giovedì
28 Maggio 2026

L’opposizione contro l’aumento delle tariffe dei parcheggi a pagamento: «Si vuole fare cassa»

L’opposizione contesta l’adeguamento delle tariffe dei parcheggi a pagamento deciso nei giorni scorsi dalla giunta Barattoni del Comune di Ravenna (si partirà da marzo). Secondo il decano Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, si tratta di una «volontà politica di incamerare facilmente entrate pesantemente maggiori dalle auto in sosta nelle strisce blu».

Ancisi snocciola poi i numeri, tratti dalla delibera approvata dal Consiglio comunale il 22 dicembre 2026, sulla “copertura dei servizi a domanda individuale per l’esercizio 2026”, confrontata con quella analoga approvata un anno prima. «Per i 12 mesi del 2025 la Giunta comunale previde di incassare dalle auto in sosta a pagamento 2 milioni e 790 mila euro. Col 2026, l’incasso è salito a 3 milioni e 200 mila: cioè 410 mila euro in più, che significano, rapportati ai soli 10 mesi di vigenza del nuovo piano, un aumento medio del 17,6%. Tutto calcolato, non c’è dubbio, perché la Giunta Barattoni si è affrettata, l’antivigilia di questo Natale, a pagare ad Azimut le spese per la gestione del nuovo piano sosta approvate dal Consiglio il giorno prima, pari ad 1 milione e 557 mila euro (rispetto ad 1 milione e 445 mila euro del 2025)».

«Il resto viene di conseguenza – continua Ancisi -. Le zone tariffarie 4 e 5, più “economiche” perché più esterne al centro città, sono state inglobate nelle più care 1, 2 e 3. Le 10 strade o piazze ancora a libera sosta – pochissime, in netta contraddizione coi princìpi dettati dal Codice della Strada – vengono ridotte a 5. Gli stalli a pagamento crescono comunque, ancora da dettagliare, da 50 a 100. La mancia della mezz’ora gratuita nelle zone 1 e 2 (rigidissimamente controllata, salvo pagarne lo sforamento per un’ora intera a due euro) servirà solo per qualche rapido mordi e fuggi, non essendo facile, nelle zone più attrattive, parcheggiare vicino alla destinazione d’arrivo. La linea bus 80 gratuita raramente serve a lasciare le auto nei parcheggi dell’ESP o del Pala De André per recarsi poi in centro, se mai, al contrario, per accedere ai grandi poli commerciali collocati nelle due zone».

Ancisi sottolinea poi come il tema non sia stato discusso in consiglio comunale, ma solo con le associazioni di categoria. Concetto espresso già a poche ore dall’annuncio del sindaco, dal capogruppo di Forza Italia a Palazzo Merlato, Alberto Ancarani. «Un simile provvedimento non è certo un banale atto gestionale che possa passare all’albo pretorio senza il necessario dibattito nel massimo consesso pubblico cittadino. I sensibili aumenti delle tariffe orarie nelle aree più pregiate e l’innalzamento dei costi giornalieri e degli abbonamenti – continua Ancarani – colpiscono in particolare chi lavora o vive in prossimità del centro rendendo più difficile e oneroso fare acquisti, andare in ufficio, accompagnare i figli a scuola o accedere a servizi pubblici essenziali. Si tratta di una scelta miope, che danneggia il tessuto commerciale già in sofferenza e rischia di spostare flussi e consumi verso i soliti centri commerciali, come peraltro già evidenziato con la scelta di rendere gratuita una linea di trasporto pubblico che porta proprio all’Esp».

Altro tema che sta facendo molto discutere è il divieto introdotto dalla stessa giunta Barattoni di entrare nelle Zone a Traffico Limitato (Ztl) per veicoli elettrici e ibridi, con gli ibridi che inizieranno anche a pagare la sosta nelle strisce blu (l’elettrico continuerà a non pagare).  Secondo Patrizia Zaffagnini, consigliera comunale di Fratelli d’Italia, le motivazioni della giunta comunale «non trovano fondamento nella normativa vigente. Le Ztl, infatti, sono previste dal Codice della Strada esclusivamente come strumento di tutela ambientale in aree particolarmente sensibili e non come misura generale di regolazione del traffico. Ancora più rilevante è il profilo giuridico della decisione: l’articolo 7, comma 9-bis, del Codice della Strada – continua Zaffagnini – consente espressamente l’accesso alle autovetture ibride, equiparandole a quelle totalmente elettriche. Il divieto disposto dal Comune si pone quindi in palese contrasto con una norma statale di rango superiore, che un’amministrazione comunale non ha il potere di modificare o disapplicare. Siamo di fronte a un provvedimento che ignora una disposizione chiara del Codice della Strada e che rischia di produrre contenziosi inutili, con costi e disagi a carico dei cittadini e dell’ente».

A prendere la parola contro Adolfo De Stefani Cosentino, amministratore delegato dello storico gruppo di concessionarie De Stefani e già presidente di Federauto. «Credo sia un primato europeo – ha dichiarato al Carlino – quello della prima città in cui le auto elettriche non possono entrare liberamente nelle Ztl». Secondo Cosentino (che è invece d’accordo sulle ibride) il provvedimento frenerà ulteriormente la vendita delle auto elettriche, per cui già l’Italia è fanalino di coda in Europa.

Ordinanza di Capodanno anti botti: una multa a Marina di Ravenna

La nuova ordinanza del Comune di Ravenna che ha vietato fuochi d’artificio e petardi durante la notte di Capodanno ha prodotto una sola multa, a Marina di Ravenna. Diverse le segnalazioni ricevute dalla polizia locale, che si è mossa lungo tutto il territorio comunale, senza però riuscire a cogliere sul fatto i “colpevoli”.

Come prevedibile, l’ordinanza non ha potuto limitare quella che è diventata una tradizione anche qua, con i “botti” che si sono uditi un po’ ovunque. Da registrare qualche danno ai cassonetti, con una ventina di incendi segnalati e in fretta domati dai vigili del fuoco in tutta la provincia.

Il “trebbo” in piazza tra bracieri, cornamuse, concerti e stand gastronomici

Cotignola è pronta a trasformare la sua piazza in un luogo di festa e condivisione. Da domenica 4 a martedì 6 gennaio piazza Vittorio Emanuele II ospiterà “E trèb in piàza”, l’appuntamento che unisce spettacoli, intrattenimento e gastronomia tipica, per salutare il nuovo anno nel segno della tradizione.

Domenica 4 gennaio si apre con la Cappelletti Gravel, un giro cicloturistico di 70 km che coniuga sport e sapori. Per informazioni e iscrizioni chiamare lo 0545 64544 o scrivere a cappellettigravel@gmail.com. Al ritorno, la piazza si scalderà con bracieri e il suono della cornamusa scozzese, mentre dalle 12 sarà possibile pranzare in piazza con intrattenimento musicale. Nel pomeriggio spazio agli spettacoli con Loco-Motiv e al ritmo del Drum Circle, per poi chiudere la giornata con i concerti dei Sorci Verdi e dei Doctor Folk.

Lunedì 5 gennaio sarà dedicato alle tradizioni: alle 16 l’accensione del ceppo del Natale con i cori dei bambini, seguita dallo spettacolo clown Baloons e dai concerti di Tuned e Sfoja Lorda, che porteranno in piazza «la musica ripiena di Romagna».

Martedì 6 gennaio, giorno dell’Epifania, si comincia con il pranzo in piazza accompagnato dalla musica di Ben Hur, per poi proseguire con giochi e sorprese per i più piccoli. Alle 16 arriverà la Befana con calze e cioccolata calda, seguita dallo spettacolo «La mosca Parapiglia» e dal gran finale con il concerto gospel dei The Marchings Saints.

Gli stand gastronomici delle associazioni saranno aperti domenica 4 e martedì 6 gennaio per il pranzo dalle 11 e la cena dalle 17.30, mentre lunedì 5 gennaio saranno attivi solo per la cena a partire dalle 17.30.

Il sindaco uscente al Capodanno di Faenza: «Ricostruzione post alluvione, nessuno resterà indietro»

In centinaia a Faenza per il tradizionale brindisi di mezzanotte in piazza Martiri della Libertà per salutare l’arrivo del nuovo anno. Dal palco della piazza, il sindaco uscente Massimo Isola (ricandidato alle elezioni della prossima primavera) ha rivolto il proprio messaggio alla cittadinanza, unendo il ringraziamento per il successo dell’evento (organizzato da Materiali Musicali in collaborazione con la  Casa della Musica) a una riflessione sul percorso che la città sta affrontando.

La festa ha preso il via alle ore 21.30 con il concerto live della band pop rock locale Mystic Doll. Oltre alla musica, grande protagonista è stata la pista del ghiaccio, rimasta aperta tutto il giorno e per l’intera serata.

Nel suo saluto, il primo cittadino ha sottolineato il valore simbolico del ritrovarsi insieme: «Siamo nel pieno di un percorso di ricostruzione post-alluvione che richiede fatica, pazienza e determinazione. I momenti difficili non sono ancora del tutto alle spalle, ma la forza dimostrata da questa comunità è il motore che ci permetterà di vincere le sfide future. Il 2026 deve essere l’anno in cui i progetti diventano realtà e in cui nessuno viene lasciato indietro». Allo scoccare della mezzanotte, il sindaco ha guidato il tradizionale brindisi augurale, accompagnato dalla distribuzione gratuita di panettone e spumante per tutti i presenti. Il momento è stato suggellato da una scenografica pioggia di coriandoli dorati.

In tanti in piazza a Ravenna per Capodanno. La nuova ordinanza non ha “spento” i botti

In tanti anche quest’anno hanno scelto di trascorrere il Capodanno in piazza del Popolo a Ravenna, cantando e muovendosi a ritmo delle note gospel dell’americano Knagui, sul palco con la sua Soul of Gospel Revue nell’ambito della rassegna natalizia organizzata come ormai tradizione dallo staff del festival Spiagge Soul. Dopo gli auguri dell’assessore Fabio Sbaraglia, la serata è proseguita dopo mezzanotte anche con il set di Lelli, storico dj della scena funk italiana.

A questo link la gallery fotografica di Massimo Argnani

Quello di quest’anno era anche il primo Capodanno a Ravenna con in vigore l’ordinanza che vietava i “botti” (dai fuochi d’artificio ai petardi), ma come ampiamente prevedibile, poco o nulla è cambiato rispetto agli anni scorsi, con anche le centralissime piazze del Popolo, XX Settembre e Kennedy che sono state teatro di scoppi di vario genere, nonostante la vicinanza con il municipio e la presenza in via Mentana poco dopo mezzanotte anche di una pattuglia della polizia locale. Segnalati tantissimi botti anche nel resto della città, come ormai tradizione, senza però al momento alcun danno registrato.

Botti Piazza Kennedy
I residui dei petardi lanciati in piazza Kennedy

Nel 2025 all’ospedale di Ravenna sono nati 1.289 bambini, mai così pochi. La prima classe 2026 è Larissa

Si chiama Larissa, pesa 3.010 grammi ed è nata alle 6.27 di oggi, 1° gennaio. È la prima classe 2026 (residente a Russi) venuta alla luce all’ospedale di Ravenna, dove in tutto il 2025 sono nati solo 1.289 bambini. Mai così pochi nella storia recente, in continuo calo da oltre dieci anni.

L’ultimo nato del 2025 a Ravenna è stato invece Enea Alvaro, alle 21.11 del 31 dicembre (residente a Porto Fuori).

Nell’altro, unico, ospedale in cui è possibile partorire in provincia, quello di Faenza, il primo classe 2026 è nato alle 9.04, si chiama Diego e pesava 3.610 grammi.

I parti del 2025 all’ospedale di Faenza sono stati 265; complessivamente il dato provinciale è quindi di 1.554, record storico negativo.

Il nuovo spettacolo di burattini del Teatro del Drago alla festa della Befana dell’Almagià

Dopo la pausa natalizia, riapre il sipario sulla XXXVII edizione de Le Arti della Marionetta, con una grande festa dedicata alla Befana. Martedì 6 gennaio infatti riparte la stagione teatrale organizzata e diretta dal Teatro del Drago/Famiglia d’arte Monticelli con il secondo appuntamento della sezione “Almagià in Festa”: un pomeriggio per festeggiare insieme l’arrivo del nuovo anno e della dolce nonnina.

Alle ore 16.30 tutti i bambini potranno cimentarsi in un divertente laboratorio artistico a tema a cura di Teatro del Drago, e partecipare al rituale gioco dello scambio dei doni, con il quale portando un gioco o un libro in buono stato se ne potrà ricevere un altro in regalo.

Alle ore 17.30 farà il suo ingresso l’eroe della baracca dei burattini, Fagiolino FanFan, protagonista di una nuova avventura, Il grande incantesimo, nuova produzione della storica Famiglia d’Arte Monticelli/Teatro del Drago che porta in scena l’arte popolare nella sua forma più autentica, arricchita da una sorprendente veste musicale.

Al termine dello spettacolo si aspetterà l’arrivo della Befana, condividendo una merenda offerta da Famila, main sponsor della stagione.

La biglietteria sarà aperta martedì 6 gennaio dalle 10.30 alle 12.30 e il pomeriggio a partire dalle ore 16 all’Almagià (via dell’Almagià 2, zona Darsena – Tel. 392.6664211).

«Non buttiamo in retorica un patrimonio mondiale…»

«Italia sì, Italia no, Italia gnamme, se famo du spaghi
Italia sob, Italia prot, la terra dei cachi
Una pizza in compagnia, una pizza da solo
Un totale di due pizze e l’Italia è questa qua»
(Elio e le Storie tese, “La Terra dei Cachi”)

La cucina italiana patrimonio Unesco dell’umanità ormai è un tormentone, ne parlano tutti e in tanti ne rivendicano il merito. E nessuno può disconoscere l’orgoglio e l’euforia del Bel Paese a tavola. Oltre a sbandierarlo, adesso che ce ne facciamo di questo titolo? Ne parliamo con il ravennate Franco Chiarini, infaticabile gourmet, fine degustatore e conoscitore di ingredienti e preparazioni culinarie, già tra i fondatori di Slow Food e di ChefToChef Emilia-Romagna, associazione di gourmet e cuochi, produttori e artigiani del cibo.

«Certo siamo un patrimonio mondiale ed è un bene – esordisce Chiarini – ma il rischio è di buttarla in retorica e di strumentalizzazioni propagandistiche, e poi di non capirne il senso profondo, restando alla superficie di una sorta di ricettario nazionale, del divismo creativo degli chef da copertina, oppure di tradizioni o categorie di tutela ingessate e anacronistiche. D’altra parte, bisogna ringraziare, invece chi, come Massimo Bottura, il cuoco italiano pensante oltreché spadellante, fin dagli esordi ha colto e coltivato un vasto sistema di relazioni nel mondo della gastronomia, che non è solo estro ma anche sostanza, intrecci fra dimensioni sociali ed economiche, oscillazioni fra alto e basso, miseria e nobiltà».

Perché c’è chi ci ha insegnato che nell’arco temporale non c’è solo la Grande storia ma anche innumerevoli Microstorie che rivelano varianti e mutamenti…
«Certo, è da tempo che anche l’identità gastronomica è stata svelata come serie di scambi e contaminazioni, che si sono evolute nel tempo. Paradossalmente si parla di “patrimonio immateriale” ma si tratta del concetto più ampio di “cultura materiale”, in cui il mangiare, la cucina, hanno un loro primato. E questo metodo di comprensione lo dobbiamo alla scuola storica francese degli Annales del secolo scorso e anche a vari studiosi italiani, da Ginzburg a Camporesi da Meldini a Montanari, tanto per citarne alcuni…».

Quindi come interpretare questo riconoscimento mondiale?
«Cogliamo l’occasione e rendiamo esplicita questa sapienza e profondità di pensiero, queste ricerche, sul senso autentico del cibo e della cucina. Perché purtroppo sono molteplici, troppi, i protagonisti e gli addetti del mondo dell’alimentazione e della ristorazione incoscienti o refrattari a questa visione che va ben oltre i limiti del proprio mestiere. Oggi abbiamo il dovere di prendere in mano, anche in termini di sviluppo economico, la situazione delle reti sociali e professionali che ruotano intorno al cibo – contadini, allevatori, artigiani, industrie di trasformazione, commercianti, ristoratori, aggiungo architetti e medici specialisti in alimentazione, e infine consumatori consapevoli».

E poi che cosa si combina?
«Bisogna immaginare un progetto fondato su di un areale di diffusione e condivisione concreta di scambi, un territorio dove sperimentare i legami, le convenienze, le responsabilità. Prima si parlava di storie, attualmente gli interscambi nella filiera alimentare e gastronomica restano ancora troppo casuali, improvvisati, effimeri. Servirebbe una pianificazione più puntuale e sistematica, un’alleanza più solida e consapevole fra i vari attori del settore se vogliamo puntare a un futuro non occasionale. Non mi sembra ci siano tante altre strade…».

Ti riferisci a una sorta di distretto della gastronomia, sulla falsariga di altri settori dell’economia?
«Proprio così, perimetri di dimensioni territoriali dove ci sono le condizioni per ottenere profitto abbattendo i costi, anche sociali e ambientali, dove la domanda incontra efficacemente l’offerta. Dove però entrambe si fondano sulla richiesta e proposta di qualità. Che è un equilibrio fondamentale anche per “salvare” certi prodotti tipici della biodiversità, che altrimenti rischiano di scomparire, e riqualificare, ad esempio, il mercato (compresa la grande distribuzione) e la ristorazione».

E questo territorio potrebbe essere la Romagna?
«Beh, come dice l’etnologo e poeta Giuseppe Bellosi, “c’è domanda di Romagna”, ed è una possibile prospettiva, come dicevo, di sperimentazione. In campo alimentare ed enogastronomico ha una filiera ricca ma ancora eccessivamente frammentata che però ha le potenzialità per fare squadra».

A proposito della Romagna della ristorazione, anche qui la retorica di caplet, tajadel e gardela, che vede i locali sempre pieni, non rende giustizia a una diffusa sommarietà e sciatteria dell’offerta culinaria…
«Secondo la cosiddetta “società signorile di massa”, osservata dal sociologo Luca Ricolfi, la gente non rinuncia agli agi del consumismo, fra cui il privilegio di mangiar fuori appena può. Una consuetudine dove la qualità e cortesia in tavola sono relative, conta più la quantità e la convivialità. Il rapporto domanda e offerta allora tende al ribasso».

Torniamo a un progetto di valorizzazione e salto di qualità del campo agroalimentare ed enogastronomico, quali sarebbero gli obiettivi e i fautori?
«Uno è quello sociale che va dalla battaglia politica sul diritto all’alimentazione al contrasto alla povertà che non può prescindere da un intervento fattivo e concreto delle istituzioni pubbliche. Non si può limitare a interventi occasionali di certi ristoratori illuminati e solo al volontariato laico ma emergenziale. Quello che dovrebbe essere un piano sistematico oggi è delegato al mondo cattolico, con le pur encomiabili mense per i poveri. Ma non si risolve il problema delle diseguaglianze sociali solo con la carità. Tanto per fare un esempio, a Ravenna, l’iniziativa sperimentale sul “piatto sospeso” da donare a chi ne aveva bisogno in un locale o in un negozio gastronomico è fallita per mancanza di organizzazione e di sostegni pubblici e privati. D’altra parte, bisognerebbe educare i cittadini sul tema dello spreco alimentare e alla cucina di recupero degli scarti. Oggi ci si limita a delegare Hera alla raccolta differenziata del “rifiuto organico” per farne del compost».

E per il ramo della ristorazione e del consumo di cibi?
«Dopo varie ricerche in campo scientifico, sulla struttura e composizione biochimica delle materie prime, oggi sarebbe opportuno sfruttare e divulgare per chi sta in cucina le ricerche in campo medico e nutraceutico, cioè degli alimenti dotati di proprietà curative e preventive per la salute. Che potrebbe e dovrebbe chiarire tutte le problematiche legate ad allergie e intolleranze a materie prime alimentari come cereali, formaggi, latte crudo, tanto per fare qualche esempio, senza sottovalutazioni ma anche senza allarmismi privi di fondamento».

E come fare con la base produttiva e di trasformazione delle materie prime?
«La dimensione e funzione economica primaria è importantissima ma non può prescindere oggi e in futuro dalla sostenibilità ambientale e biologica. La salvaguardia della biodiversità e della salubrità dei prodotti è una premessa fondamentale. Sono le radici e la struttura dell’albero dell’alimentazione ed è stupido e controproducente inquinarne il legno o segare il ramo sui cui sediamo e fondiamo la tavola che vogliamo buona e sana».

E che fine farà la “cucina di casa”, l’alimentazione domestica?
«È già estinta, perché non c’è più la famiglia, o almeno quella che conoscevamo un tempo. Si abita magari sotto lo stesso tetto ma ci sono tempi e modi diversi di cibarsi, esigenze molteplici, problematiche di intolleranze alimentari o ideologie salutiste. C’era un’economia e una praticità alimentare che oggi è impossibile da perseguire e conciliare. Bisognerà rivedere e ripensare anche a questo fattore dirompente, con la progressiva scomparsa delle nonne e delle mamme casalinghe. Altro che retorica o nostalgia della famigliola riunita attorno al desco della buona cucina italiana, romagnola nel nostro caso».

Fausto Piazza

Sassatelli lascia la presidenza di Ravennantica: guiderà l’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna

Dopo oltre otto anni, il professor emerito Giuseppe Sassatelli lascia la presidenza della fondazione Ravennantica. Lo ha comunicato all’Amministrazione comunale di Ravenna all’indomani della sua nomina a presidente per il prossimo triennio dell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna, uno dei più antichi centri culturali e scientifici italiani. Sassatelli sarà anche presidente della classe di Scienze Morali.

Pur non essendoci incompatibilità tra le due cariche, Sassatelli ha deciso di lasciare Ravennantica (di cui era presidente dal 2017), proprio alla vigilia del rinnovo dei rappresentanti del Comune di Ravenna all’interno della fondazione, per cui è ora online un avviso pubblico.

«Siamo certi – sottolinea l’assessore alla Cultura Fabio Sbaraglia, inviando le sue «più vive congratulazioni» a Sassatelli – che la sua guida dell’Accademia delle Scienze sarà preziosa tanto quanto lo è stata quella della Fondazione RavennAntica. E a tal proposito lo ringrazio sinceramente per il grande impegno e il lavoro profuso in questi anni, sia in qualità di presidente ma in precedenza anche di consigliere di amministrazione».

Da presidente della fondazione, Sassatelli si è tra l’altro in particolare occupato dell’allestimento e dell’inaugurazione delle due nuove sezioni del Museo Classis (“Abitare a Ravenna” e “Pregare a Ravenna”); del rinnovo dell’accordo di valorizzazione del patrimonio archeologico, storico e artistico ravennate con particolare riferimento alle relazioni con il ministero della Cultura; delle importanti attività connesse al finanziamento e ai lavori di allestimento (in corso) dei locali del museo Classis destinati ad accogliere la cosiddetta “barca di Teodorico”.

Saldi invernali al via dal 3 gennaio in Emilia-Romagna

È fissato per sabato 3 gennaio l’inizio dei saldi invernali in Emilia-Romagna. La stagione degli sconti, che durerà 60 giorni (fino al 3 marzo), si apre, spiega Confcommercio, con prospettive positive, in linea con il trend di ripresa dei consumi interni registrato nell’ultima parte dell’anno.

«I saldi invernali rappresentano un appuntamento fondamentale non solo per i consumatori, che possono accedere a prodotti di qualità a prezzi vantaggiosi, ma soprattutto per le nostre imprese che, dopo un autunno complesso, puntano su questo evento per dare respiro alla liquidità e rinnovare il magazzino», dice Enrico Postacchini, presidente di Confcommercio Emilia Romagna.

«In Emilia-Romagna – continua Postacchini – le previsioni sono positive: i cittadini emiliano-romagnoli mostrano voglia di normalità e fiducia nel futuro. I consumatori riconoscono nel negozio tradizionale un presidio di fiducia, trasparenza e servizio che il canale online non può replicare».

Le novità fiscali, in particolare la riduzione della pressione Irpef e la detassazione dei premi e degli aumenti contrattuali, potranno dare la spinta necessaria, conclude l’associazione, a trasformare l’interesse in acquisto concreto. (fonte Ansa.it)

Ordinanza anti botti a Ravenna. Un anno fa il vicesindaco Fusignani era contrario. L’opposizione: «Incoerenti»

«Abbiamo scelto di non applicare ordinanze specifiche per vietare i botti di Capodanno per due motivazioni principali: da un lato, esistono normative che rendono queste ordinanze illegittime; dall’altro, un’ordinanza ha senso solo se è realmente applicabile. In questo senso è emblematico il caso dell’allora Sindaco di Napoli Rosa Russo Jervolino, il cui divieto non solo non fermò i botti, ma li moltiplicò, persino sotto casa sua. Lo stesso succede in tutti quei comuni che scelgono la strada dell’ordinanza». Lo diceva in consiglio comunale il vicesindaco Eugenio Fusignani un anno fa. Una dichiarazione che colpisce in particolare oggi, per la decisione di questi giorni della nuova giunta del Comune di Ravenna (con lo stesso Fusignani confermato vicesindaco alla Sicurezza) di vietare invece con una specifica ordinanza fuochi d’artificio, petardi e botti per la notte di Capodanno.

A sottolineare il cambio di strategia dell’Amministrazione è in particolare l’ex candidato sindaco del centrodestra Nicola Grandi, oggi capogruppo in consiglio comunale di Fratelli d’Italia. «Questa non è una semplice evoluzione di pensiero, si tratta di una smentita totale. Come se le dichiarazioni dello scorso anno non fossero mai esistite. E allora la questione diventa inevitabilmente una questione di credibilità». Ma secondo Grandi «c’è un altro elemento che rende questo provvedimento ancora più criticabile: la tempistica. Un’ordinanza che incide su comportamenti diffusi, radicati da decenni, e che introduce divieti e sanzioni, viene comunicata alla stampa praticamente a ridosso della sua entrata in vigore. Come si pretende che i cittadini ne siano a conoscenza? Come si può parlare di rispetto delle regole se le regole vengono rese pubbliche quando ormai non c’è più tempo per adeguarsi? Un’ordinanza efficace richiede informazione preventiva, campagna di comunicazione, coinvolgimento, gradualità. Qui invece si procede per atto improvviso, confidando forse più nell’effetto annuncio che nella reale applicabilità. Esattamente ciò che un anno fa veniva criticato. Che sia chiaro – termina Grandi -: il merito del provvedimento non è in discussione. Il rispetto per gli animali, la tutela della sicurezza delle persone, la riduzione degli incidenti e del degrado urbano sono obiettivi condivisibili e sacrosanti. Diverse associazioni e diversi consiglieri di opposizione fra cui il sottoscritto in passato avevano chiesto proprio questo, venendo messi a tacere, quasi in malo modo ma il fine non giustifica il metodo, soprattutto quando il metodo mina la fiducia dei cittadini».

Tra i vari interventi critici, anche quello della Democrazia Cristiana che ritiene che «la coerenza istituzionale e la chiarezza politica siano valori fondamentali per mantenere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Un’Amministrazione che cambia linea senza spiegazioni indebolisce la credibilità della governance locale e la partecipazione civica».

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