giovedì
28 Maggio 2026

Un ravennate all’Australian Open: Francesco Rametta nello staff tecnico di Nerman Fatic

Dopo la salvezza alla prima partecipazione in A1, arriva un’altra grande soddisfazione per il ravennate Francesco Rametta. Il capitano del Circolo Tennis Zavaglia ha fatto parte dello staff tecnico di Nerman Fatic durante le qualificazioni al tabellone principale dell’Australian Open, uno dei quattro grandi tornei dello Slam che si gioca sul cemento di Melbourne.

«Io e Nerman ci siamo conosciuti a Ravenna, quando ho iniziato a lavorare nel suo team come preparatore atletico – racconta Rametta –. Da lì è nata un’amicizia che va oltre il campo. Anche se oggi seguiamo percorsi diversi, ogni anno ci ritroviamo al Circolo Tennis Zavaglia durante la stagione di serie A (squadra in cui da diversi anni milita Fatic, ndr). Da questo rapporto è nato l’invito ad accompagnarlo agli Australian Open in qualità di preparatore atletico, che ho accettato con grande entusiasmo».

A livello di risultati non è stata un’avventura fortunata per Fatic. Il bosniaco si è dovuto inchinare al giapponese Nishioka con il punteggio di 6-1 6-2 durante il primo turno di qualificazioni, non riuscendo così ad entrare nel tabellone principale del torneo. «È stata un’esperienza breve ma intensa, nella speranza di tornare in futuro – dice Rametta -. Per me è stato un sogno: ambire anche solo ad assistere a un match di uno Slam è un obiettivo per ogni appassionato di tennis, e poterlo vivere all’interno di uno staff è stato un privilegio. Entrare negli spogliatoi e leggere sui locker i nomi di Jannik Sinner, Novak Djokovic, Carlos Alcaraz e di tutti gli altri giocatori è stato incredibile. Poter osservare da vicino la loro preparazione nell’affrontare uno Slam non ha avuto prezzo. Vivere questa esperienza mi ha aiutato tantissimo, sia dal punto di vista della crescita professionale che umana. Ho cercato di portare a casa un grande bagaglio di informazioni da trasmettere alle future generazioni tennistiche che ogni giorno passano dal Circolo Tennis Zavaglia».

«Il mondo della moda può essere tossico per le ragazze fragili»

Pendolare tra Ravenna e Milano, per quasi dieci anni, per costruirsi una carriera da modella senza rinunciare alle proprie radici. Barbara Prezia, cresciuta a Ravenna ma di origini albanesi, ha sognato quella vita fin da bambina. Oggi il suo curriculum conta (tra le altre) collaborazioni con Guess, Yamamay e Stroili Oro, la partecipazione alla decima edizione di Pechino Express (2023) e un progetto musicale esordiente firmato con lo pseudonimo di Blüette. La carriera da modella la descrive così: «Piena di soddisfazioni, a tratti stancante e competitiva». Per arrivare la bellezza non basta, servono «coraggio, grinta e sicurezza in se stesse. E un piano B nella vita che non può prescindere dallo studio…».

Quando e come ha iniziato a lavorare come modella?
«Da piccolissima. Mia madre mi iscriveva a tutte le sfilate e casting per bambini, e già nell’infanzia ho collaborato con un marchio come Original Marines. I miei genitori sono stati letteralmente i miei primi fan, pronti a scarrozzarmi su e giù per l’Italia, tra Milano, Torino e Roma. Crescendo mi sono fermata per lasciare spazio allo studio. Accantonavo la moda d’inverno e riprendevo in estate. Nel 2013 ho iniziato a farne una carriera a tutti gli effetti».

È possibile distinguersi in questo ambito vivendo in provincia?
«Certo, ma richiede tanta voglia e passione. È una professione che in generale richiede carattere forte, astuzia, furbizia e voglia di arrivare, perché la competizione è tanta. A 20 anni ero fidanzata con un ragazzo romagnolo e non volevo trasferirmi a Milano da sola: per otto anni ho continuato a fare la pendolare. Ma abbiamo la fortuna di vivere in una provincia strategica e ben collegata, il resto dipende dal tuo impegno: quando capitava una buona occasione mollavo tutto e correvo sul primo treno per Milano Centrale».

Quali sono le altre caratteristiche necessarie per emergere, oltre alla passione e alla cura del proprio aspetto?
«È un lavoro che richiede tanto coraggio e un po’ di sfacciataggine. Una personalità esplosiva funziona molto meglio di una timida e introversa. La mentalità poi è fondamentale: ho sempre partecipato ai casting con la convinzione di farcela. Se parti da casa con un pensiero positivo radicato in mente hai molte più possibilità di successo. Siamo fatti di energia e la positività viene percepita, soprattutto in un ambiente di relazioni umane come il nostro».

È un ambiente sicuro per le ragazze più giovani?
«Dipende. Quando ho cominciato io erano altri tempi, e la situazione era più tranquilla. Il male esiste da sempre, ma negli ultimi 15 anni tutto sembra degenerato in peggio, e anche prendere un tram da sole a Milano per andare a un casting può fare paura. Non è solo una questione di molestie però, un ambiente come quello della moda può essere tossico per le ragazze più fragili. L’amor proprio e la sicurezza sono fondamentali, perché c’è chi cercherà di distruggerle a suo vantaggio. Io sono stata fortunata geneticamente, sono sempre stata magra, ma anche quando pesavo 46 chili c’era chi mi diceva che ero grassa. Mi proponevano pillole o droghe, “per perdere quel chiletto in più e far sporgere le ossa”. Ero molto giovane, ma non ho mai ceduto solo grazie al mio carattere forte e alla consapevolezza di quanto valgo. Alle ragazze più giovani che si affacciano su questo mondo vorrei dire proprio questo: non fidatevi di chi vi dice che siete troppo grasse per lavorare, credete in voi stesse, non lasciate che vi stravolgano, anche se a un certo punto vi sembrerà che tutti vogliano farlo».

Qualche aneddoto da set che vale la pena ricordare?
«Ce ne sono tanti, tutti a lieto fine per fortuna. Quelli che ricordo con più affetto e divertimento partono da una mia dimenticanza: una volta sul set di Stroili mi era stato chiesto di presentarmi perfettamente depilata sulle braccia e con le unghie corte, per far risaltare al meglio i gioielli. Io mi sono completamente dimenticata e mi sono presentata al naturale. Non mi ero mai depilata le braccia, nemmeno per le campagne di intimo. Quando mi hanno visto sono rimasti di sasso, hanno portato i rasoi sul set e hanno iniziato a radermi davanti a tutti. Un’altra volta invece ero di rientro da un viaggio e le mie unghie erano distrutte. Mi sono ritrovata di nuovo sul set con tre persone intente a farmi la manicure all’ultimo minuto. Però sono sempre stati tutti carini con me, nessuno mi ha rimproverato, ci abbiamo riso su e abbiamo girato qualche video di backstage più buffo del solito».

Quali sono le difficoltà più grandi di questo lavoro?
«L’età. E non solo per richieste di casting, ma per le forze fisiche e psicologiche che iniziano a venire meno. In molti pensano che fare la modella sia un lavoro semplice, dove non devi fare nulla se non piazzarti davanti all’obiettivo. Non sanno cosa vuol dire stare in posa per ore sui tacchi, anche in posizioni scomode, farsi lavare, truccare pettinare a rotazione per tutto il giorno, mantenendo sempre la lucidità e sentendosi sempre al top. A volte quando esco da un set “sono da raccogliere con il cucchiaino”, e ho bisogno di un paio di giorni di solo relax, silenzio e massaggi alla schiena».

Come ci si reinventa quando finisce la carriera da modella?
«Me lo chiedo spesso anche io (ride, Prezia ha 34 anni, ndr). Da parte mia, ho la fortuna di avere sempre avuto altri progetti oltre al mio lavoro da modella, primo tra tutti la musica. La carriera nel mondo della moda finisce presto per tutte, tranne che per le pochissime superstar mondiali. Bisogna continuare a studiare quando si è giovani, e avere sempre un piano B: tra poco uscirà il mio primo progetto musicale, un sogno in cui credo tanto. Ci sono voluti cinque anni per scriverlo. È nato in un momento molto buio della mia vita, cercavo di rialzarmi dopo la chiusura di una storia di nove anni e ho buttato tutto nella musica e nelle parole. È un album che parla di depressione e fragilità. Ho detto che nel mio lavoro servono forza e coraggio, ed è vero. La musica mi ha dato modo di sfogare tutto quello che ho dovuto reprimere in questi anni per andare avanti. Non voglio diventare una cantante famosa, ma dare voce anche a questa parte di me. Per il resto, c’è qualche sorpresa in programma per il prossimo anno, magari anche un ritorno in tv…».

Quanto conta nel settore essere rappresentati da un buon agente?
«È importantissimo. Da sola non ce la farai mai: l’agenzia seleziona per te i casting migliori, ti invita agli eventi e ti fa ricevere comunicazioni esclusive. Se si vuole lavorare con grandi nomi, tipo Gucci, è impensabile presentarsi senza agente, non sarebbe professionale. È importante ricordare anche che le vere agenzie non chiedono soldi per colloqui o book fotografici, ma investono su di te fin dal primo momento».

E i social invece che ruolo hanno?
«Troppo forte, purtroppo. Oggi la modella deve gestire due lavori, quello nella moda e quello da content creator. È un circuito: devi essere attivo sui social per iniziare partnership con brand da mettere a curriculum e che garantiscono una seconda entrata, al tempo stesso devi guadagnare follower per farti conoscere e riconoscere ai casting e per far funzionare meglio le collaborazioni con le aziende. Negli ultimi mesi sono stata assorbita da lavoro e progetti personali e non ho dato più peso ai social e ho visto i numeri calare solo per mancanza di costanza nella pubblicazione. Quando vado in vacanza, mi trovo sommersa da pacchi di collaborazioni al ritorno: non ho ancora rimesso piede in casa e mi trovo a spacchettare, filmare, montare… è molto stancante. Personalmente poi, i social mi mettono a disagio. Io non sono quella che mostro. Siamo obbligati a dare una finta immagine di noi che spesso manda in crisi le ragazze più giovani, creando le cosiddette “fashion victim”: ragazze perse alla rincorsa di modelli irraggiungibili, filtrati e ritoccati che si scontrano con anoressia, depressione e insoddisfazione cronica».

Due appuntamenti in provincia con “Sciroppo di Teatro”: la speciale “ricetta” pediatrica che promuove cultura e creatività

Il teatro come “medicina straordinaria” per prendersi cura di sé insieme agli altri: il progetto di welfare culturale si prepara per il quinto anno in tour per i teatri dell’Emilia-Romagna, coinvolgendo oltre 260 pediatri, 43 centri per le famiglie e 31 teatri in 30 comuni della regione.

L’idea nasce da Ater Fondazione in collaborazione con gli assessorati alla Cultura, al Welfare e alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna e prevede che i pediatri e i centri regionali “prescrivano” ai più piccoli la visione di spettacoli per famiglie a prezzo calmierato, con l’idea di promuovere la creatività, la cultura e la fruizione degli spazi teatrali.

Per la quinta edizione, il progetto si presenta con una nuova formula: il voucher personale distribuito da pediatri e centri per le famiglie diventa pass di gruppo, un Family&Friends Pass che consente l’accesso a uno spettacolo fino a 6 persone, al prezzo di 3 euro a testa. Il pass garantisce l’ingresso a un’intera famiglia, se numerosa, ma è utilizzabile anche da nuclei non necessariamente familiari, così da coinvolgere amici, compagni di scuola, vicini.

Degli oltre 90 spettacoli in cartellone, due date sono in programma anche provincia di Ravenna: si parte domenica 18 gennaio a Conselice con Closciartdegli Eccentrici Dadarò; a Russi, invece, l’appuntamento è domenica 25 gennaio con Circo Miranda di Fontemaggiore Teatro. Il programma completo di tutti gli spettacoli della rassegna è consultabile online. Gli spettacoli sono aperti a tutti, anche senza la “ricetta” del pediatra.

«Il teatro è stare insieme, condividere emozioni – sottolineano gli assessori regionali Gessica Allegni (Cultura), Isabella Conti (Welfare) e Massimo Fabi (Politiche per la salute) -. Grazie a questo progetto che coinvolge sempre più famiglie, il teatro diventa un’opportunità, uno stimolo a prendersi cura di sé, a sollecitare la creatività e rafforzare il senso di comunità. In questo senso la cultura diventa un vero e proprio strumento di welfare, capace di generare benessere psicofisico, inclusione sociale e crescita personale. Quello del teatro è un linguaggio universale, che vogliamo continuare a incentivare e promuovere perché fa bene ai singoli così come alle comunità, ed è un investimento strategico per il futuro del nostro territorio».

Il servizio idrico a Ravenna è stato ripristinato. «Ma ai piani alti l’acqua potrebbe tardare…»

I lavori in corso da stanotte per la riparazione di una delle principali condotte idriche della città di Ravenna sono in via di ultimazione. Lo scrive il Comune di Ravenna nel suo ultimo aggiornamento, quello delle ore 11.45, in cui si legge che «il servizio idrico è ripristinato».

Il Comune precisa comunque che, «vista l’estensione molto ampia dell’area coinvolta dal disservizio, anche se la rete sta progressivamente andando in pressione l’acqua non arriverà subito e contemporaneamente dappertutto. In particolare potrebbe tardare ad arrivare ai piani alti».

Qualora si dovessero verificare ancora dei disservizi, probabilmente dovuti alla presenza di bolle d’aria nella rete, è attivo il numero verde di Hera 800713900.

«L’Emilia-Romagna è sismica, il terreno sabbioso amplifica le scosse. La prevenzione parta dall’edilizia»

Ci sarebbe il fenomeno di spostamento dell’Appennino verso il Mar Adriatico all’origine delle due scosse di terremoto chiaramente percepite nella mattinata di ieri (13 gennaio) in provincia di Ravenna. L’epicentro dei due movimenti sismici, di magnitudo 4,3 e 4,1, è stato registrato a sud ovest di Russi (ore 9.27) e a est di Faenza (9.29) mentre l’ipocentro è collocabile a una profondità di 23 e 22 km sotto la superficie terrestre. «Una scossa tutto sommato profonda e contenuta, localizzata in un’area che di per sé riscontra un notevole interesse sismico» spiega Rodolfo Carosi, professore ordinario di Geologia strutturale all’Università di Torino e Presidente della Società Geologica Italiana dal 2024. Secondo l’esperto, le caratteristiche morfologiche dell’Emilia-Romagna potrebbero portare in futuro anche a sismi di intensità più elevata: «La prevenzione deve partire dall’edilizia. Oggi l’adeguamento sismico delle strutture è più che mai necessario».

Professore, può spiegarci come funzionano i terremoti nel nostro territorio?
«L’Emilia-Romagna è un’area sismica caratterizzata da fratture e faglie inverse, dovute allo spostamento della catena appenninica verso l’Adriatico. Si tratta di un movimento minimo, di pochi millimetri l’anno, ma continuo. Il movimento e la tensione su queste faglie generano onde sismiche e terremoti. Questo tipo di frattura porta alla creazione di faglie inverse, che possono affiorare in superficie o restare in profondità. L’origine delle scosse di martedì 13 è collocabile in profondità, con un ipocentro a circa 20/22 km dalla superficie terrestre, ma comunque attribuibile a questo tipo di moti continui».

Dobbiamo aspettarci nuove scosse di assestamento nel breve periodo?
«È difficile dirlo. La zona è sismica e guardando carte degli ultimi anni vediamo che la tettonica è continua. Non è un’ipotesi da escludere, anche se è presto per dirlo con certezza».

Nonostante l’avanzamento tecnologico infatti, i terremoti non si possono ancora prevedere. Ci sarà modo per farlo in futuro?
«Molti ricercatori stanno lavorando proprio su questo tema. Per il momento, si cerca di studiare tutte quelle dinamiche che avvengono attorno a un terremoto: captare i moti premonitori, i movimenti delle acque e dei fluidi del sottosuolo, in modo da riconoscere in anticipo i segnali. Si stanno portando avanti anche lavori sperimentali sulle faglie e sulla loro formazione, ma siamo ancora lontani da risultati certi. Non tutte le faglie sono in affioramento, ed è difficile percepire lo stato di stress di quelle più profonde». 

Scosse chiaramente percepibili e paura collettiva, ma non si sono registrati crolli in città. Questo dipende dalla qualità delle costruzioni o dalle particolarità del nostro terreno?
«Principalmente dal fatto che l’ipocentro è collocato in profondità: più la frattura è superficiale e più la spinta sul terreno è critica. Inoltre, si è trattato di un sisma di magnitudo contenuta, seppur percepibile. Un terreno come quello romagnolo, argilloso e sabbioso, in realtà non aiuta: amplifica le onde sismiche e intensifica gli scuotimenti. Le sabbie che contengono acqua poi possono portare a un fenomeno di “liquefazione del suolo”, dove un terreno apparentemente stabile si apre con le scosse fino “ad inghiottire” le case, facendole sprofondare».

Potremmo essere soggetti anche a terremoti di magnitudo più alta in futuro?
«Sì, ce lo insegna la storia: già a cavallo tra il 600 e il 700 si è registrato un terremoto di magnitudo superiore a 6 in Emilia-Romagna. Guardando a tempi più recenti, il sisma di Mirandola del 2012 ha superato i 5 gradi sulla scala Richter. Queste non sono nemmeno le magnitudini più alte che possiamo aspettarci. Come già detto, ancora non è possibile prevedere quando, ma si possono già identificare zone naturalmente più a rischio. Stando alla mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia, la città di Ravenna e la costa si trovano in una fascia meno a rischio (giallo chiaro, 0.150 – 0.175 ndr) rispetto alla zona dell’entroterra che comprende Faenza, Imola, Forlì e Cesena (zona arancione, 0.200 – 0.225 ndr) e del lughese (giallo scuro, 0.175 – 0.200 ndr). Sebbene l’Emilia-Romagna non sia una regione altamente critica come Sicilia, Calabria o Friuli Venezia Giulia, è bene prestare una certa attenzione».

E per quanto riguarda i maremoti?
«Nonostante l’Adriatico non sia paragonabile ai grandi mari aperti, come quello delle Andamane, o agli oceani, la sismicità della zona non esclude il rischio di maremoti ed eventuali tsunami. Vista la portata del bacino idrico non dovremmo aspettarci danni enormi, ma nemmeno escludere l’eventualità».

Quali sono le buone prassi da seguire per mettersi in salvo durante una scossa?
«Le buone prassi dovrebbero partire dall’edilizia: ad oggi, costruire in maniera antisismica è l’unica soluzione che abbiamo per prevenire danni a cose e persone in caso di terremoto. Purtroppo in Italia troviamo ancora molte strutture datate, mai adeguate. Quando terremoti superficiali colpiscono vecchi centri e borghi il prezzo si paga caro, come abbiamo visto ad Amatrice. Per quanto riguarda la sicurezza personale, è importante non precipitarsi fuori nel pieno dell’emergenza, ma attendere la fine delle scosse al riparo sotto un tavolo, un letto o nel vano di una porta di un muro portante. All’aperto invece è necessario allontanarsi quanto più possibile da edifici, alberi, lampioni e linee elettriche. Il consiglio è quello di controllare le linee guida sul sito Ingv terremoti, dove vengono elencate le azioni da mettere in pratica prima, durante e dopo l’emergenza».

Allarme smog: almeno altre due giornate di misure d’emergenza in provincia

Sulla base delle previsioni di Arpae, contenute nel bollettino Liberiamolaria – pubblicato il lunedì, il mercoledì e il venerdì – nelle giornate di domani, giovedì 15, e di venerdì 16 gennaio saranno in vigore anche in tutta la provincia di Ravenna le limitazioni ulteriori d’emergenza previste dal Piano aria integrato regionale (venerdì 16 sarà emesso il nuovo bollettino, che darà indicazioni per i giorni successivi).

Le principali ulteriori limitazioni sono lo stop ai Diesel anche Euro 5, dalle 8.30 alle 18.30 nei centri abitati di Ravenna, Faenza e Lugo; e il divieto di spandimento di liquami con tecniche non ecosostenibili in tutta la provincia.

Restano in vigore le misure strutturali, info utili a questo link.

«L’acqua sta lentamente tornando, ma potrebbero esserci altre interruzioni». Priorità per strutture sanitarie e scuole

[+++AGGIORNAMENTO ORE 11.45: RIPRISTINATO IL SERVIZIO IDRICO+++]

Al momento l’acqua sta lentamente tornando in alcune zone della città – scrivono dal Comune di Ravenna alle ore 10, in merito alla rottura della condotta idrica -, ma le riparazioni sono ancora in corso «e potrebbero essere necessarie ulteriori interruzioni».

Ospedale, Cmp e strutture sanitarie mantengono le attività grazie a forniture idriche dedicate. Per quanto riguarda le scuole, la situazione è molto diversificata e il Comune assicura che «provvederà a fornire acqua per i servizi igienico-sanitari tramite autobotti laddove l’acqua non dovesse tornare in maniera repentina, dando priorità ai servizi 0-6».

Rottura della condotta idrica a Ravenna, question time della Pigna: «Servivano misure alternative. Perché lasciare aperte le scuole?»

La grave rottura della condotta idrica principale in viale Farini, che ha provocato l’interruzione dell’erogazione dell’acqua in ampie zone di Ravenna, «non può essere archiviata come un semplice inconveniente tecnico». Lo scrive la lista civica di opposizione La Pigna, presentando un question time in consiglio comunale, ricordando che la rete idrica è stata di proprietà (anche) del Comune di Ravenna (tramite Ravenna Holding) fino al 31 dicembre scorso (poi c’è stato il passaggio alla società pubblica Romagna Acque). «Di conseguenza – si legge nella nota inviata alla stampa -, le condizioni della rete, la sua manutenzione e la programmazione degli investimenti ricadono pienamente nelle responsabilità dell’Amministrazione comunale».

La Pigna chiede al sindaco chiarimenti su vari punti: «La comunicazione ufficiale arrivata a notte inoltrata (presumibilmente al momento del guasto) non è stata aggiornata per molte ore; non risultano attivate, né adeguatamente comunicate, misure alternative di approvvigionamento idrico, nemmeno per strutture sensibili; particolarmente opinabile e discutibile è stata inoltre la scelta di mantenere aperte le scuole, nonostante la mancanza della fornitura idrica. Senza acqua, infatti, non possono essere garantiti i servizi igienici essenziali, né le condizioni minime di pulizia, igiene e sicurezza, a tutela di studenti, insegnanti e personale scolastico. Una decisione che avrebbe richiesto maggiore prudenza, valutazioni sanitarie chiare e comunicazioni trasparenti, anziché essere lasciata all’incertezza di famiglie e dirigenti scolastici».

«Il servizio idrico – termina la nota – è gestito da Hera in regime di monopolio, e i cittadini Ravennati pagano bollette sempre più elevate proprio per assicurarsi un servizio continuo ed efficiente. Quando però una rottura mette in ginocchio la città, emerge con forza l’assenza di un piano strutturato di ammodernamento della rete, che appare vecchia, usurata ed esposta a guasti sempre più frequenti. Il Comune di Ravenna non può limitarsi a fare da spettatore o a scaricare le responsabilità sul gestore: finché la rete è stata di sua proprietà, aveva il dovere di programmare, investire e pretendere standard adeguati, soprattutto a fronte dei costi sostenuti dai cittadini».

Si rompe una condotta idrica, “mezza” Ravenna è senz’acqua

[+++AGGIORNAMENTO DELLE 11.45: SERVIZIO IDRICO RIPRISTINATO+++]

I tecnici di Hera sono al lavoro dall’1 di notte tra martedì e mercoledì per la riparazione di una condotta idrica, in viale Farini. Si tratta di una delle condotte principali che portano acqua alla città di Ravenna.

La rottura è piuttosto significativa e il Comune non è in grado di indicare con precisione i tempi di risoluzione del guasto, che ha comportato la sospensione dell’erogazione dell’acqua in diverse zone della città (in particolare nell’area urbana) e l’erogazione in bassa pressione in altre.

Per ulteriori informazioni è possibile contattare Hera (che conta di sistemare la rottura entro la prima parte della mattinata) al numero verde 800713900 oppure la Polizia Locale allo 0544 219219.

Il Coc (Centro operativo comunale) è attivo per monitorare la situazione, intervenire e dare aggiornamenti in caso di necessità.

«Tutti i servizi restano aperti, in particolare quelli scolastici, educativi e sociali – scrivno dal Comune -, anche se potrebbe verificarsi qualche disagio».

«Addetta alle pulizie inseguita e palpeggiata in stazione». Terza denuncia in pochi giorni. La Cisl: «Al lavoro con il terrore di essere aggredite»

Una lavoratrice della società Mast, impegnata nelle attività di pulizia della stazione di Ravenna in appalto ferroviario, sarebbe stata vittima di un’aggressione a sfondo sessuale mentre stava lavorando, nella mattinata di oggi, 13 gennaio. Si tratterebbe del terzo episodio analogo dopo quelli avvenuti il 29 dicembre e il 4 gennaio. Lo denuncia in una nota inviata alla stampa la Fit Cisl Emilia-Romagna, esprimendo «profonda indignazione e ferma condanna». La lavoratrice sarebbe stata inseguita e palpeggiata da un uomo senza fissa dimora che staziona abitualmente nell’area dello scalo ferroviario. Solo il coraggioso intervento di un collega avrebbe evitato che l’episodio degenerasse ulteriormente. Il malvivente sarebbe lo stesso protagonista anche nelle altre due occasioni (tre complessivamente le denunce formalmente depositate, da due lavoratrici), ossia un 27enne senza fissa dimora, straniero, già identificato e denunciato dagli operatori della polizia ferroviaria di Ravenna. Nei suoi confronti – come ha comunicato la polizia – il questore ha emesso il divieto di accesso alla zona stazione e agli adiacenti giardini Speyer per un anno. Un provvedimento che la Fit Cisl ritiene rappresenti «solo uno spostamento del problema e non una reale risoluzione. Senza un presidio costante e un intervento strutturale di assistenza e sicurezza – commenta il sindacato -, il rischio concreto è che il degrado si sposti semplicemente di pochi metri, mantenendo inalterato il clima di insicurezza per chiunque debba transitare nell’area circostante la stazione».

«A questo scenario degradante si aggiunge la presenza costante, nelle aree limitrofe e all’interno della stazione – continua la nota inviata alla stampa dalla Cisl -, di gruppi di giovani (comunemente noti come “maranza”) che bivaccano e infastidiscono sistematicamente sia i lavoratori che i viaggiatori. Si tratta di una situazione di “autonomia non regolamentata” caratterizzata da atteggiamenti ostili, insulti agli addetti e portamenti volti allo scontro. Tali gruppi generano frequenti situazioni di tensione e conflittualità, rendendo il clima insostenibile per chiunque frequenti lo scalo ferroviario». La Fit Cisl sottolinea come la situazione di degrado sia stata oggetto di ripetute e dettagliate segnalazioni formali. «Già il 26 novembre 2024 e il 30 gennaio 2025 avevamo denunciato le gravi criticità della stazione. Nonostante un riscontro della Prefettura in data 14 febbraio 2025, le misure adottate si sono rivelate del tutto insufficienti. Siamo tornati a sollecitare interventi urgenti il 18 aprile 2025 e ancora il 1 dicembre 2025, evidenziando come gli strumenti ordinari di controllo non fossero più in grado di garantire la tutela del personale e dell’utenza. Nonostante la stazione debba restare chiusa tra mezzanotte e le 4 del mattino, il personale che prende servizio all’alba continua a trovare persone estranee già presenti all’interno delle sale d’attesa, a dimostrazione di una falla evidente nei sistemi di sicurezza».

Grazie a un lavoro congiunto tra sindacati e aziende si sono messe in piedi alcune azioni, tra cui l’inserimento delle body cam volontarie per il personale (almeno un centinaio in dotazione) e l’aumento dei vigilanti, «ma i fatti odierni dimostrano che la tecnologia nulla può senza un presidio fisico costante e l’allontanamento dei soggetti ostili».

La Fit Cisl Emilia-Romagna «non è più disposta a tollerare che le lavoratrici e i lavoratori debbano recarsi al lavoro con il terrore di essere aggrediti. Non ci dobbiamo inventare nulla, esiste il protocollo nazione sulla sicurezza sottoscritto nel 2022, dobbiamo solo applicarlo. la nostra organizzazione sensibilizzerà ad applicare lo Stop Work Authority per tutto il personale, come dice il nostro contratto, che permette al lavoratore di sottrarsi immediatamente da ogni situazione di pericolo lavorativo che mini la propria salute e sicurezza, interrompendo la propria mansione. Chiediamo un incontro urgente e risolutivo con la Prefettura e il Comune di Ravenna».

“Ricerca vocale e cura di sé” riparte il corso di alta formazione gratuito al Malagola

Si intitola Ricerca vocale e cura di sé il corso di alta formazione che per il quinto sarà al centro della programmazione di Malagola – scuola di vocalità e centro di ricerca vocale e sonora di Ravenna. Il corso si svolgerà tra marzo e maggio 2026 e sarà ospitato da Palazzo Malagola (via di Roma 118) e Teatro Rasi. Sono previste 348 ore di lezione in aula e 100 di Project Work, per un totale di 448 ore di formazione. Al termine sarà rilasciato un attestato di frequenza.

Il percorso di ricerca è ideato e diretto da Ermanna Montanari, co-fondatrice e direzione artistica delle Albe, e dal docente dell’Università di Bologna e Coordinatore del CdLM in “Discipline della Musica e del Teatro” Enrico Pitozzi. Si tratta di un corso gratuito, aperto a un massimo di 15 studenti con l’obiettivo di preparare e consolidare professionalmente figure che gravitano a diverso titolo nell’ambito della creazione e della comunicazione artistica, nell’ampio spettro che va dal teatro (performer, attori e strumentisti) alla produzione multimediale (radio, audioguide, audiolibri…). Ad affiancare Montanari e Pitozzi, un corpo docente composto da figure di primo piano della sperimentazione artistica e della ricerca estetica internazionale.

I requisiti di accesso al corso specificano la maggiore età, il domicilio e residenza in Emilia-Romagna e il possesso di un titolo di formazione secondaria, laurea triennale, magistrale o equipollenti; con pregresse conoscenze, competenze ed esperienze nello spettacolo acquisite attraverso percorsi formativi ed esperienze professionali attestate. Sono inoltre richieste esperienze professionali documentate in qualità di interprete dello spettacolo dal vivo e/o nel doppiaggio e nella creazione di materiali multimediali a base vocale. È richiesta una buona conoscenza della lingua inglese (auspicabilmente anche francese) e un’ottima conoscenza della lingua italiana. È possibile candidarsi online entro le 23.59 del 30 gennaio 2026 e richiedere ulteriori informazioni su whatsapp al numero 333 8996348.

Il corso è cofinanziato da risorse del FSE+ 2021-2027 e della Regione Emilia-Romagna.

Il programma:

Modulo 1 – Il primo modulo è dedicato all’indagine teorica sulla voce e le sue occorrenze, anche in ambito storico-filosofico. Tra i docenti: Enrico Pitozzi, Sabina Crippa, Nicoletta Di Vita.

Modulo 2 – Il secondo modulo è dedicato ad esplorare il processo artistico: sotto forma di workshops, animati da figure di primo piano della scena nazionale ed internazionale, si andrà a esplorare le tecniche vocali secondo la sensibilità e la qualità dei partecipanti.
Tra i docenti: Ermanna Montanari, Roberto Latini, Claron McFadden, Aglaia Pappas, Alot Teatro, Mirella Mastronardi.

Modulo 3 – Il terzo modulo riguarderà un affondo dedicato ai modi in cui la voce può essere guidata e supportata dal suono elettroacustico al fine di creare dispositivi immersivi per la scena, le installazioni audiovisive o museali.
Tra i docenti: Elio Martusciello, Francesco Giomi.

Modulo 4 – Il quarto modulo sarà dedicato agli studi e alle pratiche di fisiologia della voce, così da fornire conoscenze di anatomia vocale, ivi incluse nozioni di ordine percettivo e di conoscenza delle tecniche corporee.
Tra i docenti: Franco Fussi, Silvia Magnani e Francesca Proia.

Modulo 5 – Il quinto modulo sarà relativo, invece, ai rudimenti progettuali, organizzativi ed economici che permettono ai partecipanti di meglio definire la propria posizione professionale, individuando nuovi contesti di impiego, così da investire in modo inedito la professionalità acquisita.
Tra i docenti: Patrizia Cuoco e Silvia Pagliano.

Sarà Silvia Pagliano ad assumere la direzione organizzativa del progetto, mentre Luca Pagliano avrà la direzione tecnica, lavorando con la squadra organizzativa e tecnica delle Albe/Ravenna Teatro. Tutor sarà Paola Ricci. La Scuola di vocalità è segnata dal tratto del disegnatore Stefano Ricci, che ha composto il logo e i materiali, insieme al progetto poetico per i social di Malagola di Marco Sciotto, studioso e responsabile degli archivi.

Emilio Casalini conduce “FareFaenza: la città che cambia”: la comica Maria Pia Timo tra gli ospiti

Si terrà martedì 20 gennaio alle ore 20.30, presso il Cinema Sarti di Faenza, l’evento pubblico “FareFaenza: la città che cambia”, una serata aperta alla cittadinanza dedicata a raccontare il percorso di trasformazione che la città ha intrapreso negli ultimi anni. L’iniziativa intende offrire uno sguardo d’insieme sui progetti, materiali e immateriali, che hanno contribuito a ridisegnare il volto della città.

La serata sarà condotta dal giornalista, scrittore e conduttore televisivo Emilio Casalini, noto al grande pubblico per il programma “Generazione Bellezza” in onda su Rai 3. Dopo una lunga esperienza nel reportage giornalistico, ha concentrato la propria attività sulla valorizzazione del patrimonio culturale e della bellezza come leva di sviluppo sostenibile e innovazione sociale. Casalini racconta l’Italia delle esperienze virtuose, mettendo in luce percorsi di rigenerazione culturale, economica e sociale che nascono dai territori e dalle comunità locali.

Il racconto della serata sarà articolato in quattro ambiti tematici: innovazione e sviluppo economico; attrattività turistica e culturale; welfare e gestione del bene pubblico; vivibilità e sicurezza urbana. Per ciascun ambito interverranno amministratori del Comune di Faenza e dirigenti dell’Unione della Romagna Faentina, che risponderanno alle domande del conduttore illustrando il lavoro svolto in stretta sinergia, con l’obiettivo di trasformare finanziamenti e bandi in valore pubblico concreto e benefici diffusi per la collettività.

La narrazione sarà accompagnata da momenti musicali curati da due maestri della Scuola di Musica Sarti, che si esibiranno nel corso della serata e a chiudere l’evento sarà la comica faentina Maria Pia Timo, che porterà in scena uno spettacolo speciale che affronta temi di attualità con la sua graffiante ironia, offrendo agli spettatori un momento di coinvolgente divertimento. L’evento è a partecipazione libera e gratuita, senza obbligo di prenotazione, fino a esaurimento dei posti disponibili presso il Cinema Sarti (via Scaletta 10, Faenza).

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