giovedì
28 Maggio 2026

Molestie sessuali e resistenza a pubblico ufficiale: due Daspo emessi dal questore di Ravenna

Negli scorsi giorni il questore di Ravenna Gianpaolo Patruno ha emesso due nuovi provvedimenti di divieto di accesso e stazionamento della durata di uno e due anni nei confronti di due individui recentemente fermati dalle forze dell’ordine del territorio.

Il primo divieto interessa tutti gli esercizi pubblici del comune di Bagnacavallo (Daspo Willy) ed è stato disposto nei confronti di un cittadino italiano che, arrestato dai carabinieri nelle scorse settimane, per un episodio di ubriachezza molesta in un bar del centro cittadino. Durante il tentativo di identificazione, l’uomo avrebbe posto resistenza aggredendo i militari con spinte e schiaffi. L’uomo nascondeva inoltre un cutter e una confezione di lame, senza riuscire a giustificarne il possesso, oltre che a una modica quantità di marijuana.

Il secondo provvedimento è stato adottato nei confronti di un 27enne straniero, identificato e denunciato dagli operatori della polizia ferroviaria di Ravenna come presunto autore di molestie sessuali. L’episodio si sarebbe verificato negli ultimi giorni dell’anno, ai danni di una donna che si trovava all’interno della stazione cittadina. Valutata la pericolosità sociale del soggetto, è scattato per lui il divieto di accesso alla zona stazione e adiacenti giardini Speyer per un anno.

Nuovo piano sosta, le associazioni di categoria: «Ok il confronto, ma ora attivare un tavolo tecnico stabile»

Dopo il primo incontro di presentazione del nuovo piano per la sosta e l’accessibilità al centro storico di Ravenna, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e Cna esprimono le proprie valutazioni sulle misure illustrate dall’Amministrazione comunale, evidenziando aspetti positivi ma anche diverse criticità ancora aperte.

Le associazioni di categoria apprezzano il metodo di coinvolgimento adottato dal Comune, sottolineando come «il confronto preliminare con le rappresentanze economiche sia un passaggio importante», pur rilevando che «i tempi di discussione sono stati particolarmente ristretti».

Le associazioni si ritengono portatrici di alcune proposte come la gratuità della prima mezz’ora di sosta, il contenuto aumento dei costi dei permessi di accesso alla Ztl per le attività e il ridimensionamento delle tariffe inizialmente previste per le zone 1 e 2. «Permangono però criticità, soprattutto sulla zona 3, anche in relazione all’ampliamento delle aree soggette ed una tariffazione ancora troppo alta (1 euro all’ora ndr). Se da un lato l’aumento dei costi può favorire una maggiore rotazione dei posti auto, dall’altro mancano adeguate misure compensative come un collegamento efficace con i parcheggi di cintura e una dotazione di sosta coerente con le reali esigenze del centro storico».

Nel complesso, secondo le associazioni, le misure proposte richiedono «ulteriori valutazioni nella fase sperimentale». Da qui la richiesta di «attivare un tavolo tecnico stabile per definire un modello di mobilità moderno e sostenibile, accompagnato da un piano strategico pluriennale per la sosta e gli investimenti strutturali». Centrale resta anche il tema della mobilità collettiva, con «la necessità di attivare servizi di navetta che colleghino il centro ai parcheggi di cintura».

Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e Cna auspicano infine che «il confronto possa proseguire in modo costruttivo», ricordando come Ravenna stia attraversando «una fase di difficoltà per il commercio di prossimità». In quest’ottica, le associazioni annunciano l’organizzazione di un’assemblea con gli operatori del centro storico, alla presenza dell’Amministrazione comunale.

Atlantide cerca micro-influencer per promuovere i parchi di Romagna

Riapre la call per diventare ambasciatrici e ambasciatori di AmaParco 2026, il progetto che coinvolge creator digitali per raccontare, attraverso Instagram la rete di 30 parchi e musei situati nelle province di Ravenna, Rimini, Forlì-Cesena e Ferrara.
La call di quest’anno si divide in due categorie, Nano influencer (5.000 – 10.000 follower) e  Micro influencer (10.000 – 100.000 follower). Ma il numero di seguaci non è l’unico elemento necessario per candidarsi: tra i requisiti principali è richiesta infatti la condivisione di almeno una delle tematiche al centro della filosofia di Atlantide, dalla passione per la bike alle attività all’aria aperta, dall’amore per la natura alla poesia, fino alla cultura e alla scoperta lenta del territorio. Il regolamento completo e le modalità di partecipazione sono disponibili sul sito di AmaParco.

Gli ambasciatori selezionati saranno ospiti dei parchi del circuito AmaParco e prenderanno parte ad almeno cinque escursioni e attività nel corso della stagione di apertura 2026. Le esperienze vissute diventeranno contenuti: foto, video, post, reel e storie, capaci di raccontare i luoghi e, soprattutto, le emozioni che questi sanno regalare. Al termine dell’anno, ogni ambassador riceverà un compenso per l’attività di promozione svolta.

Domenica amara per il basket: Faenza e Ravenna cadono in trasferta. Ora occhi sul derby

Tutt’altro che splendido l’avvicinamento al derby per Faenza e Ravenna. Le due compagini ravennati del campionato di Serie B Nazionale escono con le osse rotte dalle rispettive trasferte. La squadra di Pansa ha giocato un’ottima partita sul campo della quotata San Severo, alzando bandiera bianca solo a pochi secondi dalla sirena. Anche i giallorossi restano in gara per tre quarti contro la quarta della classe: a Latina, dopo una gara punto a punto, Ravenna si scioglie nell’ultimo quarto, dimostrando ancora una volta la poca attitudine alla continuità. L’appuntamento con il derby è fissato per domenica 18 gennaio alle 18 al Pala Costa di Ravenna. Faenza è attualmente nona in classifica, a più quattro lunghezze dai “cugini” ravennati fermi al decimo posto.

Al “Falcone e Borsellino” dopo un primo quarto equilibrato, è San Severo a gettare le basi per la fuga andando sul 36-31, ma in casa Faenza Vettori non ci sta e insieme a Fumagalli confeziona la rimonta che vale il sorpasso all’intervallo: 41-38. Al rientro in campo è però l’Allianz Pazienza ad essere protagonista segnando 16 punti nei primi quattro minuti e allungando fino al 58-47. Nel momento più duro del match e con un clima molto caldo sugli spalti con i tifosi di casa che si fanno sentire, la Tema Sinergie sfoggia il solito carattere e ribalta il match. Van Ounsem diventa il terminale offensivo ed è decisivo per ricucire il passivo sul 62-63 al 30’ poi passa il testimone a Fumagalli che con due giocate da tre punti consecutive porta Faenza avanti 76-68 al 35’. Sarebbe il momento di piazzare il colpo del ko, ma i Raggisolaris non lo fanno e San Severo risorge con un break di 10-0 passando a condurre 78-76. Il finale è amaro: Fragonara sull’82-80 per i pugliesi segna un 1/3 dalla lunetta a 20’’ dalla fine poi sull’84-81 fallisce una tripla dall’angolo ‘per colpa’ della pressione difensiva degli avversari. Poi è Bugatti dalla lunetta a scrivere il definitivo 86-82.

Allianz Pazienza San Severo 86
Tema Sinergie Faenza 81
(22-20; 38-41; 63-62)

ALLIANZ PAZIENZA SAN SEVERO: Lucas 15, Morelli 6, Mobio 10, Gattel 3, Todisco 4, Miglio ne, Petrushevski ne, Ndour 6, Gherardini 16, Bandini, Scredi 5, Bugatti 21. All.: Bernardi
TEMA SINERGIE FAENZA: Tartaglia ne, Rinaldin 3, Mbacke 7, Vettori 21, Van Ounsem 24, Romano, Longo 4, Fragonara 5, Santiangeli 7, Fumagalli 10. All.: Pansa

 

A Latina l’avvio è positivo per i giallorossi, che mostrano subito buona intensità difensiva e trovano soluzioni efficaci in attacco grazie al movimento di palla e ai tagli senza palla. Brigato e Paolin guidano l’attacco ravennate consentendo all’OraSì di costruire un primo vantaggio e chiudere il primo quarto avanti 21-13. Nel secondo periodo i padroni di casa alzano il ritmo, trovando punti importanti con Maiga e Gallo. Ravenna prova a mantenere il controllo del match rispondendo colpo su colpo, con Brigato protagonista di un’ottima prima metà di gara e Jakstas solido sotto canestro. All’intervallo lungo si è fermi sul 41-41, al termine di un primo tempo molto equilibrato. Dopo la pausa lunga la partita prosegue su binari simili, con gioco spezzettato e numerosi viaggi in lunetta da entrambe le parti. L’OraSì trova buone soluzioni con Paolin e Cena, mentre Latina risponde affidandosi alla fisicità di Bakovic e alle iniziative di Pastore. Il terzo quarto si chiude in perfetta parità sul 59-59. Nel quarto finale Latina riesce a trovare qualche canestro pesante nei momenti chiave, sfruttando meglio i possessi decisivi. Ravenna prova a restare agganciata fino agli ultimi minuti, affidandosi ai liberi e alle iniziative di Brigato e Jakstas, ma i padroni di casa gestiscono il vantaggio nel finale e chiudono l’incontro sull’83-73.

Benacquista Assicurazioni Latina: Maiga 14, Gallo 10, Chiti 0, Di Emidio 11, Sacchetti 5, Nwohuocha 4, Cipolla 8, Pastore 9, Palombo 0, Bakovic 22, Pellizzari 0.

OraSì Basket Ravenna: Naoni 3, Feliciangeli 4, Brigato 26, Morena 0, Ghigo 0, Paolin 14, Jakstas 14, Paiano 0, Dron 4, Cena 8.

Aggiornamenti dopo le scosse: da mercoledì 14 riaprono tutte le scuole del Comune

A seguito delle due scosse di terremoto di magnitudo 4.3 e 4.1 avvertite nel ravennate attorno alle 9.30 di questa mattina (13 gennaio), il sindaco Alessandro Barattoni fornisce alcuni aggiornamenti. Il Coc (Centro Operativo Comunale) è stato attivato in forma ridotta, per monitorare i servizi alla persona, con attenzione alle reti energetiche, elettriche e del gas.

La rete ferroviaria è stata completamente ripristinata ed è pienamente operativa dalle 13.32. Sono state attivate anche le verifiche degli uffici tecnici negli immobili di proprietà comunale sul territorio, come residenze per anziani, plessi socio-occupazionali e scuole. Dai 93 edifici scolastici (dai nidi alle secondarie di primo grado) sono pervenute 35 segnalazioni, già verificate. A partire da domani gli studenti di tutte le scuole del territorio comunale potranno fare ritorno sui banchi, ad eccezione di quelli della scuola primaria Rodari di Mezzano e della scuola primaria A.Gulminelli di Ponte Nuovo, che resteranno chiuse per ulteriori approfondimenti (eventuali aggiornamenti verranno comunicati alle famiglie). Per quanto riguarda la scuola Rodari, le eventuali criticità riguarderebbero il plesso su cui non sono stati ancora svolti i lavori di adeguamento sismico.

Non si registrano attualmente modifiche alla viabilità: i controlli sui 40 ponti comunali ritenuti a criticità medio e medio alta sono ancora in atto, ma non hanno evidenziato fino a questo momento nessuna problematica.

Infine, il sindaco ha espresso soddisfazione per l’intervento di adeguamento sismico recentemente concluso negli spazi dell’aula magna della Biblioteca Classense, che ha dato ottima risposta alle scosse.

++ Aggiornamento ore 16:38 ++

Sono terminati gli interventi di verifica nei plessi comunali e negli edifici scolastici e si comunica la riapertura a partire da domani (14 gennaio) di tutte le scuole del comune: l’attività didattica riprenderà regolarmente anche per gli alunni e le alunne della Rodari di Mezzano, dichiarata agibile, e della Gulminelli di Ponte Nuovo, per la quale sono stati individuati spazi alternativi idonei alla lezione.

Risse e pregiudicati: scatta la chiusura del Bar Simbol di corso Garibaldi

Il Questore di Ravenna ha disposto la sospensione della licenza del Bar Simbol di Faenza con la conseguente chiusura di cinque giorni dell’attività. La scelta è frutto dei controlli effettuati da parte della Polizia di Stato, in cui sono state identificate persone pregiudicate in molteplici occasioni. Inoltre, il locale di corso Garibaldi è risultato teatro di risse e liti che hanno anche richiesto l’intervento di personale sanitario del 118.

«La chiusura – fa sapere la Polizia di Stato tramite una nota stampa – è stata disposta al fine di salvaguardare l’ordine e la sicurezza pubblica venuta meno più volte, tanto da indurre il Questore di Ravenna ad applicare l’art. 100 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. Pertanto è stata decretata la sospensione del pubblico esercizio, che resterà chiuso per cinque giorni».

Ruba la giacca a un minorenne minacciandolo con un coltello: 20enne in carcere

I carabinieri di Ravenna hanno arrestato un 20enne di origini straniere, senza fissa dimora, per il reato di rapina e resistenza a pubblico ufficiale. I fatti sono accaduti nel weekend scorso quando due pattuglie, nei pressi della stazione ferroviaria, sono state fermate da una persona che ha riferito loro che il proprio figlio minorenne era stato vittima di una rapina da parte di un ragazzo straniero. Il rapinatore avrebbe sottratto con violenza la giacca che indossava il ragazzino, dopo averlo minacciato con un coltello.

Dopo aver raccolto le informazioni, i militari hanno individuato poco dopo il presunto malvivente con addosso il giubbotto del giovane. Alla vista dei carabinieri, il 20enne ha tentato di darsi alla fuga prima di essere bloccato, identificato e portato al comando Provinciale per gli accertamenti del caso. Nei confronti del rapinatore, già noto per i suoi trascorsi giudiziari e con a carico un divieto di ritorno nel comune di Ravenna non rispettato, è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Nasce “Bagnacavallo in un bicchiere”, due giorni dedicati al vino all’ex mercato coperto

“Bagnacavallo in un bicchiere – Esplora, assaggia, condividi” è la nuova, interessante iniziativa frutto della sinergia tra la rete di imprese “Bagnacavallo fa Centro” e l’Amministrazione Comunale, mirata a creare un appuntamento di richiamo per gli appassionati di vino e gli addetti ai lavori.

Si tratta di una due giorni di degustazioni – sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio (dalle 10 alle 19), negli spazi riqualificati dell’ex mercato coperto – proposte da una quarantina di aziende italiane e internazionali in quello che gli organizzatori definiscono “il nuovo salotto del vino tra la Bassa Romagna e l’Europa”. «Il vino – sottolinea Caterina Corzani, assessora a Turismo e Promozione del territorio del Comune di Bagnacavallo – è sicuramente un prodotto tradizionale del nostro territorio, e sarà un piacere ospitare questa bella iniziativa nell’area espositiva dell’ex mercato coperto, da poco riqualificato e restituito alla città». Durante entrambe le giornate, dalle 10 alle 19, il pubblico avrà la possibilità di degustare oltre 500 etichette provenienti da undici regioni italiane e tre paesi europei, Francia, Germania e Austria.

Davanti Al Mercato Coperto

La selezione sarà ampia e internazionale, spaziando dalle eccellenze italiane a rinomati champagne e vini fermi francesi, fino a etichette di nicchia provenienti da Germania e Austria – inclusi gli interessantissimi “ice wine” – e agli immancabili vini del Consorzio “Il Bagnacavallo”, Bursôn e Rambëla. L’ingresso all’ex mercato coperto sarà gratuito, ma per poter effettuare le degustazioni il pubblico dovrà invece acquistare una wine card direttamente sul sito ufficiale dell’evento (www.bagnacavalloinunbicchiere.it) o in loco, con costi diversificati in base alle proprie necessità (da 3 o 8 degustazioni fino alla card con degustazioni illimitate per uno o due giorni). La card includerà un calice professionale, una penna e un catalogo degli espositori dove saranno elencati i produttori, i vini e i prodotti in degustazione.

Vini Locali Al Mercato Coperto

I visitatori potranno dare il loro contributo alla manifestazione votando il miglior vino degustato. All’interno dell’area espositiva sarà presente un food corner a cura di “A la mi manira”. Sarà inoltre allestito uno shop dove acquistare i vini degustati e sarà anche disponibile un servizio di navetta gratuito su prenotazione.

Gino Cecchettin racconta la sua fondazione: «La violenza non è un raptus, va decostruita partendo dagli stereotipi»

Il femminicidio di Giulia Cecchettin, nel novembre del 2022, ha scosso un intero Paese, aprendo interrogativi su quanto ancora resti da fare sul piano culturale e sociale per cancellare la violenza di genere. Per il padre Gino Cecchettin, però, «la perdita di Giulia ha scosso le fondamenta stesse dell’esistenza», trasformandosi in un impegno costante contro il «nemico invisibile». È proprio con l’idea di portare avanti una lotta quotidiana sul tema che nel novembre del 2024 Cecchettin fonda insieme ai figli Elena e Davide la Fondazione Giulia Cecchettin Ets, di cui è presidente. L’obiettivo è duplice: tenere viva la memoria di Giulia e promuovere un cambiamento culturale diffuso, attraverso educazione, ricerca e sostegno alle vittime.
La fondazione si avvale di un comitato scientifico composto da docenti universitari e di una rete di professionisti del mondo giuridico, educativo e sociale, oltre al contributo di personalità del panorama nazionale (come l’ex nuotatrice Federica Pellegrini, il filosofo Lorenzo Gasparrini o la già dirigente di Banca d’Italia Anna Maria Tarantola). Accanto all’attività divulgativa, l’associazione offre un primo supporto alle vittime, indirizzandole verso centri antiviolenza già strutturati sul territorio.
Mercoledì 14 gennaio, alle 21, Gino Cecchettin presenterà il lavoro della Fondazione in un incontro pubblico alla Biblioteca comunale “L. Dal Pane” di Castel Bolognese. In mattinata è previsto anche un confronto con gli studenti della scuola secondaria di primo grado “Pascoli”. «Incontri senza canovaccio – ricorda Cecchettin – con testimonianze e ricordi attinti dal cuore, ma soprattutto spazio al dialogo».

A poco più di un anno dalla nascita dell’associazione Giulia Cecchettin Ets, quali sono i primi bilanci?
«Siamo molto soddisfatti dei progetti educativi avviati: una componente del nostro comitato scientifico (la professoressa Irene Bemmi, ndr) oggi ha una cattedra di pedagogia all’Università di Firenze e a inizio anno scolastico è partito un percorso di formazione dei docenti che coinvolgerà tre regioni, Veneto, Toscana e Puglia, e oltre mille insegnanti fino al 2027. Raccogliamo inoltre dati statistici e conduciamo ricerche sulle dinamiche in ambito scolastico. Abbiamo finanziato diversi progetti scolastici e in collaborazione con l’associazione Differenza Donna abbiamo creato un nuovo centro antiviolenza a Roma. Non cerchiamo di reinventare il sistema di contrasto alla violenza, ma di amplificarlo. Un altro aspetto che ci rende particolarmente fieri è il nostro comitato giovanile, in grande crescita, che ha portato anche alla creazione di una pagina Instagram @giovanipergiulia. Questi ragazzi portano avanti un importante lavoro di volontariato quotidiano e impegno sul territorio».

A due anni dalla tragedia di Giulia, com’è cambiata (se è cambiata) la situazione?
«C’è molta più sensibilità rispetto al passato, si parla di più del tema della violenza di genere. Credo che la differenza principale sia questa: la divulgazione, gli eventi, muovono la gente e smuovono le coscienze. La consapevolezza porta al cambiamento, al rifiuto di voltarsi dall’altra parte, al farsi domande per cercare di capire in che modo possiamo diventare noi stessi il cambiamento che vorremmo vedere nella società».

In alcune interviste lei stesso si identifica come qualcuno che prima “non vedeva il problema”, quale potrebbe essere un modo efficace per parlare e trasmettere il messaggio a chi appunto ancora non ci pensa?
«Lavorare sugli stereotipi, portarli alla luce. Soprattutto quelli quotidiani, radicati, apparentemente innocui ma in realtà pericolosissimi. È l’abitudine che porta alla misoginia, alle azioni d’istinto. Bisogna inoltre far capire agli uomini che non si tratta di una lotta “al maschio”, ma al maschilismo tossico, pericoloso per tutti».

In che modo il modello machista si riversa contro lo stesso genere maschile?
«È un modello che continua a raccogliere adepti perché sembra vincente, ma è tutto il contrario. Il patriarcato è un modello perdente, che ti isola, ti fa stare solo con te stesso, obbliga alla repressione e impedisce anche agli stessi uomini di vivere felici».

Che idea si è fatto dell’impegno della classe politica sul tema? Lei potrebbe mai pensare di candidarsi?
«Non credo si stia facendo abbastanza. Si cerca di evitare il problema, di nasconderlo, mentre noi stiamo lavorando per far sì che venga affrontato in modo tangibile e diretto. Si dovrebbe lavorare alla radice del problema, procedere per analisi scientifiche che portino a decisioni strutturate, invece che concentrarsi su quello che emerge in superficie e sui fenomeni sporadici. La violenza di genere non nasce da un raptus, è sistemica, radicata, fondata su stereotipi e costrutti patriarcali. Mettere una toppa sugli avvenimenti senza lavorare sull’origine non serve a nulla. Voglio riconoscere invece l’impegno delle istituzioni che lavorano a livello locale, e svolgono un importante lavoro di sostegno e divulgazione sui territori. Personalmente però non ho mai pensato di entrare in politica. Richiede una vocazione e una preparazione che non ho. Riverso il mio impegno nella fondazione, cercando di dare più voce e spazio possibile al tema».

Per quella che è la sua esperienza nelle scuole e con i più giovani, in quali segnali concreti vede un cambiamento sul tema dell’attenzione alla violenza di genere, e in quali invece no?
«Anche in questo contesto vedo una sensibilità crescente, tanta voglia di farsi e fare domande. Gli incontri con i giovani finiscono sempre più spesso in ampi dibattiti, momenti di confronto necessari. Se penso ai tempi in cui io andavo a scuola, mi rendo conto che queste dinamiche non venivano nemmeno affrontate. Oggi i tempi sono cambiati, c’è una tridimensionalità che prima non c’era, dovuta anche all’uso di internet, dei social, dell’intelligenza artificiale: strumenti importanti, ma al tempo stesso pericolosi. È importante imparare a usarli senza lasciare che siano loro ad usare noi. Questi fattori rendono le dinamiche, anche relazionali, meno lineari e più complicate. Una cosa però rimane costante: i ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati». 

In questo percorso, c’è qualcosa che l’ha sorpresa negativamente o che le ha fatto pensare che la strada sia ancora troppo lunga?
«La strada è lunga. Cambiare la mentalità della società è un percorso che richiederà anni, ma credo che le nuove generazioni possano diventare un importante catalizzatore. I riscontri sono per lo più positivi: sono tante le mail che testimoniano l’importanza del nostro impegno, spesso mi commuovo. Solo pochi giorni fa, ci ha scritto una ragazza che grazie a un lavoro quotidiano ha trovato il coraggio per denunciare il compagno. Non mancano però anche le mail di autodenuncia da parte dei ragazzi, di chi si rende conto di avere una relazione tossica o di aver oltrepassato la linea e vuole rimettersi sulla giusta strada».

L’educazione sesso-affettiva nelle scuole, tanto discussa a livello politico nazionale, potrebbe avere un ruolo importante in questo ambito?
«Sarebbe fondamentale, un passo avanti enorme che aiuterebbe tantissimo nel processo di cambiamento. Sia la formazione degli insegnanti ordinari sul tema che l’istituzione di un’ora dedicata porterebbe a grandi risultati. Questo si vede già negli stati dove la pratica è in atto, come la Spagna, che ha visto un significativo calo dei femminicidi dall’avvio del progetto. La scuola serve proprio per garantire a tutti la possibilità di un’educazione completa, anche dove le famiglie non possono arrivare: in alcuni casi infatti, il modello violento si annida già nelle relazioni parentali, ma anche nelle famiglie più virtuose spesso non c’è il tempo, o la capacità di trasmettere le giuste informazioni. I genitori dopotutto non sono esperti, e senza professionisti qualificati i “maestri” rischiano di diventare i social, internet, la pornografia. Non immagino insegnanti peggiori di questi».

Dal giorno della sua scomparsa, Giulia è diventata un simbolo nazionale. Come si fa a trasformare una storia individuale in una responsabilità collettiva e un dolore così grande in un gesto continuo di impegno sociale?
«Proprio pensando al dolore quotidiano. È il dolore il motore di quello che facciamo, quello che provi ogni mattina, quando ti alzi e senti il vuoto dentro. Quando realizzi che nella stanza accanto non c’è più nessuno che può darti calore e pensi che quel dolore potrebbe moltiplicarsi per centinaia di altre ragazze, di altre donne, di altre famiglie e non puoi fare altro che fare tutto il possibile per far sì che non accada».

Terremoto, staccati alcuni frammenti dalle statue delle colonne di piazza del Popolo

Le due scosse di terremoto si sono fatte sentire forte anche nel cuore di Ravenna. Tanto forte da mettere alla prova persino le statue di Sant’Apollinare e San Vitale, collocate in cima alle colonne di piazza del Popolo. «Alcuni frammenti si sono staccati, fortunatamente senza colpire nessuno», rivela il vicesindaco Eugenio Fusignani.

Sono in corso controlli accurati da parte dei Vigili del Fuoco: «Prima di tutto per garantire la sicurezza dei cittadini, ma anche per proteggere un patrimonio storico e artistico che rappresenta l’anima stessa di Ravenna», aggiunge il vicesindaco.

Al momento sul territorio provinciale non risultano danni rilevanti, ma sono in corso valutazioni dei tecnici su alcune scuole e sugli edifici pubblici più sensibili.

Due scosse di terremoto nel Ravennate. Magnitudo 4,3 e 4,1

Due forti scosse di terremoto sono state percepite in provincia di Ravenna nella mattinata di oggi, 13 gennaio. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha registrato infatti un terremoto di magnitudo 4,3 con epicentro in zona Russi alle 9.27 e, due minuti dopo, un terremoto di magnitudo 4,1 con epicentro in zona Faenza.

In tanti si sono riversati fuori da abitazioni e uffici. Le scuole sono state precauzionalmente evacuate.

Al momento non si registrano danni. Gli uffici tecnici dei vari Comuni della provincia stanno comunque effettuando visite ispettive per accertamenti prudenziali, partendo dai plessi scolastici.

Scuola, il Governo commissaria l’Emilia-Romagna. De Pascale: «Taglio immotivato di 17 autonomie»

«La Regione Emilia-Romagna ha sempre agito nel rispetto rigoroso della leale collaborazione istituzionale, perché crede che la Repubblica si regga sulla fiducia reciproca e sulla chiarezza delle regole. Il Governo ha fissato parametri nazionali per l’efficienza della rete scolastica. Su quei parametri noi siamo non solo in regola, ma più efficienti della media richiesta: a fronte di un obiettivo di 938 studenti per scuola, in Emilia-Romagna siamo a 994. I numeri direbbero che dovremmo avere più dirigenti scolastici, non meno. Eppure, ci viene imposto un ulteriore taglio di 17 autonomie, deciso in un secondo momento, senza trasparenza e senza un confronto vero. Colpire una Regione che ha rispettato le regole significa rinunciare all’obiettivo dell’efficienza per produrre ingiustizia. Significa accettare scuole da duemila studenti, dove ragazze e ragazzi diventano numeri, non persone, e dove il diritto all’istruzione perde il suo significato più profondo, rendendo più difficile la partecipazione delle famiglie, degli studenti, dei docenti e del personale».

Così il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessora regionale alla Scuola, Isabella Conti, ieri (12 gennaio) a Roma per l’incontro in Consiglio dei ministri con le altre tre Regioni contrarie al provvedimento nazionale sul dimensionamento della rete scolastica. Riunione che ha portato il Governo a deliberare il commissariamento di Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Sardegna, che si sono opposte al ridimensionamento degli istituti per il prossimo anno scolastico, non varando alcun piano regionale.

Il dimensionamento – spiegano dal ministero dell’Istruzione – rientra tra le riforme previste dal Pnrr, con l’obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca e riguarda la riorganizzazione amministrativa, non comportando la chiusura di plessi scolastici.

«Noi abbiamo chiesto una cosa semplice e giusta: il ritiro del taglio imposto, l’applicazione coerente dei criteri nazionali e un confronto istituzionale fondato sul rispetto. Difendere la scuola pubblica – proseguono de Pascale e Conti – non è una battaglia amministrativa: è una scelta morale. È difendere l’uguaglianza, la coesione sociale e il futuro del Paese».

L’Emilia-Romagna a dicembre aveva già risposto a una lettera inviata dai ministeri dell’Istruzione e del Merito e degli Affari europei, che conteneva la diffida ad adottare, entro il 18 dicembre, la delibera sul dimensionamento, rinunciando al termine che le veniva concesso e ribadendo le ragioni della mancata adozione del piano voluto a livello centrale.

Con l’attuale numero di istituzioni scolastiche, 532 autonomie, l’Emilia-Romagna ha un rapporto medio di 994 alunni per istituzione, abbondantemente superiore al parametro ministeriale che è di 938; la contrazione a 515 autonomie imposta dal decreto «non è pertanto giustificata da inefficienze regionali – si legge nel comunicato della Regione – e non risponde ad esigenze organizzative territoriali, ma unicamente a obiettivi di redistribuzione numerica nazionale, derivanti dall’applicazione di un meccanismo di riequilibrio interregionale del contingente Dirigenti Scolastici/ Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi deciso unilateralmente a livello ministeriale. Con un particolare rischio di indebolimento di presidi scolastici essenziali come quelli dei territori montani e delle aree interne».

 

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