venerdì
13 Marzo 2026

Le opere di Mattia Moreni tra “regressione della specie” e “umanoidi” al Mar di Ravenna

Il Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna dal 1° marzo al 3 maggio (inaugurazione sabato 28 febbraio dalle 18) propone l’ultimo evento di un ampio progetto – curato da Claudio Spadoni – che mette in rete cinque importanti musei della Romagna e non solo (Bagnacavallo, Forlì, Santa Sofia e Bologna) nella celebrazione del lavoro di uno dei più importanti pittori italiani del ‘900, Mattia Moreni (1920-1999), artista pavese di nascita, torinese di formazione, ma che dopo lunghi soggiorni parigini ha legato il suo nome al territorio romagnolo, dove ha sempre vissuto dal 1970 in poi.

La mostra a Ravenna – intitolata “Dalla regressione della specie all’umanoide” e curata da Serena Simoni – raccoglie una trentina di grandi opere suddivise in due sezioni per illustrare la produzione dall’inizio degli anni Ottanta e il 1999, anno della scomparsa dell’artista. Segue una terza sezione che presenta un ricco apparato fotografico e documentario a mostrare l’interesse che numerosi critici italiani e internazionali hanno dedicato ai diversi periodi del suo lavoro.

Nella prima sezione – la Regressione della Specie (1983-1995) – sono esposte le opere in cui Moreni si fa testimone del declino umano: l’artista nota come fin dall’inizio del Novecento l’arte abbia spento la capacità creativa dandosi all’elaborazione di forme primitiviste. Lo stile delle opere, volutamente regressivo, è il rovescio della medaglia di un tempo alla deriva, anestetizzato dai mass-media e dal consumismo di massa.

A seguito di questa serie, Moreni inizia l’ultimo ciclo degli Umanoidi (1995-1999), conseguenza naturale della Regressione della Specie. Gli umanoidi della seconda sezione sono figure di uomini con arti atrofizzati e che contengono al loro interno parti computerizzate. Il ciclo ritrae infatti robot in attesa dell’intelligenza artificiale e umanoidi appunto che rimandano agli autoritratti a cui Moreni applica dispositivi, elettrodi e laser, fino all’ibridazione con il  computer. La pittura si fa sempre più veloce ma con un controllo pittorico per corrispondere al “pulito, l’eleganza e il distacco dell’età elettronica“. Se si considerano gli sviluppi tecnologici che l’artista non aveva ancora visto – l’attuale invasività di internet e dei social, la mancanza di chiarezza informativa e l’uso delle intelligenze artificiali – non si può che confermare l’attualità di questa ultima serie di Moreni. «Il suo intento è mettere in allerta l’uomo – spiega la curatrice Serena Simoni durante la presentazione della mostra alla stampa – la tecnologia non è di per sé pericolosa ma lo diventa in base a chi la usa e a quale scopo».

«Moreni ha rappresentato l’Italia e l’Europa nel mondo fin quando non ha deciso di isolarsi in una casa a Brisighella, alle Calbane Vecchie – spiega Giuliano Ceccarelli, presidente dell’associazione Mattia -. Qui Mattia osserva la realtà da lontano e teorizza che l’uomo non è più al centro del mondo ma è sostituito da una macchina. La sua visione non è però drammatica, infatti le sue opere sono caratterizzate da un ampio uso del colore a simboleggiare speranza per l’uomo».

«Questo progetto è nato dalla passione e dall’entusiasmo, elementi che in un museo fanno la differenza – conclude Roberto Cantagalli, direttore del Mar -.  Per rendere la mostra accessibile a tutti abbiamo ideato dei giochi e laboratori per avvicinare i bambini all’arte, un percorso per i sordomuti e uno per i non vedenti. Si aggiunge anche un metodo di audioguida per seguire il percorso non sempre agevole, vista l’intensità delle opere».

Ingresso 8 euro. Orari: martedì-sabato 9–18; domenica e festivi 10–19; chiuso il lunedì.

Nuovo “Regolamento dei Quartieri” di Faenza: nove ambiti territoriali e maggiore partecipazione civica

Il Consiglio comunale di Faenza, nell’ultima seduta di martedì 24 febbraio, ha approvato il nuovo “Regolamento degli organismi consultivi di Quartiere”, con l‘obiettivo di rinnovare le forme di partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa. La riforma punta a costruire dei veri e propri laboratori di cittadinanza attiva e di coesione sociale, rafforzando il legame tra l’amministrazione comunale e i diversi territori della città.

Tra le principali novità figura la nuova articolazione territoriale, che passa da cinque a nove ambiti, ridefinendo i confini in modo da valorizzare maggiormente le frazioni e le aree rurali, favorendo così una più equilibrata distribuzione delle istanze e un dialogo diretto tra cittadini e istituzioni. In particolare, il nuovo perimetro distingue l’area di Granarolo e Pieve Cesato, che comprende i centri abitati e le campagne a nord della città e della via Emilia, a ovest del fiume Lamone, e quella di Reda, con i centri abitati e le aree rurali a nord della città e della via Emilia e a est del fiume Lamone. L’ambito di Santa Lucia, Oriolo e Marzeno comprende invece i centri abitati e le aree rurali a sud della città lungo la valle del torrente Marzeno, mentre quello di Errano, Castel Raniero, Sarna e Borgo Tuliero interessa la valle del Lamone nella parte meridionale del territorio comunale. Infine, la zona di Celle, Tebano, Pieve Ponte e San Pier Laguna raccoglie i centri abitati e le aree rurali a ovest della città, afferenti alla vallata del fiume Senio.

Un’altra innovazione significativa riguarda la composizione dei Consigli di Quartiere. Viene infatti superato il meccanismo dell’elezione diretta per introdurre un sistema di autocandidatura, aperto sia ai cittadini residenti, o a chi opera stabilmente nel territorio, sia ai rappresentanti di realtà associative locali. Resta invariata la soglia di età minima per partecipare, fissata a 16 anni, a conferma della volontà di coinvolgere anche i più giovani nei processi decisionali che riguardano la comunità. I membri dei Consigli di Quartiere opereranno su base volontaria, senza indennità o gettoni di presenza, a garanzia della sostenibilità dell’iniziativa e del suo carattere civico e partecipativo. Il nuovo Regolamento disciplina, inoltre, strumenti di democrazia diretta, come petizioni, proposte e consultazioni pubbliche, e introduce modalità più trasparenti e digitali di accesso alle informazioni, anche in chiave di co-progettazione con il supporto tecnico degli uffici comunali.

Dopo l’approvazione in Consiglio comunale, si apre ora una fase di sperimentazione biennale. «Vogliamo – sottolineano i promotori – che il quartiere sia un soggetto propositivo, un elaboratore di progetti e non un semplice ufficio reclami». L’avviso pubblico per la raccolta delle candidature sarà predisposto nella seconda parte dell’anno, a seguito dell’attribuzione delle deleghe specifiche ai quartieri da parte della nuova amministrazione comunale, attesa dopo le elezioni.

Il sindaco ringrazia il questore: «Colpo importante a una piccola piazza di spaccio»

«Accogliamo con soddisfazione la notizia dei risultati dell’operazione coordinata dalla Polizia di Stato in zona stazione, che ha portato a diversi arresti e a un colpo importante a quella che, a tutti gli effetti, ha le caratteristiche di una piccola piazza di spaccio». Lo dice il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni.

«Gli interventi che hanno condotto a questi arresti – continua il Primo cittadino – rimarcano i ruoli, chiari, del sistema della sicurezza, che vede lo Stato e le Forze di Polizia in prima linea su fenomeni come il traffico di stupefacenti. Ogni Forza dell’ordine, nei rispettivi ambiti, garantisce il proprio contributo all’ordine e alla sicurezza pubblica: essere intervenuti su quel traffico illecito faciliterà anche il lavoro della polizia locale nella quotidiana attività di valorizzazione di questo importante risultato, attraverso l’esercizio dei compiti di tutela della fruibilità dell’area della stazione. È importante, infatti, che oltre al lavoro delle unità di strada, garantito da professionisti sanitari e sociali – perché allo spaccio si associano direttamente problemi di consumo – e a un progetto di rigenerazione urbana del quartiere – ideato dall’amministrazione comunale attraverso una serie di azioni diverse che interessano gli spazi interni alla stazione, l’area verde del sottopasso, l’isola San Giovanni e via Carducci – si integrino azioni ed interventi volti a garantire il mantenimento dell’ordine pubblico e controlli rispetto ad attività illecite, in un contesto che deve assicurare benessere e piena vivibilità della zona».

In conclusione, «nell’esprimere al Questore e a tutte le Forze coinvolte il mio ringraziamento, confermo la massima collaborazione dell’amministrazione comunale, nel rispetto delle diverse competenze dentro agli organismi dedicati all’ordine e alla sicurezza pubblica, certo che i vari interventi sociali, urbanistici e di sicurezza permetteranno uno sviluppo della zona in favore della socialità e della legalità, dei residenti, degli studenti, dei pendolari e di chi ogni giorno vive o passa da quegli spazi».

Al Mic l’installazione “World of Plenty” di Itamar Gilboa: «Un rifiuto di accettare la fame come normale»

World of Plenty è una mostra di Itamar Gilboa, curata da Alessandra Laitempergher e allestita nella Project Room del Mic Faenza dal 1 marzo al 26 aprile. L’installazione, che sarà inaugurata sabato 28 febbraio alle 17 con una performance dell’artista, affronta il paradosso tra abbondanza e scarsità di cibo nel mondo contemporaneo.

Utilizzando tecnologie neuroscientifiche all’avanguardia, Itamar Gilboa combina sculture in ceramica e video per indagare le dimensioni fisiche, neurologiche e sociali della fame. World of Plenty invita gli spettatori a confrontarsi con la devastante realtà della fame. Al centro dell’installazione ci sono 260 sculture in ceramica che rappresentano le cellule cerebrali, corrispondenti al numero di persone che muoiono di fame ogni 15 minuti.

«Ho avviato questo progetto nel 2020, quando la fame era già una delle sfide più urgenti a livello mondiale – afferma Itamar Gilboa – . Oggi la situazione è ancora più critica. In tutto il mondo, le comunità devono affrontare una catastrofica insicurezza alimentare, mentre l’obiettivo Zero Hunger delle Nazioni Unite di porre fine alla fame entro il 2030 si allontana sempre più. World of Plenty è un grido d’allarme, un rifiuto di accettare la fame come qualcosa di normale».

Da oltre 15 anni Itamar Gilboa è profondamente impegnato nelle questioni relative ai sistemi alimentari, alla responsabilità ambientale e alla disuguaglianza globale. La sua ricerca a lungo termine è iniziata con il Food Chain Project (FCP), un’indagine autobiografica sul consumo personale che si è evoluta in una riflessione critica sulla distribuzione alimentare globale, gli sprechi e la scarsità. Questo impegno costante nella ricerca sistemica lo ha portato a creare un’importante opera d’arte per la COP26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici tenutasi a Glasgow, dove il suo lavoro ha contribuito al dibattito internazionale sul rapporto tra cambiamenti climatici e sprechi alimentari. Il progetto ha raggiunto milioni di persone in tutto il mondo e ha rafforzato il legame tra crisi ambientale e sistemi alimentari.

Il progetto è stato ideato e realizzato appositamente per il MIC Faenza. Le sculture in ceramica sono state create in collaborazione con Aida Bertozzi / Casa degli Artisti, garantendo il massimo livello di maestria artigianale. All’inaugurazione della mostra, Gilboa presenterà una performance dal vivo in dialogo con Part One, il primo capitolo del suo nuovo film, presentato in anteprima per l’occasione.

Orari di apertura: fino al 31 marzo da martedì a venerdì 10:00-14:00, sabato e domenica 10:00-18:00, dal 1 aprile al 31 ottobre dl martedì alla domenica 10:00-19:00 (chiuso il lunedì non festivo).

Operazione antidroga ai giardini Speyer: arrestati 14 spacciatori per 73 cessioni in tre mesi

Un’indagine antidroga condotta dalla polizia a Ravenna ha portato all’arresto di 14 persone che abitualmente spacciavano in strada nelle zone tra stazione ferroviaria, giardini Speyer e vie limitrofe. I primi arresti sono stati eseguiti al mattino del 25 febbraio e gli ultimi nel pomeriggio di ieri, 26 febbraio, nel corso dell’operazione che ha schierato un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine nel quartiere di viale Farini, con il supporto di un elicottero per cogliere l’eventuale allontanamento delle persone ricercate dalla zona.

Le persone arrestate hanno precedenti penali e di polizia (in particolare in materia di sostanze stupefacenti), sono 13 uomini e una donna, tutti di età inferiore ai 30 anni, tutti stranieri e quasi tutti (tranne un paio) in regola con le norme sull’immigrazione (nessuno di loro figura tra i migranti coinvolti nell’indagine sui medici per i cosiddetti certificati anti-rimpatrio). Ai 14 indagati sono contestate 73 cessioni di droga e 105 violazioni di carattere penale per l’inosservanza delle misure di allontanamento emesse dall’autorità di pubblica sicurezza. Nella mattinata odierna in tribunale a Ravenna le udienze di convalida: per nove persone verrà chiesta la custodia cautelare in carcere, gli altri restano a piede libero.

L’inchiesta è partita all’inizio di dicembre 2025. In tre mesi le videocamere di sorveglianza della rete pubblica (oltre ad alcune aggiuntive installate apposta) e gli appostamenti in borghese (fermandoi consumatori dopo l’acquisto) hanno consentito agli investigatori della squadra mobile di documentare i 73 episodi di spaccio, quasi sempre fumo (da cui il nome dell’operazione “Smoke Corner”).

In nessuno dei casi c’è stato l’arresto in flagranza. La particolarità dell’operazione, infatti, è stata la scelta investigativa (pm Lucrezia Ciriello) di ricorrere allo strumento del cosiddetto arresto differito (legge 146/2006) in modo da avere un quadro più ampio della condotta dei pusher e mostrare la non occasionalità dell’attività di spaccio così da andare oltre la soglia del fatto singolo di lieve entità.

L’attività della polizia non si è concentrata sulla ricostruzione della rete di spaccio o dei canali di approvvigionamento: «Non era quello il cuore dell’indagine – ha spiegato il capo della Mobile, Paolo Verdecchia, in un incontro con i giornalisti –. Lo scopo era individuare le persone ricorrenti che portavano avanti il microspaccio per strada come attività abituale».

Il questore Gianpaolo Patruno rivolge le sue scuse alla cittadinanza che ha dovuto subire i disagi della chiusura del quartiere stazione: «Ci dispiace aver interrotto la routine dei ravennati, ma era un’operazione necessaria per la conclusione di un’indagine che crediamo serva al contrasto del microspaccio. Non pensiamo di aver debellato il fenomeno, ma crediamo di aver dato una risposta in quella che è considerata la zona calda della città».

E proprio su quest’ultimo aspetto, il dirigente degli uffici di viale Berlinguer ha voluto parlare con chiarezza: «Se guardiamo alle statistiche della nostra attività non emerge un aumento della delittuosità in quel quartiere, ma se la cittadinanza ha la percezione di non sentirsi sicura in quella zona, credo che noi abbiamo il dovere di intervenire per fare il possibile. E mi auguro anche accanto alle nostre attività di prevenzione e repressione arrivi anche l’intervento di altri soggetti, come il Comune, per aumentare la qualità dell’ambiente nel quartiere. Lo sfalcio dei prati, la cura dei giardini, una migliore illuminazione: con il sindaco c’è un rapporto costante».

Durante i mesi dell’indagine, sono state emesse dal questore diverse misure di prevenzione nei confronti di persone che frequentano abitualmente l’area (anche non coinvolti in questa specifica indagine): in particolare dieci misure di divieto di accesso e stazionamento nella zona e negli esercizi pubblici del quartiere e sei divieti di ritorno nel comune di Ravenna.

Lorenzo Bilotti, da Barbiano al quinto posto nel bob a 4 ai Giochi olimpici di Milano Cortina

Lorenzo Bilotti – nato a Faenza ma cresciuto e residente a Barbiano di Cotignola – azzurro della Nazionale di bob a 4 che ha chiuso al quinto posto ai Giochi Olimpici di Milano Cortina (dopo la 15esima posizione a Pechino 2022 e il 27esimo posto a Pyeongchang 2018) racconta il suo emozionante viaggio alle Olimpiadi invernali nella nuova puntata di Traguardi! – Sport e territorio in Emilia-Romagna disponibile sulla piattaforma on demand Lepida TV al LINK.

La monografia, realizzata da Vittorio Martone e Corrado Antar, segue l’atleta romagnolo dalla preparazione sulla pista di atletica a Lugo assieme al papà e ai tecnici, al 5° posto della sua squadra ai Giochi, fino al bilancio post gara.

Lavori in ritardo, il ponte mobile chiuso al traffico fino alla metà della prossima settimana

I lavori di manutenzione straordinaria partiti a Cervia il 24 febbraio (e che si sarebbero dovuti concludere oggi, 27 febbraio) si protrarranno anche la prossima settimana. Pertanto anche la chiusura del ponte proseguirà fino alla metà della prossima settimana. Lo comunica il Comune di Cervia. La chiusura del ponte è relativa al transito dei veicoli, mentre viene garantito il transito a pedoni e bici tramite i marciapiedi laterali.

L’intervento consiste nella fornitura ed installazione di staffe inox e nuove tubazioni oleodinamiche all’interno del vano di attraversamento della carreggiata carrabile lato Milano Marittima. Si prevede inoltre la realizzazione di nuovi fissaggi dei coperchi sotto ai piloni del ponte con modifica per sollevamento con autogrù. Verrà inoltre eseguita una manutenzione ordinaria delle principali componenti elettriche, oleodinamiche e meccaniche del ponte mobile al fine di garantire con continuità il funzionamento dell’infrastruttura.

Attualmente vengono eseguite dal soggetto gestore quattro aperture giornaliere nel periodo giugno–settembre, oltre a ulteriori aperture straordinarie nei periodi di bassa stagione, per oltre 450 aperture/anno.

Misure d’emergenza antismog fino (almeno) a lunedì: stop ai diesel Euro 5

È stato emesso il bollettino regionale relativo alla qualità dell’aria, che rileva il perdurare degli sforamenti del livello ammesso delle polveri sottili nel territorio provinciale e più in generale in tutto il bacino padano. Pertanto, nelle giornate di sabato 28, domenica 1 marzo e lunedì 2 marzo resteranno in vigore le misure emergenziali antismog, in aggiunta alle misure ordinarie.

Prosegue quindi in tutta la provincia il divieto di spargimenti dei liquami zootecnici con tecniche non sostenibili. Per i Comuni più grandi di Ravenna, Faenza e Lugo permane inoltre il divieto di circolazione dalle 8.30 alle 18.30 anche ai veicoli diesel di categoria euro 5 compreso nell’area urbana individuata da appositi cartelli.

Tali disposizioni si aggiungono alle misure ordinarie vigenti dal primo ottobre al 31 marzo e che prevedono, per tutti i Comuni della provincia:

  • il divieto di qualunque combustione all’aperto a scopo di intrattenimento (falò, fuochi d’artificio) ad eccezione dei barbecue,
  • il divieto di combustione di residui vegetali,
  • la riduzione delle temperature degli ambienti interni riscaldati (19 gradi per case, uffici, attività ricreative e di culto, attività commerciali, attività sportive; 17 gradi per attività industriali e artigianali),
  • il divieto di utilizzo di generatori di calore a biomasse (camini, caminetti, stufe) con classe di prestazione energetica inferiore a 4 stelle (nel caso in cui sia presente un metodo di riscaldamento alternativo)
  • il divieto di circolazione, dalle 8.30 alle 18.30 nelle aree urbane individuate da appositi cartelli a tutti i veicoli diesel di categoria emissiva inferiore a Euro 4 compreso, ai veicoli a benzina, a doppia alimentazione, ciclomotori e motocicli di categoria inferiore a Euro 2 compreso.

Rapina in banca a San Zaccaria, in tre scappano con decine di migliaia di euro

Colpo, mercoledì, alla filiale della Cassa di Ravenna di via Dismano, a San Zaccaria. Almeno tre malviventi, con il volto coperto e accento probabilmente siciliano, sono entrati in banca armati, riuscendo a fuggire con un bottino di circa 30 mila euro.

I dettagli sono riportati sul Carlino in edicola oggi, 27 febbraio.

L’azione, durata una quindicina di minuti, è apparsa pianificata nei dettagli: i rapinatori hanno radunato clienti e dipendenti in una stanza, sequestrando i cellulari, e costretto un impiegato a digitare la combinazione per l’apertura del cassetto temporizzato. Durante il colpo avrebbero cercato di rassicurare i presenti affermando che si trattava di “soldi dello Stato”.

Dopo aver tentato senza successo di accedere anche al deposito bancomat, i banditi si sono dati alla fuga, inizialmente a piedi, probabilmente con un mezzo pronto poco distante. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato le indagini analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza. Allertata anche un’ambulanza del 118 per assistere un dipendente sotto shock.

Rilancio centri storici: pronti i moduli per attività e associazioni che vogliono aderire ai progetti hub urbani

Prosegue il percorso per la costituzione dei cosiddetti hub urbani della Bassa Romagna nei quattro Comuni che si sono aggiudicati i fondi del bando regionale per realizzare gli studi di fattibilità.

Gli hub urbani sono sostenuti e riconosciuti dalla legge 12/2023 della Regione Emilia-Romagna. Si tratta di partenariati pubblico-privato per il rilancio commerciale dei centri storici. Il coinvolgimento di chi opera nelle aree individuate è fondamentale per condividere azioni di marketing e promozione, oltre che incentivi per l’innovazione e la qualificazione delle imprese. Tutti gli attori interessati (attività economiche ubicate nell’area del hub, associazioni di promozione turistica, animazione e proposte culturali o sportive) dovranno inviare la loro eventuale adesione entro venerdì 20 marzo 2026.

Le prime presentazioni pubbliche dei progetti si sono svolte nei mesi scorsi nei Comuni di Bagnacavallo, Cotignola, Fusignano e Lugo. In questi quattro comuni sono stati poi diffusi dei questionari, rivolti a cittadini e frequentatori abituali, per raccogliere le loro idee su come rendere più attrattivi i centri e sondare la loro disponibilità a partecipare a progetti condivisi sullo sviluppo economico dei territori.

Un passaggio ulteriore si è svolto nelle scorse settimane, con un secondo incontro che ha convocato gli esercenti e gli operatori interessati nei quattro comuni. Nel corso degli incontri, sono state presentate le strategie di sviluppo e le linee di intervento pensate per gli Hub urbani, e contestualmente è partita la raccolta delle manifestazioni di interesse per aderire al percorso.

Sui siti web dei Comuni di Bagnacavallo, Cotignola, Fusignano e Lugo, nella sezione «Novità – Avvisi», è possibile prendere visione delle cartografie relative agli Hub urbani nei quattro comuni, consultare un abstract dei programmi di sviluppo e scaricare il modulo di adesione, che va poi compilato, firmato, scansionato a ritrasmesso alla mail indicata per ogni Comune. Anche negli Urp dei quattro Comuni è possibile reperire i moduli, compilarli e consegnarli.

A processo anche l’83enne custode di un cane soppresso dal veterinario Guerra

Un uomo di 83 anni andrà a processo a Ravenna per maltrattamenti su un cane morto nell’estate 2020. È il caso del labrador Balto: la soppressione tramite eutanasia sei anni fa diede avvio a un’indagine a carico del 52enne veterinario Mauro Guerra conclusa con la condanna in primo grado a 4 anni e 2 mesi e la radiazione dall’albo professionale.

Come riportato dai quotidiani locali, in questo nuovo procedimento l’imputato è l’uomo che quell’estate aveva il compito di accudire Balto, affidatogli dai padroni, l’allora direttrice del carcere di Ravenna e il marito, finiti a loro volta sotto accusa per avere poi concordato con Guerra la soppressione dell’animale. Secondo la procura quell’eutanasia non era necessaria. I due coniugi sono stati assolti in primo grado (è ancora pendente il ricorso della Procura in appello).

Per l’anziano custode nel 2023 c’era già stata un sentenza di non luogo a procedere dal giudice per l’udienza preliminare. La procura aveva presentato ricorso in Cassazione, ottenendo il rinvio in appello. E ora il tribunale bolognese ha ritenuto che serva un approfondimento a dibattimento. Il prossimo giugno l’83enne sarà giudicato dallo stesso magistrato che la settimana scorsa si è pronunciato con la condanna nei confronti dell’ex veterinario.

Secondo l’imputazione, il cane Balto, un labrador nato nel 2005, sarebbe stato sottoposto per anni a gravissime condizioni di maltrattamento: lasciato costantemente all’aperto senza adeguato riparo, legato a catena fin da cucciolo, privato di cure veterinarie nonostante una patologia muscolo-scheletrica dolorosa, alimentato in modo insufficiente e inadeguato, isolato e privato di ogni forma di socializzazione. Negli ultimi giorni di vita, nell’agosto 2020, sarebbe stato lasciato in condizioni di estrema sofferenza, disidratazione e abbandono fino a che non è stato affidato al veterinario Guerra che, anziché curarlo, ha proceduto a effettuare l’eutanasia senza anestesia preventiva.

Festival di Sanremo, le pagelle delle 30 canzoni in gara: dal 10 di Ditonellapiaga allo 0 per Fedez

Le pagelle sono a cura di Francesco Farabegoli, cesenate trapiantato a Ravenna, scrive o ha scritto su riviste culturali come Vice, Rumore, Esquire, Prismo, Il tascabile, Not.

Quelle che seguono sono le pagelle della prima serata di Sanremo e contemplano tutto quello che a me interessa di Sanremo, ovvero le canzoni in gara. Tutto il resto, quello che ci sta intorno, per qualche motivo mi infastidisce. Mi danno fastidio i comici, le polemiche sui comici, i presentatori, i coconduttori, le coconduttrici, le questioni politiche, i momenti patetici. Mi danno fastidio anche gli ospiti musicali fuori gara.

Qualche anno fa erano venuti a suonare i Depeche Mode a promuovere Memento Mori, il loro miglior disco da vent’anni a questa parte o giù di lì; per tutto il tempo fissavo lo schermo chiedendomi quando avrebbero smesso di annoiarmi. Per dire. Una cosa che a conti fatti potremmo chiamare “la magia del Festival”, che ovviamente non è sempre e non è solo magia bianca.

Le pagelle delle canzoni seguono questo assunto fondamentale: utilizzerò l’intero spettro di voti, da 0 a 10, perché Sanremo si giudica solo sulla base di se stesso e senza tirare in ballo paragoni scomodi con il passato o, peggio ancora, con la musica che succede fuori da Sanremo. I voti ovviamente sono espressi su base personale, e il pezzo è firmato – nel caso non siate d’accordo, è colpa mia.

DITONELLAPIAGA ha una base techno pazzesca che ricorda vagamente lo skit Radio Super Energia alla fine della prima canzone di The Shape Of Punk To Come dei Refused, con un testo forsennato in cui non si capisce nulla: in tutta onestà, se è mai successo che la prima canzone in gara abbia spaccato in una maniera così clamorosa, io non me lo ricordo. 10.

MICHELE BRAVI sale sul palco e dà l’idea che in quel momento dentro di lui stia succedendo Inside Out 2, e che se non stesse succedendo la canzone che canta sarebbe molto diversa. Non so se sperarlo o temerlo. Questa versione è abbastanza tremenda, ma ha un sentore vagamente weird che comunque non la fa passare inosservata. 5 d’incoraggiamento per Michele.

La canzone di SAYF è con tutta probabilità la peggior cosa producibile dalla musica italiana in relazione alle premesse culturali da cui parte. Nel senso: tutte le volte che la musica italiana è stata a un bivio e ha scelto la strada sbagliata, la somma di queste scelte ha creato le premesse perché Sayf potesse venire a cantare quest’anno la sua canzone a Sanremo. Nota a margine: i riferimenti al calcio nelle canzoni fanno SCHIFO, voglio dire, non è che me la puoi menare per tutta la vita perché una volta sono stato felice quando l’Italia ha segnato o cosa. Voto 2, monnezza assoluta. Plausibile finisca in alta classifica.

MARA SATTEI è con ogni probabilità una brava cantante ma trovo difficile concentrarmi sui suoi pezzi, un po’ perché quelli che porta a Sanremo sono sanremate relativamente anonime, ma soprattutto perché come tutti sanno il suo nome vero è Sara Mattei, e quando mi viene in mente non riesco a farci pace, intendo, con l’idea che qualcuno possa scegliere un nome d’arte così. Immaginatevi se il nostro direttore firmasse i pezzi a nome Muca Lanservisi. Voto 5.

Poi l’ordine di apparizione della prima serata, per qualche motivo, ha deciso di mettere in fila qualche artista appartenente alla categoria Bravo Ma Non Si Applica.
DARGEN D’AMICO è quello che fa più male: ha dalla sua parte di essere sempre credibile, sempre adatto, sempre divertente e sempre sopra il livello di quello che succede attorno a lui, e quindi parte avvantaggiato – ma poi dall’altra parte soffre il peso del pronostico e in tutta franchezza si schianta con quello che, giriamoci attorno quanto vogliamo, ad oggi è il peggior pezzo che ha portato a Sanremo. Un 4 molto sofferto per me.
ARISA soffre dello stesso problema, anche perché in ordine di apparizione sul palco nella prima serata è la prima persona che canta davvero bene; poi però parliamo di una che nella maggior parte dei casi è andata a Sanremo con una canzone memorabile e quest’anno la sua canzone secondo me non lo è. 5.
Il discorso è abbastanza simile per LUCHÈ, che comunque insomma i Co’Sang e tutteccose, ma con lui inizia una lunga e sofferta teoria sanremese di rapper o wannabe-rapper che hanno letto qualche articolo sul fatto che l’hip hop in America è in crisi commerciale (sarà, boh) e quindi come dicono a Roma tanto vale cacà in giro, pezzo difficile da accettare in relazione a uno a cui hai pagato dei dischi fisici. 5.

Spiace dire invece che TOMMASO PARADISO, uno degli artisti che odio di più e in maniera assolutamente irragionevole, ha trovato un grandioso mix tra essere se stesso (piacione, insopportabile, tronfi o e molto capace con le melodie) e funzionare alla grande sul palco di Sanremo – non è impossibile che alla fine del programma stia in cinquina, anzi. 7.

ELETTRA LAMBORGHINI ha un pezzo in cui a un certo punto pensi “gioca a fare la Carrà” e letteralmente un secondo dopo nel testo dice “viva viva viva la Carrà”, appello che mi sento di sottoscrivere. Solo che Raffaella Carrà è Raffaella Carrà ed Elettra Lamborghini è Elettra Lamborghini. 4.

PATTY PRAVO ha questo modo di cantare simile a quello che avevano i Black Flag epoca Rollins e Fiorella Mannoia: arriva con la voce un decimo di secondo dopo la musica. Il pezzo non funziona, è la classica cosa che ogni anno a Sanremo devono arrivare artisti di settant’anni con pezzi improbabili, a rappresentare qualcosa che nessuno sa bene cosa sia; ma lei ha una mimica abbastanza incredibile, sembra che l’abbiano ricostruita per metà con delle parti meccaniche tipo il primo Terminator. 7.

Di SAMURAI JAY (sempre linea urban but also l’hip hop in America è in crisi vedrai che non dura) non posso lamentare alcun vero difetto e nessun vero pregio, per dirla tutta mi sono totalmente scordato di come suoni il suo pezzo, il che è abbastanza grave considerato che sto scrivendo mentre lui non ha ancora finito di esibirsi. 3.

RAF sale sul palco con una certa nonchalance, come se fosse una cosa assolutamente normale che Raf sia sul palco di questo Sanremo. La canzone a detta di tutti è debolissima, e in effetti sembra non ingranare mai. E poi d’improvviso mentre lo stai ascoltando è come se fossi in un episodio del vangelo di Luca e ti sembra di vedere scorrere intorno a lui tutta la musica che v’era e che verrà. Si piazzerà basso, ma farà un Sanremo gigantesco. 9.

Piacevolmente convinto da J-AX, anche lui straconvinto che ci siano i margini per rifare Cowboy Carter in Italia, e forse a ragione. E insomma, pezzo con svolta country. Mentre cantava ho sentito il bisogno di togliermi le palle degli occhi con le dita dei piedi, ma dal punto di vista del potenziale radiofonico è tranquillamente in top 5, e questo varrà pure qualcosa. Voto 6.

FULMINACCI a questo giro sembra nelle condizioni di potersi portare a casa la coppa, in una maniera un po’ Diodato: gigioneggia senza strafare con un pezzo che obiettivamente c’è, proietta sicurezza e non mena il torrone. A Sanremo funziona chi fa meglio la cosa che fanno tutti, o chi fa bene una cosa che non fa nessuno. Ha tanto potenziale. 8. Appioppo un voto simile a LEVANTE, che non è decisamente nella mia top ten, ma le va comunque riconosciuto di aver portato il miglior pezzo che Levante abbia mai portato a Sanremo. 7.

FEDEZ/MARCO MASINI arrivano proprio quando inizio a sospettare di essere di manica troppo larga. Non ho nessun problema con Masini, ok, diciamo che ha scritto qualche testo problematico, ma tutto sommato è un personaggio ok. Ma ogni volta che Fedez sale sul palco di Sanremo mi viene da rimpiangere il Fedez del Sanremo precedente, e se vi ricordate la canzone che aveva portato l’anno scorso capite a che livello di odio sono arrivato. Se non ve la ricordate, meglio per voi: in ogni caso ci tengo a dire che nel testo della parte cantata da Fedez compare la parola “Fedez”. 0.

ERMAL META sarebbe anche lui un voto molto basso, ma beneficia comunque dell’effetto di cantare subito dopo a loro due e in qualche modo si eleva fino a un 4 che è comunque incoraggiante.

SERENA BRANCALE canta un pezzo sulla mamma, pigia peso sul pedale dell’emotivo, piange alla fine. Con cose come questa si può tranquillamente vincere il Festival, e qui c’è la solita questione emotiva, che lo scorso anno (per capire il livello) circondava la canzone di Cristicchi – è bello? è un ricatto? Ognuno decide per sé. Io decido che per me è un 4.

NAYT ha un pezzo così sanremese che sembra l’abbiano pescato da un cestino del loggione; tutte le edizioni sono piene di questa gente che in premessa sembra aver fatto esattamente quello che serve per piazzarsi alti e in atto serve solo a riempire il minutaggio. Gli metto 5 perché penso che poi c’è il pezzo di

EDDIE BROCK, una cosa un po’ alla Alfa chiusa per nulla a caso con un assolo leccatissimo di chitarra. Per un momento penso che forse Eddie Brock sia peggio di Fedez, ma va detto che Fedez la mia antipatia se l’è guadagnata sul campo e invece Eddie Brock ha ancora il potenziale di sparire per sempre dal mio radar. 1.

SAL DA VINCI canta con quell’intensità supercharged e una partecipazione del pubblico che, anche questo in fondo è un cliché sanremese, pare che qualcuno lo consideri una colonna portante della musica italiana. Non so. Comunque nell’ambito del neomelodico sanremese si è pure ascoltato di peggio e quindi 6. Quando dico “si è ascoltato di peggio” mi riferisco a ENRICO NIGIOTTI, mozione Nayt ma senza Eddie Brock a farlo risplendere, un 4 politico.

MALIKA AYANE è stile puro, incastrato in una canzone che si aggrega a un revival funk di cui non so niente ma pare essere in pienissimo corso (vedi anche Dargen e altri in gara). Fa parte del batch di pezzi meno papabili per i piani altissimi, tra quelli che Malika Ayane ha portato a Sanremo, ma si è esibita in mezzo a gente al cui confronto, francamente, sembrava di stare ad ascoltare Ella Fitzgerald. 8.

Non so cosa mi abbia convinto alla vigilia del festival (forse le pagelle dei preascolti) che TREDICI PIETRO avesse del potenziale. All’atto pratico condivide il destino degli altri nepo in gara, LEO GASSMAN e LDA/ADA7EVEN, e cioè insomma se vieni da una famiglia di artisti importanti devi fare come minimo la rivoluzione sul palco. Sono disposto a dar loro un 10 tondo, ma devono dividerselo in tre.

Rimangono CHIELLO, un altro della mozione Nigiotti/Nayt, anche lui un bel 5, voto che mi sento di assegnare anche al FRANCESCO RENGA più Francesco Renga che si possa immaginare.

Mi sono piaciuti tanto COLOMBRE & MARIA ANTONIETTA, che hanno il coraggio di togliersi dall’alternative ad ogni costo e inserirsi in un cluster coppia pop un po’ Coma Cose, Noemi/Carl Brave, eccetera. Non so se arriveranno alti ma in radio dovrebbero passare tanto. 8.

Mi sono tenuto per ultime le BAMBOLE DI PEZZA, una band che ho sempre odiato e che è evidentemente andata a Sanremo a portare la temibilissima quota rock, quella roba di suonare un pezzo tamarrissimo in partenza e ammazzato dagli archi. E per qualche ragione, magari era tardi e avevo le difese abbassate, o magari è stato l’urlo della cantante alla fine, ma sta di fatto che mi sono arrivate addosso con la forza di un camion e non posso far finta di no. 8.

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