio ci vuole equilibrio. Se nel calcio manca quello la squadra può andare in difficoltà, quindi tutti si devono adattare per andare nell’ottica dell’equilibrio e non del giocatore. Viola in cabina di regia? Può essere una soluzione, Nicolas nasce come un play e in carriera lo ha fatto spesso, ma la squadra deve essere pronta e brava a supportarlo per risaltare al meglio le sue caratteristiche». Marchionni ha parlato anche di Fischnaller, dal quale i tifosi si aspettano tanto, sia per la carriera di spessore dell’altoatesino che per le recenti polveri bagnate dell’attacco giallorosso (zero gol su azione nelle ultime quattro partite): «È un giocatore che ha esperienza e il suo inserimento sta procedendo bene, nonostante sarebbe stato ancora meglio se fosse avvenuto in un altro periodo. Penso sia quel tipo di giocatore che può ricreare entusiasmo attraverso giocate e temperamento».

Missiroli spiega il dietrofront: «La gogna mediatica non può vincere sulla democrazia»

[+++ AGGIORNAMENTO +++ Il Pd scarica Missiroli: consiglieri e assessori si dimettono. Decade la giunta, si andrà a votare]

«Quando ho discusso col Pd sull’opportunità di presentare le dimissioni, l’unica condizione che ho posto è stata la possibilità di revocarle. È una facoltà prevista dalla legge e la rivendico con coerenza». Mattia Missiroli motiva così il suo ripensamento annunciato stamattina: il sindaco di Cervia aveva formalizzato le dimissioni il 5 gennaio, dopo avere saputo di essere indagato per presunti maltrattamenti nei confronti della moglie, ma aveva tempo fino al 26 gennaio per ripensarci. Dopo l’udienza del 12 gennaio, il tribunale di Bologna ha respinto l’appello della procura di Ravenna che aveva chiesto la custodia in carcere per il primo cittadino. È probabilmente per questo che il 44enne ha deciso di restare in carica. «Avevo presentato le dimissioni per mettere in sicurezza la mia città e la mia famiglia – ha precisato – ma i venti giorni previsti dalla legge servono a dare la possibilità di rifletterci e ripensarci».

Missiroli ha convocato questa mattina una conferenza stampa, durante la quale è apparso sicuro di sé e ha ribadito la sua innocenza. Il sindaco ha più volte puntato il dito contro la «gogna mediatica», fino a commuoversi nel parlare del «male subìto» da lui e la sua famiglia. «Non trovo corretto che un principio costituzionale dominante come il garantismo possa essere messo in discussione dalle piattaforme social», ha aggiunto. «I processi online non possono prevalere sulle istituzioni democratiche e le libere elezioni con le quali i cittadini mi hanno eletto». Missiroli ne ha fatto anche una questione di «tutela» della città: la revoca delle dimissioni evita infatti l’arrivo di un commissario prefettizio in Comune, che si limiterebbe all’ordinaria amministrazione. «In tal caso Cervia entrerebbe in una lunga fase di immobilismo che non possiamo permetterci e che significherebbe lo schianto. Credo sia una scelta giusta anche nei confronti delle categorie produttive, per le quali la stabilità e la progettazione sono più importanti del commissariamento e del futuro incerto».

Rispondendo alle domande dei giornalisti in modo talvolta vago, Missiroli ha detto di non essere preoccupato di venire sfiduciato né sul piano politico in consiglio comunale, né su quello del consenso dei cittadini. «Le forze di opposizione hanno mantenuto una posizione garantista e dagli elettori ho ricevuto centinaia di messaggi che mi hanno manifestato vicinanza e affetto. In tanti mi hanno detto che le dimissioni non erano giuste e mi hanno invitato a non mollare. Ho deciso di ascoltarli». Il sindaco non teme nemmeno che il processo possa compromettere la sua serenità e il suo operato: «Chi sta in politica viene sottoposto a una continua tensione, anche a livello locale; fa parte del ruolo», ha detto. «Per esempio, ho ricevuto una richiesta di risarcimento danni di 600mila euro a causa di una mia decisione. Inoltre ci occupiamo ogni giorno di problemi di natura economica e sociale che ci sottopongono a un grande stress quotidiano. Tutto dipende da come lo si affronta: o ci si chiude in una stanza oppure si rivendicano i propri valori tenendo alta la bandiera delle istituzioni».

«Nel mio caso – ha proseguito – ho deciso di rinunciare alla mia professione di architetto per mettermi al servizio della città per cinque anni. Ho messo questa priorità davanti a tutto il resto e non intendo rinunciarvi a causa della gogna». Missiroli non crede che il passo indietro possa causargli un danno di immagine: «Quello viene prodotto da chi scrive frasi che danneggiano, non da chi lavora al servizio della città. Ho letto frasi false e intollerabili come “botte alla moglie”, per le quali ho predisposto 116 querele per diffamazione». Infine, sui dettagli delle accuse emersi sulla stampa, ha tenuto a precisare che «la fase delle indagini è riservata per legge, ma in questo caso non è avvenuto». Il sindaco ha richiesto la convocazione di un consiglio comunale, che dovrebbe essere fissato per la prossima settimana.

Sanità, la denuncia della Cgil: «La carenza di personale mette a rischio assistenza e sicurezza dei cittadini»

«La sanità pubblica romagnola è sempre più sotto pressione e la sua tenuta non può più essere data per scontata». Sono le parole con cui esordisce la Fp Cgil Sanità Romagna in un comunicato inviato alla stampa per lanciare un allarme grave che coinvolgerebbe tutti gli ambiti dell’Ausl Romagna.

La situazione nei reparti di Medicina starebbe raggiungendo «livelli insostenibili a causa della mancanza di operatori socio-sanitari e infermieri». È da tempo che il sindacato denuncia questa condizione attraverso ripetute segnalazioni all’Azienda sanitaria, rimaste evidentemente senza risposte concrete e risolutive: «Questa carenza sistemica sta determinando un sovraccarico di lavoro inaccettabile per il personale in servizio, con ricadute dirette sulla qualità dell’assistenza e sulla sicurezza delle cure».

La Fp Cgil denuncia il rischio concreto di un progressivo peggioramento degli standard assistenziali, con reparti sempre più in affanno e operatori esposti a stress, burn-out e responsabilità crescenti. Una situazione che metterebbe a repentaglio la sicurezza dei pazienti e dei lavoratori stessi che operano in condizioni di sotto-organico.

Per il sindacato non esistono scorciatoie: «Servono scelte politiche e gestionali immediate e responsabili. È indispensabile un piano straordinario di assunzioni che rafforzi gli organici e restituisca dignità al lavoro sanitario. Continuare a tamponare l’emergenza con soluzioni temporanee o facendo leva sul sacrificio quotidiano dei lavoratori non è più accettabile».

La Fp Cgil rivolge un appello alla politica: «Non si può restare spettatori di fronte al progressivo indebolimento del servizio sanitario pubblico. Servono risorse adeguate, scelte di programmazione coerenti e un impegno concreto per fermare l’emorragia di personale. Difendere la sanità pubblica significa investire sul personale, tutelare chi lavora e garantire a tutti i cittadini cure sicure, appropriate e di qualità. Ogni ulteriore ritardo è una responsabilità politica che non può più essere ignorata».

Un ravennate per l’Arezzo: la capolista ha ufficializzato l’acquisto di Cortesi. Una carriera partita dall’Eccellenza con il Classe

Un ravennate per puntare ancora più forte al primo posto e alla promozione in serie B. È diventato ufficiale in queste ore il passaggio di Matteo Cortesi all’Arezzo, primo in classifica nel girone B dal campionato di serie C, con 7 punti in più del Ravenna.

Classe 1998, nato e cresciuto nelle città bizantina, trequartista mancino, Cortesi è all’apice di una carriera che lo ha visto fare molta gavetta, partita addirittura (dopo il settore giovanile tra Cesena e Ravenna) dal campionato dilettantistico di Eccellenza, a 18 anni, con la maglia del Classe. Sono seguiti diverse stagioni in serie D, fino alla vittoria del campionato con il Carpi (sempre contro i giallorossi…) e al debutto l’anno scorso nei professionisti (28 presenze, 8 reti e 3 assist). Quest’anno con la maglia del Carpi aveva già messo insieme 6 gol e 6 assist in 18 presenze.

Cortesi era vincolato ai biancorossi fino al 2028, dopo aver allungato e adeguato il contratto la scorsa estate: l’Arezzo ha quindi dovuto trovare un’intesa (non facile) per il conguaglio economico, piuttosto importante.

Il sindaco Missiroli ritira le dimissioni: «Cervia ha bisogno di stabilità. Ho preparato 116 querele per diffamazione»

Il sindaco di Cervia Mattia Missiroli ritira le dimissioni che aveva formalizzato il 5 gennaio scorso. Come da norma, aveva tempo fino al 26 gennaio per “ripensarci”. Come ormai noto, Missiroli è indagato per maltrattamenti ai danni della moglie. Nei giorni scorsi è stata respinta per la seconda volta la richiesta della procura di misure cautelari nei suoi confronti. Da qui la decisione, motivata con una lunga nota inviata alla stampa che pubblichiamo qui di seguito integralmente.

«Il 21 dicembre scorso è stata resa pubblica la notizia dell’esistenza di indagini a mio carico da parte della Procura della Repubblica di Ravenna. Prima ancora di essere ascoltato, prima ancora di poter prendere visione di qualsiasi atto, la mia persona, la mia famiglia e la città che rappresento sono state travolte da un attacco di inaudita violenza, culminato in una gogna mediatica senza precedenti, tanto più grave perché maturata in una fase che, per legge e per garanzia dei diritti fondamentali, dovrebbe essere improntata alla riservatezza. In questo contesto, il 5 gennaio ho rassegnato le dimissioni dalla carica di Sindaco, già annunciate in Consiglio comunale il 23 dicembre. Una scelta sofferta, assunta esclusivamente nell’interesse della città di Cervia e per la tutela della mia famiglia e dei miei figli, anch’essi colpiti, per riflesso, da una violenza che allora come oggi considero inaccettabile sotto ogni profilo. I venti giorni previsti dalla legge per l’eventuale ritiro delle dimissioni hanno rappresentato l’unica condizione di questa decisione: diversamente, non l’avrei mai assunta. Ho sempre affermato – e ribadisco con assoluta fermezza – che le indagini rappresentano un atto dovuto per l’accertamento della verità e costituiscono la più alta forma di tutela dell’interesse collettivo, soprattutto di fronte ad accuse di tale gravità, indipendentemente dalla loro natura, privata o pubblica. Sin dal primo momento respingo ogni addebito, rivendicando una condotta personale e pubblica improntata alla dedizione verso il prossimo, all’impegno civile e sociale, frutto di un’educazione responsabile e di un modo limpido di vivere la mia comunità. Il quadro attuale restituisce oggi elementi significativamente più chiari rispetto a quanto fosse possibile venti giorni fa: il doppio rigetto delle misure cautelari richieste, il riconoscimento di una comunione familiare cessata da anni e l’affermazione dell’assenza, anche sul piano della gravità indiziaria, dei presupposti riconducibili al capo di imputazione contestato, per carenza di valore oggettivo degli elementi addotti. È proprio alla luce di questi sviluppi che il mio senso di responsabilità, unito alla coerenza che il ruolo istituzionale mi impone, mi conduce oggi a proseguire con determinazione il mio mandato. Ritiro pertanto le dimissioni, richiamando il giuramento prestato, da me come da tutti i membri della Giunta e del Consiglio comunale, con la mano poggiata sulla Costituzione della Repubblica. La stessa Costituzione che sancisce in modo chiaro e inequivocabile il principio di presunzione di non colpevolezza, pilastro della giurisprudenza moderna. Ogni forma di tortura, anche mediatica, inflitta prima di una sentenza definitiva, non è giustizia: è violenza arbitraria, che trasforma il dolore in un falso strumento di verità. Per tutelare me stesso e la mia famiglia da questa ingiusta vessazione, ho predisposto 116 querele per diffamazione aggravata a mezzo social network e altro, che presenterò nei prossimi giorni alle Autorità competenti. Il fatto che tali attacchi siano stati rivolti a un rappresentante delle Istituzioni democratiche costituisce, in questo scenario, un’ulteriore aggravante».

«Alle associazioni impegnate nella tutela delle donne e nel contrasto a ogni forma di violenza di genere – continua la nota del sindaco – ribadisco la mia piena vicinanza personale e istituzionale, da sempre concretamente dimostrata attraverso azioni, progetti e politiche attive, oltre che con iniziative di sensibilizzazione. Continuerò a essere al vostro fianco con la stessa serenità e le stesse certezze. A chi tenta di speculare politicamente su questa vicenda rispondo con chiarezza: la città di Cervia non è in svendita, men che meno il suo Sindaco. Oggi, come un anno e mezzo fa, antepongo l’interesse della città che amo a ogni altra considerazione. Sono certo che l’intero Consiglio comunale, e in particolare la maggioranza di governo, saprà distinguere le pressioni esterne – ingiustificate – dall’impegno assunto con i cittadini nelle elezioni amministrative del 2024. Ogni scelta diversa sarebbe solo il risultato di una pressione psicologica indotta e aprirebbe un precedente pericoloso per i normali processi di legittimazione democratica. Rinunciare al mandato significherebbe condannare Cervia a un commissariamento e a elezioni anticipate, con fratture e tensioni che la città non può permettersi, soprattutto dopo anni difficili dai quali stiamo uscendo con fatica, visione e determinazione. Il sistema economico, in particolare il comparto turistico, ha bisogno di stabilità e programmazione. La città deve completare i cantieri in corso, portare a termine i progetti avviati e consolidare le prospettive di rilancio. In questi giorni ho ricevuto centinaia di attestazioni di affetto e vicinanza, ma anche richiami al mio senso di responsabilità. Oggi affermo con forza che non sarò io a venire meno al dovere, all’impegno e alla parola data alla mia città. È una questione di dignità. Organizzerò a breve una iniziativa pubblica, per fare il punto sullo stato attuale della città e riprendere con pienezza il lavoro dopo la pausa natalizia. Ringrazio i consiglieri comunali, i collaboratori, la struttura amministrativa, il mondo associativo, il sistema delle imprese, le forze dell’ordine e l’intera società civile di Cervia per la maturità dimostrata in questo momento delicato. Comunico di aver formalmente istruito al protocollo il ritiro delle mie dimissioni che presenterò in un Consiglio comunale che convocherò nella giornata odierna (23 gennaio, ndr). Continuiamo a lavorare per far crescere Cervia, esattamente come prima, esattamente come merita».

Teatro, arte, libri e conferenze per ricordare l’orrore dell’Olocausto

In occasione del Giorno della memoria, il 27 gennaio, giorno della liberazione da parte dell’Armata Rossa del campo di sterminio di Auschwitz, in provincia sono come sempre numerose le iniziative aperte alla cittadinanza per commemorare le vittime e sensibilizzare sull’orrore dell’Olocausto, oltre a quelle che riguardano invece specificamente le scuole.

Partendo da Ravenna, martedì 27 gennaio, alle 9, nell’atrio della stazione ferroviaria si terrà l’omaggio alla lapide in memoria degli ebrei transitati con destinazione Auschwitz, con tanto di letture a cura degli studenti del liceo classico. Alle 10.30, nella scuola primaria Mordani, gli alunni ricorderanno con letture, canti e riflessioni il progetto “Un compagno di scuola, Roberto Bachi, Auschwitz, matricola n. 167973”, e i suoi promotori Danilo Naglia, Sergio Squarzina, Silvano Rosetti e il direttore didattico Giorgio Gaudenzi. Alle 11 a Piangipane, al Cimitero di guerra, in via Piangipane, 24, avrà luogo l’omaggio dell’Amministrazione comunale ai Caduti della Brigata ebraica. Alle 17 nella sala Nullo Baldini, in via Guaccimanni 10, presentazione del documentario “Album(s) d’Auschwitz” di Blanche Finger e William Karel (Francia, 2011), storia della più autorevole fonte iconografica dello sterminio. Mercoledì 28 gennaio, alle 9.30, nella sala del Consiglio comunale, in piazza Del Popolo 1, si svolgerà la Consulta delle ragazze e dei ragazzi dedicata al Giorno della Memoria. Giovedì 29 gennaio, alle 10.30, al teatro Rasi, Marco Baliani parlerà “Del coraggio silenzioso”, quattro storie, un invito a riflettere sul valore delle scelte individuali e sulla forza etica di un coraggio discreto e silenzioso, dedicato agli studenti della Romagna, gratuito per tutti gli istituti scolastici (prenotazione obbligatoria); eventuali posti disponibili saranno aperti alla cittadinanza fino a esaurimento.

Particolarmente nutrito il calendario di Cervia, dove il 24 gennaio alle 16 apre la mostra “I giorni della perduta ragione” a cura di Mara Mariotti e Luciano Medr (fino al 3 febbraio) e alle 17 alla biblioteca comunale ci sarà l’incontro “Cervia, Hi- roshima, Nagasaki”, racconti di viaggio di Bruna Rondoni. Il 25 gennaio alle 16, alla sala Rubicone ci sarà invece uno spettacolo musicale con letture per ricordare la Shoah con Bettina Della Maggiore e Marina Scaramuzza, al pianoforte Antonio Amoroso, cantante soprano Benedetta Bagnara, baritono Gaspare Fazio. Il 27 gennaio alle 11 si terrà la deposizione della corona al parco pubblico di via Marziale. Infine, il 28 gennaio, ancora alla biblioteca comunale, alle 17 si terrà la presentazione del volume Il vero nome di Rosamund Fischer di Simona Dolce che dialogherà con Carmen Vitali.

A Faenza si comincia il 23 gennaio alle 12 al Salone delle Bandiere in Muncipio con l’inaugurazione della mostra “Genesi di un genocidio – Dall’ascesa dei totalitarismi allo sterminio di massa” curata da Argylls Romagna Group (visitabile fino al 6 febbraio). Alle 13, alla biblioteca Manfrediana, si terrà poi l’inaugurazione della mostra “Punti di luce. Essere una donna nella Shoah” (fino al 22 febbraio) a cura del Liceo Artistico Ballardini. Il 24 gennaio dalle 15, la Pro Loco di Faenza propone la visita guidata “Per non dimenticare – Le tappe della memoria” con un itinerario che partirà dal Voltone della Molinella. Il 27 gennaio alle 10 da via Fratelli Rosselli partirà il corteo istituzionale. Nel pomeriggio, alle 15 a Faventia Sales (Aula 5), Marinella Lotti terrà la conferenza “La Resistenza senz’armi degli Internati Militari Italiani”. La giornata si concluderà alle ore 20.30 al Ridotto del Masini con il concerto “Musica e parole per non dimenticare”.

A Castel Bolognese mercoledì 28 gennaio (ore 21) alla biblioteca comunale incontro, dal titolo “Salvarsi e accogliere. Le relazioni di aiuto agli ebrei perseguitati nell’Italia occupata”: al centro le storie di Pietro Liverani ed Emilia Renzi, due cittadini di Castel Bolognese riconosciuti come Giusti, che durante il passaggio del fronte nascosero e protessero per quattro mesi Sultana Ariè, salvandole la vita.

A Lugo il 27 gennaio, alle 11 sarà deposta una corona d’alloro alla lapide che si trova all’ingresso della Rocca e che reca i nomi degli ebrei lughesi deportati e uccisi nei campi di concentramento.

A Cotignola, invece, il 26 gennaio alle 20.45, l’aula magna della scuola media Luigi Varoli ospiterà lo spettacolo Radici di Antonio Anzilotti De Nitto, un’opera che si interroga sulla forza vitale della memoria e sulle radici che legano alla storia. L’ingresso è gratuito (info 0545 908876).

A Bagnara, l’appuntamento è per il 28 gennaio alle 20.30 nella sala consiliare della Rocca sforzesca con una serata di musica e letture, in collaborazione con Aned.

«Non vedo la mia famiglia da anni, per me è troppo rischioso tornare in Iran»

«Tutta la mia famiglia è in Iran. Nemmeno io so cosa stia succedendo davvero durante le rivolte: dall’8 gennaio ho ricevuto solo due chiamate, l’ultima è durata meno di un minuto». Ce lo racconta una delle organizzatrici della manifestazione in programma il 24 gennaio a Ravenna a sostegno del popolo iraniano. La chiameremo Dorsa, anche se non è il suo vero nome, ma ci chiede di restare anonima «per questioni di sicurezza». Sabato scenderà in piazza insieme al resto della comunità iraniana ravennate: «Vogliamo sostenere chi nel nostro Paese sta continuando a lottare per la libertà e tenere alta l’attenzione internazionale su quel che sta accadendo». L’appuntamento è alle 16 in piazza Andrea Costa, dove si formerà un corteo diretto verso piazza del Popolo (con arrivo alle 17).

Dorsa ha studiato giurisprudenza a Mashhad, sua città natale nel nord dell’Iran. Una volta laureata è partita verso Ravenna per specializzarsi in Diritti umani nell’ateneo cittadino: «Avevo 25 anni quando ho lasciato mia madre, mio padre e i miei fratelli. Oggi ne ho 29, e non li vedo da allora – spiega -. È stata una scelta difficile, ma come donna sarebbe stato impossibile trovare un lavoro nel mio ambito». Per lei, tornare sarebbe troppo rischioso: «Organizzare presidi come quello di sabato e scrivere la mia tesi di laurea contro il governo iraniano sono motivi sufficienti non solo per non tornare al mio Paese, ma anche per preoccuparmi di eventuali ripercussioni sulla mia famiglia. Vorrei che mi raggiungessero, ma non vogliono lasciare la loro Mashhad. Ho scelto comunque di non voltarmi dall’altra parte, voglio essere una voce per il mio popolo oppresso».

A seguito delle proteste contro la crisi e le repressioni degli ayatollah, dallo scorso 8 gennaio le autorità iraniane hanno staccato le comunicazioni internet, impendendo la diffusione di notizie e le comunicazioni interne: «Anche il segnale telefonico è interrotto, la mia famiglia non riesce a comunicare nemmeno con i propri vicini. Le chiamate sono molto costose, e spesso durano solo pochi secondi prima che si interrompa la linea – continua Dorsa -. La preoccupazione più grande è per i miei fratelli, anche se per le donne la situazione è ancora più rischiosa: nei pochi video che trapelano si vedono decine di corpi in strada, ma sono tutti uomini. Non sappiamo cosa stiano facendo alle donne che protestano».

Anche Niccolò Califano, il ravennate ex concorrente di Masterchef, oggi sorta di food influencer, è intervenuto più volte sulla questione attraverso alcuni video su Instagram: la sua compagna è iraniana e già a novembre aveva lamentato il secondo rifiuto del visto turistico che le avrebbe permesso di spostarsi, seppur per un breve periodo, in Italia. In un reel del 9 gennaio, Califano racconta che la fidanzata avrebbe partecipato alle proteste insieme alla famiglia, trovandosi in mezzo agli spari della polizia. Dopo un ultimo messaggio in cui dichiarava di essere momentaneamente al sicuro, anche per lui le comunicazioni si sarebbero interrotte. «Le chiamate sono state ripristinate solo oggi, ma solo per via telefonica (non satellitare ndr) e “in uscita”, cioè dall’Iran verso l’Italia – spiega il food blogger nelle storie del 21 gennaio -. Tutte le comunicazioni sono spiate. Ho ricevuto un messaggio in codice nei giorni scorsi in cui mi ha chiesto di non postare più sull’argomento, per non metterla in pericolo». Anche se per ora non parlerà più della situazione iraniana sui social, potremmo aspettarci di ritrovare Califano in piazza a fianco della comunità locale: «Ogni partecipazione per noi è di grande valore – conclude Dorsa, invitando i ravennati a partecipare -. La questione del petrolio rimane centrale (la tesi è che l’Occidente ignori la dittatura per interessi economici, ndr) e molti hanno paura ad esporsi. Per lo stesso motivo non arrivano gli aiuti necessari all’interno del Paese. Ma noi accoglieremmo con gratitudine qualsiasi forma di sostegno: la partecipazione alla protesta o la sola diffusione di informazioni sull’ingiustizia che si sta compiendo sotto i nostri occhi».

Sindacati: «Il commissario conferma il taglio di 17 autonomie in regione ma non si sa quali»

Il commissario nominato dal governo Meloni per procedere al dimensionamento della rete scolastica regionale in Emilia-Romagna,  Bruno Eupremio Di Palma, conferma la prospettiva della riduzione di 17 autonomie, ma non comunica alcuna informazione sulle scuole interessate: né l’elenco, né l’indicazione delle istituzioni coinvolte. Lo fanno sapere i sindacati regionali della scuola con una nota inviata alla stampa al termine di un incontro che si è svolto stamani, 22 gennaio, nell’Ufficio scolastico regionale di Bologna.

Le organizzazioni sindacali (Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Gilda Unams, Snals Confsal, Anief) giudicano insufficiente e deludente l’incontro in quanto dal commissario non sono arrivate delucidazioni, spiegazioni, orientamenti circa le 17 autonomie da chiudere. «Abbiamo quindi chiesto la massima chiarezza su criteri, tempistiche e ricadute organizzative dell’operazione, sottolineando che non può esserci alcun confronto serio senza trasparenza, a partire dall’elemento essenziale: l’indicazione delle istituzioni scolastiche interessate dal dimensionamento. Il commissario ha ribadito che assumerà autonomamente la decisione di attivare il decreto di chiusura delle scuole».

I sindacati hanno ribadito no al commissariamento e no al dimensionamento che prevede la riduzione di 17 istituzioni scolastiche in Emilia-Romagna: «La nostra regione presenta un sistema complessivamente in equilibrio, con numeri in ordine e già coerente con i parametri previsti: per questo l’imposizione di ulteriori accorpamenti risulta ingiustificata, iniqua e assume il carattere di una scelta politica che colpisce la scuola pubblica».

È confermata la manifestazione regionale di sabato 24 gennaio 2026 a Bologna, contro il commissariamento e contro il taglio delle autonomie scolastiche in Emilia Romagna, alla quale hanno confermato la presenza il presidente della Regione Michele De Pascale, l’assessora regionale all’istruzione Isabella Conti, numerosi amministratori locali, parlamentari e consiglieri regionali, rappresentanti dei consigli d’istituto.

Surgital inaugura l’anno con una nuova veste: logo rinnovato e riorganizzazione dei marchi

Il 2026 vuole segnare un cambio di passo per Surgital, l’azienda di Lavezzola che in 45 anni di attività è passata dall’essere un piccolo laboratorio artigianale a un punto di riferimento per la pasta fresca surgelata a livello internazionale.

Da sempre legata al territorio ravennate, l’impresa ha studiato negli ultimi due anni un percorso di ripensamento coerente con la sua storia, presentando un’immagine rinnovata e una nuova organizzazione dei marchi di food service.

Il primo cambiamento riguarda il nuovo logo, a cavallo tra storia e innovazione: l’icona rappresenta un quadrato che, giallo come la pasta e con righe come scanalature, rimanda al garganello. Fu proprio Edoardo Bacchini, Ad e fondatore di Surgital insieme a Romana Tamburini, a brevettare infatti la prima macchina industriale che permise di produrre su larga scala quel formato di pasta, fino a quel momento realizzato solo artigianalmente.

Questa stessa voglia di innovazione guida ancora oggi l’azienda nello sviluppo di nuovi prodotti, anche attraverso l’uso di nuove tecnologie e dell’intelligenza artigianale nei processi di produzione. Il secondo cambiamento riguarda invece la riorganizzazione della gamma, che è stata ristrutturata in tre brand per essere più snella e leggibile agli occhi dei clienti: Divine Creazioni – Be Unique. Be Divine, pasta pensata per la ristorazione creativa e ricercata; Fiordiprimi – Pronti al tuo servizio, una linea di piatti pronti surgelati, in mono e multiporzione, adatta alle esigenze della ristorazione veloce, e il nuovo Pastificio Bacchini – The Art of Primo, una gamma completa di soluzioni divise tra pasta, sughi e sfoglie per realizzare un primo piatto a regola d’arte.

«Pastai dal 1980″, ma anche innovatori capaci di stare al passo con un mercato in continua trasformazione: Celebrating freshness è il cuore del nuovo posizionamento, è la firma della comunicazione di un’impresa che ha l’orgoglio di rappresentare la Food Valley italiana – afferma Romana Tamburini, presidente Surgital Spa –. Ecco perché questo processo evolutivo non è un passo importante solo per noi, ma anche per il territorio che ci accoglie e in cui siamo profondamente radicati. Un’azienda competitiva, strutturata, innovativa, contribuisce a generare valore per tutto l’indotto. Il nostro impegno è da sempre quello di evolvere rimanendo coerenti con il passato, ma guardando a domani». 

Dichiarazioni dei redditi 2024: in Emilia-Romagna 25.900 euro di imponibile medio

L’analisi di redditi, retribuzioni, povertà e consumi in Emilia-Romagna – condotta dall’Istituto ricerche economiche sociali (Ires) per il sindacato Cgil – restituisce l’immagine di una regione che si colloca sopra la media nazionale rispetto alle dimensioni esaminate, ma che, tuttavia, continua a fare i conti con elementi di criticità strutturali legati a lavoro e salario, che si ripercuotono in una maggiore difficoltà a tradurre le crescite nominali di redditi e retribuzioni in un effettivo miglioramento delle condizioni di vita.

L’indagine prende in considerazione i dati relativi alle dichiarazioni effettuate nel 2024, che hanno a riferimento i redditi del 2023, pubblicati dal dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il reddito medio imponibile in Emilia-Romagna è stato pari a poco meno di 25.900 euro. La crescita rispetto all’anno precedente è stata pari al 4,8%, inferiore al tasso di inflazione (5,7%). La maggior parte dei contribuenti rientra tra i 15.000 e i 55.000 euro, con una distribuzione più equilibrata rispetto alla media nazionale, ma sempre attraversata da forti differenze interne tra i diversi territori (Parma e Bologna i più ricchi, Rimini il più povero) nonché tra capoluoghi (generalmente più ricchi) e piccoli comuni (quasi sempre più poveri).

I redditi da lavoro dipendente crescono meno anche rispetto a tutti gli altri redditi, a partire da quelli da lavoro indipendente (lavoro autonomo, attività imprenditoriale, partecipazione), gli unici a crescere più dell’inflazione.

Nel 2024, in regione, le retribuzioni medie giornaliere dei dipendenti privati non agricoli ammontano a 120,2 euro e sono aumentate del 3,6%, un valore superiore alla crescita nazionale, ma comunque insufficiente a recuperare il ritardo accumulato negli anni precedenti rispetto all’aumento dei prezzi: nell’ultimo triennio la perdita del potere d’acquisto è di oltre il 7%.

Le province costiere, caratterizzate da una maggiore incidenza di lavoro stagionale e di tempo parziale, presentano livelli retributivi annui più bassi: si va da 18.350 euro a Rimini a 28.672 euro a Bologna. Solo circa la metà dei dipendenti privati lavora tutto l’anno a tempo pieno e a tempo indeterminato; tra le donne la quota scende al 35,9%. Ulteriori elementi che generano differenziali retributivi sono la qualifica professionale e il settore: i dirigenti guadagnano oltre cinque volte gli operai, mentre le attività finanziarie sono le più remunerative, quelle legate all’alloggio e ristorazione le più basse.

Quasi il 30% dei dipendenti privati non agricoli in regione ha percepito nel 2024 una retribuzione inferiore ai 15.000 euro annui e si può stimare che il 2,6% (oltre 19.000) abbiano lavorato con una retribuzione oraria inferiore ai 10 euro.

Non da ultimo, resta elevato il divario retributivo di genere: le donne guadagnano 21 euro al giorno in meno e il 37,6% non supera i 15.000 euro annui. Sotto i 15.000 euro annui rientrano soprattutto donne, giovani, operai, part-time, assunti a tempo determinato, spesso impiegati nel turismo.

Anche rispetto agli indicatori della povertà e della disuguaglianza l’Emilia-Romagna si conferma collocarsi su condizioni mediamente migliori nei confronti del resto del Paese.

Le crisi che si sono susseguite, tuttavia, hanno prodotto un incremento dei livelli di povertà nella popolazione, che unitamente all’erosione del potere di acquisto, hanno accentuato dinamiche di povertà strutturali che vedono particolarmente esposte le famiglie numerose, i nuclei monogenitoriali, le persone sole, i giovani, gli stranieri e chi vive in affitto. In regione, nel 2024, si ravvisano segnali di peggioramento importanti per il rischio di povertà o esclusione sociale (10,1%) e per la bassa intensità lavorativa (4,9%).

La distribuzione della ricchezza resta fortemente concentrata. Sebbene gli indicatori di disuguaglianza collochino la regione su livelli contenuti rispetto alla media nazionale, non vi sono inversioni di tendenza nel tempo, anzi: le coorti più giovani (25-40 anni) sperimentano condizioni economiche peggiori rispetto alle generazioni precedenti, nonostante livelli di reddito, retribuzioni nominali e istruzione più elevati.

La struttura dei consumi e la condizione abitativa rappresentano un ulteriore elemento critico. La spesa per l’abitazione assorbe una quota rilevante del bilancio familiare (quasi il 40%) e l’aumento dei prezzi delle case e degli affitti, insieme alla crescita delle rate dei mutui, contribuisce ad amplificare le disuguaglianze e il disagio abitativo.

«In questo Paese avviato a un declino che il Governo tenta faticosamente di nascondere sotto il tappeto, senza riuscirci, anche l’Emilia-Romagna non può essere un’isola felice – è il commento del segretario generale della Cgil Emilia-Romagna Massimo Bussandri –. Ce lo dicono soprattutto due dati: soltanto la metà dei lavoratori dipendenti privati non agricoli di questa regione sono lavoratori stabili e continuativi. Gli altri sono precari, discontinui, tra le donne poi la percentuale di chi è stabile e strutturato non supera il 30%. L’altro dato preoccupante è che quasi un terzo degli stessi dipendenti di questa regione non arrivano a 15.000 euro lordi annui di reddito, cioè sono lavoratori sostanzialmente poveri. Questo dipende da tanti fattori, il primo è ovviamente che siamo nel pieno di una crisi strutturale dell’offerta industriale e manifatturiera di cui il nostro territorio risente particolarmente. Bisogna quindi – incalza Bussandri – difendere il nostro sistema manifatturiero anche impedendo che ne vengano espulsi lavoratori, poi qualificare il lavoro nei settori più fragili dal punto di vista contrattuale e retributivo e anche intervenire su alcune dinamiche, penso al caro casa ma anche ai costi della luce, dell’acqua e del gas. Lanciamo un messaggio alla Regione, bisogna ripartire dalle condizioni del lavoro dipendente,  porteremo questi dati al tavolo di rinnovo del Patto per il Lavoro e il Clima».

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi