lunedì
23 Marzo 2026

Topi nella palestra della scuola: chiusa fino al 4 novembre per derattizzazione

A seguito della segnalazione della presenza di topi (visibile a questo link il video), la palestra dell’istituto commerciale Ginanni (Ragioneria) di Ravenna resterà chiusa fino a martedì 4 novembre. Ritornerà nelle disponibilità della scuola e delle attività sportive soltanto dopo un intervento di derattizzazione. La scelta della Provincia, concordata con la dirigente scolastica e l’ufficio sport del Comune (gestore della palestra durante le attività pomeridiane), è avvenuta dopo un sopralluogo dei tecnici Azimut.

Un intervento simile di derattizzazione era stato fatto nel mese di giugno nella succursale del liceo classico, in via Nino Bixio. All’epoca non fu necessaria la chiusura temporanea della scuola, in quanto le lezioni erano interrotte per via della pausa estiva.

Taglio del nastro alla Coop di via Mazzotti Carli dopo il restyling da 300 mila euro

Taglio del nastro per la Coop “nuova” di Cervia: il supermercato di via Mazzotti Carli, aperto nell’ottobre del 2016 è stato oggetto di un intervento di restyling da 300 mila euro, che ha permesso un completo rinnovo degli oltre 1500 quadrati del punto vendita. I lavori si sono svolti senza chiusure straordinarie.
La cerimonia inaugurale è in programma per venerdì 31 ottobre, dalle 9, alla presenza del sindaco di Cervia Mattia Missiroli e del presidente di Coop Alleanza 3.0 Domenico Trombone. 

Tra le novità, il reparto panetteria con banco assistito, che aggiunge al pane fresco disponibile ogni giorno pani speciali a rotazione, disponibili anche su prenotazione, pizza alla pala e panini “su misura” con ingredienti a scelta. Da venerdì sarà disponibile anche la “piadineria”: un corner self-service per produrre la creare la propria piadina farcita. La gastronomia si arricchisce invece di una nuova friggitoria, specializzata nel fritto misto di pesce. I reparti di macelleria e pescheria invece accoglieranno la nuova “hamburgeria“, con carni selezionate, formaggi, burger buns e salse e una “salmoneria“, con salmone affumicato o a tranci in formato take away. Infine, inaugurerà un “gin hub” con un vasto assortimento di gin e toniche.

Gli orari di apertura del supermercato restano invariati: dal lunedì al sabato dalle 8 alle 20, la domenica dalle 8:30 alle 19:30.

Biblioteca Classense, musica irlandese per la giornata internazionale della cornamusa

Venerdì 31 ottobre la Classense festeggia la giornata internazionale della cornamusa irlandese e propone un pomeriggio dedicato alla scoperta di questo strumento, in collaborazione con l’associazione Iup. Il programma scatterà alle 15 nella sezione Holden della biblioteca, quando Gregorio Bellodi e Nicola Canovi faranno una dimostrazione pratica dello strumento nato nel periodo barocco. A seguire, alle 17, in sala Dantesca ci sarà un concerto con Jimmy O’Brien Moran (cornamusa irlandese) e Martin Dowling (violino) .

Durante pomeriggio di venerdì 31 ottobre (dalle 15 alle 18) è prevista l’apertura del Chiosco Classense, l’ex edicola di Piazza del Popolo. Ci sarà la possibilità di prendere a prestito libri a tema Halloween, sia per adulti che per ragazzi, e di ricevere in omaggio la “shop Classense”.

Il patrimonio letterario del filosofo Enzo Melandri è stato donato all’Università di Bologna

La biblioteca personale del filosofo faentino Enzo Melandri è stata donata al dipartimento di Filosofia dell’Università di Bologna. Melandri, scomparso nel 1993, fu una figura di spicco del pensiero filosofico italiano del Novecento e docente del Ateneo bolognese. I discendenti hanno quindi deciso di cedere l’intera raccolta, comprendente diverse decine di importanti volumi che spaziano dalla logica alla fenomenologia, dalla storia delle scienze alla filosofia della cultura. 
«Abbiamo deciso di donare questi libri anche perché, con il passare degli anni, non possiamo più garantire di prendercene cura – hanno dichiarato i figli del filosofo, Tullia e Paolo Melandri -. È per noi una grande soddisfazione, perché si tratta di un patrimonio che non appartiene solo alla nostra famiglia, ma che ormai è di tutti gli studiosi e degli appassionati di filosofia». Lunedì 27 ottobre, il Direttore del Dipartimento di Filosofia, professor Luca Guidetti, insieme a un gruppo di docenti e studenti tirocinanti, si è recato a Faenza per un sopralluogo nella biblioteca privata, in modo da selezionare i volumi che entreranno ufficialmente a far parte della collezione del Dipartimento.

«La biblioteca di Melandri – sottolinea Guidetti -. rappresenta un tassello prezioso della nostra storia intellettuale. Enzo Melandri è stato una delle figure più significative del panorama filosofico e intellettuale del Novecento. Le sue opere fondamentali sono state pietre miliari nella ricerca filosofica e fenomenologica in Italia. Oltre alla sua profonda competenza filosofica, possedeva una notevole preparazione nelle discipline scientifiche, che gli permetteva di affrontare gli argomenti con rigorosa aderenza logica».

Il progetto prevede inoltre la catalogazione, la parziale digitalizzazione e la successiva consultazione dei volumi, al fine di mettere a disposizione di ricercatori e studenti una risorsa unica per l’approfondimento del pensiero melandriano e della cultura filosofica del Novecento. «Accogliere questo patrimonio significa valorizzare la memoria di un pensatore che ha inciso profondamente nella cultura del secondo Novecento, offrendo agli studiosi e ai nostri studenti una risorsa inestimabile per la ricerca. – conclude il direttore del Dipartimento -. Tale iniziativa si inserisce nel contesto delle attività del ‘Centro di Ricerca per la Fenomenologia Enzo Melandri’, istituito lo scorso anno».

Da Lugo a Roma a piedi per aiutare la lotta contro il cancro: l’impresa di Roberta Mengozzi

Una volontaria dell’Istituto Oncologico Romagnolo di Lugo, Roberta Mengozzi, ha completato un pellegrinaggio di circa 600 chilometri, da Lugo a Roma. Trentuno tappe in esattamente un mese per un’iniziativa ribattezzata “Passi di Speranza”, perché legata a un crowdfunding sulla piattaforma dedicata www.insiemeachicura.it a favore dello IOR e del sostegno della ricerca scientifica che porta nuove prospettive di cura al letto dei pazienti oncologici. Un’ impresa fortemente sostenuta dalle persone che hanno scelto proprio la strada della donazione per far sentire tutta la loro vicinanza: alla fine sono state 96 le persone che hanno partecipato alla raccolta, per contributi totali di circa 2.500 euro.

«Questo pellegrinaggio è stato una prova difficile, impegnativa ma fortemente voluta – ha spiegato la stessa Roberta sui suoi profili social, dove ha raccontato tutta la sua avventura – sono stata sostenuta da chi mi ha mandato messaggi, seguito sui social, da chi ha fatto un’offerta per la mia raccolta fondi; mi ha aiutato tanto la mia fede, la mia forza di volontà, la bellezza incredibile dei paesaggi e gli altri pellegrini che ho conosciuto lungo il cammino. È la prima volta, tuttavia, che decido di dare un senso ancor più profondo e concreto a un mio pellegrinaggio, scegliendo di aiutare chi soffre e lotta contro un tumore. La speranza è quella di contribuire all’avanzamento delle terapie per i tanti che stanno aspettando di ricevere trattamenti che restituiscano loro il futuro».

«La quinta tappa mi ha portato a Corniolo – ricorda Roberta – : ho alloggiato presso un rifugio che, neanche a farlo apposta, si trovava proprio di fronte alla casa Natale del prof. Dino Amadori, che ha fondato l’Istituto Oncologico Romagnolo nel 1979. Ho vissuto esperienze nel percorso che mi hanno riempita d’amore: una su tutte la sorpresa che, alla decima tappa, mi ha fatto mio marito Giovanni. Quando ho visto sbucare la sua auto dalla curva di una stradina sterrata in mezzo alle montagne verso Anghiari sono scoppiata in lacrime dalla felicità. O ancora quando, in arrivo a Città di Castello, ho avuto un problema al ginocchio che mi ha costretto a rallentare: proprio quando stavo per chiamare la proprietaria dell’ostello in cui avrei dovuto alloggiare la sera stessa, per dirle che avrei tardato, ho visto una vettura accostarsi a me ed era proprio lei, che veniva a sentire se avessi bisogno di un passaggio».

«L’esempio di Roberta mostra una volta di più che il bene, quando è condiviso, è più “contagioso” del male – il commento di Fabrizio Miserocchi, Direttore Generale IOR – è bastato il suo racconto sui canali social per scatenare infatti un’ondata di generosità.  In un mese di viaggio, Roberta è stata capace di ricevere una media di tre donazioni al giorno: qualcosa di straordinario, come l’impresa che ha portato a termine a 58 anni. Quando si tratta di generosità, sensibilità, vicinanza al prossimo che soffre, i volontari IOR non finiscono mai di stupirci, facendoci scoprire sempre nuovi e originali metodi per fare la differenza per il bene di tutti».

A Madonna dell’Albero un’assemblea pubblica con Anas sul tema dei lavori stradali

Proseguono gli appuntamenti sul territorio organizzati dal sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, per confrontarsi su progetti e interventi insieme alla cittadinanza. Dopo l’incontro dello scorso 16 ottobre a Punta Marina, in cui si è parlato della riqualificazione del viale principale, il prossimo appuntamento è fissato per lunedì 3 novembre, al Bronson di Madonna dell’Albero, insieme ad Anas. La cittadinanza è invitata.

Dalle 20.30, i tecnici della società stradale, insieme al sindaco all’assessore ai lavori pubblici Massimo Cameliani aggiorneranno i presenti in merito all’avanzamento degli interventi sulla SS16 Adriatica e sulla SS67 Classicana.

Ritrovata la sacca di un soldato canadese caduto durante la Liberazione: l’incontro con i discendenti

«Ci sono oggetti che attraversano la guerra, il silenzio e gli anni e che, quando tornano, riportano con sé le storie di chi non è più» ne è un esempio la sacca ritrovata di Hector Colin McDonald, giovane soldato canadese che come molti altri ha perso la vita sul Lamone durante la liberazione di Russi, nel dicembre del 1944.

La scorsa estate, grazie all’intuizione di un appassionato di cimeli storici, la sua sacca militare è riemersa dal passato, custode silenziosa di una memoria lontana. Identificato il proprietario, un soldato del West Nova Scotia Regiment, nato nel 1915 nella cittadina di New Aberdeen, nella provincia di Nova Scotia, si è poi risaliti ai discendenti attuali.

Oggi il comune di Russi celebra questo simbolo di congiunzione tra passato e presente, segno di riconoscenza e di legame tra due comunità. Sabato primo novembre è in programma l’incontro con un rappresentante della famiglia del soldato canadese, in un momento di condivisione e memoria a Palazzo San Giacomo, in via Carrarone, alla presenza delle autorità.

Si parte alle 10.30, con un momento di scambio con il rappresentante della famiglia McDonald e si prosegue con la visita della mostra Il passaggio dei Canadesi a Russi e ai luoghi della memoria dove operarono i militari canadesi.

Collaborazione tra Terme di Riolo e Ravenna FC: coinvolgerà il settore giovanile e le società affiliate

È stato siglato nei giorni scorsi un accordo tra l’ambiziosa società calcistica Ravenna Football Club e Terme di Riolo, centro le cui acque e fanghi sorgivi sono noti fin dai tempi dei romani, e che di recente ha saputo aggiornare le proprie strutture per offrire servizi di qualità al passo con i tempi.

L’accordo non si limita a una semplice sponsorizzazione, ma si concretizzerà in un progetto di collaborazione che va dall’organizzazione di ritiri estivi delle squadre giovanili (dall’Under 14 alla Primavera) fino al coinvolgimento delle società affiliate dell’universo Ravenna FC. Le equipe mediche delle Terme e del club giallorosso sono al lavoro per elaborare insieme un protocollo sanitario di supporto alla formazione sportiva, già ribattezzato “Buon respiro: come aumentare le performance in ambito sportivo” con cicli di cure inalatorie, ingressi nella piscina termale, percorso vascolare e la possibilità di effettuare sessioni di forza e di esplosività all’interno della sala pesi attrezzata delle Terme di Riolo.

«Fin dal primo incontro – commenta l’Amministratore delegato delle Terme, Andrea Spalla -, ci ha colpito lo spirito che guida il management e gli operatori, a tutti i livelli, del Ravenna FC, ben sintetizzato nella definizione della propria mission come visione di una realtà “profondamente radicata nella comunità e capace di suscitare interesse internazionale”. Da tempo le Terme di Riolo cercano collaborazioni con le eccellenze del territorio, luogo di incontro tra storia, bellezza e qualità, convinti come siamo che creare delle reti di rapporti rappresenti un valore aggiunto sia per gli utenti che per le aziende stesse. Ringraziamo per l’opportunità che ci viene data di diffondere la cultura della prevenzione e della salute attraverso la storia ultracentenaria delle Terme di Riolo, a cui la natura ha regalato acque e fanghi sorgivi dotati di caratteristiche di rara qualità».

«Sono personalmente legato alla città di Ravenna per aver trascorso lì parte della mia infanzia durante le vacanze estive – aggiunge Emanuele Salvatori, direttore Marketing delle Terme –. È una città con un’enorme storia e tradizione, molto legata al territorio e alle sue origini. Il rapporto è nato in maniera del tutto naturale. Fin dai primi incontri è emerso lo stesso spirito e visione con la quale vediamo il futuro e la firma sull’accordo di partnership è stata una formalità».

«Questa collaborazione rappresenta un’opportunità preziosa per il nostro settore giovanile – afferma invece Massimiliano De Gregorio, responsabile del vivaio giallorosso –. Siamo convinti che la crescita dei ragazzi passi anche dalla cura dei dettagli, e poter contare su una realtà come le Terme di Riolo, che unisce qualità, esperienza e innovazione, ci permette di alzare ulteriormente l’asticella del nostro lavoro. Ringrazio le Terme per la disponibilità e la professionalità dimostrata e la nostra società per la sensibilità con cui continua a investire nel futuro dei nostri giovani».

Prevenzione e diagnosi delle malattie respiratorie: un incontro tra cittadini e professionisti sanitari

Sensibilizzare la popolazione sul valore della prevenzione e della diagnosi precoce delle malattie respiratorie è l’obiettivo dell’incontro in programma a Lugo il 30 ottobre 2025: alle 19 al salone Estense della Rocca un momento di riflessione e condivisione dedicato alla salute e alla consapevolezza respiratoria. L’evento “Diamogli Voce” è promosso dall’associazione Respiriamo Insieme con il sostegno di Menarini.

L’incontro vuole promuovere un dialogo aperto tra cittadini, pazienti e professionisti sanitari. Attraverso testimonianze e interventi specialistici, “Diamogli Voce” offrirà uno spazio di confronto umano e scientifico, in cui la voce dei pazienti potrà diventare protagonista.

L’appuntamento si inserisce all’interno delle attività promosse da Respiriamo Insieme, realtà impegnata da anni nel supporto alle persone affette da patologie respiratorie croniche e nella diffusione della cultura del respiro come elemento fondamentale di benessere. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.

L’associazione Demetra compie 20 anni: «Denunciare in stato di angoscia non è consigliabile»

Da vent’anni l’associazione “Demetra donne in aiuto” è attiva nella Bassa Romagna per sostenere le vittime di violenza, rispondendo a una richiesta di aiuto sempre crescente. Al 30 giugno 2025 l’associazione ha registrato un aumento del 18 percento delle richieste rispetto al 2024, con un totale di 83 donne accolte (di cui 73 già vittime di violenza) e 12 emergenze attivate.

L’associazione nasce a Lugo nel luglio 2005 per volontà di un gruppo di donne, tra cui l’attuale presidente Nadia Somma Caiati, impegnata da oltre trent’anni nella tutela dei diritti femminili: «Nel tempo è cresciuta la consapevolezza del fenomeno – osserva Somma Caiati -. Aumentano le segnalazioni e le donne restano meno a lungo in relazioni abusanti prima di chiedere aiuto». Il divario tra vittime italiane e straniere invece si sta riducendo. «Prima del 2020 la grande maggioranza delle richieste arrivava da donne italiane – prosegue la presidente -. I dati parziali del 2025 contano invece 46 italiane, 34 straniere e tre donne di provenienza non specificata».

Le forme di violenza segnalate sono principalmente psicologiche (74 casi) e fisiche (49). Seguono 19 episodi di violenza economica e 13 di violenza sessuale. In 54 casi il responsabile è il partner, in 10 un familiare, in 5 un ex fidanzato, in 4 un conoscente. Solo in 3 casi l’autore non rientra in queste categorie.
«Oltre alla maggiore consapevolezza da parte delle vittime, in questi anni sono cresciuti anche gli strumenti normativi: l’ordine di allontanamento del 2001, la legge sullo stalking del 2009, quella sul femminicidio del 2013, fino al Codice Rosso del 2019. Non sono misure rivolte esclusivamente alle donne, ma se la violenza contro gli uomini è situazionale, quella contro le donne è un fenomeno culturale ancora difficile da scardinare».

Per i casi più gravi, Demetra mette a disposizione anche case rifugio per donne e minori, in rete con altri 87 centri in Italia per consentire eventuali trasferimenti delle assistite. In questo caso, a rivolgersi al servizio di accoglienza sono principalmente donne straniere, «senza familiari da cui fare ritorno una volta interrotta la relazione e spesso allontanate dalla comunità a seguito della denuncia», precisa Somma Caiati. Al 30 giugno 2025 sono nove le donne ospitate da Demetra, con tre minori al seguito. Anche queste richieste sono in crescita e entro fine novembre l’associazione inaugurerà una nuova struttura in grado di ospitare sei persone tra donne e bambini.

L’attività del centro, però, va oltre l’accoglienza, con consulenze legali e psicologiche, accompagnamento ai processi, ai servizi sociali, supporto nella ricerca di una nuova abitazione, valutazione del rischio e percorsi di sostegno. Lo staff è composto da sei operatrici, di cui una assegnata agli sportelli decentrati di Massa Lombarda, Alfonsine e Conselice e due al servizio di intervento “h24”, e due psicologhe, una specializzata nel rapporto tra madre e figli. Inoltre, prestano servizio circa 30 volontarie, che iniziano a collaborare con l’associazione dopo un corso di formazione (organizzato ogni due anni) e un periodo di tirocinio all’interno del centro. Secondo la presidente tuttavia «manca ancora oggi la piena consapevolezza del ruolo del centro antiviolenza: spesso si tende a puntare sulla richiesta securitaria e sull’applicazione del Codice Rosso, senza valutarne le tempistiche o l’impatto psicologico sulle vittime».

Secondo le casistiche raccolte dall’associazione, infatti, molte donne provano pena verso chi le maltratta, e tendono a colpevolizzarsi per eventuali ripercussioni legali. «La frase più ricorrente è: “vorrei che si fermasse, ma non che andasse in prigione – puntualizza la presidente -. Molti però non si fermano neanche a seguito della denuncia». L’eccessiva pressione a denunciare in situazioni di shock può portare poi a ripensamenti e ritiro delle querele: «Un esito che invalida la causa e alimenta la narrazione delle cosiddette denunce strumentali». Proprio per questo, i primi interventi dell’associazione si basano su azioni di sostegno e contenimento dell’angoscia.

Tra le difficoltà riscontrate dall’associazione, c’è l’impossibilità di agire per propria volontà o su segnalazioni non ufficiali: le dinamiche che possono essere prese in carico sono esclusivamente quelle che provengono da richieste spontanee o denunce del personale medico del pronto soccorso o delle forze dell’ordine. «Per questo promuoviamo le nostre attività con eventi e incontri di sensibilizzazione – conclude Somma Caiati -. Molte donne vengono uccise senza mai essere state picchiate prima. Alcune situazioni possono sembrare meno gravi della realtà e episodi di violenza possono essere scambiati, anche dalle stesse forze dell’ordine, per conflitti familiari».
Anche per questo, in occasione dei vent’anni, l’associazione ha realizzato un calendario di iniziative “verso il 25 novembre” (giornata mondiale contro la violenza sulle donne). Il prossimo: 24 ottobre alle 20.30 all’auditorium Corelli di Fusignano: lo spettacolo “Ma cosa ho fatto? Percorso per diventare uomini nuovi” di Lorenzo Gasparrini, filosofo femminista.

Il comitato cittadino di Coccolia: «Lavori di sfalcio lungo il fiume Ronco effettuati solo nel Forlivese»

Il comitato cittadino di Coccolia lancia un allarme sui lavori di pulizia del fiume Ronco, sottolineando come lo « sfalcio radicale della vegetazione all’interno dell’alveo fluviale» sia stato effettuato solo nel tratto che interessa la provincia di Forlì. I lavori non sarebbero invece stati eseguiti nel tratto terminale del fiume, quello che attraversa la provincia di Ravenna.

«Posto che questo tipo di intervento sia il più idoneo per le criticità che si propone di mitigare, circostanza riguardo alla quale lo scrivente non ha le necessarie competenze per esprimere un parere – commenta il presidente del comitato cittadino Niccolò Boattini -, i lavori sono stati effettuati solamente fino a via Zisa in località Borgo Sisa, ovvero esattamente dove termina il territorio di competenza della provincia di Forlì».

Il comitato ricorda che «proprio questo territorio di confine, e in particolare le frazioni di Borgo Sisa e di Coccolia, che è subito più a valle, sono stati tra i territori del forese più duramente colpiti dai danni diretti della esondazione del Ronco durante gli eventi alluvionali del maggio 2023» ed evidenzia quindi «le perplessità che riguardano il coordinamento dei lavori di sfalcio all’interno del Ronco, la cui competenza dovrebbe essere della Regione, per richiamare l’attenzione di tutte le istituzioni coinvolte in queste attività».

«L’ingombro costituito dalla vegetazione in questa zona del fiume rappresenta un potenziale “collo di bottiglia” per il deflusso delle acque verso valle – termina la nota inviata alla stampa – che, arrivando fino a qui a grande velocità e in grande quantità, vista l’assenza di vegetazione, trovano improvvisamente un ostacolo alla loro corsa verso il mare, con tutti i rischi che questa circostanza comporta per questo territorio e per quelli più a valle».

Mattia Moreni, riscoprire un artista schivo che potrebbe di diritto risiedere tra i grandi del ‘900

Un enorme dipinto del 1964, raffigurante un melo solitario su un prato incolto, accoglie i visitatori alla bella mostra di Mattia Moreni allestita all’ex convento di San Francesco a Bagnacavallo: si tratta della prima di una serie di cinque esposizioni che ad aperture scaglionate, una circa al mese, indagano l’intero percorso dell’artista. Le mostre – dislocate nelle sedi dei musei di San Domenico di Forlì, della Galleria d’arte Stoppani di Santa Sofia (FC), del Mambo di Bologna e da ultimo del MAR di Ravenna – costituiscono la più grande retrospettiva dedicata all’artista, nato nel 1920 e scomparso nel 1999 in Romagna dove aveva trascorso buona parte della sua vita. Un omaggio dovuto per questa predilezione di Moreni, per le fitte relazioni tenute con collezionisti e intellettuali del territorio, per la statura di un artista che ha pagato molto per la scelta di ritirarsi in spazi isolati. Nonostante il grande apprezzamento della critica internazionale e le mostre all’estero che lo indicavano come uno fra i più grandi interpreti dell’astrattismo europeo, Moreni va riscoperto.
Claudio Spadoni, curatore della retrospettiva, amico e critico per anni vicino all’artista, chiarisce che parte dell’oblio che circonda il suo lavoro è in gran parte dovuto alla sua graffiante personalità, ai ricorrenti e forti stati depressivi, agli aspetti spregiudicati e provocatori del carattere che vagliava implacabilmente il mondo tramite un personale sistema critico-filosofico. Un peccato. Di diritto Moreni potrebbe risiedere fra i grandi del ‘900 nel suo attraversare l’arte degli ultimi 50 anni del millennio passato con una navigazione autonoma e una consapevolezza lucida dei gruppi, tendenze e influssi contemporanei.

Le cinque mostre seguono un itinerario cronologico e tematico: non verranno esposti tutti i cicli a cui Moreni si è dedicato – non sono comprese ad esempio le Atrofiche e le Marilù – ma gli splendidi autoritratti a Santa Sofia, la ricostruzione personale ideata da Arcangeli nel 1965 a Bologna, la serie delle Angurie a Forlì e gli automi degli ultimi 20 anni saranno in grado di restituire i passi decisivi della sua lunga carriera.
A Bagnacavallo le opere coprono un arco temporale che va dal 1941 al 1964, quando Moreni inizia il ciclo delle Angurie, con un unico sforamento temporale di un grande e inquietante dipinto del 1969. La prima sala raccoglie i lavori degli anni ’40, quando ventenne è iscritto all’Accademia Albertina di Belle Arti a Torino. Sono anni difficili: allo scoppio della guerra l’artista si rifugia a Cotignola, unendosi alle brigate partigiane attive nel territorio di Brisighella. Le prime acerbe opere mostrano una mano sicura, allenata alle interpretazioni espressive del colore e del segno. Nel 1946 abbiamo un quartetto di lavori splendidi – due figure femminili, un galletto, un autoritratto, che mantengono questo interesse espressionista ma mostrano meditazioni sui grandi – dalle linee saettanti di El Greco alla serie dei neri di Goya, dai duri grafismi di Dix ai colori debordanti di Schmidt-Rottluff – reimpastate in modo del tutto autonomo. Soprattutto l’autoritratto realizzato ad appena 26 anni risulta stupefacente perchè anticipa un tema affrontato continuamente dall’artista e traduce nel dinamismo sgraziato e potentissimo delle linee, nella piattezza contrastata dei colori e nella sintesi geometrica e deformante dell’anatomia, le principali cadenze del suo stile a venire fino alla produzione degli ultimi anni. Questa coerenza è assolutamente ammirevole e appartiene alla stoffa dei grandi.

Già dal 1947 l’artista inizia a esporre in mostre di rilievo in Italia mentre si delinea un confronto più prossimo agli esiti del post-Cubismo – Moreni guarda sia a Picasso che a Léger come si intuisce da alcune prove in mostra – compiendo quel passaggio obbligato per la generazione dei giovani artisti del dopoguerra. A testimoniare il 1952, la nascita del Gruppo degli 8 e la mostra curata da Lionello Venturi, ci sono alcune tele – generalmente intitolate Composizioni – in cui si evidenzia la virata verso l’astrattismo concreto. La definizione ossimorica traduce il tentativo in atto di mediare i due fronti artistici dell’astrattismo e del figurativo che si opponevano nel panorama italiano del tempo. Un equilibrio difficile che cade in poco tempo: già nel ’53 Moreni torna a un figurativo sintetico in cui dettagli paesaggistici appaiono quasi bidimensionali, fondati su campiture di colore nette ed equilibrate. La mostra dà conto di questi passaggi e dei successivi, quando nel 1955 – l’anno in cui l’artista viene invitato a Kassel – nei suoi dipinti di figurativo rimangono solo i titoli come Sterpi sulla collina, Rovo con sole alto. il linguaggio astratto diventa predominante attraverso pennellate di getto, quasi psichiche. Le tele evidenziano l’inserimento di Moreni nel panorama artistico internazionale consacrato dal suo trasferimento a Parigi nel 1956, dalle mostre europee, dalla stima di grandi critici come Tapié e Restany. Ma il legame con la Romagna non si spezza: torna ogni estate a Russi, a Palazzo San Giacomo, dove dipinge i suoi grandi lavori astratti ma mette a punto anche un linguaggio personale, poco codificato. Moreni del resto è sempre stato un outsider fedele solo a se stesso: infatti, verso la fine del decennio i suoi astratti cominciano ad addensarsi attorno a figurazioni accennate, a immagini fantasmatiche di tronchi di alberi, sterpaglie, evidenti anche nella bella serie di litografie in mostra. Il dissodamento è pronto per ricevere nel 1961 i primi bellissimi Cartelli, le prime Baracche, inizialmente emergenti da un groviglio spasmodico di pittura gestuale. Il rapporto con la natura si sfama di una disperazione pulsante, ritmata dalle sempre più frequenti crisi depressive. Poi giunge uno stato di quiete ben rappresentato dal Cartello per caccia vietata del 1964 dove la frenesia pittorica si condensa in alcuni punti che emergono da un fondo lattiginoso e, straordinariamente, sempre in pulsazione. Da questo anno la mostra sospende il percorso per passare il testimone all’esposizione che verrà inaugurata a Bologna, non prima di presentare un’unica bellissima opera fuori cronologia, un’enorme tela del 1969. Moreni si era già trasferito alle Calbane di Brisighella da tre anni ma Il campo che ne ha veramente abbastanza dell’ammoniaca e dell’acetone dell’ANIC esplode e muore parla del territorio di Ravenna, del colosso e del grande sogno industriale di allora. Questa agonia di un campo apre la strada a quella riflessione profetica che sarà una costante in Moreni: sul prezzo enorme che l’umanità paga per una presunta modernità incombente in grado di distruggere ecosistemi interi e da ultimo la stessa specie umana.

 

Mattia Moreni. Dagli esordi ai cartelli – Bagnacavallo, ex Convento San Francesco, via Cadorna 14 – fino a 11 gennaio 2026 – orari: MA-ME 14.30-18; GIO 10-12.30 e 14.30-18; VE-SA-DO (+ 1/11, 8/12, 26/12, 6/1) 10-12.30 e 14.30-18
ingresso gratuito

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