venerdì
13 Marzo 2026

Maxi operazione di polizia al quartiere della stazione ferroviaria

Il quartiere della stazione ferroviaria di Ravenna è stato il teatro di una maxi operazione di controllo del territorio condotta dalle forze dell’ordine nel pomeriggio di oggi, 26 febbraio. Un dispiegamento massiccio di polizia di Stato, polizia locale e guardia di finanza – con l’assistenza di un elicottero in sorvolo – per setacciare la zona dei giardini Speyer a conclusione di un’inchiesta articolata. Maggiori dettagli saranno forniti nel corso di una conferenza stampa in agenda per domani.

Due rapine a mano armata, due uomini arrestati. Uno in azione con gli abiti del lavoro

I carabinieri di Ravenna hanno arrestato due uomini, un 27enne italiano e un 34enne brasiliano residenti in provincia, con l’accusa di essere gli autori di due rapine a mano armata (un grosso coltello da cucina). Il 6 febbraio in una sala scommesse di Alfonsine (4mila euro) e il 19 febbraio in una farmacia di Cervia (2.600 euro). Gli arresti sono avvenuti ieri, 25 febbraio, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere: uno è stato preso nella propria abitazione e l’altro sul vagone di un treno mentre faceva rientro da Bologna dove era stato presumibilmente per acquistare e consumare droga. Gli arrestati, entrambi con precedenti, sono stati portati al carcere di Rimini. L’operazione è stata condotta dai carabinieri del nucleo investigativo, dei nuclei operativi di Ravenna e Cervia e della stazione di Alfonsine.

Il punto di partenza dell’indagine è stata la visione dei filmati registrati dalle videocamere degli esercizi e di quelle pubbliche. Con le testimonianze delle vittime minacciate dai malviventi, i militari hanno potuto stilare un prima lista di sospetti tra le persone già note alle forze dell’ordine. A quel punto sono cominciati i pedinamenti per raccogliere elementi di prova.

Gli investigatori hanno individuato alcuni capi di abbigliamento peculiari indossati durante i colpi (uno dei due indossava i caratteristici abiti da lavoro come facchino) e ricostruito il passaggio di un’utilitaria in uso a uno degli indagati in orari e luoghi compatibili con i colpi. Durante la perquisizione contestuale agli arresti, sono stati recuperati indumenti ritenuti corrispondenti a quelli utilizzati durante le rapine. I due sono conoscenti ed erano soliti frequentarsi. Da quanto emerso non avrebbero occupazioni stabili e in regola.

Controlli su mezzi pesanti in zona Bassette: 17 sanzioni in una giornata

Negli scorsi giorni la polizia locale di Ravenna ha intensificato i controlli sui mezzi pesanti in transito e in sosta, con 17 sanzioni erogate solo nella giornata di ieri (25 febbraio) in zona Bassette. I controlli si sono concentrati infatti nelle aree maggiormente caratterizzate dalla presenza di attività produttive e commerciali.

Durante le verifiche degli agenti dell’ufficio Strumentazione tencnica e controllo trasporto pesante diversi mezzi sono sono risultati in sosta irregolare, con camion parcheggiati in prossimità degli ingressi aziendali anziché nelle apposite aree destinate alla sosta dei veicoli industriali. In altri casi invece il rimorchio finiva con l’occupare gli stalli riservati alle autovetture, con conseguenti limitazioni della fruizione degli spazi pubblici e potenziale rischio per la circolazione stradale. Le attività di controllo mirato proseguiranno anche nei prossimi giorni, a tutela della sicurezza stradale e della regolare fruizione delle aree pubbliche.

Le iniziative di Demetra per la Festa delle donne tra lavoro, diritti e solidarietà

In occasione dell’8 marzo, giornata internazionale della donna, l’associazione lughese Demetra presenta un calendario di appuntamenti dedicato alla sensibilizzazione sul tema della violenza di genere, alla riflessione sulle disuguaglianze nei contesti lavorativi e al sostegno delle attività dell’associazione. Sono queste le iniziative promosse da Demetra o alle quali l’associazione è stata invitata.

Si parte giovedì 5 marzo, alle 21, con un appuntamento al Cinema Gulliver (piazza della Resistenza, 1). Nadia Somma Caiati, presidente di Demetra donne in aiuto condurrà un intervento prima della proiezione del film Sorry Baby, sul tema della violenza sessuale. La serata promossa dal Cinema Arci Gulliver. Venerdì 6, al Salone Estense del comune di Lugo, si è in programma dalle 17.30 la presentazione del volume Stereotipi di genere e dinamiche di potere asimmetrico tra uomini e donne nei rapporti di lavoro. Interverranno Sonia Alvisi, Consigliera di Parità e coautrice del volume;  Loredana Piscitelli, avvocata, e Maria Masi, curatrice del volume ed ex Presidente del Consiglio Nazionale Forense.

Mercoledì 11 si chiude con una cena con asta di beneficenza all’hotel ristorante Ala D’oro di via Giacomo Matteotti, 56( ore 19.30). La serata è promossa da Confcommercio Ascom Lugo, dal Comune di Lugo e da Terre Cevico e il ricavato sarà devoluto a sostegno dei progetti dell’associazione Demetra. Durante la serata ci sarà un’asta di opere donate da artisti locali, il cui ricavato sarà interamente devoluto al centro antiviolenza Demetra donne in aiuto. Il battitore d’asta sarà Andrea Tampieri.  Ospiti d’onore della serata Fratelli Parmiami.

Iniziati i lavori per la messa in sicurezza dell’incrocio tra le vie Plontino, Villa e Crociarbasso

Iniziano oggi, giovedì 26 febbraio, i lavori per la messa in sicurezza dell’incrocio tra le vie Plontino, Villa e Crociarbasso, nella circoscrizione di Lugo ovest.

L’intervento rientra nel progetto integrato di mobilità lenta per Villa San Martino, che prevede anche la realizzazione di una pista ciclabile a collegamento del percorso sul fiume Santerno fino al capoluogo. L’investimento complessivo è di 600 mila euro, finanziati tramite contributi europei NextGenerationEU nell’ambito del Pnrr.
Nel corso della mattinata sono stati posizionati i new jersey, in attesa della realizzazione di un’isola dove saranno installati i delineatori modulari. L’obiettivo è quello di garantire una migliore visibilità della curva e una migliore comprensione delle precedenze. Saranno installati anche lampeggianti per garantire maggiore attenzione durante le ore notturne.
lavori sono eseguiti dalla ditta Zini Elio di Imola e saranno ultimati entro fine marzo.

Schiacciato dal trattore mentre fa manutenzione, lo trova la moglie: 80enne in ospedale

Un uomo è rimasto ferito dopo essere stato schiacciato da un trattore agricolo cui stava facendo manutenzione. È successo stamani, 26 febbraio, nei pressi di un’abitazione nelle campagne di San Pietro in Vincoli, frazione del comune di Ravenna. Il 79enne è stato trasportato in elicottero all’ospedale di Cesena: le sue condizioni sono valutate gravi, ma non in pericolo di vita.

L’anziano è uscito di casa per andare nel capannone a lavorare sul trattore. È stata la moglie a trovarlo. Quando non l’ha visto rientrare a casa è andato a cercarlo e l’ha trovato con le gambe incastrate sotto al mezzo. Sul posto, oltre al 118, sono intervenuti i pompieri per sollevare il mezzo agricolo e liberare l’anziano. I rilievi sono affidati ai carabinieri di Cervia.

Lotta al papilloma virus: vaccinazioni gratuite per i giovani tra i 12 e 17 anni

In occasione della Giornata mondiale per la lotta contro l’infezione da HPV (Papilloma virus), la Pediatria di comunità di Ravenna organizza un open day per offrire ai più giovani la vaccinazione gratuita.
L’appuntamento è mercoledì 14 marzo dalle 14 alle 17, al Cmp di via Fiume Montone Abbandonato 134. Ragazzi e ragazze tra i 12 e 17 anni potranno accedere all’ambulatorio del primo piano senza prenotazione, accompagnati da un genitore. È importante che la somministrazione avvenga prima dell’inizio dell’attività sessuale dei ragazzi. L’efficacia protettiva del vaccino è maggiore se eseguito precocemente. L’intero vaccinale prevede la somministrazione di 2 dosi (3 per chi si vaccina dopo il compimento dei 15 anni).

Per informazioni sull’evento è possibile chiamare il 0544286337 (ore 11:30-13:30) o scrivere a pedcom.ra@auslromagna.it. La modulistica da compilare (anche in caso di delega) è invece disponibile sul sito di Ausl Romagna.

Le infezioni da HPV sono le più comuni infezioni sessualmente trasmesse sia nell’uomo che nella donna, altamente contagiose e trasmesse anche attraverso contatto pelle-a-pelle. La maggior parte di esse è asintomatica e si risolve spontaneamente. In alcuni casi invece la persistenza dell’infezione può portare allo sviluppo di lesioni che, se non trattate, possono progredire verso forme tumorali.

Il tumore più comunemente associato all’HPV è il carcinoma della cervice uterina (quinto tumore per frequenza nelle donne), ma non vanno sottovalutate anche altre forme tumorali dell’apparato genitale, dell’ano e dell’orofaringe, sia nei maschi che nelle femmine.

Le infezioni da HPV si associano anche, in entrambi i sessi, allo sviluppo di condilomi genitali (“creste di gallo”), piccole escrescenze che possono causare bruciore e prurito e che rappresentano la manifestazione di infezione sessualmente trasmessa più frequente in Italia.

La vaccinazione anti-HPV rappresenta una misura estremamente sicura ed efficace nel prevenire l’infezione (prevenzione primaria) in entrambi i sessi.

Il Safari si prepara alla stagione: visite al via da marzo, alla scoperta di lama, antilopi e scimpanzè

Il Safari di Ravenna si prepara alla stagione: via alle visite da domenica 1 marzo, con qualche novità all’interno del parco. Tra i nuovi esemplari ospitati si potranno trovare dromedari, antilopi nilgai e una cucciola di lama nata durante il periodo di chiusura del Parco, oltre a tutti gli altri cuccioli di zebra, giraffe, antilopi alcine e struzzi nati durante la scorsa estate.

Gran parte degli animali all’interno del Parco fanno parte degli “Studbook europei”, un censimento degli esemplari e una attività di interscambio tra istituzioni zoologiche al fine di mantenere un costante monitoraggio della variabilità genetica e rendere la popolazione stabile e sana in ambiente controllato.

Tra i fiori all’occhiello del parco, il progetto legato a una specie di scimpanzè particolarmente a rischio in natura, quella dei verus. Il programma europeo di conservazione Eep (Eaza Ex situ Programme) a cui Safari Ravenna aderisce ha permesso di celebrare ben due nuove nascite in due anni di cuccioli di verus,  Tom e Jane,  unici cuccioli di scimpanzé verus nati in un giardino zoologico italiano.

Infine, all’interno del Safari si conduce, in collaborazione con l’Università di Torino, uno studio sulla ritmicità e il canto del siamango, finalizzato ad osservazioni etologiche al fine di raccogliere dati scientifici e approfondire le loro capacità comunicative e relazionali.

Lavori alla rete del gas in via Canal Grande: un tratto di 250 metri a senso unico per due mesi

In via Canal Grande a Faenza sono previste modifiche alla viabilità da lunedì 2 marzo al 30 aprile per consentire i lavori di allacciamento e sostituzione della rete del gas.

  • Senso unico di marcia con direzione Firenze–Ravenna, da monte verso il centro città, nel tratto compreso tra il semaforo con via Costa/via Bordini e la rotonda Donatori di Sangue (Rotatori dei Cappuccini).
  • I veicoli provenienti dal centro e verso Brisighella dovranno invece seguire un percorso alternativo: via Insorti, via Giuliano da Maiano, viale Marconi e via Firenze.
  • Per garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, nel tratto di via Giuliano da Maiano compreso tra il civico 3 e l’intersezione con viale Marconi sarà in vigore il divieto di sosta con rimozione forzata, valido 24 ore su 24 per tutta la durata del cantiere.
  • Nel tratto interessato dai lavori il semaforo di via Canal Grande resterà attivo.

In base all’andamento del cantiere verrà successivamente valutata la necessità di una chiusura completa della strada; in tal caso, sarà data preventiva comunicazione. Il personale della ditta incaricata dei lavori garantirà l’accesso ai passi carrabili e agli ingressi pedonali presenti lungo i tratti oggetto dell’intervento.

Il nuovo Osservatorio sul paesaggio è al lavoro: ricerca universitaria e divulgazione si uniscono

È ufficialmente iniziata ieri, 25 febbraio, l’attività del nuovo Osservatorio dinamico del paesaggio romagnolo che si è insediato a Faenza. Sarà uno strumento di monitoraggio costante, di progetto permanente fondato sulla raccolta dei dati e delle informazioni, sulla ricerca di saperi e valori locali, sulla elaborazione di possibili indicatori quali-quantitativi da affiancare ad attività di informazione e formazione degli stakeholders. L’accordo per la nascita dell’Osservatorio vede il sostegno di diversi soggetti pubblici: la Provincia; l’Università di Bologna con il dipartimento dei Beni Culturali del campus di Ravenna; i Comuni di Ravenna, Cervia, Russi e Faenza; le Unioni della Bassa Romagna e della Romagna Faentina; il Parco del Delta del Po e il Parco della Vena dei Gessi; i Consorzi di Bonifica della Romagna e della Romagna Occidentale.

Tra le azioni che si intendono sviluppare ci sono la raccolta delle documentazioni qualitative e quantitative disponibili nelle principali banche dati pubbliche e private accessibili; la partecipazione delle istituzioni e delle popolazioni alla discussione delle policy necessarie ad affrontare la gestione e progettazione dei paesaggi locali; la raccolta di documentazioni storiche, documentarie, cartografiche e fotografiche sulla storia ed evoluzione dei paesaggi romagnoli, con l’organizzazione di mostre, incontri e pubblicazioni; la raccolta di documentazione ed analisi dei dati, indicatori quali-quantitativi per valutare l’efficacia delle politiche adottate, in grado di individuare i trend ambientali, sociali e culturali riferibili ai contesti territoriali affrontati; la promozione ad una scala più ampia di quella comunale la conoscenza e la sensibilizzazione della comunità romagnola sui temi del paesaggio.

«Questo è il risultato di un percorso iniziato molti tempo fa – commenta Mario Neve, professore di Geografia al campus di Ravenna – e diventato un vero e proprio progetto dell’Università quattro anni fa con l’intenzione di rafforzare i legami con il territorio. Il paesaggio ci è sembrato il tema più inclusivo di tutti. È stato molto importante, per raggiungere questo risultato, il contributo della Provincia di Ravenna nel riuscire ad aggregare e realizzare il nostro progetto. L’originalità di questo accordo sta nel tenere insieme divulgazione sul paesaggio e ricerca universitaria. Il territorio sarà infatti chiamato a essere parte attiva non solo sul versante della comunicazione/divulgazione ma anche dal punto di vista della ricerca, e questo rappresenta una novità assoluta».

La presidente della Provincia, Valentina Palli (sindaca di Russi), sottolinea l’innovazione data dall’unione di più soggetti diversi in un progetto permanente: «Si unisce ricerca e territorio, inteso come sistema economico-ecologico-culturale, ricerca accademica e valori e saperi locali. Queste iniziative valorizzano il territorio nella sua interezza, le nostre comunità, restituendo a tutti un quadro integrato del sistema ambientale e paesaggistico del nostro bellissimo territorio».

L’Osservatorio, che ha sede a Faenza al museo di Storia Naturale, entrerà nella rete degli Osservatori regionali. In programma già un incontro a Riolo Terme sull’attualissimo tema della riclassificazione delle aree montane (data ancora da definire).

L’Osservatorio ha come principali riferimenti quadro i princìpi della Convenzione europea del paesaggio, che hanno ispirato gli strumenti di gestione del paesaggio italiano, le politiche paesistiche della Regione Emilia-Romagna e la Nuova strategia europea sull’adattamento ai cambiamenti climatici, cui si è riferita la stessa Regione per la definizione della propria Strategia unitaria di mitigazione e adattamento per i cambiamenti climatici.

«Non esiste un’emergenza lupi, ma un’emergenza nella percezione del lupo»

Negli ultimi mesi, tra avvistamenti, segnalazioni e discussioni sui social, il lupo è tornato al centro del dibattito pubblico anche in Romagna e nella provincia di Ravenna. Ma siamo davvero di fronte a un’emergenza? O piuttosto a un problema di percezione? Abbiamo affrontato il tema con Fabio Dall’Osso, medico veterinario ed esperto di fauna selvatica, che sarà tra i relatori martedì 3 marzo (alle 20.30), per la serata d’approfondimento intitolata “Lupi Confidenti” al Museo di Scienze Naturali Malmerendi di Faenza.

Dottore, partiamo subito da qui: c’è un’emergenza lupi in Romagna e in particolare in provincia di Ravenna?
«No, non c’è alcuna emergenza lupi. C’è piuttosto un’emergenza nella percezione che le persone hanno del lupo. Oggi il lupo viene raccontato come un problema, mentre in realtà rappresenta un segnale di ripresa dell’ambiente e un’opportunità per ristabilire equilibri naturali».

In che senso il lupo sarebbe un’opportunità?
«Contribuisce, ad esempio, a regolare le popolazioni di animali che possono creare squilibri, come il cinghiale. Inoltre, incide positivamente anche su specie introdotte dall’uomo, come la nutria. È un predatore apicale che aiuta a riportare equilibrio negli ecosistemi. La sua presenza è un indicatore di buona salute ambientale».

Eppure molti lo percepiscono come un pericolo.
«Perché spesso la sua immagine è ancora legata a favole, leggende e disinformazione. Il nostro incontro serve proprio a questo: diffondere conoscenza. La conoscenza contrasta la paura, smonta gli allarmismi e le “chiacchiere da bar” o “da social”. Parlare di “problema lupo” è fuorviante: il problema è la narrazione distorta».

La serata del Museo Malmerendi si intitola “Lupi confidenti”. Cosa significa?
«Significa spiegare come convivere correttamente con il lupo. Non dobbiamo avere paura né pregiudizi, ma dobbiamo evitare comportamenti sbagliati che possano renderlo troppo confidente con l’uomo. Accorciare le distanze in modo improprio può essere il preludio a situazioni problematiche».

Qual è l’errore più comune che può fare l’uomo?
«Lasciare cibo disponibile. Rifiuti accessibili, cibo per animali domestici lasciato all’esterno: tutto questo attira il lupo. È fondamentale rispettare la sua natura di animale selvatico. Il lupo deve mantenere una sana diffidenza nei confronti dell’uomo. Questa diffidenza tutela noi e tutela lui».

Di cosa si nutre il lupo?
«È un animale opportunista e adattabile. Non vive solo di grandi prede. Può nutrirsi di animali morti, piccoli roditori, scarti, e in certi periodi anche di frutta. Questa dieta varia gli permette di adattarsi a contesti diversi.

Invece si pensa che un animale simile debba restare solo in alta montagna.
«È un’idea sbagliata. Il lupo è un animale estremamente adattabile. È normale che, con l’aumento della popolazione dovuto alla protezione della specie, torni a colonizzare territori che storicamente gli appartenevano: dall’Appennino alle Alpi, fino alla pianura e al mare. Non è un’invasione, è un ritorno naturale».

Esistono dati specifici sulla provincia di Ravenna?
«Un censimento puntuale sulla sola provincia non è stato effettuato, ma è un dato oggettivo che negli ultimi anni la presenza degli esemplari sia aumentata, estendendosi anche alle zone di pianura. È un processo normale».

Come ci si deve comportare in caso di incontro ravvicinato?
«Restare tranquilli e godersi un momento che sarà molto breve, al massimo di qualche secondo. Il lupo ha sensi sviluppatissimi: sa della nostra presenza molto prima che noi vediamo lui. Se si fa osservare è perché ha deciso di farlo. Può capitare che esemplari giovani, incuriositi, si fermino a guardarci. Ma il lupo non ha interesse ad aggredire l’uomo, anzi lo teme. Non ci considera né prede né nemici. Mantiene le distanze».

Quindi non si sono mai verificate aggressioni?
«I numeri parlano chiaro: negli ultimi cinque anni solo una persona è stata ferita con certezza da un lupo, alla quale si aggiungono un paio di casi dubbi, senza decessi. Dal 1900 a oggi, in Italia, i morti per aggressione di lupo sono zero. Al contrario, in Italia ogni anno circa 70.000 persone vengono ferite da cani e in media 10 muoiono, quasi sempre bambini. Eppure nessuno parla di “emergenza cani”. Paradossalmente, come veterinario, temo di più l’incontro con un cane non controllato che con un lupo selvatico».

Per gli allevamenti invece può essere un periocolo?
«Il rischio esiste quando gli animali domestici non sono adeguatamente protetti. Per un lupo è ovviamente più semplice entrare in un recinto non messo in sicurezza che inseguire un cinghiale nel bosco. È come lasciare un vassoio di pasticcini fuori casa e stupirsi se qualcuno li prende. Se vogliamo proteggere il bestiame, dobbiamo adottare misure adeguate: non possiamo stupirci del comportamento naturale di un predatore».

In conclusione, tutto è legato ad un problema comunicativo e culturale da risolvere?
«Il ritorno del lupo è un fatto positivo dal punto di vista ecologico. Dobbiamo imparare a conviverci con comportamenti corretti, senza paura e senza allarmismi. Gli studi dimostrano che non esiste alcuna emergenza e dobbiamo rendere la società consapevole di questo».

Nuova legge sulle montagne, la critica del prof di Geografia: «Serve una definizione culturale»

Il professore Mario Neve insegna Geografia all’Università di Bologna, al dipartimento di Beni culturali del campus di Ravenna di cui è stato presidente dal 2022 al 2025, ed è uno degli oltre settanta docenti universitari in Italia che hanno firmato una lettera aperta al ministro Roberto Calderoli per chiedere di rivedere l’impostazione della nuova legge sulla montagna. In particolare la critica della petizione è rivolta all’impostazione dei criteri per definire lo status di comune montano. «Considerare solo altimetria e pendenza per la classificazione della montagna è un approccio che di sicuro facilita la gestione amministrativa per lo Stato, ma è una semplificazione che non è utile per una legge che vuole sostenere i territori davvero interessati dai bisogni della montagna».

Il professore sottolinea la grande varietà di scenari che offre tutto ciò che sommariamente viene catalogato come “montagna”: «Vale per tutta l’Europa e forse anche per tutto il Mediterraneo, di sicuro è molto evidente in Italia. Basti pensare a Alpi e Appennini: sono montagne, ma con caratteristiche molto diverse, che si riflettono nel modo in cui le pensiamo in quanto tali. Perugia è senza dubbio da considerare in montagna, ma non troveremo nulla di simile nelle Alpi». Per l’Istat il discrimine altimetrico è 600 metri: «Ma ci sono borghi a 500 metri che sono in tutto e per tutto contesti di montagna per conformazione del paesaggio, rete stradale, stili di vita, tradizioni, per prodotti di cui vivono gli abitanti. Senza contare che parliamo di una convenzione: per esempio in Austria quel limite è 500 metri».

Allora, accanto alle misurazioni di cui non si può fare a meno, il docente invita a inserire una lettura più ragionata: «La questione è come definisco la montagna culturalmente. Bisognerebbe far lavorare una commissione interdisciplinare per individuare un indicatore che tenga conto della complessità del fenomeno. Vanno considerate le caratteristiche socio-economiche, non solo i metri sul livello del mare. Lo standard quantitativo piace tanto perché semplifica, ma la realtà non si può tagliare a fette nette».

L’osservazione dei dati demografici che riguardano i tre Comuni montani della provincia di Ravenna mostrano un aumento della popolazione fino agli anni ’30 e poi il progressivo calo. Un andamento comune a quasi tutto il contesto montano italiano che ha una spiegazione: «Da un certo punto della storia lo sviluppo economico ha cominciato a puntare alle città dove si è concentrato il bisogno di manodopera. Con un effetto a cascata: si veniva a sapere che qualcuno era partito e aveva trovato lavoro e anche altri seguivano la stessa strada, finendo per spopolare i territori più alti che sono diventati zone considerate sostanzialmente arretrate dove resta la popolazione più anziana».

Ora sembra esserci un’inversione di tendenza. Il Rapporto Montagne del 2025, elaborato dall’Unione nazionale Comuni comunità enti montani (Uncem), mostra per la prima volta un ritorno alle montagne. Circostanza emersa anche dal libro “La montagna che torna a vivere” di Mauro Varotto.

E poi c’è l’impatto del turismo. Neve cita la Liguria come esempio: «Nel secondo dopoguerra cominciò lo spopolamento dei celebri terrazzamenti perché era un lavoro faticosissimo che si poteva fare solo a mano. E cominciò uno spostamento dei lavoratori verso il settore turistico che era più attrattivo. Quando frane e dissesti sono diventati sempre più frequenti, la Regione ha deciso di rimettere in piedi tutto affidando il territorio a cooperative di giovani». Il caso ligure ha affinità con quanto si vede in molte parti d’Italia, Romagna compresa: «Dal 2000 si conoscono le mappe del rischio idrogeologico, sono state elaborate in anticipo sull’Europa dopo la tragedia di Sarno nel 1997. Ma con bilanci in cui lo Stato concede sempre meno, le amministrazioni locali da sole non hanno la forza di affrontare la manutenzione».

Un filo di speranza sta nei figli e nipoti di chi lasciò la montagna: «Un giovane oggi probabilmente comincia a pensare che quelle sono aree dove forse si può trovare una possibilità per costruirsi un percorso professionale senza stare al precariato del mercato del lavoro. Qualcuno forse sta pensando che piuttosto che un contratto a chiamata vale la pena provare altro». A presentarsi è la difficoltà di attingere a nozioni per lavori e attività che stanno scomparendo: «Non c’è dubbio che il passaggio di testimone sia un tema centrale, perché i depositari di quelle conoscenze sono sempre meno e non le hanno tramandate agli eredi».

La creazione di un archivio di quei saperi sarà anche uno degli obiettivi dell’Osservatorio dinamico del paesaggio che si è insediato il 25 febbraio a Faenza al museo di storia naturale. Sarà uno strumento di monitoraggio che intende raccogliere ed elaborare le informazioni provenienti dai territori locali, avvalendosi delle competenze dell’Università di Bologna, degli uffici regionali e dello Stato, delle associazioni di volontariato e di impegno sociale, per fornire un quadro il più possibile integrato del sistema ambientale e paesaggistico del territorio. «È il risultato di un’idea partita dal dipartimento di Beni culturali – spiega il docente che ha curato la nascita del progetto con il collega Giovanni Gabbianelli –. Faremo anche ricerca perché è un progetto universitario».

Tra le azioni che si intendono sviluppare c’è la raccolta delle documentazioni qualitative e quantitative disponibili nelle principali banche dati pubbliche e private accessibili.  Alle spalle c’è una rete di enti locali: Provincia e Comune di Ravenna, Comune di Faenza, Unione della Bassa Romagna, Consorzio di Bonifica, il Parco del Delta e il parco dei Gessi. L’obiettivo è ambizioso: «Sarebbe molto se riuscissimo a usare le fonti disponibili per produrre indicatori nuovi di analisi del territorio».

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